Caricamento in corso...
Storia di Medico 7/8 anni Lettura 15 min.

Il muro delle storie e il naso giardiniere

La dottoressa Giulia accoglie Samir, un bimbo timido con il naso che cola, e lo rassicura spiegando con dolcezza ogni passaggio della visita per trasformare la paura in fiducia.

Scarica questa storia in PDF

Ideale per condividere o stampare questa storia!

Scarica l'e-book (.epub)

Legga questa storia sul suo e-reader.

Una dottoressa sorridente e premurosa di circa 35 anni, capelli castano chiaro raccolti in uno chignon morbido, camice bianco con matite colorate in tasca, espressione dolce, accovacciata per essere all’altezza del bambino e con una torcia a forma di stella nella mano destra; un bambino di 7 anni, Samir, pelle abbronzata, capelli neri corti, berretto blu e zainetto sulle ginocchia, seduto su una sedia, timido ma curioso che tende la mano per toccare lo stetoscopio sul camice; un adulto accompagnatore di 35–40 anni seduto vicino alla finestra con sguardo protettivo e mano sulla spalla del bambino; lo studio è luminoso, pareti crema con un grande "muro delle storie" di disegni, una mensola con scatole di cerotti colorati (dinosauro, razzo, cuore), un piccolo tavolino con pennarelli e un lettino medico con lenzuolo azzurro; scena calma e rassicurante: la dottoressa spiega e ascolta con lo stetoscopio, il bambino impara a non avere paura, la torcia a stella illumina dolcemente i volti; atmosfera calda e positiva, colori pastello, linee morbide, texture carta e pastello, luce calda dalla finestra. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il camice con le tasche piene di sorrisi

La dottoressa Giulia aprì la porta dell'ambulatorio quando il sole faceva ancora luce morbida, come una coperta gialla stesa sul quartiere. Il suo camice bianco frusciò piano, e nelle tasche tintinnò un piccolo oggetto: una torcia a forma di stella. Giulia aveva scelto quella torcia perché, quando guardava in gola ai bambini, sembrava di accendere una minuscola notte piena di luce.

Prima di iniziare la giornata, controllò che tutto fosse al suo posto. Il termometro riposava nel suo contenitore come un pesciolino in una boccia. Lo stetoscopio, nero e lucido, era appeso come una collana pronta a ascoltare segreti. Sul tavolo c'era una scatola di cerotti colorati: dinosauri, cuori, razzi e arcobaleni. Accanto, una bottiglietta di disinfettante profumava di limone, e un cestino pieno di fazzoletti sembrava dire: “Qui si può anche starnutire senza vergogna”.

Giulia amava il suo lavoro perché ogni visita era un incontro, e ogni incontro era un'occasione per prendersi cura. Non solo del corpo, ma anche delle emozioni, che a volte fanno più rumore di una tosse.

Sulla parete di fronte alla scrivania c'era uno spazio speciale: un grande muro chiaro, ancora in parte vuoto. In basso, una mensola teneva fogli, matite e pennarelli. Giulia lo chiamava “il muro delle storie”, perché ogni disegno lasciato dai bambini sembrava raccontare qualcosa: un coraggio, una risata, una guarigione.

La segretaria, la signora Ada, sistemò alcune cartelle e disse con voce gentile: “Oggi arriva un nuovo paziente.”

Giulia annuì. Un nuovo paziente significava una nuova avventura, ma anche un po' di attenzione in più. Quando non conosci qualcuno, è importante ascoltare bene, senza dare per scontato nulla. Ogni persona è diversa, e nessuna differenza è un problema.

Giulia si lavò le mani con cura, strofinando anche tra le dita, come se stesse facendo una danza invisibile. Lo faceva sempre: prima e dopo ogni visita. “Le mani pulite sono come scudi gentili,” pensò. Non spaventano nessuno, ma proteggono tutti.

Il campanello suonò. Un suono piccolo, come una goccia su una finestra.

Giulia respirò piano e sorrise. La giornata poteva cominciare.

Capitolo 2: Un nuovo arrivo e una nuvola di timidezza

Nella sala d'attesa c'era odore di libri e di camomilla. Sulla poltroncina più vicina alla finestra sedeva un bambino con un cappellino blu. Teneva stretto uno zainetto e guardava le scarpe, come se le scarpe avessero qualcosa di molto interessante da dire.

Accanto a lui, un adulto gli accarezzava la spalla con calma. Sul tavolino, un libro illustrato mostrava un elefante che si lavava i denti. Tutto sembrava tranquillo, ma il bambino aveva una piccola nuvola di timidezza attaccata alla fronte.

Giulia si avvicinò senza fare rumore, come quando ci si avvicina a un gattino per non spaventarlo. Si chinò un po' per essere alla stessa altezza e disse: “Ciao, io sono Giulia. Vuoi venire con me?”

Il bambino alzò gli occhi lentamente. Aveva uno sguardo curioso, ma anche un po' in guardia. Fece un cenno minuscolo, come un sì che non voleva disturbare.

In ambulatorio, Giulia lasciò che il bambino guardasse in giro. “Qui ci sono tante cose strane,” disse con tono leggero, “ma ti prometto che niente morde.”

Il bambino trattenne un mezzo sorriso. Non era ancora una risata, ma era un buon inizio.

Giulia indicò la sedia vicino alla scrivania. “Puoi sederti dove preferisci. Anche qui sul lettino, se ti sembra più comodo.”

Lui scelse la sedia, ma tenne lo zainetto sulle ginocchia, come se dentro ci fosse un tesoro. Giulia non chiese subito cosa lo portava lì. Prima, come faceva sempre, iniziò da cose semplici.

“Come ti chiami?” domandò.

“Samir,” rispose lui, con voce bassa.

“Piacere, Samir. Io sono la dottoressa. Il mio lavoro è aiutare le persone a stare bene, o a tornare bene quando il corpo fa un po' di capricci.” Giulia fece una pausa e aggiunse: “A volte basta spiegare le cose, e la paura si scioglie come neve al sole.”

Samir strinse un po' lo zainetto. “A me… non piace quando mi guardano,” disse, quasi sussurrando.

Giulia annuì, senza sorpresa, come se quella frase fosse una foglia caduta: normale, da raccogliere con gentilezza. “Capisco. Qui guardiamo solo per capire come aiutarti. E possiamo farlo piano piano. Sei tu che decidi il ritmo.”

Samir la fissò, come per controllare se diceva sul serio. Giulia non distolse lo sguardo. Il suo sorriso rimase stabile, come una lampada accesa.

“Che cosa ti dà fastidio oggi?” chiese.

Samir indicò il naso con un dito. “Mi cola e… starnutisco. E a scuola qualcuno ha detto che faccio apposta perché voglio attenzione.”

Giulia scosse la testa con dolcezza. “Gli starnuti non sono un trucco. Sono il tuo corpo che prova a buttare fuori qualcosa che lo infastidisce. Non c'è niente di cui vergognarsi.” Poi aggiunse: “Qui non giudichiamo. Ogni corpo parla a modo suo.”

Samir abbassò le spalle, come se un peso scivolasse giù.

Giulia prese un fazzoletto e glielo porse. “Vedi? Questo è un aiuto semplice. E già questo è collaborazione: tu mi dici come ti senti, io ti do gli strumenti giusti. Siamo una squadra.”

Samir prese il fazzoletto e annuì. Un sì più grande, questa volta.

Capitolo 3: Gli strumenti del mestiere e la squadra della salute

Giulia iniziò la visita come un gioco calmo, spiegando ogni cosa prima di farla. “Prima userò questo,” disse mostrando il termometro. “Non punge. Misura il calore del corpo, come quando senti che la cioccolata è troppo calda e aspetti un po' prima di assaggiarla.”

Samir lasciò che Giulia gli misurasse la temperatura. Era normale. Giulia glielo disse subito, così non restava nel dubbio. “Perfetto. Il tuo corpo non è un forno, è proprio alla giusta temperatura.”

Samir fece una faccia sorpresa. Quella battuta gli fece uscire un soffio che sembrava quasi una risata.

Poi Giulia prese lo stetoscopio. Lo appoggiò prima sul proprio petto. “Ascolta: questo è per sentire il cuore e i polmoni. È come avere due orecchie in più. Vuoi provare sul mio?”

Samir toccò lo stetoscopio con la punta delle dita, poi lo prese. Lo appoggiò sul camice di Giulia, un po' storto. Giulia si fermò, paziente, e fece finta di essere un robot che si attiva. “Bip bip! Funziono!”

Samir rise davvero, una risata breve ma chiara, come una campanella.

“Adesso posso ascoltare te?” chiese Giulia.

Samir annuì. Giulia appoggiò lo stetoscopio sulla schiena e sul petto. “Respira come se stessi annusando una pizza appena sfornata,” disse. “E poi soffia fuori come per spegnere una candela.”

Samir eseguì. Giulia ascoltò con attenzione, in silenzio. Sentì il respiro un po' rumoroso nel naso, ma i polmoni sembravano lavorare bene. “Ottimo lavoro,” disse. “I tuoi polmoni fanno il loro mestiere come due palloncini bravissimi.”

Poi arrivò il momento di guardare gola e orecchie. Giulia mostrò l'otoscopio e la torcia a stella. “Questo serve per guardare dentro l'orecchio, ma solo un pochino. Se ti dà fastidio, mi fermo.”

Samir esitò. La nuvola di timidezza tornò per un momento.

Giulia non si affrettò. “Facciamo così: prima guardo la mia mano, così vedi che non succede nulla.” Puntò la luce sulla sua pelle. “Vedi? È solo una luce. Una luce gentile.”

Samir fece un respiro profondo e disse: “Ok… ma piano.”

“Pianissimo,” promise Giulia.

Controllò le orecchie, poi la gola. “Dì ‘Aaa' come se stessi imitando un leone che però ha appena bevuto latte caldo,” scherzò.

Samir disse “Aaa” e poi si mise una mano davanti alla bocca, ridendo.

Giulia concluse: “Mi sembra un raffreddore con un po' di allergia, come quando il naso decide di fare il giardiniere e tira fuori troppi fiorellini di starnuti.” Si sedette alla scrivania e prese un foglio. Disegnò un naso semplice, con due narici come porte, e tanti puntini intorno. “Questi puntini sono polvere o pollini. Entrano e il naso si arrabbia. Ma possiamo aiutarlo.”

Spiegò con parole chiare: bere acqua, riposare, lavarsi le mani, usare fazzoletti, arieggiare la stanza. “E c'è una cosa importantissima: starnutire nel gomito. È come usare una piccola tenda per fermare i germi, così non saltano in giro.”

Samir guardò il disegno. “Ma se gli altri ridono?”

Giulia posò la penna. “Allora io ti dico una cosa: quando qualcuno ride di una cosa che il corpo non controlla, non significa che tu stia sbagliando. Significa che loro non hanno capito ancora. E tu puoi aiutarli a capire, se vuoi. Ma non sei obbligato.”

Samir strinse le labbra. “Io… posso dire che è il corpo che si difende?”

“Bravissimo,” disse Giulia. “È proprio così. Il corpo è come una squadra di guardiani. A volte fa un po' di confusione, ma il suo scopo è proteggerti.”

Poi Giulia prese un piccolo libretto con immagini. “Questo è un piano semplice per stare meglio,” spiegò. “Se il naso è molto chiuso, possiamo fare lavaggi con acqua salina. È come fare una doccia al naso: non è per punire, è per pulire. E se serve, parliamo con la mamma o il papà di una medicina adatta. Ma molte volte bastano le buone abitudini.”

Samir ascoltava come se stesse imparando un trucco da mago. Ma non era magia: era cura, pazienza e prevenzione.

Prima di finire, Giulia chiese: “C'è qualcosa che ti spaventa delle visite?”

Samir pensò. “Gli aghi.”

Giulia annuì. “È normale. Gli aghi non piacciono a molti. Ma oggi non ce ne sono. E se un giorno dovesse servirne uno, te lo spiegherò prima, passo per passo. Senza sorprese. E troveremo un modo per farti sentire al sicuro.”

Samir fece un sospiro di sollievo così grande che sembrò allargare la stanza.

Capitolo 4: Il disegno sul muro e la buonanotte che resta

La visita era finita, ma Giulia non aveva fretta. Prese un foglio bianco e una scatola di pennarelli e la mise sul tavolino basso. “Qui abbiamo un piccolo rito,” disse. “Se ti va, puoi fare un disegno. Può essere qualsiasi cosa: un razzo, un gatto, una pizza… oppure il tuo naso-giardiniere.”

Samir guardò i pennarelli come si guardano i colori di un tramonto. Ne scelse uno verde e uno blu. Si mise a disegnare in silenzio, con la lingua che spuntava un po' tra i denti per la concentrazione.

Giulia, intanto, scrisse due righe per l'adulto che lo accompagnava: consigli semplici, attenzione ai sintomi, e quando tornare se serviva. Niente parole difficili. Le cose importanti devono essere chiare come acqua.

Samir alzò il foglio. C'era un bambino con un cappellino blu, e accanto un grande naso sorridente che teneva in mano una scopa. Intorno, piccoli puntini gialli scappavano via. Sopra, un sole rideva.

Giulia si portò una mano al petto, commossa ma leggera. “È bellissimo. Posso appenderlo al muro delle storie?”

Samir esitò un secondo, poi disse: “Sì… così magari gli altri capiscono che non faccio apposta.”

“Esatto,” rispose Giulia. “E anche se qualcuno non capisce subito, il tuo disegno può essere una spiegazione gentile.”

Giulia prese un pezzetto di nastro adesivo e appese il foglio sul muro, accanto a un drago con un cerotto sul ginocchio e a una giraffa che teneva uno spazzolino. Il disegno di Samir sembrò trovare subito il suo posto, come una tessera nuova in un mosaico allegro.

Samir si avvicinò e lo guardò. La sua nuvola di timidezza era diventata più piccola, quasi un batuffolo.

Prima di andare, Giulia si chinò di nuovo alla sua altezza. “Ricorda: il medico non è un giudice,” disse piano. “È una persona che ascolta, osserva e aiuta. E tu oggi sei stato bravissimo a collaborare. Hai fatto metà del lavoro.”

Samir sorrise. “Allora io sono un po' medico?”

“Un po' sì,” rispose Giulia. “Perché conoscere il proprio corpo è come avere una mappa. E tu hai imparato a leggere qualche strada in più.”

Samir infilò il fazzoletto pulito in tasca, come un oggetto importante, e si rimise lo zainetto sulle spalle. Prima di uscire, guardò ancora il muro pieno di disegni. Sembrava una foresta colorata, con tante foglie diverse e nessuna uguale.

Giulia rimase un momento a osservare quel muro. Ogni foglio diceva: “Qui sei stato ascoltato.” Ogni colore diceva: “Qui non sei stato giudicato.” E ogni linea storta o perfetta diceva: “Va bene così.”

Quando la porta si chiuse, l'ambulatorio tornò silenzioso. Giulia sistemò gli strumenti, pulì il lettino, si lavò le mani con la sua danza invisibile. Poi guardò ancora una volta il muro coperto di disegni di bambini e pensò che, anche la sera, quando il quartiere si addormenta, quei disegni restano svegli a fare compagnia.

Fuori, il cielo cominciava a diventare blu scuro, come inchiostro gentile. Giulia spense la luce della stanza, ma lasciò accesa una piccola lampada vicino al muro delle storie. Sembrava una lucciola che diceva: domani ci sarà un altro incontro, un'altra squadra, un'altra occasione per prendersi cura.

E da qualche parte, Samir forse stava già raccontando il suo naso-giardiniere, senza più sentirsi sbagliato. Una visita medica, quella sera, non era stata un momento da temere, ma una pagina tranquilla da mettere tra le cose buone, proprio prima di dormire.

Senza pubblicità 3€ al mese

Desidera una lettura senza interruzioni? Sostenga Oh My Tales, rimuova tutte le pubblicità e usufruisca di altri vantaggi inclusi a partire da 3€ al mese.

Vedi i piani e le tariffe
Condividere

segnalare un problema con questa storia

Cosa ne pensi di questa storia?

Esprimi la tua opinione assegnando un voto a questa storia in base a ciò che tu e/o tuo figlio hanno pensato. Grazie in anticipo!

Grazie! Il tuo voto è stato preso in considerazione!

Il quiz: hai capito bene la storia?

Ambulatorio
Il luogo dove il dottore visita i pazienti e cura i bambini.
Camice
Il vestito bianco che indossa la dottoressa per lavoro e per proteggersi.
Stetoscopio
Uno strumento a forma di tubo per ascoltare il cuore e i polmoni.
Termometro
Uno strumento che misura quanto è caldo o freddo il corpo.
Otoscopio
Una piccola luce usata per guardare dentro l'orecchio.
Disinfettante
Un liquido che pulisce e uccide i germi sulle mani o sulle superfici.
Segretaria
La persona che aiuta in ambulatorio a sistemare appuntamenti e carte.
Cartelle
I fogli o documenti dove si scrive la storia medica dei pazienti.
Fazzoletto
Un pezzetto di carta o stoffa per soffiarsi il naso o asciugare le lacrime.
Allergia
Quando il corpo reagisce male a polvere, pollini o cibo e fa starnuti o prurito.
Polmoni
Gli organi dentro il petto che ci permettono di respirare aria.
Arieggiare
Aprire le finestre per cambiare l'aria della stanza, renderla fresca.

Crea una storia magica e unica per suo figlio!

Create un'avventura personalizzata in pochi minuti dove vostro figlio diventa l'eroe. Con il nostro strumento esclusivo, è facile, gratuito e divertente!

Creare una storia

Scaricate questa storia:

Scarica questa storia in PDF Scarica l'e-book (.epub)

Ricevi nuove storie ogni domenica sera!

Ricevete 7 storie emozionanti e coinvolgenti, adatte all'età e ai gusti di vostro figlio, ogni domenica alle 17:00*. È gratuito e garantito senza spam!
*Email inviato alle 17:00, ora dell'Europa Centrale (CET).
Non amiamo neanche lo spam. Pertanto, ti invieremo solo storie. Potrai disiscriverti quando lo desideri.