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Storia sulla Pasqua 9/10 anni Lettura 16 min.

La caccia di Pasqua dei puntini birichini e delle carote sorridenti

Marta e il suo amico Tommaso seguono carote sorridenti e biglietti misteriosi per aiutare un Coniglio di Pasqua a ritrovare puntini smarriti, scoprendo che la caccia alle uova può diventare un gioco di cooperazione e prudenza.

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Una bambina di 10 anni, Marta, allegra e prudente, viso rotondo con lentiggini, treccia castano chiaro, gilet celeste e zainetto verde, inginocchiata sull’erba con una carota sorridente in una mano e un sacchetto di stoffa con pastiglie rosse nell’altra; un bambino di 10 anni, Tommaso, birichino e sorridente, capelli castani scompigliati, maglietta a righe e scarpe slacciate, dietro di lei tende la mano per togliere una macchia rossa da una scarpa; un grande coniglio antropomorfo con gilet azzurro e orologio pendente, ansioso ma riconoscente, vicino a un cespuglio con un sacchetto di pastiglie verdi; parco primaverile a mezzogiorno con viale alberato a tunnel, aiuole di tulipani gialli e rossi, una vecchia panchina e il cartello "Via dei Tigli"; i bambini raccolgono pastiglie rosse e verdi sull’erba accanto a uova di Pasqua lucide e un grande cesto giallo, atmosfera calda, comica e cooperativa, composizione centrata sul trio, luce morbida dorata e profondità di campo tenue. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Scarpe pulite e sospetti color carota

Marta aveva nove anni e un talento speciale: sapeva essere prudente anche quando il mondo sembrava fatto apposta per farla correre. Quella mattina di Pasqua, per esempio, aveva sistemato le scarpe da ginnastica in fila davanti alla porta come soldatini. Le aveva pulite con tanta cura che parevano pronte a sfilare su un tappeto rosso… o almeno su un prato pieno di uova di cioccolato.

In cucina la mamma preparava una torta profumata di limone, mentre il papà cercava le uova di plastica vuote che, misteriosamente, ogni anno sparivano come se avessero una vita segreta. La nonna, seduta vicino alla finestra, intrecciava un nastrino giallo e canticchiava.

Marta controllò lo zainetto: borraccia, un fazzoletto, una piccola torcia “per sicurezza”, e una lente d'ingrandimento che usava per investigare briciole sospette e misteri del divano. La caccia alle uova nel parco sarebbe iniziata a mezzogiorno. Lei era pronta dalle sette e venti.

Poi, sul davanzale, vide qualcosa che non avrebbe dovuto esserci: un pezzetto di carta arrotolato e legato con un filo verde. Sembrava un mini-salame, ma decisamente meno appetitoso.

Lo srotolò piano, come se potesse esplodere in coriandoli.

C'era scritto: “MARTA. SE VUOI LE UOVA, SEGUI IL COLORE CHE RIDE. NON DIRE NIENTE ALLE GALLINE.”

Marta strabuzzò gli occhi. Non c'erano galline in casa. A meno che la nonna non avesse iniziato una nuova collezione.

“Non dire niente alle galline” era già, da solo, un mistero con le piume.

Sotto la frase, un disegno: una carota con la faccia sorridente e un puntino rosso sulla punta.

Marta guardò la mamma, il papà e la nonna. Tutti tranquilli, ignari. La prudenza le fece sollevare una sopracciglia: se fosse uno scherzo, sarebbe stato uno scherzo molto… organizzato.

Dal giardino arrivò un suono leggerissimo: toc, toc, come due dita su una scatola.

Marta infilò lo zainetto e aprì la porta. L'aria profumava di erba bagnata e primavera, e in mezzo ai cespugli di rosmarino si intravedeva qualcosa di arancione acceso.

Una carota finta, infilata nel terreno, con un minuscolo nastrino verde. E sì: sembrava quasi che… ridesse.

Capitolo 2: Il sentiero delle carote sorridenti

Marta non corse. Fece tre passi prudenti, poi altri tre, come se il prato fosse un'enorme torta e lei non volesse rovinare la glassa. Tirò la carota: sotto c'era un sassolino dipinto di rosso, proprio come il puntino del disegno.

Sotto il sassolino, un'altra strisciolina di carta.

“BRAVA. ORA CERCA DOVE LE OMBRE FANNO IL SOLLETICO.”

Marta guardò il sole che si arrampicava sopra il tetto. Ombre che fanno il solletico… nel suo giardino? Le venne da ridere, ma poi si morse un labbro: il mistero non era da ridere troppo forte, altrimenti poteva scappare via.

Seguì l'ombra del grande ciliegio. Sotto, le foglie facevano macchie di luce che ballavano sull'erba, come dita che solleticano. Lì trovò la seconda carota sorridente, questa volta appoggiata su un sasso.

Appena la toccò, successe una cosa strana: la carota emise un “puff!” minuscolo, come una risata trattenuta. Non era un vero suono, più una sensazione nell'aria, come quando una bolla di sapone scoppia.

Marta fece un passo indietro, prudente. Poi si avvicinò ancora: nessun pericolo, solo un profumo dolce, come zucchero filato e arancia.

“Ok,” mormorò, “questo è ufficialmente strano.”

Dietro il ciliegio, comparve il vicino di casa, Tommaso, che aveva dieci anni e le scarpe sempre slacciate come se volessero respirare libertà. Portava un cestino di vimini vuoto e un sorriso pieno di domande.

“Che fai?” chiese.

Marta esitò. Il biglietto diceva di non dire niente alle galline… ma Tommaso non era una gallina. Era più un… passerotto agitato.

“Sto… facendo una prova per la caccia alle uova,” disse, senza mentire troppo.

Tommaso aguzzò gli occhi. “Quella carota ti ha fatto… il verso?”

Marta sospirò. “Forse. Però non ridere.”

Tommaso rise lo stesso, ma in modo gentile. “Non posso. È una carota con la faccia! È impossibile non ridere.”

Marta gli mostrò i biglietti. Tommaso si fece serio, come se stesse per entrare in una base segreta di supereroi.

“Vengo con te,” disse. “Per cooperazione pasquale.”

Marta annuì. “Va bene. Però prudenza. Niente salti nei cespugli.”

“Promesso,” disse Tommaso, e subito dopo inciampò in un annaffiatoio.

Marta lo aiutò a rialzarsi. “Prudenza,” ripeté, e questa volta il tono fece ridere anche lei.

Seguendo un'altra carota sorridente vicino al cancello, arrivarono al vialetto che portava al parco. Lì, sul palo di legno con il cartello “VIA DEI TIGLI”, qualcuno aveva attaccato un fiocco verde brillante.

Il fiocco svolazzò e, per un attimo, parve salutare.

Capitolo 3: Il coniglio che perdeva i puntini

Nel parco c'era già odore di festa: panini appena sfornati dal chiosco, risate lontane, e un sacco di bambini che provavano a non sbirciare i cespugli. Ma la caccia alle uova ufficiale non era ancora iniziata. Era come stare davanti a un pacco regalo e dover aspettare di scartarlo.

Marta e Tommaso seguirono i fiocchi verdi e le carote sorridenti lungo un sentiero laterale, dove gli alberi facevano una specie di tunnel di luce. Là, tra due cespugli di forsizia gialla, videro qualcosa muoversi.

Una coda bianca.

Poi due orecchie.

E infine un coniglio, proprio un coniglio, con un piccolo gilet azzurro e un orologio al collo che sembrava troppo grande per lui. Non era un coniglio normale. Era… importante. Anche perché stava litigando con una scatolina piena di puntini rossi adesivi.

“Ma no! Via! Tornate qui!” borbottava.

Marta e Tommaso si bloccarono. La prudenza di Marta alzò le mani in aria, come a dire: “Io non ho fatto niente.”

Il coniglio li notò e fece un salto indietro. “Ah! Umani! Non… non siete galline, vero?”

Tommaso sgranò gli occhi. “Io, gallina? Al massimo… un tacchino il giorno del mio compleanno.”

Marta si schiarì la gola. “No, non siamo galline. Io sono Marta. Lui è Tommaso. E… tu sei il Coniglio di Pasqua?”

Il coniglio sospirò, e l'orologio gli dondolò sul petto. “Sì. Oggi dovrei essere in perfetta forma: uova nascoste, indizi pronti, atmosfera magica al punto giusto. Invece… disastro.”

Indicò la scatolina: dentro c'erano puntini rossi e verdi, come quelli dei biglietti.

“Ho perso i puntini speciali!” disse. “Servono per segnare le uova ‘sorpresa' nella caccia di mezzogiorno. Senza, le uova si confondono con quelle normali e… la sorpresa diventa una ‘sorpresina' triste.”

Marta capì. Quei puntini erano i segnali. E lei li aveva già visti.

“Abbiamo trovato un sassolino rosso sotto una carota,” disse Marta. “E un puntino rosso disegnato sul biglietto.”

Il coniglio si portò le zampette alle guance. “Oh, no. Il vento li avrà sparsi. E io ho dovuto improvvisare con carote sorridenti, fiocchi e frasi… forse un po'… poetiche.”

Tommaso si chinò, raccogliendo un puntino rosso che era rimasto appiccicato a una foglia. “Tipo questo?”

Il coniglio fece un verso che sembrava una trombetta felicissima. “Sì! Esattamente! Bravi!”

Marta guardò il sentiero, poi Tommaso, poi il coniglio. L'avventura era improvvisamente diventata molto chiara: prima della festa, c'era un lavoro urgente da fare.

“Possiamo aiutarti a raccoglierli,” disse Marta. “Per cooperazione pasquale.”

Tommaso annuì, con una serietà che durò tre secondi. “E anche perché mi piace l'idea di dare la caccia ai puntini. È come caccia alle uova, ma… in miniatura.”

Il coniglio tirò fuori un sacchettino di stoffa. “Perfetto. Dovete trovare tutti i puntini rossi. Io cercherò quelli verdi dall'altra parte. Però attenti: alcuni puntini sono birichini. Si attaccano dove vogliono.”

“Come le figurine,” disse Tommaso.

“Peggio,” disse il coniglio, “come le briciole nei calzini.”

Marta rabbrividì. “Ok. Missione.”

Capitolo 4: Puntini birichini e uova timide

Marta e Tommaso si divisero il lavoro senza dividersi davvero: camminavano vicini, perché nel parco, tra cespugli e alberi, le cose magiche sembravano più tranquille se avevano compagnia.

Trovarono un puntino rosso appiccicato a una panchina. Un altro era finito sulla schiena di una statua di marmo, proprio sul naso di un piccolo leone scolpito: sembrava un brufolo regale.

Tommaso cercò di staccarlo piano. “Permesso, Sua Maestà il Leone.”

Marta rise. “Prudenza, non graffiare il re.”

Dietro un cespuglio, trovarono un uovo di cioccolato già pronto per la caccia. Era avvolto in carta argentata e… tremava leggermente.

Marta si chinò. “Hai paura?”

L'uovo smise di tremare per un secondo. Poi tremò di nuovo, come se avesse preso un piccolo singhiozzo.

Tommaso sussurrò: “Forse è un uovo timido.”

Marta prese il fazzoletto dallo zainetto e lo stese come una copertina accanto all'uovo, senza toccarlo. “Va tutto bene. Tra poco i bambini arriveranno e sarà festa. Non devi spaventarti.”

L'uovo smise di tremare. Un refolo di vento sollevò appena il fazzoletto, come un saluto.

“Visto?” disse Marta. “Cooperazione anche con le uova.”

Continuarono. Un puntino rosso era finito dentro un'aiuola di tulipani: sembrava un semino che aveva deciso di diventare una coccinella. Un altro era attaccato a una scarpa… di Tommaso.

“Ehi! Mi sta seguendo!” protestò Tommaso, sollevando il piede come se fosse diventato famoso.

Marta lo staccò ridendo. “È perché le tue scarpe sono sempre slacciate: i puntini adorano l'avventura.”

Mentre riempivano il sacchettino, sentirono il suono del parco che cambiava: più voci, più passi, più energia. La festa si avvicinava come un'onda allegra.

Dietro un cespuglio di alloro, trovarono l'ultimo puntino rosso, attaccato a un cartoncino che non avevano visto prima. C'era scritto: “SE AVETE LETTO FIN QUI, SIETE UFFICIALMENTE AFFIDABILI.”

Tommaso si mise una mano sul petto. “Finalmente qualcuno lo dice.”

Marta infilò il cartoncino nello zainetto. “Siamo pronti. Torniamo dal coniglio.”

Corsero… quasi. Marta fece correre solo le gambe, non la testa: guardava dove metteva i piedi, schivava radici e pigne come se fossero piccoli tranelli della primavera.

Quando tornarono al tunnel di luce, il Coniglio di Pasqua li aspettava, con l'aria di chi sta contando secondi e caramelle nello stesso momento. Nella sua zampetta aveva un sacchetto pieno di puntini verdi.

“Avete i rossi?” chiese.

Marta gli porse il sacchettino. “Tutti quelli che abbiamo trovato. E abbiamo calmato anche un uovo timido.”

Il coniglio li guardò, commosso. “Un uovo timido! Che giornata. Siete stati fantastici.”

Aprì il sacchetto e iniziò a sistemare i puntini su piccole etichette. Ogni puntino, appena appoggiato, brillava per un istante, come una lucciola che fa un cenno.

“Adesso posso segnare le uova sorpresa,” disse. “E la caccia sarà davvero speciale.”

Tommaso si sporse. “Che tipo di sorpresa?”

Il coniglio fece l'occhiolino. “Sorpresa cooperativa. Le uova con il puntino rosso contengono indizi. Per trovare il premio finale bisogna condividere gli indizi, non tenerli per sé. Così nessuno resta indietro.”

Marta sentì un calore gentile nello stomaco. “Mi piace.”

“Anche a me,” disse Tommaso. “E poi così posso parlare con tutti senza che mi dicano ‘shhh'.”

Capitolo 5: La caccia che brilla e la luna sottile

A mezzogiorno il parco esplose di colori: cestini intrecciati, nastri, cappellini a forma di pulcino, e un mare di occhi che cercavano dappertutto. Marta e Tommaso si unirono agli altri bambini, facendo finta di niente, anche se Marta sentiva ancora l'odore di zucchero filato e magia.

La caccia alle uova iniziò con un fischietto e un “Via!” che sembrò spingere l'aria. Marta si muoveva con prudenza, ma senza perdere il ritmo: guardava sotto i cespugli, tra le radici, vicino alle panchine. Ogni volta che trovava un uovo, lo metteva nel cestino con cura, come se fosse un piccolo pianeta.

Poi trovò un uovo con un puntino rosso. Le venne da sorridere: eccolo, il segnale segreto.

Dentro c'era un bigliettino: “INDIZIO: IL PREMIO NON SI PRENDE DA SOLI.”

Marta lo lesse e andò da una bambina che sembrava un po' persa, con il cestino quasi vuoto. “Ehi,” disse piano, “ho un indizio. Se trovi un uovo con il puntino rosso, me lo dici?”

La bambina annuì, sorpresa e contenta. “Sì! Grazie.”

Tommaso arrivò con un altro indizio e lo condivise subito con due gemelli che correvano come due molle. In poco tempo, un gruppetto di bambini si formò senza che nessuno lo comandasse: si scambiavano biglietti, ridevano, e quando qualcuno trovava un uovo timido nascosto troppo bene, lo “incoraggiavano” come se fosse un cucciolo.

Il Coniglio di Pasqua, nascosto dietro un albero, osservava tutto con un sorriso che gli faceva tremare i baffi. Ogni tanto il suo orologio faceva “tic!” come per applaudire.

Alla fine, gli indizi portarono tutti a una grande cesta coperta da un telo giallo. Sotto c'erano piccoli coniglietti di stoffa, matite colorate, e un enorme uovo di cioccolato da dividere. Nessuno dovette litigare, perché l'idea di spezzarlo insieme sembrò la cosa più naturale del mondo.

Marta prese un pezzo e lo diede alla bambina dal cestino vuoto. Tommaso diede il suo a un bambino più piccolo che aveva la faccia sporca di cioccolato ancora prima di mangiarlo.

“Come hai fatto?” chiese Marta a Tommaso, indicando la faccia.

Tommaso scrollò le spalle. “Talento.”

Quando la festa finì e il parco tornò più calmo, Marta e Tommaso tornarono verso casa. Il cielo si era fatto più morbido, come una coperta blu stesa con attenzione. Le luci delle case si accendevano una a una, e dalla cucina di Marta arrivava ancora il profumo di limone.

Sulla soglia, Marta vide un'ultima carota sorridente, appoggiata vicino alle sue scarpe pulite. Attaccato c'era un biglietto minuscolo:

“GRAZIE. LE GALLINE NON HANNO SAPUTO NULLA. PERFETTO.”

Marta rise piano, per non spaventare la sera. Mise la carota sul davanzale come un trofeo buffo e segreto.

Prima di andare a dormire, aprì la finestra. Il giardino era silenzioso, e sopra il ciliegio brillava una luna sottile, come un sorriso disegnato con una matita leggerissima.

Marta pensò ai puntini birichini, all'uovo timido, agli indizi condivisi, e sentì che Pasqua non era solo una caccia: era un modo di camminare insieme, con prudenza e allegria, dentro una giornata piena di colori.

Chiuse la finestra, e la luna sottile restò lì, a vegliare come un segreto felice.

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Davanzale
La parte della finestra che sporge dentro o fuori, dove si può appoggiare qualcosa.
Arrotolato
Qualcosa piegato su se stesso formando un cilindro o una spirale.
Coriandoli
Pezzetti di carta colorata che si lanciano alle feste per divertirsi.
Borraccia
Una bottiglia riutilizzabile per portare acqua quando si va fuori casa.
Lente d’ingrandimento
Uno strumento con vetro che fa apparire gli oggetti più grandi per guardarli meglio.
Cespugli
Piante basse e folte che crescono insieme formando massa di foglie.
Improvvisare
Fare qualcosa senza piano o preparazione, inventando al momento.
Dondolò
Si muoveva avanti e indietro lentamente, come qualcosa che oscilla.
Intrecciava
Univa i fili o nastri tra loro formando un disegno o una treccia.
Refolo
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