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Storia divertente con un animale 5/6 anni Lettura 15 min.

La canzone del giorno di Poldo e il contatore di storie interminabili

Nel Bosco Frusciante, Poldo, un maialino timido che compone ogni mattina una piccola “canzone del giorno”, incontra Teresina la tartaruga contastorie e scopre come la sua canzone possa far ridere e unire gli abitanti del mercato.

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Un piccolo maialino rosa timido ma felice, orecchie a foglia leggermente ripiegate, guance rosate e occhi rotondi brillanti, in piedi su due zampe che canta tenendo una grande foglia come spartito; una piccola tartaruga sorridente con occhiali rotondi, Teresina, seduta su una cassa accanto a lui che ascolta mentre tiene una scatola meccanica decorata di numeri; un topolino curioso su un sasso davanti al maialino che applaude con le zampette anteriori; una mucca rotonda e dolce sullo sfondo che mastica un rametto, corpo maculato bianco e marrone; dietro di loro un banchetto di mercato colorato con ceste di mele rosse, mazzi di carote arancioni e vasetti di bolle di sapone; il tutto in un prato rotondo di erba verde, cielo azzurro pallido con poche nuvole a forma di pecora e un grande cartello di legno con scritto Prato Rotondo; la scena mostra il maialino che canta suscitando sorrisi e piccoli eventi divertenti (una bolla scoppia, una carota cade in fila, un sasso fa "plaff" in una pozzanghera); palette pastello tenue, contorni semplici e spessi, ombre minime per un effetto kawaii e leggibile per bambini. segnalare un problema con questa immagine

Parte 1: La canzone del giorno di Poldo

Nel Bosco Frusciante non c'erano persone. Solo animali che parlavano, ridevano e… a volte starnutivano in coro, senza sapere perché.

In una casetta rotonda fatta di paglia morbida viveva Poldo, un maialino rosa con le orecchie un po' timide. Timide davvero: se qualcuno diceva “Buongiorno!”, le sue orecchie diventavano due foglie che si chiudevano piano.

Poldo aveva un'abitudine speciale: ogni mattina componeva la sua “canzone del giorno”. Non una canzone lunghissima. Una piccola, come un biscotto. La cantava piano piano, giusto per lui.

Quella mattina guardò fuori: il sole faceva l'occhiolino tra i rami, una pozzanghera brillava come marmellata, e una farfalla verde faceva finta di essere una foglia.

Poldo si schiarì la voce. “Ehm… oggi… facciamo una canzone… dolce,” sussurrò, come se le parole potessero spaventarsi.

Prese una foglia grande come un quaderno e una matita di carbone. Scrisse:

“Buon dì, buon dì,

alla rugiada sui baffi,

al vento che fa ‘puff',

e ai sassi che fanno ‘plaffi'!”

Si fermò. “Pl… plaffi? Esistono i plaffi?” chiese al suo stomaco. Lo stomaco rispose con un gorgoglio: “Gluu… sì.”

Poldo sorrise. Poi provò a cantare. Solo che la sua voce uscì minuscola, come un fischietto che ha paura.

“Buon dì… buon dì…”

Dalla finestra entrò un'ape paffuta, con un cappellino fatto di petalo. “Oh! Che bella cosa!” ronzò. “Stai cantando?”

Poldo arrossì fino alla punta della coda a molla. “Io… io provo.”

“Bravissimo! Le canzoni del giorno fanno bene alle antenne!” disse l'ape, anche se Poldo non aveva antenne. “Oggi al mercato del Prato Rotondo ci sarà un sacco di gente… cioè, di animali. Potresti cantarla lì!”

Poldo fece una faccia come una pera che scivola: “Io? Davanti a tutti?”

L'ape rise: “Ma no, non ‘tutti'. Solo… parecchi. Forse una mucca. O due. E una talpa che finge di non vedere.”

Poldo deglutì. Però dentro gli venne un pensiero soffice: la sua canzone poteva fare sorridere qualcuno. Anche solo un topo.

“Va bene,” disse piano. “Ci provo. Ma… molto piano.”

Si mise in cammino con la foglia in tasca. Sul sentiero incontrò una rana con un ombrello, anche se non pioveva.

“Perché l'ombrello?” chiese Poldo.

“La sorpresa,” rispose la rana, serissima. “Non si sa mai da dove cade una sorpresa.”

Poldo non capì, ma gli piacque.

Camminò tra i cespugli di more che facevano “tic tic” perché le bacche si sfioravano. Saltò una radice che sembrava un serpente addormentato. Ogni tanto canticchiava, a bocca chiusa, per non spaventare la canzone.

E proprio quando stava per arrivare al Prato Rotondo, vide qualcosa di strano: un cartello altissimo, più alto di un cervo in punta di zoccoli. Sul cartello c'era scritto:

“CONTATORE DI STORIE INTERMINABILI – Una storia ogni due passi!”

Sotto il cartello c'era un animale che Poldo non aveva mai visto bene: una tartaruga con un mantello pieno di tasche e un paio di occhiali tondi. Accanto a lei, una scatola con una manovella e tanti numeri che giravano: 0001, 0002, 0003…

La tartaruga sorrideva come chi sta per dire qualcosa… e non finisce più.

Parte 2: Il contatore che non smetteva mai

“Buongiorno,” disse Poldo, con la voce che faceva le capriole.

“Buonissimo giorno!” rispose la tartaruga. “Io sono Teresina, Contastorie Certificata. Vuoi una storia?”

Poldo guardò la scatola. I numeri giravano da soli, come se avessero le gambette. “Ehm… forse una piccola?”

Teresina spalancò gli occhi felici. “Piccola! Certo! Ne ho una piccolissima. Parte da una briciola. Pronta?”

Poldo annuì, perché era educato. E perché era curioso. Un po' tantino curioso.

Teresina girò la manovella. “Numero uno!” disse la scatola, con una voce metallica: “DING!”

E Teresina cominciò: “C'era una volta una briciola che voleva diventare un panino… ma prima doveva trovare un cappello. Allora andò dal Signor Picchio che aveva un negozio di cappelli fatti di… toc toc toc…”

La tartaruga imitò il picchio e batté tre volte sul suo guscio. “Toc toc toc!”

Poldo rise piano. Era buffo. Teresina continuò: “Il Signor Picchio disse: ‘Io ho cappelli per briciole, per biscotti e per patate timide!' E la briciola disse: ‘Io sono una briciola timida!' E il picchio disse: ‘Allora ti serve un cappello… invisibile!'”

La scatola fece: “DING!” e i numeri saltarono a 0002.

“Numero due!” disse Teresina. “Ma il cappello invisibile era così invisibile che anche la briciola non lo trovava più sulla sua testa. E così iniziò la ricerca del cappello invisibile…”

Poldo sbatté le palpebre. “Ma… è già la seconda storia?”

“Naturalmente!” disse Teresina. “Ogni due passi! Guarda.” Fece due passi minuscoli. “Uno… due… DING!”

La scatola gridò: “Numero tre!”

Poldo fece un passo indietro. La sua canzone del giorno tremò nella tasca. “Scusi, Teresina… le sue storie… finiscono?”

Teresina lo guardò come se gli avesse chiesto se il cielo fa il solletico. “Finiscono? Oh! Mai! Sono interminabili. È il bello!”

La scatola fece un rumore di ingranaggi felici: “ZZZ-DING!”

“Numero quattro!” Teresina già parlava: “E mentre la briciola cercava il cappello invisibile, incontrò una lumaca che faceva jogging…”

“Una lumaca che fa jogging?” Poldo scoppiò in una risatina più grande. Gli uscì un “oinc” di sorpresa.

Teresina applaudì piano con le zampette. “Vedi? Ridere aiuta la storia a crescere! Se ridi, la storia diventa più lunga!”

“Oh no,” sussurrò Poldo, mentre le sue orecchie timide cercavano di chiudersi del tutto.

“Numero cinque!” disse la scatola.

Poldo provò a cambiare argomento. “Io… io ho una canzone del giorno.”

“Meraviglia!” Teresina fece un salto lento, che per una tartaruga era un evento. “Una canzone è una storia che ha deciso di ballare. Vuoi metterla nel contatore?”

“Nel… contatore?” Poldo immaginò la sua canzone trasformarsi in una storia infinita che parlava di sassi plaffi per sempre. “Forse no.”

Teresina abbassò la voce, confidenziale: “Ti svelo un segreto. Il contatore impazzisce se gli dai qualcosa di… troppo corto.”

“Troppo corto?”

“Sì. Tipo… un saluto,” disse Teresina, seria seria.

Poldo pensò: un saluto è corto. Molto corto. “Ciao.”

La scatola tremò. I numeri impazzirono: 0099, 0007, 1234, 0000. Fece: “DIIIIIING!”

Una molla spuntò dal lato e lanciò in aria una pioggia di coriandoli fatti di foglie secche.

Teresina rimase a bocca aperta. “Oh! Ha starnutito! Non lo fa mai!”

Poldo si spaventò e felice insieme. “Scusi! Io… non volevo…”

“È fantastico!” Teresina ridacchiò. “Hai trovato il punto debole del contatore: le cose dolci e semplici.”

La scatola fece un piccolo “ding” timido, come un campanellino che chiede scusa.

Poldo si sentì un po' più coraggioso. “Allora… posso provare con la mia canzone? È semplice. È… gentile.”

Teresina annuì. “Provala. Ma piano, come una carezza.”

Poldo tirò fuori la foglia e respirò. Il vento gli fece una spinta gentile sulla schiena, come una zampa amica.

Cantò:

“Buon dì, buon dì,

alla rugiada sui baffi,

al vento che fa ‘puff',

e ai sassi che fanno ‘plaffi'!”

La scatola si fermò. I numeri smisero di correre. Fece: “…” come quando una coccinella pensa.

Poi: “DING.” Un ding morbido. E sul display apparve: “FINE (per ora)”.

Teresina si mise una zampa sul cuore. “Una storia che finisce per ora! Che idea gentile! Così chi ascolta può respirare.”

Poldo sorrise. “Anche io posso respirare.”

E insieme ripresero il cammino verso il Prato Rotondo.

Parte 3: Un mercato pieno di orecchie e risate

Il Prato Rotondo era pieno di bancarelle: una di mele lucide, una di carote con i fiocchi, una di cappelli per ricci (tutti un po' pungenti), e persino un banco di bolle di sapone in barattolo.

Gli animali chiacchieravano, scambiavano nocciole, annusavano formaggi di prato. Una capra faceva “beee” come se stesse cantando opera. Un'anatra cercava di vendere tre piume “usate pochissimo”.

Poldo si fermò vicino a un cespuglio. Era il suo posto preferito: poteva vedere tutti senza essere visto troppo.

Teresina montò il Contatore di Storie Interminabili su una cassetta. La scatola sembrava più calma. Quasi addormentata.

“Signore e signori e signor… scoiattoli!” annunciò Teresina. “Oggi presentiamo una novità: la Canzone del Giorno di Poldo, il maialino dalle orecchie poetiche!”

Poldo fece “oink” piccolissimo. Le sue orecchie diventavano due foglie, ma non si chiusero del tutto.

Una mucca enorme si avvicinò masticando lentamente. “Io adoro le canzoni,” disse con voce di campana. “Mi fanno muovere la coda.”

Un topolino salì su un sasso per vedere meglio. “Io ho portato le mie orecchie migliori,” dichiarò.

Poldo guardò Teresina. Lei gli fece un cenno dolce: “Quando vuoi.”

Poldo inspirò. E cantò. Piano, ma chiaro.

“Buon dì, buon dì…”

E successe una cosa buffa: il vento, sentendo “puff”, fece davvero “PUFF!” più forte, come se volesse partecipare.

Le carote con i fiocchi volarono dal banco e atterrarono in fila, come soldatini arancioni. L'anatra fece una risata “qua-qua-qua” che sembrava un tamburo.

Quando Poldo arrivò ai “sassi che fanno plaffi”, il topolino batté le zampine sul sasso: “Plaf! Plaf!” E il sasso, offeso ma divertito, fece davvero “PLAFF!” perché sotto c'era una pozzanghera nascosta.

Splash! Una goccia enorme saltò su e atterrò sulla testa della capra. La capra rimase ferma, con una goccia come una perla sul naso. Poi starnutì: “BEEE-TSCHÌ!”

Tutti risero. Anche Poldo. La sua risata era un “oinc-oinc” saltellante.

Il Contatore fece un “ding” piccolissimo e sul display apparve: “RISATA REGISTRATA”.

Teresina sussurrò: “Visto? La tua canzone non allunga le storie. Le rende più leggere.”

Poldo finì l'ultima nota. Il mercato applaudì: zoccoli, ali, pinne, code che sbattevano sull'erba. Persino un gufo, che di solito applaudiva solo di notte, fece “ho-ho-ho” e batté le piume.

Poldo si sentì caldo, come una coperta appena uscita dal sole. Non era più solo la sua canzone. Era diventata una piccola carezza per tutti.

La mucca disse: “Domani ne fai un'altra?”

Poldo abbassò lo sguardo, timido. Poi alzò il naso. “Sì,” disse. “Una al giorno. Piccola.”

Il topolino gridò: “E con più plaffi!”

“Vedremo,” ridacchiò Poldo.

Teresina girò la manovella del contatore con delicatezza. La scatola fece: “DING.” E mostrò: “PAUSA FELICE”.

Parte 4: Un arrivederci che fa il solletico

Quando il sole cominciò a scendere, gli animali del mercato salutarono. Le bancarelle si chiusero come libri. Le bolle di sapone in barattolo vennero messe a dormire (con un tappo, altrimenti scappavano).

Poldo e Teresina camminarono insieme verso il sentiero del ritorno. L'erba era morbida e profumava di menta.

“Sei stato coraggioso,” disse Teresina.

Poldo fece spallucce. “Io… ero tremante.”

“Il coraggio spesso trema,” rispose Teresina. “È normale. È come gelatina: si muove, ma resta lì.”

Poldo rise. “Gelatina coraggiosa!”

Il Contatore, sulla schiena di Teresina, fece un “ding” curioso.

“Che c'è?” chiese Poldo alla scatola.

La scatola mostrò una scritta: “RICHIESTA: SALUTO CORTO”.

Poldo guardò Teresina. “Posso?”

“Prego,” disse lei, con un inchino lento.

Poldo si schiarì la voce e disse al Contatore, dolce dolce: “Ciao.”

La scatola tremò felice e sputò una minuscola nuvola di coriandoli di foglie. Teresina rise così forte che quasi le caddero gli occhiali.

“Funziona ogni volta!” disse, asciugandosi una lacrima di risata.

Poldo provò ancora: “Arrivederci!”

DIIING! Una seconda nuvola di coriandoli. Questa volta le foglie formarono un cuore che subito si trasformò in una patata buffa, perché il vento non era bravo con i cuori.

Teresina rideva. Poldo rideva. Persino il sentiero sembrava ridere, perché un sassolino rotolò e fece “toc!” proprio al momento giusto.

“Grazie per la tua canzone,” disse Teresina, più calma. “Hai insegnato al mio contatore a fare… una pausa gentile.”

“E tu mi hai insegnato che le storie possono essere lunghe,” rispose Poldo, “ma anche che un saluto può essere una piccola magia.”

Arrivarono al bivio: a sinistra la strada per la casetta di paglia, a destra quella per il guscio con le tasche.

Teresina alzò una zampa. “Allora… ci salutiamo?”

Poldo annuì. Sentì la timidezza fare un passo avanti e poi sedersi. Non scappò.

“Ciao, Teresina,” disse. “E… grazie.”

Teresina sorrise. “Ciao, Poldo. E buon dì… anche domani.”

Poldo fece due passi. Poi si girò e aggiunse, con un oink allegro: “Buon dì, buon dì!”

Il Contatore fece l'ultimo, grandissimo: “DIIIIING!” e lanciò una cascata di coriandoli che cadde piano come neve di foglie.

Poldo scoppiò a ridere, una risata piena e rotonda. Teresina rideva con lui, e il vento faceva “puff” come un trombettiere.

E così si dissero arrivederci, con le pance piene di risate e l'aria piena di dolcezza.

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