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Storia sulla Pasqua 11/12 anni Lettura 22 min.

La caccia alle uova più giusta di Pasqua

Quattro amici seguono indizi misteriosi in una caccia di Pasqua che li porta a scoprire il valore della condivisione, dell’equità e dei piccoli gesti gentili.

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Ci sono cinque ragazzi: Leo (circa 9 anni, capelli corti castani, grande sorriso) a sinistra del cesto che porge un biscotto a forma di coniglio; Samu (circa 10 anni, capelli spettinati castano chiaro) in primo piano a destra che depone un piccolo uovo di cioccolato nel cesto; Pietro (circa 10 anni, capelli neri pettinati, occhiali tondi) accovacciato davanti al cesto che sistema gli ovetti con cura; Niko (circa 9 anni, capelli biondi a ciocche) dietro Pietro che guarda Martino tenendo un uovo decorato; Martino (circa 8 anni, scarpe impestate di fango) a sinistra di Pietro vicino all’erba che posa un ciottolo grigio lucido nel cesto. Luogo: riva di un ruscello tranquillo sotto un salice piangente, prato con margherite, un grande cesto intrecciato su paglia e un vecchio cartello inciso «Per chi arriva insieme» su un picchetto; luce dolce, colori pastello con tocchi di gouache. Situazione principale: i cinque depositano insieme piccoli oggetti e uova in un enorme guscio d’uovo di cioccolato parzialmente aperto nella cesta, da cui si vedono sacchetti di ovetti colorati e una lieve luce calda al bordo del cioccolato, espressioni di complicità e atmosfera primaverile e gioiosa. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il biglietto sotto la campana

Il sabato prima di Pasqua, in piazza, l'aria sapeva di zucchero e vento fresco. I negozi avevano vetrine piene di uova lucide, con fiocchi enormi che sembravano pronti a volare via come aquiloni.

Leo, che rideva anche quando inciampava nei propri lacci, fece un salto per toccare la campana della chiesa. Non arrivò neanche vicino.

«Un giorno crescerò e la campana mi farà “ciao” dall'alto,» disse, massaggiandosi la punta delle dita come se fosse stata offesa.

Accanto a lui c'erano gli altri tre: Samu, che aveva sempre una battuta pronta; Pietro, ordinato come un quaderno nuovo; e Niko, che vedeva dettagli ovunque, tipo le formiche che facevano le file come alle giostre.

«Ragazzi,» disse Niko, indicando la base della campana di ferro fuori dalla chiesa, «c'è… una cosa.»

Alla base, tra due mattoni, spuntava un pezzetto di carta arrotolata. Pietro si accovacciò e la tirò fuori con la delicatezza di chi toglie un cerotto a una giraffa.

Srotolarono il foglio. Era scritto con una calligrafia un po' ballerina, ma decisa:

“PASQUA È PIÙ DOLCE QUANDO È GIUSTA.

CACCIA ALLE UOVA OGGI, MA NON PER PRENDERE TUTTO.

SE VUOI TROVARE, DEVI IMPARARE A DIVIDERE.

PRIMO INDIZIO: DOVE IL FORNO FA RIDERE IL PANE.”

Samu aggrottò le sopracciglia. «Il forno che fa ridere il pane…? Il pane ride?»

Leo lo imitò, facendo una faccia da pagnotta felice. «Ehi! Io sono una focaccia e mi fanno il solletico!»

Pietro, serio, aggiustò gli occhiali che non portava. «Vuol dire il panificio. Quello di signora Teresa. Lei ride sempre quando tira fuori i filoni.»

«E poi,» aggiunse Niko, «il biglietto dice una cosa strana: “Pasqua è più dolce quando è giusta”. Giusta come… equa?»

Leo annuì. «Equa. Tipo: niente gomitate, niente “ho visto prima io”, niente “è mio perché lo voglio”

Samu fece un fischio. «Sembra difficile. Ma anche… interessante.»

E così, con la piazza che brillava come una cartolina, i quattro si misero in cammino. Non per una caccia alle uova qualsiasi, ma per una caccia che aveva un'aria da promessa segreta.

Capitolo 2: La panetteria e il coniglio che starnutisce

La panetteria di signora Teresa profumava di crosta calda e vaniglia. Il campanello sulla porta fece “drin” come una risata in miniatura.

Signora Teresa li guardò e, senza chiedere niente, disse: «Oh-oh. Quattro facce da guai e da Pasqua. Che mi combinate?»

«Cerchiamo un indizio,» rispose Pietro, porgendo il biglietto come fosse una tessera d'ingresso.

Samu aggiunse: «E promettiamo di non rubare neanche una briciola. Forse.»

Teresa lesse e si mise a ridere davvero, con le mani infarinate. «Questa mi piace. “Dividere per trovare”. Finalmente qualcuno che lo scrive in grande!»

Si chinò sotto il bancone e tirò fuori una scatola di biscotti a forma di coniglietto. Ne prese quattro e li mise sul banco.

«Prima prova,» disse. «Uno per ciascuno. E nessuno si prende il più grande. Chiaro?»

Samu fissò i biscotti. Uno era un coniglio col sorriso enorme. Un altro aveva un orecchio un po' più spesso.

«Io potrei accettare quello con l'orecchio… più… generoso,» mormorò, sperando che nessuno notasse.

Leo invece spinse il coniglio più “perfetto” verso Niko. «Prendilo tu. Io voglio quello storto, mi somiglia.»

Pietro scelse senza esitare il più piccolo. «Così non ci litighiamo.»

Samu, beccato, sospirò e prese l'ultimo. «Va bene, va bene. Equità. Anche se il mio coniglio sembra starnutire.»

Proprio in quel momento, dal retro, arrivò un suono: “Etciù!”

I quattro si congelarono. Signora Teresa spalancò gli occhi, poi fece un cenno con la testa verso la tenda che separava il laboratorio.

«Non guardate lì,» disse… ma lo disse nel modo in cui si dice “guardate assolutamente lì”.

La tenda si mosse. Ne spuntò un naso rosa. Poi due orecchie lunghe. Poi un coniglio vero, bianco come una nuvola che ha fatto il bagno nel latte.

Indossava un minuscolo grembiule a quadretti.

Samu si coprì la bocca. «Sto sognando o quel coniglio… lavora qui?»

Il coniglio li fissò, poi fece un altro “etciù” e dalla sua zampetta volò fuori… una briciola dorata che atterrò sul banco come una scintilla.

Niko, che notava tutto, sussurrò: «Quella briciola… è luminosa.»

Il coniglio spinse la briciola verso di loro. Sopra c'era inciso, piccolissimo, un messaggio:

“SECONDO INDIZIO: IL POSTO DOVE LE UOVA DIVENTANO COLORI, MA NON TUTTE DA SOLE.”

Leo sorrise così tanto che quasi gli si arricciarono le guance. «Ok. Questo è ufficialmente… magico.»

Signora Teresa incrociò le braccia, come se nulla fosse. «Avete visto? La Pasqua fa strani scherzi. Ora fuori, prima che il coniglio si metta a fare i conti e mi chieda lo stipendio.»

I quattro uscirono con le briciole d'oro nel palmo e i biscotti nelle tasche. L'aria di fuori sembrava più brillante, come se anche il sole stesse partecipando alla caccia.

Capitolo 3: Il laboratorio dei colori e la regola del “tocco equo”

Il “posto dove le uova diventano colori” era facile: il centro culturale del quartiere, dove ogni anno facevano il laboratorio di decorazione. Dal portone usciva un vociare allegro, mescolato al “plop” dei pennelli nell'acqua.

Dentro, lunghi tavoli erano coperti da giornali, barattoli di tempera, foglie, spugne e uova sode allineate come piccoli pianeti bianchi in attesa di un universo.

La signora che coordinava tutto, la maestra Viola, aveva i capelli raccolti con una matita e una macchia verde sulla guancia, come una bandiera di allegria.

«Benvenuti, ragazzi! Regola numero uno: si condivide lo spazio. Regola numero due: si condivide anche il glitter. Regola numero tre: chi fa cadere un uovo non scappa come un ninja, ma lo ammette.»

Samu alzò la mano. «E se lo ammette un ninja?»

«Allora è un ninja onesto,» rispose Viola senza battere ciglio.

Pietro mostrò la briciola d'oro. Viola la osservò e annuì come se ricevesse lettere misteriose ogni mercoledì.

«Ah. La Caccia Giusta. Ogni tanto riappare. Va bene, vi aiuto.»

Li guidò a un angolo dove c'era una scatola di cartone con su scritto: “TOCCO EQUO”.

Dentro c'erano quattro uova di cioccolato piccole, ancora incartate, e un biglietto:

“TERZO INDIZIO: PRENDETE UN UOVO A TESTA.

E POI COLORATE UN UOVO NON VOSTRO.”

Leo sbatté le palpebre. «Colorare un uovo non mio?»

Niko sorrise. «È come dire: fai qualcosa di bello per qualcun altro.»

Pietro prese un uovo di cioccolato e lo mise subito nello zaino. «Uno a testa. Perfetto. Equità matematica.»

Samu fece per afferrare due uova… per sbaglio, ovviamente… e si bloccò quando vide lo sguardo di Leo.

«Ok, ok. Uno. Il mio polso ha… un problema di entusiasmo.»

Poi arrivò la parte strana e bellissima. Ognuno prese un uovo sodo… ma non per sé.

Leo decorò l'uovo di Pietro con linee precise e minuscole stelle, cercando di imitare la sua precisione. «Così sembra ordinato, ma non noioso.»

Pietro decorò quello di Niko con una mappa piena di dettagli: puntini, frecce, piccoli simboli. «Così puoi perderti e ritrovarti allo stesso tempo.»

Niko decorò quello di Samu con una faccia buffa che sembrava dire “ops” in cinque lingue. «Così quando fai una battuta, lui ti fa l'occhiolino.»

Samu, concentratissimo come se stesse disinnescando una bomba di vernice, decorò l'uovo di Leo con un sorriso enorme e quattro colori diversi. Sotto scrisse: “RISATA DI GRUPPO”.

«Perché,» disse, «tu sei uno che fa ridere anche quando non ci prova.»

Quando scambiarono le uova, successe una cosa: per un secondo, le decorazioni brillarono, come se il colore fosse diventato luce. Non un lampo spaventoso. Una specie di “oh!” silenzioso, come quando apri una finestra e entra primavera.

Maestra Viola fece finta di non vedere. «Ehm. Bene. L'arte a volte… luccica. Normale. Normalissimo.»

Sotto il tavolo, trovarono l'ultimo biglietto, attaccato con nastro adesivo:

“ULTIMO PASSO: ANDATE DOVE IL FIUME FA CURVE COME UN NASTRO.

PORTATE CON VOI QUALCOSA DA DARE, NON SOLO DA PRENDERE.”

Samu ingoiò a vuoto. «Qualcosa da dare…»

Leo frugò nella tasca e tirò fuori il suo biscotto coniglio. «Questo. È un coniglio che starnutisce? No, quello era il tuo. Il mio è… un coniglio un po' storto. Perfetto.»

Niko pensò agli ovetti di cioccolato nello zaino. «Possiamo dare quelli?»

Pietro scosse la testa. «Uno a testa, sì. Ma “dare” deve essere una scelta. Altrimenti non vale.»

E uscirono con le loro uova colorate e una domanda nuova in testa: cosa si dà, quando nessuno ti obbliga?

Capitolo 4: Il sentiero del fiume e la gara che non era una gara

Il fiume, poco fuori dal quartiere, faceva davvero curve come un nastro lanciato da una mano gigante. L'erba lungo l'argine era piena di margherite e di cartacce di merendine che sembravano dire: “Scusate, il vento mi ha portato qui”.

Camminavano in fila, ma non come soldatini: più come quattro note che provano a diventare una canzone.

A un certo punto videro altri bambini. Erano più piccoli, forse di otto o nove anni, e cercavano uova di plastica tra i cespugli. Ridevano, ma ogni tanto litigavano.

«È mia! L'ho vista io!»

«No, l'hai presa tu quando io mi chinavo!»

«Smettila, è truccato!»

Samu si fermò. «Ecco. Questo è il contrario di “Pasqua giusta”

Pietro guardò le loro mani: una stringeva forte un uovo, l'altra era vuota e tremava dalla rabbia.

Niko indicò un bimbo in disparte, con le scarpe sporche e gli occhi bassi. Non cercava nemmeno. Guardava gli altri come si guarda una partita dalla panchina.

Leo fece un passo avanti. «Ragazzi, facciamo una cosa? Una cosa… da indizio.»

Si avvicinarono al gruppo. Leo alzò le mani, come per fermare un autobus invisibile.

«Ehi! Scusate! Possiamo proporre una regola?»

Una bambina con una coda alta lo squadrò. «Chi siete? Gli arbitri del fiume?»

Samu si schiarì la voce. «Sì. Arbitri ufficiali. Abbiamo una licenza… invisibile.»

Pietro gli diede una gomitata leggera. «Niente bugie.»

«Ok,» sospirò Samu. «Non abbiamo licenze. Però abbiamo un'idea: ogni volta che trovi un uovo, lo metti in mezzo. Poi si divide alla fine. Così nessuno resta senza.»

Ci fu un silenzio sospettoso. Poi Niko aggiunse: «E chi ne ha già tanti può fare una scelta: cederne uno. È più bello che vincere da soli.»

Il bimbo in disparte alzò lo sguardo, come se avesse sentito il proprio nome senza che nessuno lo dicesse.

La bambina con la coda alta strinse le labbra. «E se uno bara?»

Leo indicò il fiume. «Se uno bara, lo facciamo sedere a parlare con… l'acqua. L'acqua non giudica, ma ti guarda e sembra dire: “Dai, su”. Funziona.»

Samu aggiunse: «E poi c'è la regola del “tocco equo”: niente strappi. Se due mani arrivano insieme, si fa pari e dispari. O sasso-carta-forbice. E il perdente non fa tragedie greche.»

Qualcuno rise. La tensione si sciolse un po', come cioccolato al sole.

E provarono. Ogni uovo trovato andava nel mucchio comune: “plop”, “plop”, “plop”. Incredibilmente, più mettevano in mezzo, più si divertivano. Come se la caccia non fosse più una gara, ma un gioco di squadra contro i cespugli.

Alla fine, divisero. Tutti ebbero qualcosa. Anche il bimbo in disparte, che finalmente sorrise.

«Io mi chiamo Martino,» disse piano.

«Io Leo,» rispose Leo. «E questi sono Samu, Pietro e Niko. Oggi il fiume ha visto una cosa rara: gente che non si strappa le uova.»

Martino rise. «Posso tenere questo?»

In mano aveva un uovo di plastica con dentro un bigliettino. Lo aprì e lesse ad alta voce:

“SE AVETE CONDIVISO, ORA POTETE TROVARE.

SEGUITE IL SALICE CON IL RAMO A FORMA DI GANCIO.”

Niko puntò il dito. «Lì! Il salice con il ramo storto. Sembra un punto interrogativo.»

E il gruppo—adesso un po' più grande, perché Martino si era appiccicato a loro come una calamita gentile—si incamminò lungo l'argine.

Capitolo 5: Il salice, l'uovo gigante e la magia che pesa poco

Il salice stava vicino a una curva del fiume, con i rami lunghi che sfioravano l'acqua come dita curiose. Uno dei rami davvero sembrava un gancio, come se l'albero avesse voglia di appendere qualcosa: una giacca, un pensiero, o magari un segreto.

Sotto il salice c'era una cesta. Non una cesta qualsiasi: una cesta enorme, intrecciata fitta, con un fiocco giallo e una targhetta di legno.

Sopra c'era scritto: “PER CHI ARRIVA INSIEME”.

Leo si avvicinò piano. «Ok. È la parte in cui… salta fuori un drago di cioccolato?»

«O un coniglio sindaco,» aggiunse Samu.

Pietro sospirò. «Probabilmente c'è un uovo gigante e basta.»

Niko si chinò. «C'è anche un lucchetto. Ma non è chiuso. È… solo appoggiato, come un cappello.»

Sollevarono il coperchio. Dentro, su un letto di paglia pulita, c'era un uovo di cioccolato enorme, avvolto in carta colorata con disegni di pennellate. Accanto, un biglietto:

“QUESTO UOVO È PER IL GRUPPO.

MA SI APRE SOLO SE OGNUNO DÀ QUALCOSA.

NON SERVONO COSE GRANDI.

SERVONO COSE VERE.”

Martino fece un passo indietro. «Io… io non ho niente.»

Leo gli mise una mano sulla spalla. «Hai partecipato. Hai accettato di dividere. È già qualcosa.»

Pietro però lesse meglio il biglietto, come se fosse un problema di matematica con il cuore.

«Dice: ognuno dà qualcosa. Può essere… anche un gesto.»

Samu frugò nello zaino e tirò fuori il suo uovo di cioccolato piccolo. Lo guardò come si guarda un tesoro e poi, con un sospiro teatrale, lo posò nella cesta.

«Ecco. Io do questo. E sì: sto soffrendo. Ma in modo nobile.»

Niko mise il suo uovo di cioccolato accanto. «Io do il mio. E do anche la promessa di non contare quante persone lo mangiano.»

Pietro aggiunse il suo. «Io do il mio, e do il compito di dividere in modo equo. Lo prendo sul serio.»

Leo mise il suo. «Io do il mio, e do… una risata. Gratis.»

E rise, una risata che fece scappare un'anatra con l'aria indignata, come se qualcuno le avesse rubato la privacy.

Martino abbassò gli occhi. Poi tirò fuori dalla tasca un sassolino piatto, liscio e grigio.

«Io do questo. Non vale niente, ma… mi piace. Lo tengo quando sono nervoso.»

Niko lo guardò. «Vale. È vero.»

Quando il sassolino toccò la paglia, accadde la cosa più strana: la carta dell'uovo gigante frusciò da sola, come se un vento minuscolo fosse entrato solo lì dentro. Il cioccolato fece un leggero “toc”.

Sul biglietto apparve una nuova riga, come se fosse stata scritta con inchiostro invisibile che decideva di mostrarsi:

“BRAVI. LA MAGIA PIÙ FORTE È QUELLA CHE PESA POCO.”

Pietro deglutì. «Quindi… possiamo aprirlo.»

«Aspetta,» disse Leo. «Lo apriamo… e poi? Se lo mangiamo noi, non è molto “giusto”

Samu si grattò la nuca. «Però è anche per il gruppo.»

Niko indicò la targhetta: “Per chi arriva insieme”. «Insieme può voler dire anche con gli altri bambini.»

Martino alzò un dito. «E con la signora Teresa… e la maestra Viola? Loro hanno aiutato.»

Pietro annuì, come se finalmente avesse trovato la soluzione perfetta. «Facciamo una cosa semplice: lo dividiamo e lo portiamo a chi ha partecipato alla caccia giusta. A chi ha condiviso. Così è equo.»

Samu sorrise. «E io che pensavo che l'equità fosse noiosa. Invece è… come quando tagli una torta e nessuno ti guarda male.»

Aprirono l'uovo. Dentro non c'erano giocattoli, né super-premi. Solo sacchettini di ovetti colorati e un rotolo di carta con scritto:

“PASQUA È UNA FESTA.

LA FESTA DIVENTA PIÙ GRANDE QUANDO CI STA DENTRO ANCHE QUALCUN ALTRO.”

Leo si mise a ridere piano. «Ok. Questa è la scoperta più semplice e felice del mondo.»

Capitolo 6: La divisione, la sorpresa e la Pasqua che resta

Tornarono lungo il sentiero con i sacchettini nello zaino e le mani appiccicose di cioccolato, perché Samu “per sbaglio” aveva assaggiato un pezzetto per controllare la qualità.

«È per la sicurezza alimentare,» si giustificò.

Pietro lo guardò. «Hai controllato anche ieri la sicurezza dei biscotti, vero?»

«Ero un professionista già allora,» rispose Samu, serio come un detective.

Raggiunsero gli altri bambini del fiume e si sedettero sull'erba. Pietro prese il rotolo e spiegò la regola: ognuno riceve una parte uguale, e chi vuole può dare qualcosa in più a chi ne ha meno. Non per pietà: per scelta.

Distribuirono gli ovetti. Martino aiutò, contando a voce alta. Leo raccontava barzellette leggere mentre passavano i sacchetti, così nessuno si annoiava. Niko controllava che nessuno rimanesse fuori, come un radar di gentilezza. Samu, sorprendentemente, era quello che diceva più spesso: «Ehi, tocca anche a te.»

Quando finirono, la bambina con la coda alta si avvicinò a Leo e gli porse un uovo di plastica rimasto.

«Tieni,» disse. «Per… la tua licenza invisibile.»

Leo lo prese e fece un inchino ridicolo. «Grazie. La metterò in una cornice invisibile.»

Poi passarono dalla panetteria. Signora Teresa li vide entrare e disse subito: «Non mi dite che quel coniglio ha fatto straordinari.»

Samu porse un sacchettino di ovetti. «Per voi. E… per lui. Se non è allergico alla propria categoria.»

Dal retro arrivò un “etciù!” che sembrava quasi una risata.

Al centro culturale, maestra Viola ricevette la sua parte e guardò le loro uova decorate.

«Avete fatto una cosa bella,» disse. «E sapete qual è la parte migliore? Che si può ripetere. Non serve l'inchiostro invisibile.»

Alla fine, in piazza, si sedettero sul muretto con l'ultimo ovetto rimasto.

Pietro lo osservò come se fosse un pianeta da dividere.

«Che facciamo con questo?»

Samu si preparò. «Io propongo un duello. Sasso-carta-forbice al meglio dei nove.»

Niko scosse la testa. «Oppure lo dividiamo in quattro.»

Leo sorrise. «Oppure lo diamo a qualcuno che passa e sembra averne bisogno.»

In quel momento, una signora anziana con una borsa pesante si fermò vicino a loro, cercando le chiavi.

Leo le porse l'ovetto. «Buona Pasqua.»

La signora lo guardò stupita e poi scoppiò a ridere. «Grazie, ragazzi. Mi avete illuminato la giornata.»

Quando se ne andò, il sole sembrò ancora più alto. Non era magia con fuochi d'artificio, né conigli in giacca e cravatta. Era una magia piccola, concreta, che stava in un gesto.

Samu si stiracchiò. «Quindi la tradizione di Pasqua che abbiamo scoperto è… condividere?»

Pietro annuì. «E farlo in modo equo.»

Niko aggiunse: «E accorgersi di chi resta fuori.»

Leo guardò i suoi amici, poi la piazza piena di colori. «E ridere insieme. Perché, se no, il cioccolato si prende troppo sul serio.»

E mentre le campane iniziavano a suonare, sembrò quasi che una voce, da qualche parte, sussurrasse: “Bravi”.

Forse era il vento.

O forse era la Pasqua, che quando è giusta… fa più luce.

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Calligrafia
Il modo in cui una persona scrive le lettere su un foglio.
Panetteria
Negozio dove si vende il pane appena fatto e altri prodotti da forno.
Panificio
Luogo dove si prepara e si cuoce il pane, spesso con un forno grande.
Briciola dorata
Piccolo pezzo simile a una mollica, descritto come color oro o lucente.
Grembiule
Indumento che si mette sopra i vestiti per non sporcarli mentre si lavora.
Tempera
Tipo di colore liquido usato per dipingere, si diluisce con acqua.
Coordinava
Organizzava e metteva insieme le attività per farle funzionare.
Equità matematica
Idea di dividere le cose in modo uguale e giusto tra tutti.
Argine
Bordo o riva che contiene l'acqua di un fiume o canale.
Spugne
Oggetti morbidi che assorbono acqua, usati per pulire o dipingere.

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