Cuori di carta e una gomma da prestare
Era San Valentino e la classe profumava di colla e di matite temperate. Sui vetri c'erano cuoricini rossi attaccati con lo scotch. Sembravano coccinelle che si erano fermate a riposare.
Luca, cinque anni e tanta energia nelle gambe, entrò saltellando.
“Oggi è la festa dei cuori!” disse.
La maestra Anna sorrise. “Sì, Luca. È la festa dell'amicizia, dell'affetto e dei piccoli gesti.”
Sul suo banco Luca aveva un foglio rosa, una matita e una gomma bianca con un angolino blu. La gomma era nuova e liscia. Gli veniva quasi voglia di accarezzarla.
La maestra batté le mani piano. “Bambini, facciamo un biglietto per qualcuno a cui vogliamo bene. Potete disegnare, scrivere un nome, fare un cuore grande!”
Luca guardò il foglio. Voleva fare un cuore enorme, grande come una pizza. Si mise a disegnare con la lingua un po' fuori, come fanno i bimbi quando sono concentrati.
Accanto a lui c'era Marta. Aveva i capelli legati con un elastico a forma di stellina. Stava disegnando un coniglio con un cuore in testa. A un certo punto fece una smorfia.
“Uffa… ho sbagliato le orecchie,” borbottò.
Luca sollevò la testa. Il suo cuore-pizza aveva un lato un po' storto. “Anche io ho sbagliato!” disse, e rise piano.
Poi vide che Marta cercava qualcosa nel suo astuccio. Lo apriva, lo chiudeva, lo scuoteva. Niente.
“Non trovo la gomma,” sussurrò lei, con gli occhi un po' lucidi.
Luca guardò la sua gomma nuova. Gli sembrò che brillasse, come se dicesse: “Io sono qui!”
Il suo obiettivo, quel giorno, spuntò nella sua testa come una bolla di sapone: prestare la gomma.
“Te la presto io!” disse Luca, subito.
Ma poi si fermò. Aveva un pensiero buffo: e se la gomma si sporcava? E se spariva per sempre, come una calza in lavatrice?
La maestra passò tra i banchi. “Ricordate,” disse, “i piccoli gesti fanno felici. E la pazienza è un superpotere.”
Luca strinse la gomma in mano. Era morbida e un po' fredda. “Superpotere, eh?” pensò. E si sentì un supereroe… con una gomma.
Si alzò. “Marta, eccola. Però… me la ridai dopo, eh?” chiese, un po' serio.
Marta sorrise come un sole piccolo. “Promesso! Grazie, Luca.”
La gomma viaggia e succede un mini-guai
Marta cancellò le orecchie sbagliate. Puff! Sparirono come neve al sole. Disegnò due orecchie nuove, dritte e allegre.
“Guarda!” disse felice. “Adesso il coniglio sembra ascoltare una canzone!”
Luca rise. “Una canzone di carote!”
Marta ridacchiò. “Sì!”
La gomma però non restò ferma. Marta la passò a Paolo, perché anche lui aveva fatto una riga troppo lunga.
“Solo un attimo,” disse Paolo.
“Solo un attimo,” ripeté Luca, che cercava di essere paziente, come un supereroe.
Paolo cancellò. Poi la gomma finì nelle mani di Sara.
“Per favore, anche io,” disse Sara con voce gentile.
Luca annuì, ma il suo piede iniziò a battere piano sul pavimento. Tum, tum, tum. Sembrava un tamburo minuscolo.
La gomma viaggiava come un trenino: Marta, Paolo, Sara… e poi, senza che Luca capisse come, la gomma cadde.
Plop.
Rotolò sotto un armadio basso, vicino alla finestra.
“Oh no!” disse Marta.
“Oh no!” disse Luca.
“Oh no!” disse anche Paolo, solo perché era un “oh no” molto contagioso.
Luca si inginocchiò. Guardò sotto l'armadio. C'era polvere e un pezzetto di carta brillante. La gomma era là, proprio in fondo, come se stesse giocando a nascondino.
“Io la prendo!” annunciò Luca, coraggioso.
Allungò il braccio. Troppo corto.
Allungò l'altro. Sempre troppo corto.
Sara propose: “Usiamo un righello!”
Paolo aggiunse: “O un bastoncino!”
Marta disse: “O una magia!”
Luca fece una faccia seria-seria. “Io so una magia.” Poi bisbigliò: “Abracadabra… gomma, torna qua!”
La gomma, però, non si mosse. Restò lì, ostinata.
La maestra Anna si avvicinò. “Che succede, piccoli esploratori?”
“La mia gomma è scappata sotto l'armadio,” spiegò Luca, un po' imbarazzato.
La maestra non sgridò nessuno. “Capita. Adesso respiriamo e facciamo con calma. La pazienza ci aiuta.”
Portò un righello lungo. “Uno, due, tre… spingiamo piano.”
Con il righello, la gomma rotolò fuori. Plin! Era salva.
Luca la prese e la guardò: aveva un puntino grigio.
“Si è sporcata,” disse, quasi triste.
Marta gli porse un fazzolettino. “La puliamo insieme?”
Luca annuì. Strofinarono piano. Il puntino sparì.
“È tornata bella!” esclamò Luca, e gli tornò il sorriso.
Cuori, grazie e un passo tranquillo verso casa
La classe riprese a lavorare. Le forbici facevano “snip snip”, la colla faceva “squish”, e qualcuno canticchiava una canzoncina inventata.
Luca finì il suo cuore grande come una pizza. Al centro scrisse, con lettere un po' storte: “PER I MIEI AMICI.”
Poi disegnò una gomma con il mantello, come un supereroe. Sotto scrisse: “LA PAZIENZA.”
La maestra passò e lesse. “Che bel pensiero, Luca.”
Luca arrossì. “È perché oggi… ho prestato la gomma. E ho aspettato. Anche quando… era sotto l'armadio.”
La maestra gli fece l'occhiolino. “Hai usato un superpotere vero.”
Arrivò il momento di scambiarsi i biglietti. Marta diede a Luca il suo coniglio con il cuore.
Sul biglietto c'era scritto: “GRAZIE PER LA GOMMA.”
Paolo gli diede un biglietto con un dinosauro che abbracciava un fiore.
Sara gli diede un biglietto con tanti puntini colorati e una frase: “SEI GENTILE.”
Luca li guardò tutti, uno alla volta. Sentì il petto caldo, come quando si beve latte tiepido.
“Wow,” disse piano. “È come se il cuore diventasse più grande.”
La campanella suonò. Din don!
Fuori, il cielo era azzurro e l'aria sapeva di inverno gentile. I bambini uscirono con le cartelle che dondolavano.
Marta salutò: “Ciao, Luca! Domani porto una gomma anche io.”
Luca rise. “Così la mia non scappa più!”
Paolo fece finta di parlare alla gomma: “Ehi, gomma, niente nascondino!”
Sara aggiunse: “Se scappa, la troviamo con calma.”
Luca camminò verso casa con la sua mamma. Teneva in tasca la gomma supereroe e nella cartella i biglietti.
“Com'è andata a scuola?” chiese la mamma.
“Ho fatto un gesto piccolo,” disse Luca. “Ho prestato la gomma. E ho aspettato. E poi… ho ricevuto tanti cuori.”
La mamma gli strinse la mano. “Allora oggi hai fatto San Valentino nel modo più bello.”
Luca fece un passo tranquillo, poi un altro. Le scarpe facevano “tap tap” sul marciapiede. Si sentiva leggero, come se avesse un palloncino nel cuore.
E pensò: “Domani posso fare un altro piccolo gesto. Con calma. Sempre con calma.”