Capitolo 1: Il cestino di Lina
Lina aveva dieci anni e un talento speciale: riusciva a sorridere anche quando le cadeva il cioccolato sulla maglietta nuova. Quella mattina di primavera, la casa profumava di vaniglia e limone. Sul tavolo c'era una ciotola piena di ovetti colorati, lucidi come biglie.
«Sono per dopo?» chiese Lina, con gli occhi che facevano “boing” come molle.
La mamma alzò un sopracciglio. «Sono per Pasqua. E prima bisogna nasconderli.»
Lina annuì, serissima… per due secondi. Poi afferrò un ovetto e lo fece sparire in tasca con una velocità da prestigiatrice.
Il papà entrò con un cestino di vimini. «Questo è per la caccia alle uova. Ma attenzione: quest'anno c'è una regola nuova.»
«Una regola nuova?» Lina fece una smorfia teatrale. «Le regole mi inseguono.»
«Equità,» disse il papà, come se fosse una parola importante e anche un po' magica. «Tutti devono trovare qualcosa. Nessuno resta a mani vuote.»
Lina guardò gli ovetti sul tavolo, poi il cestino. Le piacque l'idea. Le piaceva soprattutto perché avrebbe potuto… organizzare. E quando Lina organizzava, il mondo diventava un gioco.
Uscì in giardino. L'erba era fresca e il sole disegnava macchie dorate sul prato. Lina mise alcuni ovetti nel cestino e cominciò a pensare ai nascondigli: dietro il vaso grande, sotto la panchina, vicino al cespuglio di rosmarino…
Mentre si chinava per infilare un ovetto sotto una foglia, sentì un fruscio. Un fruscio che sembrava ridere.
Capitolo 2: Un coniglio con il gilet
Dal cespuglio uscì un coniglio. Non un coniglio qualunque: aveva un gilet verde a pois gialli e un piccolo orologio appeso al collo, che ticchettava come se fosse impaziente.
«Scusa!» disse il coniglio, con una vocina squillante. «Hai visto per caso una scia di zucchero? Mi è caduta mentre correvo.»
Lina rimase con la bocca aperta. Poi la richiuse e la riaprì, per sicurezza. «Tu… parli.»
«E tu… hai un ovetto in tasca,» rispose il coniglio, annusando l'aria. «Al latte, se non sbaglio.»
Lina arrossì. «È solo… un ovetto di emergenza.»
Il coniglio fece un inchino. «Mi chiamo Berto. Sono il Coniglio di Pasqua in prova. Quest'anno è il mio primo giro ufficiale e sto cercando di non fare disastri. Finora… sto facendo piccoli disastri.»
Lina si chinò alla sua altezza. «Posso aiutarti. Io sono Lina. E sono bravissima con i piani… e con i guai.»
Berto guardò il cestino. «Hai tanti ovetti. Li stai nascondendo?»
«Sì, per la caccia di oggi. Ma con una regola: deve essere giusto per tutti.»
Berto batté le zampette, felice. «Equità! È la parola che fa brillare la Pasqua. Quando è equo, il cioccolato sembra più buono.»
Lina rise. «Questa è scienza del coniglio.»
Berto si avvicinò e sussurrò: «Ho una magia piccola piccola. Non fa fuochi d'artificio, ma… aiuta. Vuoi vederla?»
Prima che Lina potesse rispondere, Berto toccò con il naso un ovetto nel cestino. L'ovetto tremò e comparve un minuscolo puntino luminoso sopra di esso, come una lucciola.
«Quella luce può guidare chi è in difficoltà,» spiegò. «Ma funziona solo se tu lo fai con un cuore giusto.»
Lina guardò il puntino. «Allora dobbiamo usarla bene.»
In quel momento, dal portone arrivò una voce: «Linaaa! È quasi ora!»
Lina strinse il cestino. «Berto, vieni con me. Oggi si gioca… e si condivide.»
Capitolo 3: La caccia alle uova e la regola d'oro
Nel giardino arrivarono due vicini: Sara e Tommaso, con i loro cestini vuoti e gli occhi accesi come lampadine. Anche il fratellino di Lina, Nico, saltellava già come un grillo.
La mamma annunciò: «Pronti? Ricordate: niente spintoni e… ognuno deve trovare qualcosa. Se vedete qualcuno in difficoltà, si aiuta.»
Lina sentì una fitta di orgoglio. Quella era la sua regola preferita.
«Tre, due, uno… via!» gridò il papà.
I bambini partirono. Nico si buttò subito sotto la panchina. Tommaso corse verso il rosmarino. Sara si mise a cercare con calma, guardando ogni angolo come una detective.
Lina corse anche lei, ma con un'idea in testa: osservare. Notò subito che Nico era velocissimo e già aveva due ovetti. Tommaso ne trovò uno, poi un altro. Sara, invece, guardava e guardava… e il suo cestino restava vuoto.
Berto, nascosto dietro un vaso, fece capolino. I suoi baffi tremavano. «Sara è quella con la felpa viola?»
«Sì,» mormorò Lina. «È gentile, ma oggi sembra sfortunata.»
Berto indicò un ovetto vicino alla staccionata. Sopra di esso comparve il puntino luminoso.
Lina si avvicinò a Sara con naturalezza. «Ehi, vuoi fare squadra per un minuto? Io ho visto qualcosa da quella parte.»
Sara sospirò. «Non trovo niente. Forse sono cieca.»
«No, sei solo… troppo educata con gli ovetti. Vieni.» Lina la guidò verso la staccionata. Il puntino luminoso sembrava aspettarle.
Sara vide l'ovetto e si illuminò. «Oh! Ecco!»
«Brava!» disse Lina. «Hai l'occhio da detective, te lo dico io.»
Sara rise. «Grazie. Vuoi… dividere?»
Lina scosse la testa. «No, questo è tuo. La regola d'oro: nessuno resta senza.»
Intanto Nico era arrivato a cinque ovetti e iniziava a fare il pavone. «Sono il re del cioccolato!»
Lina lo fermò con uno sguardo da sorella maggiore. «Re sì, ma con un regno equo. Guarda Sara: ora ha iniziato, ma ha bisogno di recuperare.»
Nico si grattò la testa. Poi, con un gesto sorprendente, prese un ovetto dal suo cestino. «Ok. Uno per lei. Ma scelgo quello… meno brillante.»
«Nico!» protestò Lina.
Poi si accorse che Nico stava sorridendo, finto severo. L'ovetto che aveva scelto era in realtà il più grosso.
Sara lo prese. «Grazie, Nico.»
Nico fece un inchino goffo. «Prego. Sono un re generoso.»
Berto annuì soddisfatto. «Funziona. Quando si condivide, la magia si accende da sola.»
Capitolo 4: Il vento dispettoso e gli ovetti in fuga
Proprio mentre tutti ridevano, una raffica di vento attraversò il giardino. Non un vento normale: sapeva di menta e faceva un suono come “fiu-fiu-fiu”… quasi una risatina.
Gli ovetti nascosti vicino al cespuglio cominciarono a rotolare. Uno dopo l'altro, scapparono come se avessero le ruote. Rotolarono verso il vialetto, poi verso la strada.
«I miei ovetti!» gridò Tommaso.
«I nostri ovetti!» corregse Lina, già in corsa.
Berto saltò fuori. «Oh no. È il Vento Frullì. Quando sente troppo cioccolato fermo, lo mette in movimento. È… un tipo allegro.»
«Allegro?» Lina arrancò. «È un tipo che ruba!»
«Non ruba,» disse Berto, correndo accanto a lei. «Fa… scherzi. Ma bisogna fermarlo, se no finisce al parco e i cani lo festeggiano.»
Lina vide tre ovetti rotolare verso un tombino. «No! Lì no!»
Si lanciò e mise la mano davanti, come un portiere. Gli ovetti le sbatterono contro il palmo e rimbalzarono nel cestino. Uno però continuò a scappare.
Sara lo inseguì, ma scivolò sull'erba. Tommaso si fermò per aiutarla a rialzarsi, perdendo l'ovetto di vista.
Lina si voltò: «Bravo! Aiutare prima di vincere!»
Tommaso, senza fiato, rispose: «È la regola d'oro!»
Berto chiuse gli occhi e fece una cosa strana: starnutì. Uno starnuto così potente che sembrò una piccola trombetta. «Et-ciù!»
Il puntino luminoso apparve su tutti gli ovetti in fuga e, come richiamati da una campanella invisibile, tornarono indietro rotolando… ma stavolta verso i cestini dei bambini, uno per ciascuno.
Nico ne prese uno al volo. «Questo ovetto mi ha scelto!»
«No,» disse Lina, ridendo. «Ha scelto l'equità.»
Quando l'ultimo ovetto finì in un cestino, il vento si calmò. Nell'aria rimase solo un profumo dolce e una foglia che volteggiava piano, come se salutasse.
Berto sospirò di sollievo. «Ok. Disastro evitato. O quasi.»
Lina guardò i cestini: tutti avevano qualcosa. Nessuno era rimasto a bocca asciutta.
E quella, per Lina, era la vittoria migliore.
Capitolo 5: Cioccolato condiviso e un desiderio sussurrato
Più tardi, in cucina, i bambini sedettero intorno al tavolo. Gli ovetti facevano una montagna colorata: carta rossa, blu, dorata, a righe e a pois. La mamma portò un vassoio con una colomba soffice e zucchero a velo che sembrava neve gentile.
«Adesso,» disse il papà, «si fa la parte più importante.»
Nico spalancò gli occhi. «Mangiare?»
«Condividere,» rispose il papà. «E farlo in modo giusto.»
Lina prese un ovetto grande e lo mise al centro. «Facciamo così: ognuno sceglie un ovetto, poi si passa il vassoio. E se qualcuno ne ha di più, ne mette uno per chi ne ha di meno.»
Sara annuì. «Mi piace. Sembra… una festa che pensa.»
Tommaso aggiunse: «E possiamo scambiarci i gusti. Io non amo il fondente, ma Nico lo adora.»
Nico fece finta di essere un esperto. «Il fondente rende forti. È scientifico.»
Risero tutti.
Berto era lì, vicino alla finestra, come se fosse un'ombra di primavera. Nessuno tranne Lina sembrava notarlo. Il coniglio le fece un cenno piccolo.
Lina si avvicinò e abbassò la voce. «Grazie per la magia, Berto.»
«Grazie a te per il cuore giusto,» rispose lui. «La magia senza equità è solo confusione brillante.»
Lina guardò la stanza: le briciole di colomba, le mani appiccicose, i sorrisi. Era un caos felice, ma non era confusione. Era una specie di ordine caldo.
«Devo dirti una cosa,» sussurrò Lina.
Berto inclinò le orecchie. «Sono tutto baffi.»
Lina chiuse gli occhi un istante e pronunciò piano, come un segreto che non vuole spaventare nessuno: «Vorrei che ogni festa fosse così. Che ci fosse sempre abbastanza per tutti, e che nessuno si sentisse fuori.»
Quando li riaprì, Berto aveva gli occhi lucidi come caramelle. «Desiderio ricevuto,» disse, e il suo orologio fece un tic leggero, come un “sì”.
Poi, mentre fuori il sole colorava il pomeriggio, Berto saltò giù dal davanzale e sparì nel giardino, lasciando nell'aria un profumo di cioccolato e un fruscio che sembrava ridere… ma in modo gentile.