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Mito fantastico 7/8 anni Lettura 12 min.

Kairo e la profezia delle tre luci

Un ragazzo di nome Kairo riceve il compito da una stella di raccogliere tre piume di luce e intraprende un viaggio fatto di prove e incontri che mettono alla prova la sua capacità di ascoltare.

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Un ragazzo di nome Kairo, volto rotondo e capelli neri a ciocche, espressione meravigliata e serena, tiene una grande conchiglia madreperlacea che emette tre piume luminose (blu, oro, verde) che fluttuano in cerchio sopra la sua testa; dietro e a destra sta la nonna Miri (circa 70 anni), capelli bianchi raccolti, rughe dolci, sorride con orgoglio tenendo una collana di conchiglie; sulla spalla sinistra di Kairo poggia un uccellino dal piumaggio spettinato con sguardo vivace che sbatte leggermente le ali. La scena è una piazza sabbiosa di villaggio dominata da un grande banyan con radici a vista, lanterne appese, case basse di legno con tetti di paglia e il mare scintillante all'orizzonte al crepuscolo, lanterne accese e stelle nascenti; Kairo mostra la conchiglia che suona mentre le piume formano un alone sopra una folla fuori campo. Stile: line art a inchiostro fine, tratto chiaro ed espressivo, texture dettagliate di sabbia e corteccia, forti contrasti tra le aree luminose delle piume e le ombre tratteggiate. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: La stella che chiama

Sull'isola di Moanaluce il mare parlava sempre. Parlava con le onde che ridevano, con le conchiglie che facevano “shh”, con il vento che portava profumo di fiori dolci. E c'era un ragazzo che sapeva ascoltare davvero.

Si chiamava Kairo. Era giovane, sognatore, e spesso guardava il cielo come se fosse una grande mappa segreta. Quando gli altri pescavano o intrecciavano ceste, lui restava un attimo in più a fissare le nuvole, aspettando un segno.

Quella sera, mentre il villaggio accendeva le prime lanterne, Kairo vide qualcosa di strano: una stella cadente non cadde. Si fermò. Rimase sospesa sopra il grande albero di baniano, proprio al centro della piazza.

La stella brillò piano, come un respiro. Poi, dal suo bagliore, arrivò una vocina sottile, come una goccia su una foglia.

“Kairo… Kairo…”

Il ragazzo spalancò gli occhi. “Chi mi chiama?”

Accanto a lui, la nonna Miri, che aveva capelli bianchi come spuma e occhi attenti come gabbiani, si mise una mano all'orecchio. “Sss… ascolta bene. Il cielo non parla a chi urla, parla a chi ascolta.”

La vocina divenne più chiara. “La Profezia Celeste. La conchiglia del primo canto. Il sentiero delle tre luci.”

Kairo deglutì. “Io… io non sono un eroe.”

La nonna sorrise. “Gli eroi non iniziano con una spada. Iniziano con un orecchio. E tu, Kairo, hai un orecchio grande come una canoa.”

Kairo rise, un po' imbarazzato. “È enorme?”

“È utile,” disse lei, e gli porse una piccola collana con un pendente di madreperla. “Questa è la Conchiglia-Ascolto. Non fa magie rumorose. Fa magie gentili. Ti aiuterà a sentire quello che conta.”

In quel momento la stella sospesa tremò, come se fosse contenta. Poi lasciò cadere tre scintille, che atterrarono sulla sabbia e diventarono tre piume luminose: una azzurra, una dorata e una verde.

La stella sussurrò ancora: “Tre luci. Tre prove. Un cuore che ascolta.”

E poi, con un “fiuu” leggero, la stella tornò a salire e sparì nel cielo.

Kairo rimase lì, con le tre piume tra le dita e la collana al collo. Sentiva il mare, sentiva il vento, sentiva anche il suo cuore, che batteva come un tamburo piccolo ma deciso.

“Nonna,” disse piano, “e se sbaglio strada?”

“Allora la ritrovi,” rispose lei. “Ma prima ascolta: la strada non è solo davanti. È anche dentro.”

Capitolo 2: La tartaruga e la grotta del canto

All'alba Kairo partì. Non da solo, però: la nonna gli mise nello zaino pane di taro e una banana grande “per i pensieri affamati”, disse. E il villaggio lo salutò con sorrisi e gesti della mano.

Camminò lungo la riva. Il sole era una moneta d'oro sul mare, e gli uccelli facevano chiacchiere allegre sopra la testa.

A un certo punto Kairo vide una tartaruga gigantesca sulla sabbia, ma non era ferma: stava disegnando cerchi con le pinne, come se cercasse qualcosa.

“Ehi,” disse Kairo con gentilezza, “ti sei persa?”

La tartaruga alzò la testa. Aveva occhi lenti e buoni. “Non mi sono persa. Sto ascoltando.”

Kairo toccò la collana. “Ascoltando cosa?”

“La terra,” rispose la tartaruga. “Sotto questa sabbia c'è un'eco. Una grotta. La grotta del primo canto.”

Kairo si sentì attraversare da una piccola corrente di emozione. “La conchiglia del primo canto… è lì sotto?”

“Se il tuo cuore è calmo, sì,” disse la tartaruga. “Ma non si entra correndo. Si entra piano, come una foglia che scende.”

Kairo annuì e si inginocchiò. Appoggiò l'orecchio alla sabbia. All'inizio sentì solo il suo respiro. Poi, più sotto, un suono lontano: un “uuuu” morbido, come una ninna nanna.

“Lo sento,” sussurrò.

La tartaruga sorrise… a modo suo, cioè con gli occhi. “Allora scava qui. Ma ascolta anche me: se hai paura, dillo. La paura non è un nemico, è un messaggio.”

Kairo prese un bastoncino e scavò. La sabbia era calda, poi più fresca. Trovò una piccola apertura e scese con cautela.

Dentro la grotta c'erano pareti lucide come perle. Dal soffitto cadevano gocce che suonavano “tin… tin…”, come se la grotta stesse provando una canzone.

Al centro c'era una conchiglia grande e rosa, appoggiata su una pietra. Kairo si avvicinò. “Sei tu la conchiglia del primo canto?”

La conchiglia non rispose con parole. Rispose con un suono: una nota dolce che gli fece venire in mente la voce della nonna, il sorriso del villaggio, il mare che abbraccia la riva.

Kairo la prese con rispetto. Appena la toccò, la piuma azzurra nello zaino si accese e brillò.

“Una luce,” disse Kairo, più tranquillo. “Ne mancano due.”

Quando uscì dalla grotta, la tartaruga lo aspettava.

“Ce l'hai fatta,” disse.

“Grazie,” rispose Kairo. Poi esitò. “Ma… come hai fatto a sapere dov'era?”

“Non lo sapevo,” rispose la tartaruga. “Ho ascoltato. È diverso.”

Kairo rise piano. “Allora devo imparare la differenza.”

Capitolo 3: Il vento bugiardo e la montagna che risponde

Il secondo sentiero portava verso la montagna di Ahi-Ahi, che sembrava dormire sotto un mantello di nuvole. Lì il vento era vivace e un po' dispettoso.

Mentre Kairo salivava, il vento iniziò a sussurrare tra le foglie: “Di qua! No, di là! Più veloce! Più forte!”

Kairo si fermò. La voce del vento sembrava sicura, ma cambiava ogni secondo. Il ragazzo sentì un piccolo nodo nello stomaco.

Allora si ricordò delle parole della tartaruga e della nonna: ascoltare davvero.

Si sedette su una pietra. Chiuse gli occhi. Fece un respiro lungo. Poi un altro.

“Vento,” disse con calma, “stai giocando?”

Il vento fischiò. “Io non gioco! Io comando!”

Kairo sorrise. “Se comandassi davvero, parleresti sempre uguale. Invece cambi idea come un granchio che cammina di lato.”

Il vento si offese e soffiò più forte, alzando foglie e polvere. Ma Kairo non corse. Appoggiò la mano alla collana. Sentì un suono piccolo, quasi invisibile, che veniva non dall'aria ma dalla montagna: un ronzio profondo, come un tamburo lontano.

Seguì quel ronzio, non le parole del vento.

Arrivò a un punto dove tre rocce formavano un arco. Sotto l'arco c'era una pozza d'acqua così chiara che sembrava uno specchio. Sopra lo specchio galleggiava una piuma dorata, identica a quella che aveva trovato in piazza, ma più viva, come se fosse appena nata.

Kairo si chinò. Nell'acqua vide il suo viso. Non un eroe con muscoli enormi, ma un ragazzo con occhi pieni di domande.

“Devo prendere la piuma?” chiese a voce bassa.

La montagna rispose, senza parole, con un suono che sembrava dire: sì, ma con cura.

Kairo prese la piuma dorata. Subito la seconda piuma nello zaino brillò e si unì alla luce azzurra, come due lucciole che si salutano.

Il vento, che fino a poco prima faceva il prepotente, si calmò e diventò una brezza gentile. “Va bene,” disse quasi timido. “Hai ascoltato meglio di me.”

Kairo rise. “Puoi anche aiutarmi, se vuoi.”

“Posso,” disse il vento. “Ti porterò un profumo: quando sentirai odore di fiori notturni, sei vicino all'ultima luce.”

“Fiori notturni,” ripeté Kairo. “Grazie.”

E continuò il cammino, leggero come un passo su sabbia.

Capitolo 4: La profezia si compie e la festa si accende

Quando il cielo diventò viola e le prime stelle si accesero, Kairo arrivò in una piccola valle piena di cespugli. L'aria profumava davvero di fiori notturni: dolce e fresco, come una carezza.

Tra i cespugli sentì un pianto piccolissimo. “Uè… uè…”

Kairo si abbassò e trovò un uccellino con una zampetta incastrata tra due rami. Non era ferito, solo spaventato.

“Tranquillo,” disse Kairo. “Ti aiuto.”

L'uccellino tremava. “Ho paura… non voglio restare qui!”

Kairo non tirò subito. Prima ascoltò: guardò bene i rami, sentì dove spingevano, dove c'era spazio. Poi con due dita fece leva piano e liberò la zampetta.

“Ecco,” disse. “Sei libero.”

L'uccellino sbatté le ali e poi si posò sulla sua spalla, come se volesse ringraziare. “Tu ascolti,” cinguettò. “Allora ti mostro.”

Volò poco più avanti, fino a una pietra piatta. Sopra la pietra c'era una fessura che brillava verde. Dentro, come una piccola fiamma gentile, stava la terza piuma: verde come foglia dopo la pioggia.

Kairo la prese. Le tre piume nello zaino si accesero tutte insieme: azzurro, oro, verde. Le luci si sollevarono e formarono un cerchio sopra la sua testa. Poi scesero lentamente e entrarono nella Conchiglia-Ascolto, che si riempì di un bagliore morbido.

Dal cielo arrivò la stessa vocina della stella: “Tre luci, tre prove, un cuore che ascolta. La Profezia Celeste è compiuta.”

Kairo guardò in alto. Le stelle sembravano più vicine, come se sorridessero. La conchiglia emise un canto semplice, bello, che non faceva paura: sembrava dire che ogni persona del villaggio era importante, perché ogni persona ha qualcosa da ascoltare e qualcosa da dire.

Kairo tornò a Moanaluce con passo veloce, ma senza correre. Voleva arrivare, sì, ma voleva anche sentire il mare, il vento, il rumore delle risate da lontano.

Quando entrò in piazza, la nonna Miri era lì, con le mani sui fianchi. “Allora?”

Kairo le mostrò la conchiglia che brillava. “Ho seguito le tre luci. Ma soprattutto ho ascoltato. Il vento bugiardo, la montagna, una tartaruga… e un uccellino molto drammatico.”

L'uccellino fece un verso fiero, come per dire: “Drammatico io? Per niente!”

La nonna rise. “Bravo. Ora ascoltiamo tutti insieme.”

Il villaggio preparò una festa semplice: stuoie stese sulla sabbia, frutta tagliata, pane di taro caldo, e una zuppa che profumava di cocco. Qualcuno suonò un tamburo piano, come il battito di un cuore contento.

Kairo mise la conchiglia al centro e la fece cantare. Non era un canto che copriva le voci: era un canto che le univa. I bambini ascoltavano e poi raccontavano a turno una cosa bella della giornata. I grandi ascoltavano e annuivano, come se imparassero di nuovo.

La nonna si avvicinò a Kairo e disse piano: “Hai visto? La profezia non era una corona. Era un modo di stare nel mondo.”

Kairo guardò le lanterne, le stelle, il mare. “Allora posso continuare.”

“Certo,” disse la nonna. “Perché il cielo parla spesso. E tu sai come rispondere: con ascolto.”

Kairo sorrise. Intorno a lui la festa era luce, era risata, era musica. E sopra, tra le stelle, una piccola scintilla sembrò fare l'occhiolino, come a dire: domani ci sarà un altro mistero gentile da ascoltare.

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Baniano
Un grande tipo di albero con radici e rami molto lunghi e robusti.
Lanterne
Piccole luci portatili usate per illuminare la notte durante le feste.
Madreperla
Materiale lucido e colorato dentro alcune conchiglie, usato per fare gioielli.
Conchiglia-Ascolto
Una conchiglia speciale che aiuta a sentire suoni importanti con calma.
Profezia Celeste
Un messaggio importante che viene dal cielo e parla di qualcosa che accadrà.
Grotta
Una grande cavità naturale nella roccia, spesso buia e con suoni strani dentro.
Eco
Un suono che torna indietro dopo che hai urlato o fatto rumore in un luogo chiuso.
Piume luminose
Piume che brillano di luce, come piccole lanterne leggere.
Fessura
Una stretta apertura tra due cose, dove può entrare solo una mano o un dito.
Ninna nanna
Una canzone dolce che si canta per far addormentare i bambini.

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