Capitolo 1 – Una mattina speciale
La dottoressa Marta si svegliò con il sorriso. Il sole entrava nella sua cameretta, danzando sulle pareti come farfalle birichine. Indossò il camice bianco, che le arrivava quasi alle ginocchia, e infilò lo stetoscopio colorato intorno al collo. Oggi sarebbe stata una giornata importante: avrebbe lavorato in ambulatorio insieme ai suoi piccoli pazienti.
Prima di uscire, Marta salutò la sua gatta Sofia che le faceva le fusa. «Oggi aiuterò tante persone a sentirsi meglio. Vorresti venire anche tu?»
Sofia miagolò, ma preferì restare a casa, acciambellata sul cuscino.
La strada verso l'ambulatorio era piena di profumi: fiori, pane appena sfornato, e il profumo fresco dell'erba bagnata dal mattino. Arrivata davanti alla porta, Marta vide il suo collega, il dottor Paolo, che annaffiava delle piantine. «Buongiorno, Marta! Pronta per una nuova avventura?» le chiese sorridendo.
«Prontissima!» rispose lei. «Oggi voglio scoprire qual è il segreto per far star bene tutti.»
Paolo rise. «Non so se esiste un segreto, ma un buon medico sa ascoltare.»
Marta annuì decisa. Era proprio quello che avrebbe fatto: ascoltare, osservare, aiutare.
Capitolo 2 – Incontri e sorrisi
I primi a bussare alla porta furono Tommaso e la sua mamma. Tommaso aveva un naso rosso come una ciliegia.
«Ciao Tommaso!» esclamò Marta. «Cosa ti porta qui oggi?»
Tommaso sospirò. «Ho il raffreddore… e non riesco a sentire i profumi della pappa!»
Marta gli fece una carezza. «Vediamo un po'. Mi fai vedere come respiri?» Tommaso inspirò forte… ma uno starnuto fece volare un fazzoletto per aria. Tutti risero.
Marta ascoltò il respiro di Tommaso con lo stetoscopio. Poi, gli spiegò: «Il nostro naso è come una porticina che fa entrare l'aria. Quando ci raffreddiamo, la porticina si chiude un po'. Niente paura: ci sono cose che possiamo fare, come bere tanta acqua e riposare.»
Tommaso annuì, rassicurato. «Ma potrò andare a scuola domani?»
«Certo! Appena il naso smette di gocciolare. E se vuoi, puoi aiutare la mamma a preparare una buona zuppa calda!»
La mamma ringraziò la dottoressa, e Tommaso uscì dallo studio con un grande sorriso.
Poco dopo arrivò una bambina con i capelli ricci e gli occhiali azzurri. Si chiamava Giulia.
«Dottoressa, oggi mi fa male la pancia,» disse timidamente.
Marta la fece sedere, le offrì un bicchiere d'acqua e le chiese: «Hai mangiato qualcosa di strano?»
Giulia rifletté. «Ho mangiato tante caramelle ieri, era il compleanno della nonna.»
Marta sorrise. «Capita a tutti di esagerare ogni tanto. La nostra pancia è come un piccolo tamburo: se la riempiamo troppo, fa rumore! La prossima volta, prova a mangiare anche un po' di frutta. Ti va bene?»
Giulia rise e fece sì con la testa. «Va bene!»
Capitolo 3 – Un mistero da risolvere
A metà mattina, la sala d'attesa si riempì di voci. Marta sentì un lieve bussare. Era Mattia, un bambino che amava andare in bicicletta. Era accompagnato dal suo papà e aveva una faccia un po' preoccupata.
«Ciao Mattia, cosa succede?» chiese Marta, invitandolo a sedersi.
Mattia si avvicinò sussurrando: «Ho un prurito strano sulle braccia, e delle macchioline rosse. E mi sento stanco.»
Marta osservò le braccia di Mattia. Le macchioline sembravano piccole stelline. Pensò un attimo, poi gli domandò: «Hai mangiato qualcosa di diverso dal solito?»
Mattia scosse la testa. Il papà aggiunse: «Ieri abbiamo fatto un picnic nel prato.»
Marta sorrise. «Forse qualche insetto ti ha salutato senza essere invitato. Sai, la pelle a volte protesta se viene a contatto con qualcosa che non le piace.»
Poi prese un piccolo libro illustrato e lo aprì: c'erano disegni di punture, graffi e piccoli sfoghi. «Vedi, Mattia? Questa è una reazione della pelle. Non è grave, ma dobbiamo aiutarla a calmarsi.»
Mattia chiese: «Come si fa? Devo prendere una medicina?»
«Intanto puoi mettere una crema leggera e non grattarti. Se prude ancora, torni a trovarmi. E ricorda: quando giochi nel prato, indossa sempre la maglietta a maniche lunghe.»
Mattia si rasserenò. «Grazie, dottoressa! Tornerò in bici solo con le maniche lunghe, promesso!»
Marta rise. «E magari porta anche un cappello a fiori, così sarai il ciclista più elegante della città!»
Capitolo 4 – La squadra della salute
Dopo la pausa pranzo, Marta si unì agli altri medici e infermieri in una riunione. Ogni giorno si scambiavano idee per aiutare meglio i pazienti.
Il dottor Paolo spiegò: «Stamattina abbiamo avuto tanti bambini con tosse. Bisogna spiegare alle famiglie che lavarsi le mani aiuta a non ammalarsi.»
Marta propose: «Potremmo fare un piccolo cartellone colorato e metterlo in sala d'attesa!»
Tutti applaudirono l'idea. L'infermiera Francesca aggiunse: «Ci mettiamo anche le immagini dei bambini che si lavano le mani. Così sarà più divertente!»
Marta si sentì felice. Lavorare insieme agli altri era come giocare in una squadra di calcio: ognuno aveva il suo ruolo, ma tutti si aiutavano per vincere la partita della salute.
Quando tornò nel suo studio, trovò una sorpresa. C'era una letterina colorata sul tavolo. Era di Tommaso e diceva: “Grazie dottoressa! Oggi sto già meglio. Ho mangiato la zuppa e il mio naso ride!”
Marta rise di cuore. Le piccole gentilezze la rendevano orgogliosa del suo lavoro.
Capitolo 5 – L'ultimo paziente e un consiglio prezioso
Nel pomeriggio, arrivò Camilla con il suo papà. Sembrava un po' triste.
«Dottoressa, mi gira la testa quando corro troppo veloce,» disse la bambina.
Marta la fece sedere sul lettino. «A volte capita quando siamo troppo stanchi o non abbiamo bevuto abbastanza acqua. Bevi spesso durante la giornata?»
Camilla scosse la testa. «Mi dimentico sempre…»
Marta prese una bottiglietta colorata e la mise nelle mani di Camilla. «Bere è come dare da mangiare ai nostri superpoteri. Ci aiuta a restare forti e pieni di energia! Prova a bere qualche sorso ogni volta che giochi.»
Camilla sorrise. «Lo farò! Diventerò una supereroina dell'acqua!»
«Bravissima!» disse Marta e diede un “cinque” alla bambina.
Quando arrivò la sera, Marta si tolse il camice e lo piegò con cura. Salutò tutti i colleghi, che stavano ancora ridendo per qualche battuta del dottor Paolo.
Prima di tornare a casa, Marta pensò a tutte le persone che aveva incontrato. «Essere medico vuol dire ascoltare, capire e aiutare. E non si smette mai di imparare, soprattutto dagli altri.»
Uscì dall'ambulatorio, salutando le piantine profumate e la luna che cominciava a brillare nel cielo.
Sul marciapiede, Marta vide un gruppo di bambini che giocavano a dottore e paziente. Uno di loro indossava un cappellino, un altro ascoltava il battito del cuore di una bambola.
Marta li guardò con tenerezza. Forse un giorno, qualcuno di loro sarebbe diventato medico, proprio come lei. Intanto, era felice di aver portato un po' di gioia e salute nella loro giornata.
E quando arrivò a casa, trovò Sofia che la aspettava già accoccolata sul cuscino. Marta la accarezzò e sussurrò: «Oggi ho imparato che, con il sorriso e tanta pazienza, si può aiutare il mondo un pezzetto alla volta.»
Poi spense la luce, cullata dalla soddisfazione e dalla promessa di nuove, meravigliose avventure.