Mattina nella classe di Maestro Luca
La porta si apre piano. La luce entra come una coperta dorata. Maestro Luca è un uomo gentile. Ha occhi calmi e un sorriso grande. Indossa una camicia blu e odora di matite nuove. La classe è colorata: ci sono libri, pennelli, una pianta che si chiama Gina e un tappeto morbido.
“Buongiorno, bambini,” dice piano. “Oggi impariamo con il cuore e con le mani.”
Ogni mattina c'è un piccolo rito. I bambini mettono lo zaino al loro posto. Poi fanno un battito di mani, uno-due, come un piccolo saluto. Maestro Luca indica il calendario. “Che giorno è?” chiede. Tutti rispondono, uno alla volta. Contano i giorni con le dita. È come una piccola musica: uno, due, tre, quattro.
“Il mio lavoro,” dice Maestro Luca, “è aiutare a capire. Io ascolto, spiego, mostro, e aspetto. Quando aspettare è difficile, contiamo piano insieme.”
Sul tavolo ci sono fogli colorati, colla, forbici con la punta tonda. C'è anche una scatola di storie con figure. La classe è un giardino. Ogni bambino è un seme che cresce con acqua di parole e luce di sorrisi.
“Costruiremo la Città dei Colori,” spiega. “Una casetta per ognuno. Con finestre che si aprono e dicono ciao.”
I bambini brillano come stelline di giorno. “Sì!” dicono. “Sì, maestro!”
La consegna birichina
Maestro Luca mostra i passaggi. Parla piano e chiaro. Disegna sulla lavagna piccole icone: una mano che taglia, un dito che punta, una bocca che conta. “Primo: taglia la porta lungo la linea. Secondo: metti una gocciolina di colla. Terzo: conta fino a cinque. Così la colla fa amicizia col foglio.”
Pietro ascolta, ma sente una parola diversa. Lui è pronto a ridere. Quando tocca a lui, fa così: mette la colla e… canta! “La-la-la-la-la!” ride, felice.
Alcuni ridono anche loro. La colla scivola un po'. La finestra balla.
Maestro Luca si avvicina. Le sue mani parlano piano. “Che bel canto, Pietro. Hai sentito ‘conta' o ‘canta'?”
“Ho sentito ‘canta',” dice Pietro, un po' sorpreso.
“È una parola birichina,” sorride il maestro. “Si nasconde dentro l'altra. Possiamo fare tutte e due. Cantiamo contando. Ascolta: uno, due, tre, quattro, cinque. Come una canzoncina.”
Ripetono insieme, dolcemente. “Uno, due, tre, quattro, cinque.” La colla sta ferma e la finestra resta al suo posto. Tutti provano. È divertente e chiaro. La consegna è ora una canzone gentile.
“Quando una consegna sembra difficile,” spiega Maestro Luca, “possiamo guardare i disegni, fare i gesti, ripetere piano. Possiamo anche chiedere. Io sono qui. Il lavoro del maestro è aiutare a capire, anche le parole birichine.”
I bambini annuiscono. Giulia dice: “Posso spiegare a Gina, la pianta?” “Certo,” dice il maestro. Giulia parla con voce tenera: “Gina, prima tagli, poi metti colla, poi conti cantando.” Tutti ridono piano, come foglie che tremano.
I tetti si colorano di rosso, giallo, blu. Le porte si aprono e si chiudono. Ogni casetta ha una piccola storia scritta sotto: “Qui abita la fantasia.” “Qui abita un sorriso.” Maestro Luca aiuta a scrivere le parole grandi. “Io dico il suono,” spiega, “tu ascolti e provi. È come mettere semi di lettere.”
Pomeriggio sereno e saluti
La Città dei Colori è pronta. Le casette stanno in fila sul muro, come un arcobaleno che cammina. “Guardate,” dice il maestro, “abbiamo costruito insieme. Ognuno ha fatto una parte. Questo è il bello della classe.”
È il momento del racconto. Maestro Luca apre un libro. La voce è calma. Le immagini danzano. “Ascoltare,” dice, “è un modo di abbracciare con le orecchie.” I bambini si accoccolano. Respiro dentro, respiro fuori. Un, due. Un, due. La classe è una barca che dondola piano.
Dopo il racconto, c'è il Rituale del Grazie. Ognuno dice una cosa piccola. “Grazie per i pennelli.” “Grazie per la musica dei numeri.” “Grazie per le forbici gentili.” Il maestro scrive le parole su nuvolette di carta e le appende sopra la città.
Poi chiude la giornata. “Che cosa fa un maestro?” chiede. “Ascolta,” dice Sara. “Mostra,” dice Amir. “Aiuta a capire,” dice Pietro, sorridendo. “E canta contando,” aggiunge Giulia.
“Sì,” dice Maestro Luca. “E sogna con voi. Imparare è un gioco gentile. Ogni giorno un pezzetto.”
Le sedie rientrano al loro posto. Le mani si salutano con un tocco leggero. La pianta Gina riceve una goccia d'acqua. La luce del pomeriggio diventa morbida, come panna.
“A domani,” dice Maestro Luca, piano piano. “La città vi aspetta. Io pure.” I bambini escono sereni. La classe resta quieta, felice, come un quaderno chiuso con cura. E le casette, sul muro, sembrano sussurrare: “Uno, due, tre, quattro, cinque… ci vediamo presto.”