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Storia divertente con un animale 5/6 anni Lettura 13 min.

La campana a rimbalzo e il quaderno delle risate gentili

Mila la marmotta inventa la "Campana a rimbalzo" e, con Tito il tasso e gli altri abitanti, scopre come gli errori possano trasformarsi in gioco, gentilezza e nuove amicizie.

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Una marmotta rotonda e soffice dal pelo bruno-ocra macchiato di crema, con orecchie arrotondate e guance rosa, sorride maliziosa mentre tiene un piccolo sasso blu liscio pronta a lanciarlo; a sinistra un tasso a strisce nere e bianche, un po' impacciato e sorpreso, la osserva con i baffi tremanti; una farfalla postina dalle ali viola e gialle vola sopra con una minuscola bisaccia applaudendo; un riccio tondo dai pungiglioni bruni prende il sole accanto a una grande zucca arancione sorridendo dolcemente e una lumaca con conchiglia verde trasporta una grande foglia in primo piano; il prato soleggiato con erba alta, fiori selvatici, una tana bordata di tronchetti, qualche zolla, una carrioletta di legno e un cespuglio di mirtilli fa da sfondo mentre il sasso rimbalza su una grande foglia nel gioco della "campana a rimbalzo" e gli animali ridono preparando la nuova casella; stile luminoso, tratti nitidi, colori caldi, texture morbide ed espressioni amichevoli, composizione centrata sulla marmotta e sul sasso in movimento. segnalare un problema con questa immagine

Inizio: La tana piena di idee

Nel prato delle Colline Frizzanti, una marmotta di nome Mila saltellava fuori dalla tana con un cappellino fatto di foglie e un fischietto di ghianda. Aveva gli occhi lucidi di entusiasmo, come se dentro avesse un barattolo di bolle.

«Oggi reinvento un gioco!» annunciò alla farfalla postina, che stava consegnando lettere profumate di lavanda.

«Quale gioco?» svolazzò la farfalla, curiosa.

Mila tirò fuori una scatola di sassolini colorati. «La campana! Ma non quella di sempre. Questa si chiama… CAMPANA A RIMBALZO!»

Con un rametto, disegnò sul terreno dei quadrati un po' storti, ma allegri: uno aveva la forma di una patata, un altro sembrava un cappello. Poi appoggiò in ogni casella un oggetto buffo: una pigna minuscola, un petalo, un bottone di corteccia, un pezzetto di muschio a pallini.

«Regola numero uno!» disse Mila, mettendosi seria-seria, con le guance gonfie. «Si lancia il sassolino… ma deve rimbalzare almeno una volta su una foglia prima di atterrare nella casella giusta.»

«E se non rimbalza?» chiese la farfalla.

«Allora si fa il verso di un'oca per riprovarci!» rispose Mila. «Quààà!»

La farfalla rise così forte che quasi perse una lettera. «È la regola più strana che abbia mai sentito!»

Mila fece un passo indietro. «E non è finita. Regola numero due: quando salti, devi dire una parola gentile a qualcuno. Anche a un sasso, se vuoi.»

«Ciao, sasso!» provò la farfalla.

«Perfetto!» Mila batté le zampette. «Ora mi serve un giocatore. Uno che ami le sorprese.»

In quel momento si sentì un tonk… tonk… tonk… come nocciole che cadono da un albero. Un vicino stava arrivando, trascinando una piccola carriola piena di palline di fango secco.

Era Tito, il tasso. Viveva nella tana accanto e aveva un talento specialissimo: colpiva sempre… ma sempre… la cosa sbagliata.

«Buongiorno!» disse Tito, sorridendo. Fece per salutare con la zampa e… patapùm! Colpì il suo stesso naso. «Oh. Ecco. Sono partito bene.»

Mila lo guardò e poi guardò la campana storta-storta. «Tito! Vuoi provare il mio gioco?»

Tito si illuminò. «Certo! Io sono bravissimo a… a… provare. A riuscire un po' meno.»

«Va benissimo!» disse Mila. «Qui non si vince contro qualcuno. Si vince contro… le risate.»

Tito annuì, convinto. «Contro le risate non vincerò mai. Loro sono fortissime.»

Mezzo: Il vicino che sbaglia bersaglio

Mila diede a Tito un sassolino blu, liscio come una bacca. «Allora: lo lanci sulla foglia e poi nella casella uno, quella a forma di patata.»

Tito prese la mira con grande concentrazione. Strinse un occhio, tirò fuori la lingua di lato e disse: «Mi sento preciso come una talpa geometra.»

Lanciò.

Il sassolino fece un rimbalzo… perfetto! Ma atterrò dentro la carriola di Tito, facendo plin.

Tito si grattò la testa. «Be', tecnicamente è una casella con ruote.»

Mila rise, ma senza prendere in giro. «È un'ottima casella mobile! Però prova ancora. E ricorda la parola gentile.»

Tito riprese il sassolino. Stavolta mirò alla foglia. Lanciò.

Il sassolino rimbalzò sulla foglia, sì… e poi finì sul capello di foglie di Mila, incastrandosi come un gioiello.

«Oh!» fece Tito. «Hai un cappello con un rubino blu!»

Mila toccò il sassolino e fece un inchino. «Grazie. È la moda della stagione: “sassolino chic”. Ma adesso liberiamolo, se no mi casca in zuppa.»

La farfalla postina batté le ali. «Tito, prova a lanciare più piano.»

Tito annuì con serietà. «Piano. Posso farlo. Sono capace di piano. Sono un campione di… lentezza.»

Lanciò piano.

Il sassolino non raggiunse la foglia. Rotolò, rotolò e si fermò davanti a una lumaca che stava passando con un cestino di insalata.

La lumaca guardò il sassolino. Poi guardò Tito. «Questo è per me?»

Tito arrossì fin sotto le strisce. «Io… cioè… ecco…»

Mila intervenne subito. «Sì! È un saluto. Regola numero due: una parola gentile.»

Tito si schiarì la gola. «Lumaca, hai un cestino elegantissimo. Sembra una barca di lattuga.»

La lumaca sorrise lenta lenta. «Grazie. Allora vi lascio una foglia extra, per i vostri rimbalzi.» E mise una foglia grande e fresca vicino al disegno.

«Vedi?» disse Mila a Tito. «Quando qualcosa va storto, a volte diventa una cosa buona.»

Tito sospirò. «Sì, ma io vorrei anche… ogni tanto… colpire la casella.»

Mila guardò le caselle: patata, cappello, stivale, nuvola. Poi ebbe un'idea scintillante. «Facciamo così: cambiamo il gioco, non te. La CAMPANA A RIMBALZO ora ha una nuova regola segreta.»

«Segreta?» Tito spalancò gli occhi.

«Sì. Regola numero tre: se sbagli bersaglio, quello diventa il bersaglio.»

La farfalla postina si fermò in aria, sorpresa. «Geniale!»

Tito strinse il pugnetto. «Allora sono… un campione! Perché io sbaglio sempre!»

«Esatto!» Mila disegnò una freccia che puntava ovunque. «Se il sassolino finisce sul cappello, la casella è il cappello. Se finisce nella carriola, la casella è la carriola. Se finisce… su un formicaio…»

«Preferisco di no,» disse una formica passando con un briciolo enorme. «Ho appena lavato l'ingresso.»

Tito rise. «Promesso. Niente formiche in casella.»

Ripartirono. Tito lanciò. Il sassolino rimbalzò sulla foglia nuova della lumaca e volò… su un cespuglio di mirtilli.

«Casella mirtilli!» gridò Mila.

«E allora devo saltare fino ai mirtilli?» chiese Tito.

«Sì, ma con delicatezza. E con una parola gentile ai mirtilli.»

Tito saltellò goffamente: uno, due, tre… e finì seduto proprio accanto al cespuglio. «Mirtilli, siete piccoli ma coraggiosi. E… scusate se vi guardo come se foste caramelle.»

I mirtilli, ovviamente, non risposero, ma la farfalla disse: «Io li ho visti brillare. Secondo me hanno sorriso.»

Provarono ancora. Il sassolino finì su una zucca ornamentale che un riccio aveva messo a prendere il sole.

«Casella zucca!» disse Mila.

Il riccio si affacciò da dietro la zucca. «Ehi! Quella è la mia palla da passeggio.»

Tito si agitò. «Scusa! Io… ho colpito… la tua zucca.»

Mila parlò con voce morbida. «Tito non lo fa apposta. Qui la regola è trasformare gli sbagli in… tappe di gioco. Vuoi essere una casella anche tu?»

Il riccio esitò, poi sorrise. «Una casella riccio? Mi piace. Però attenti alle spine. Sono piccole ma fanno il solletico cattivo.»

Così la campana diventò un percorso pazzerello: foglie, cappelli, carriole, mirtilli, zucche e perfino la coda soffice di uno scoiattolo che passò di corsa e si fermò.

«Scusate,» disse lo scoiattolo. «Stavo facendo jogging con le nocciole.»

«Casella coda!» proclamò Mila, e lo scoiattolo rise. «Va bene, ma solo per cinque secondi. Poi la mia coda ha un appuntamento.»

Tito, però, a un certo punto si fermò. Guardava le zampette, un po' tristi. «Mila… e se io faccio perdere tempo a tutti? Io sbaglio e tutti devono spostare le caselle.»

Mila si sedette accanto a lui. Il prato profumava di erba calda e risate. «Tito, hai visto quanta gente si è unita? La lumaca, il riccio, lo scoiattolo… Tutti perché tu hai “sbagliato”

La farfalla postina annuì. «E io dovevo consegnare lettere… ma questa è più bella di una lettera.»

Tito guardò Milo—no, Mila—e fece un mezzo sorriso. «Allora posso sbagliare ancora un pochino?»

«Certo!» disse Mila. «Ma ricordati: parole gentili. Anche a te stesso.»

Tito respirò e disse piano: «Tito, sei… un tasso che ci prova.»

Mila gli diede una spallata leggera. «E sei anche divertentissimo.»

Fine: Il quaderno delle risate gentili

Quando il sole cominciò a fare ombre lunghe, Mila tirò fuori un quaderno con la copertina di corteccia. Aveva pagine bianche e un elastico fatto con fili d'erba intrecciati.

«Cos'è?» chiese Tito.

Mila lo aprì. Dentro c'erano disegni di faccine e spazi vuoti. «È un quaderno. Ma non un quaderno qualunque. È il QUADERNO DELLE BARZELLETTE.»

La farfalla postina si posò sul bordo. «Barzellette?»

«Sì!» Mila sventolò una matita di carbone. «Oggi abbiamo creato un gioco nuovo. E ogni volta che qualcuno ride senza essere cattivo, merita una barzelletta. Così, quando una giornata è un po' grigia, la si colora con una pagina.»

Tito si raddrizzò. «Io… posso scriverne una?»

«Certo. Inizia tu.»

Tito si schiarì la gola come se stesse per cantare all'opera. «Ehm. Perché la talpa porta gli occhiali anche sottoterra?»

La farfalla alzò le antenne. «Perché?»

Tito sorrise. «Per vedere… dove non sta guardando!»

Ci fu una risata generale. Anche il riccio fece “hi hi” senza mostrare troppo le spine. Mila scrisse con cura: “La talpa e gli occhiali”.

Poi Mila disse: «Ora una mia. Che cosa dice una foglia a un sassolino che rimbalza?»

Lo scoiattolo, già pronto a scappare, si fermò un secondo. «Che cosa?»

Mila fece una voce da foglia importante. «“Prego, passi pure… ma senza scarpe!”»

Risero di nuovo. Tito si teneva la pancia. «Senza scarpe! Perché i sassi non hanno scarpe!»

«Esatto,» disse Mila, felice.

La farfalla postina propose una barzelletta minuscola: «Perché la farfalla non litiga mai con il vento? Perché… tanto lui cambia idea subito!»

Mila la scrisse. Tito guardava le pagine riempirsi e gli occhi gli diventavano lucidi, ma di una luce buona.

«Mila,» disse, «posso scriverne una anche su di me?»

«Certo.»

Tito pensò, poi disse: «Come si chiama un tasso che colpisce sempre la cosa sbagliata?»

«Come?» chiesero tutti.

Tito fece una pausa teatrale. «Un tasso… multitarget!»

Lo scoiattolo batté la coda per applaudire. «Multitarget! È una parola difficile, ma fa ridere.»

Mila scrisse anche quella e disegnò un bersaglio con tante frecce fuori centro, tutte felici.

Poi chiuse il quaderno con l'elastico d'erba. «Questo quaderno resta qui, nella mia tana. Chi vuole può aggiungere una barzelletta quando passa. Ma c'è una regola.»

Tito si mise in posizione da ascolto, serio come un giudice. «Quale regola?»

Mila rispose: «Le barzellette devono far stare bene. Devono essere come una coperta morbida, non come un pizzico sul naso.»

Tito si toccò il naso, ricordando la sua botta di prima. «Allora io prometto: niente pizzichi. Solo coperte.»

La farfalla postina riprese il volo. «Io domani porto una barzelletta lunga come una lettera!»

Il riccio spinse la zucca con il naso. «Io una corta, così non mi stanco.»

Lo scoiattolo fece un inchino. «Io una veloce, perché la mia coda ha di nuovo un appuntamento.»

Tito rimase un attimo con Mila, mentre gli altri si allontanavano tra l'erba. «Grazie,» disse piano. «Oggi pensavo di essere… un problema. Invece sono stato… una casella.»

Mila gli diede il sassolino blu. «Tienilo. È il sassolino dei rimbalzi. Quando ti sembra di colpire tutto sbagliato, ricordati che può diventare una nuova tappa.»

Tito strinse il sassolino. «E quando mi viene da essere triste, apro… un quaderno di barzellette.»

Mila annuì. «Esatto. E se ti capita di sbagliare ancora…»

Tito sorrise, già pronto. «Allora il bersaglio cambia!»

Si salutarono con un “quààà!” perfetto, perché certe regole strane, a volte, sono le più belle. E nel prato delle Colline Frizzanti, la campana storta restò lì, pronta per altri rimbalzi, altre parole gentili e nuove pagine da riempire di risate.

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Ghianda
Il seme duro che fanno gli alberi di quercia, sembra una piccola nocciola.
Postina
Persona (qui farfalla) che porta le lettere e le consegna alle case.
Muschio
Pianta morbida e verde che cresce sui tronchi e sulle pietre umide.
Rametto
Un piccolo ramo sottile che viene dagli alberi o dagli arbusti.
Carriola
Piccolo contenitore con una ruota, si usa per trasportare cose nel giardino.
Cespuglio
Pianta bassa e folta con tanti rami e foglie insieme.
Mirtilli
Piccole bacche tonde, blu o viola, che si possono mangiare come frutta.
Corteccia
La parte esterna dura del tronco di un albero, come la sua pelle.
Elastico
Filo o banda che si allunga e poi torna alla forma normale.
Barzellette
Piccole storie o frasi divertenti che fanno ridere le persone.

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