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Storia sulla Pasqua 11/12 anni Lettura 26 min.

La caccia alle uova e il coniglio perduto di Pasqua

Durante una Pasqua speciale, Tommaso organizza una caccia alle uova che si trasforma in un’avventura magica, con indizi luccicanti e incontri misteriosi che mettono alla prova l’unione tra amici e vicini.

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Tommaso, 12 anni, viso sorpreso ed emozionato, capelli castano chiaro spettinati, maglietta a righe blu e gialle, è inginocchiato davanti a una vecchia scatola da scarpe aperta tenendo teneramente un piccolo pupazzo-coniglio grigio con un bottone blu come occhio; Marta, circa 9 anni, espressione gioiosa e complice, treccine, sta in piedi accanto a lui applaudendo dolcemente; Giulia, 7 anni, occhi brillanti, vestito rosso a pois bianchi, salta dietro Tommaso piena di meraviglia; Riccardo, 9 anni, abbigliamento casual, tiene un sasso e sorride timidamente a sinistra del gruppo; Lino, piccolo coniglio magico non umano alto quanto una bottiglia, pelliccia beige, gilet verde e mini-campanellino dorato al collo, fluttua lasciando una scia di scintille dorate e vanigliate; ambiente: cameretta luminosa con parete pastello, coperta a stelle, finestra sul platano del giardino, giocattoli e una mappa per la caccia alle uova sul letto; situazione: ritrovamento felice e magico del peluche con amici che condividono la gioia, luci calde, spruzzi di glitter e colori vivaci in stile pop art; grafica: colori saturi, contorni spessi, texture carta ritagliata, ombre piatte, atmosfera allegra e calda. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1

La mattina di Pasqua entrò in camera di Tommaso come una pennellata gialla: luce calda, aria fresca e il profumo di colomba che faceva venire fame anche ai calzini. Tommaso aveva dodici anni, un ciuffo sempre in disordine e un talento speciale: riusciva a pensare a tre cose insieme, soprattutto quando c'era di mezzo il cioccolato.

Sul bordo del letto, però, mancava qualcosa.

“Pippo?” sussurrò.

Pippo era il suo doudou: un coniglio di stoffa grigio, con un orecchio piegato e un bottone azzurro al posto di un occhio. Non lo portava più in giro da un pezzo, perché alle medie certe cose si tengono nel cassetto e basta, ma Pippo restava importante. Era come una vecchia canzone: magari non la ascolti sempre, però quando la senti ti ricordi chi sei.

Tommaso frugò sotto il cuscino, poi sotto il letto, poi dentro la federa come se Pippo potesse essersi trasformato in un fantasma. Niente.

In cucina, sua madre stava sistemando piatti e tovaglioli colorati. Suo padre tagliava una fetta di colomba con la precisione di un chirurgo goloso. La sorellina, Marta, aveva già cioccolato sulla guancia destra e una briciola sulla sinistra: un'opera d'arte.

“Buona Pasqua!” cantò Marta.

Tommaso annuì, ma con la fronte un po' tesa.

“Che c'è?” chiese sua madre, notando subito quello che gli amici chiamavano “la faccia da problema”.

“Non trovo Pippo.”

“Il tuo coniglio di stoffa?” fece suo padre, alzando un sopracciglio. Non lo prendeva in giro, però quella sorpresa da adulto era inevitabile.

“Lo so, è… roba da piccoli,” borbottò Tommaso. “Ma oggi mi serve. È… Pasqua. E basta.”

Marta lo guardò con gli occhi grandi. “Io posso aiutarti! Se lo troviamo, lo faccio assaggiare al mio uovo.”

Tommaso sorrise, suo malgrado. “Generosa.”

Sua madre gli appoggiò una mano sulla spalla. “Lo cerchiamo dopo colazione. E poi, ricordati: oggi tu avevi un piano.”

Già. Il piano.

Tommaso aveva deciso di organizzare una caccia alle uova per i suoi amici del palazzo e per i cuginetti che sarebbero arrivati nel pomeriggio. Non una caccia qualunque: una caccia epica, con indizi, percorsi, una piccola sorpresa finale. Un modo per far stare tutti insieme, anche quelli che di solito litigavano per chi prendeva l'altalena o per chi doveva portare giù la spazzatura.

Tommaso prese il quaderno dove aveva disegnato la mappa del cortile condominiale: l'aiuola a forma di mezza luna, la panchina con la scritta “VIVA IL GELATO”, il grande platano che faceva ombra come un ombrello gigantesco.

Sopra, in stampatello: “OPERAZIONE UOVO ARCobaleno”.

“Ok,” disse. “Prima Pippo, poi le uova. O forse… prima le uova e poi Pippo. Però Pippo. Insomma: entrambi.”

Marta alzò la mano come a scuola. “Io voto per entrambi!”

E così, tra tovaglie a pois e promesse di cioccolato, la Pasqua cominciò con una missione doppia: una caccia alle uova da preparare e un coniglio di stoffa da ritrovare.

Capitolo 2

Dopo colazione, Tommaso aprì la scatola delle uova di cioccolato come se fosse un forziere. Dentro c'erano uova piccole, incartate in carta brillante: rosso fuoco, verde prato, blu mare, oro abbagliante.

“Sembra un arcobaleno che si è vestito elegante,” commentò Marta.

Tommaso distribuì i compiti con l'aria di un direttore d'orchestra.

“Marta, tu fai i cartellini con gli indizi. Scrittura chiara, niente geroglifici.

“Ehi!” protestò lei. “Io faccio solo geroglifici moderni.”

“Mamma, mi presti lo scotch e i pennarelli?”

“Sono nel cassetto. E ricordati di fare indizi che non mettano in pericolo la fauna del cortile,” disse lei, indicando l'aiuola.

“Promesso.”

Tommaso scrisse i primi indizi sul quaderno, poi li riscrisse su cartoncini colorati:

1) “Dove si siedono i segreti a riposare?” (risposta: la panchina)

2) “Sotto l'ombra che sembra una tenda gigante.” (il platano)

3) “Dove l'acqua canta anche quando non c'è.” (la fontanella, che gocciolava sempre)

Mentre lavoravano, successe una cosa strana. Un refolo d'aria entrò dalla finestra, anche se fuori non tirava vento. Le carte degli incarti frusciarono come foglie. E, per un istante, Tommaso ebbe l'impressione che un uovo dorato… gli facesse l'occhiolino. Ma era impossibile: le uova non hanno occhi.

“Sto diventando pazzo?” mormorò.

Marta lo sentì. “Se diventi pazzo, posso avere la tua metà di cioccolato?”

“Ah, ecco la solidarietà.”

Quando scesero nel cortile, arrivarono anche gli amici: Samira, con una treccia lunga e un sorriso pronto; Leo, che correva sempre anche quando non serviva; e Nico, che aveva una battuta per tutto, pure per il meteo.

“Tommi!” urlò Leo. “Hai davvero organizzato una caccia alle uova con indizi? Tipo film?”

“Tipo film, ma con meno esplosioni,” rispose Tommaso.

Samira guardò la scatola delle uova. “Che colori! Sembra una festa.”

Nico si chinò e ispezionò l'aiuola come un detective. “Io annuso già il cioccolato.”

Tommaso spiegò le regole: tutti insieme, niente spintoni, si aiutano i più piccoli quando arrivano i cugini. Chi trova un uovo lo tiene, ma se vede un altro in difficoltà… lo aiuta.

“E se io sono in difficoltà con la fame?” chiese Nico.

“Ti aiutiamo con la colomba dopo,” tagliò corto Tommaso, ridendo.

Cominciarono a nascondere le uova. Tommaso scelse posti non troppo facili, ma nemmeno impossibili. Dietro il vaso grande, sotto la panchina, vicino alla fontanella, dentro il tronco cavo dove nessuno metteva più il naso perché c'era sempre un ragno che sembrava il proprietario.

Poi, mentre infilava un uovo blu dietro una pietra, vide qualcosa che lo bloccò.

Una piccola impronta sul terreno, come di zampetta… ma lucida, scintillante, quasi disegnata con lo zucchero.

“Avete visto?” chiese.

Leo si piegò. “Sembra… glitter!”

Samira toccò appena. “Non è sabbia. È come… polvere di stelle. Ma in cortile?”

Nico si guardò intorno. “Ok. O qualcuno ha rovesciato l'astuccio delle arti, oppure qui succede qualcosa di davvero strano.”

Tommaso deglutì. Il pensiero di Pippo gli tornò in testa come un campanello: e se il coniglio di stoffa non fosse semplicemente… perso?

Un altro refolo d'aria passò tra i rami del platano. E, per un secondo, Tommaso sentì un leggero “tic” metallico, come un campanellino lontano.

“Ragazzi,” disse piano, “facciamo la caccia. Ma teniamo gli occhi aperti. Oggi… sembra una Pasqua un po' speciale.”

Capitolo 3

Il pomeriggio arrivò con i cugini: Giulia (sette anni, energia di un fuoco d'artificio) e Riccardo (nove, collezionista di sassi “importantissimi”). Con loro, anche la zia con una borsa enorme da cui spuntavano ovunque nastri e ovetti.

“Pronti?” annunciò Tommaso, alzando il primo indizio.

“Tutti pronti!” gridarono, come se stessero per partire per un'isola segreta.

La caccia cominciò. Gli indizi funzionavano: i bambini correvano da una parte all'altra, leggevano, pensavano, ridevano. Tommaso faceva attenzione a includere tutti.

“Riccardo, vieni tu a leggere questo,” disse, porgendogli un cartoncino. “Hai occhio per i dettagli.”

Riccardo gonfiò il petto. “Certo. ‘Sotto l'ombra che sembra una tenda gigante.' Platano!”

Giulia tentò di scattare, ma Samira la prese per mano. “Andiamo insieme, così non inciampi.”

Tommaso sentì un calore piacevole nello stomaco. Era questo che voleva: una festa dove nessuno restava indietro.

Poi successe.

Quando Leo sollevò un sasso vicino alla fontanella, invece dell'uovo trovò… un cartoncino nuovo, che Tommaso non ricordava di aver scritto. Era dello stesso tipo, ma la scrittura era diversa: sottile, inclinata, elegante.

Leo lo lesse ad alta voce: “Se cerchi ciò che scalda il cuore, segui la pista che brilla.”

Nico spalancò gli occhi. “Non l'hai scritto tu?”

Tommaso scosse la testa. “No.”

Samira guardò a terra. “La pista… quella polvere luccicante!”

Infatti, accanto alla fontanella, c'era una scia di glitter sottilissimo, che sembrava zucchero filato trasformato in luce. La scia correva verso il platano, poi oltre, verso il piccolo ripostiglio condominiale dove si tenevano scope e innaffiatoi.

Giulia sussurrò: “È magia?”

Tommaso si inginocchiò. La scia non era solo brillante: profumava di vaniglia e… cioccolato caldo.

“Ragazzi,” disse, “questa caccia alle uova si è… aggiornata da sola.”

Nico fece un passo indietro. “Io non ho paura. Cioè, un po'. Ma soprattutto sono curioso.”

“Regola numero uno,” intervenne Tommaso, con tono deciso ma gentile. “Niente si fa da soli. Solidarietà, ok?”

Tutti annuirono. Anche Leo, che di solito annuiva solo quando c'era da annuire su una pizza.

Seguendo la scia, arrivarono al ripostiglio. La porta era socchiusa.

Tommaso spinse piano. Dentro c'era buio e odore di detersivo. Ma, in mezzo, qualcosa brillava: un uovo dorato, più grande degli altri, appoggiato su una scatola di cartone. E accanto… un piccolo fiocco grigio.

Il cuore di Tommaso fece un salto.

“Pippo?” mormorò.

Si avvicinò di un passo. Ma appena lo fece, l'uovo dorato vibrò come un cellulare in modalità segreta. Un suono delicato, come campanellini.

“Non lo toccare di scatto,” sussurrò Samira. “Magari… è fragile.”

Tommaso allungò la mano lentamente. Le dita sfiorarono la carta dorata e… la stanza si riempì di luce morbida, color miele.

Una vocina, piccola come un pensiero, disse: “Finalmente. Ci voleva proprio una caccia fatta bene.”

Tutti rimasero immobili.

Nico, con un filo di voce: “Chi… ha parlato?”

L'uovo dorato tremò, poi la sua carta si aprì da sola, come petali. Non si spezzò: si schiuse.

Da dentro uscì una minuscola figura: un coniglietto, alto quanto una bottiglietta d'acqua, con un gilet verde e un campanellino al collo. Aveva occhi svegli e baffetti che sembravano disegnati con una matita.

“Buona Pasqua,” disse il coniglietto, facendo un inchino. “Io sono Lino. Custode delle Cacce e Protettore degli Indizi Smarriti.”

Giulia fece “Ooooh” come davanti a un fuoco d'artificio.

Leo si lasciò sfuggire: “È vero! È… vero!”

Tommaso deglutì. “Tu… sai dov'è Pippo?”

Lino inclinò la testa. “Il coniglio di stoffa. L'amico antico. Sì. Ma oggi non è solo un oggetto: è una promessa. E le promesse, a Pasqua, si divertono a fare un giro.”

Marta, che fino a quel momento era rimasta zitta, fece un passo avanti. “Ridammelo, per favore. Tommaso fa finta di niente, ma ci tiene tantissimo.”

Tommaso arrossì. “Marta!”

Lino sorrise. “Lo so. E proprio perché ci tiene, deve dimostrare una cosa. Niente di terribile. Solo… un'ultima prova di solidarietà.”

Samira incrociò le braccia. “Che tipo di prova?”

Lino fece tintinnare il campanellino. “La caccia alle uova non è finita. C'è un uovo speciale che manca. Se lo trovate tutti insieme, senza litigare e senza lasciare nessuno indietro, Pippo tornerà da Tommaso. Se invece ognuno pensa solo al proprio cioccolato… beh, Pippo resterà in giro a vedere il mondo.”

Nico sussurrò: “Pippo turista.”

Tommaso guardò i più piccoli. Giulia aveva gli occhi lucidi di emozione. Riccardo teneva stretto un sasso “importantissimo” come se fosse un talismano.

Tommaso si raddrizzò. “Va bene. Lo facciamo. Insieme.”

Lino batté le zampette. “Ottimo. Primo indizio: ascoltate le risate.”

E con un piccolo salto, svanì in una scia di luce, lasciando l'uovo dorato vuoto e la pista luccicante che usciva dal ripostiglio.

Capitolo 4

“Ascoltate le risate,” ripeté Leo, come se fosse una formula magica.

Nel cortile, le risate c'erano davvero: venivano dal parchetto vicino, dove due bambini più piccoli, che Tommaso conosceva solo di vista, cercavano qualcosa tra i cespugli. Sembravano un po' confusi.

Tommaso li riconobbe: erano fratello e sorella del terzo piano, nuovi del palazzo. Si chiamavano Elia e Nora. Di solito stavano in disparte.

Tommaso si avvicinò con il gruppo. “Ciao! State giocando anche voi?”

Nora strinse le labbra. “Stavamo guardando… la vostra caccia. Ma non sappiamo come funziona.”

Elia aggiunse: “E noi non abbiamo uova.”

Giulia si girò verso Tommaso, come a chiedere permesso.

Tommaso sentì la “prova di solidarietà” che gli ronzava nelle orecchie. Avevano uova nascoste per i loro amici e cugini, non per tutti. Però… era Pasqua. E poi: cosa vale di più, un incarto brillante o due bambini esclusi?

Tommaso aprì la scatola rimasta. “Ok. Cambio di piano. Questa caccia è per tutti. Nora, Elia, venite con noi.”

Nico fischiò piano. “Eroe del cortile.”

Tommaso lo fulminò. “Non è eroismo. È… essere normali.”

Marta, per una volta seria, disse: “Io posso dare un mio ovetto a Nora.”

Nora la guardò sorpresa. “Davvero?”

“Certo,” rispose Marta, porgendole un ovetto verde. “Ma lo condividiamo dopo, eh. Così è più buono.”

Nora sorrise, e quella risata piccola sembrò accendere qualcosa nell'aria, come una lampadina.

Samira indicò il vialetto. “Guardate! La polvere che brilla!”

La scia luccicante ricomparve, sottile come una linea tracciata con una penna di luce. Passava vicino alla panchina e poi… si infilava dietro il cassonetto della carta, un posto non proprio poetico.

Nico arricciò il naso. “Gli indizi magici ci portano… dove si butta il cartone. Che romanticismo.”

Tommaso rise. “La magia non è schizzinosa.”

Dietro il cassonetto trovarono un'altra tessera di cartoncino, sempre con la scrittura elegante.

Samira lesse: “Per trovare l'uovo che manca, portate a termine ciò che avete iniziato: una caccia è una festa solo se tutti arrivano al traguardo.”

Riccardo si grattò la testa. “Ma noi… stiamo già cercando.”

Tommaso guardò i bambini. Alcuni avevano già trovato più uova. Giulia ne aveva due, Leo addirittura tre. Elia e Nora nessuna. Riccardo una sola, ma non la voleva aprire “per non disturbare il sasso”.

Tommaso respirò a fondo. “Ok. Regola nuova. Da adesso, ogni volta che qualcuno trova un uovo, lo mette nel cestino comune. Alla fine li dividiamo in modo che tutti ne abbiano lo stesso numero.”

Ci fu un secondo di silenzio. Un silenzio pieno di pensieri e di cioccolato immaginato.

Leo guardò le sue uova. “Ma… io le ho trovate.”

Tommaso lo fissò, senza durezza. “Sì. E sei stato bravissimo. Ma vuoi che Nora ed Elia restino senza? È più divertente vincere da soli o festeggiare insieme?”

Leo si morse il labbro. Poi, lentamente, mise le uova nel cestino che Marta teneva. “Ok. Insieme.”

Nico sospirò teatrale. “E va bene. Anch'io. Però alla fine voglio un ovetto blu. I blu sono filosofici.”

“Non esistono ovetti filosofici,” disse Samira, ma stava sorridendo.

Uno dopo l'altro, tutti aggiunsero le uova al cestino. Anche Giulia, che lo fece con la serietà di una regina che dona un tesoro.

Appena l'ultimo uovo toccò il fondo del cestino, la scia luccicante brillò di più, come se applaudisse. E un campanellino tintinnò da qualche parte, felice.

“Direi che stiamo andando bene,” sussurrò Tommaso. E, dentro di sé, aggiunse: “Pippo, aspettami.”

Capitolo 5

La scia li guidò fuori dal cortile, verso il giardinetto davanti alla chiesa del quartiere. Era pieno di fiori primaverili: tulipani rossi come caramelle, margherite bianche come bottoni, un cespuglio di glicine che profumava come un sogno.

“La Pasqua sembra un quadro,” disse Nora, incantata.

“Un quadro che si può mangiare,” aggiunse Nico, e tutti risero.

Sotto un ramo basso del glicine, trovarono un altro indizio. Questa volta non era su cartoncino, ma scritto con qualcosa che sembrava… cioccolato fuso, lucido e scuro, sul marciapiede.

Tommaso lesse ad alta voce: “L'uovo che manca non si trova con gli occhi, ma con il coraggio. Chiedete aiuto dove non vi aspettate.”

Leo fece una faccia da “non mi piace”. “Dobbiamo chiedere aiuto a un adulto?”

Riccardo alzò la mano. “Io posso chiedere aiuto al mio sasso.”

Nico gli diede una pacca sulla spalla. “Ottima idea, ma magari proviamo anche con gli umani.”

In quel momento, dalla porta della chiesa uscì il signor Bruno, il custode. Era un uomo con baffi grigi, una giacca sempre piena di tasche e una gentilezza un po' burbera, come se la tenesse in tasca anche lei.

“Che ci fate qui, banda di leprotti?” chiese.

Tommaso si fece avanti. Non era timido, ma chiedere aiuto a un adulto sconosciuto “per un uovo magico” suonava come una frase che finisce con una telefonata ai genitori.

“Stiamo facendo una caccia alle uova,” disse, scegliendo le parole. “E… ne manca una speciale. Abbiamo degli indizi, e ci dicono di chiedere aiuto dove non ce lo aspettiamo.”

Il signor Bruno li guardò uno a uno. Poi guardò la scia luccicante, che si era fermata vicino alla fontanella del giardino. Strinse gli occhi. “Ah.”

“Ah cosa?” chiese Marta.

“Non siete i primi,” disse lui, abbassando la voce. “Ogni tanto, a Pasqua, succede che… certe cose si muovano. Io non so spiegare. Però so ascoltare.”

Samira sussurrò: “Lui sa.”

Il signor Bruno infilò la mano in una tasca e tirò fuori… un piccolo mazzo di chiavi e un campanellino identico a quello di Lino.

Tommaso rimase a bocca aperta. “Lei… conosce Lino?”

Bruno fece finta di tossire. “Diciamo che, quando pulisco il giardino, trovo spesso glitter dove non dovrebbe esserci. E qualche volta, nei cespugli, sento qualcuno che ride. Io faccio finta di niente. Loro fanno finta che io non li veda. È un patto.”

Nico, impressionato, sussurrò: “Il custode è un ninja della Pasqua.”

Bruno ignorò il commento con la dignità di chi ha visto cose. “Se cercate l'uovo speciale, controllate il posto dove la gente lascia qualcosa per gli altri.”

“Il posto dove… lascia qualcosa?” ripeté Tommaso.

Bruno indicò una panchina vicino all'ingresso, dove c'era una scatola con scritto “PRENDI UN LIBRO, LASCIA UN LIBRO”. Una piccola biblioteca di quartiere.

Tommaso si avvicinò. Dentro c'erano libri di ogni tipo: romanzi, fumetti, un atlante vecchio. In mezzo, nascosto tra due copertine, c'era un uovo incartato di bianco, con disegnate sopra piccole stelle colorate.

Tommaso lo prese con delicatezza. Era tiepido, come se avesse un cuore.

Appena lo toccò, sentì una vibrazione e un sussurro: “Quasi.”

L'uovo bianco non era il finale, ma era un passaggio.

Dentro la scatola dei libri trovò un ultimo biglietto, questa volta con la scrittura di Tommaso stesso. Ma lui non ricordava di averlo scritto.

C'era scritto: “Se vuoi ritrovare ciò che ami, torna dove hai iniziato e guarda con attenzione ciò che hai sempre avuto.”

Tommaso sentì un nodo in gola. “A casa.”

Bruno annuì. “E fate in modo che nessuno resti solo nel ritorno. La strada è parte della festa.”

Tommaso guardò il gruppo. “Torniamo insieme.”

E tornarono: come una piccola processione allegra, con il cestino delle uova condivise, Elia e Nora in mezzo, Riccardo con il suo sasso in tasca e Giulia che saltava come se il marciapiede fosse un trampolino.

La scia luccicante li seguiva, come una cometa gentile.

Capitolo 6

Quando rientrarono nel cortile, il cielo era ancora luminoso, ma con quella luce dorata del tardo pomeriggio che fa sembrare tutto più morbido: i muri, le foglie, perfino il cassonetto.

Tommaso si fermò sotto il platano, proprio dove avevano nascosto le prime uova.

“‘Torna dove hai iniziato e guarda con attenzione ciò che hai sempre avuto',” ripeté.

Marta lo guardò. “La tua camera?”

“Oppure il… ripostiglio?” azzardò Leo.

Samira scosse la testa. “Dice ‘sempre avuto'. Pippo è tuo. Quindi… il posto più tuo.”

Tommaso chiuse gli occhi un secondo. Vide la sua stanza: il letto, la scrivania, il cassetto dove teneva cose che non mostrava a nessuno. E vide anche… la vecchia scatola delle scarpe, sotto l'armadio, dove conservava biglietti del cinema, figurine e piccoli ricordi.

“Ragazzi,” disse, “andiamo su. Tutti.”

“Anche noi?” chiese Elia, incerto.

“Soprattutto voi,” rispose Tommaso. “Siete parte della caccia.”

Sua madre li guardò entrare in casa in gruppo e alzò un sopracciglio. “Avete conquistato un regno?”

“Quasi,” disse Tommaso. “È una lunga storia. Possiamo… usare la mia stanza cinque minuti?”

Lei li osservò: i bambini un po' sudati, felici, con gli occhi accesi. E vide il cestino comune, le mani che lo reggevano insieme.

“Cinque minuti,” disse. “E poi merenda per tutti.”

Nella camera, Tommaso si inginocchiò e tirò fuori la scatola delle scarpe. La aprì. Dentro c'erano cose normali: un braccialetto di gomma, una foto di quando era piccolo al mare, un biglietto con scritto “Bravo!” della maestra delle elementari.

E in fondo… un pezzetto di stoffa grigia.

Tommaso tirò piano.

Era Pippo. Un po' schiacciato, con l'orecchio piegato più del solito, ma con il bottone azzurro sempre lì, fedele come una stella.

Tommaso lo strinse. Un respiro gli uscì quasi come una risata e quasi come un sospiro.

“Ce l'hai fatta!” esclamò Marta, saltandogli addosso.

“Ma… come è finito qui?” mormorò Tommaso.

Una risatina tintinnò, come un campanellino. Sul davanzale della finestra, per un istante, apparve Lino: piccolissimo, con il gilet verde, gli occhi che brillavano.

“Le cose che amiamo non si perdono per davvero,” disse. “A volte si nascondono solo per ricordarci che non siamo fatti di solo ‘ormai sono grande'. Siete stati un gruppo splendido.”

Nico si sporse. “Quindi l'uovo speciale… qual era?”

Lino indicò il cestino, che Marta aveva portato su. “Quello. Il cestino comune. Il vero uovo speciale è quando ci si accorge che la festa riesce meglio se si divide.”

Samira sorrise. “Mi piace.”

Lino fece un inchino. “Buona Pasqua, cacciatori.” E svanì, lasciando nell'aria un profumo di vaniglia e cioccolato caldo.

Tommaso guardò Pippo, poi guardò gli altri.

“Ok,” disse. “Adesso si fa merenda. E poi dividiamo le uova in modo che tutti siano felici.”

Scese con il gruppo in cucina, dove sua madre aveva preparato una tavola che sembrava un prato: tovaglia verde, piatti colorati, succo d'arancia che brillava come sole liquido.

Tommaso mise Pippo su una sedia, come un ospite importante.

Marta sussurrò a Nora: “Lui fa finta di niente, ma Pippo è tipo… il suo portafortuna.”

Nora annuì. “È bello. Anche io ho una cosa così. Non la dico a nessuno.”

“Puoi dirla a me,” disse Marta. “Io sono affidabile… quasi.”

Risero.

Tommaso aprì il cestino e iniziò a distribuire le uova. Contarono insieme, come una squadra. Se ne mancava una, qualcuno ne spezzava una a metà senza fare tragedie. Elia e Nora ricevettero le loro uova e le guardarono come se fossero medaglie.

“Grazie,” disse Elia, piano. “Oggi… è stato il primo giorno in cui mi sono sentito… dentro.”

Tommaso si sedette, con Pippo accanto. Sentiva il cuore pieno, come quando finisci un libro e ti dispiace chiuderlo.

“È questo che si fa,” disse. “Si lascia posto.”

Nico alzò il suo ovetto blu. “Brindiamo all'ovetto filosofico!”

Leo rise. “Non è filosofico. È blu!”

“Appunto,” ribatté Nico. “Il blu ti fa pensare.”

Samira scosse la testa, divertita. “Allora il rosso ti fa correre?”

“Mi fa venire fame,” disse Giulia, e tutti scoppiarono a ridere.

Tommaso guardò Pippo. Gli sembrò che il bottone azzurro brillasse un poco, come se avesse capito.

Fu una Pasqua luminosa, colorata, piena di tradizioni e di piccole magie. Ma soprattutto piena di persone che, per un giorno, avevano scelto di cercare insieme. E, alla fine, avevano trovato anche quello che non era di cioccolato: un modo più grande di stare vicini.

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Aiuola
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Platano
Un grande albero con foglie ampie che dà molta ombra.
Forziere
Una grande cassa usata per conservare oggetti preziosi o segreti.
Geroglifici
Segni o disegni usati per scrivere, simili a simboli antichi.
Refolo
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Frusciarono
Produssero un suono leggero e sottile, come foglie che si muovono.
Ripostiglio
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