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Storia divertente sui compagni 7/8 anni Lettura 16 min.

Il selfie più buffo del campeggio Pigne Felici

Al campeggio "Pigne Felici", Orso Bruno e i suoi amici tentano di scattare il selfie perfetto tra cappellini volanti, mollette ribelli e paperelle curiose; tra equivoci e risate scoprono che l'amicizia rende ogni foto speciale.

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Orso Bruno, grande orso bruno dal pelo morbido e sguardo tondo, felice e sorpreso, tiene un grande telefono antico con una zampa nella pozza mentre il suo piccolo cappello giallo vola via; Lilli la volpe rossa sorride e si protende per afferrare il cappello; Pippo lo scoiattolo ha il cappello sugli occhi e alza le braccia facendo una smorfia comica al centro; Mina la coniglietta bianca in vestito rosa ride chinandosi con una corda per saltare che scivola sul legno davanti a Pippo; Tito la tartaruga, saggia, osserva da sinistra della passerella tenendo una mappa piegata; ambientazione su una passerella di legno vicino a un lago azzurro con tende colorate, una bandiera al vento e qualche anatroccolo che starnazza; situazione: selfie di gruppo caotico con il cappello che vola, la corda che si srotola, lo splash nella pozzanghera e il telefono che cattura l'attimo, composizione dinamica, espressioni esagerate, colori caldi e contrastati in stile cartoon rétro con contorni neri spessi. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il campeggio e l'idea del selfie

Al Campeggio “Pigne Felici” l'aria profumava di pino, di biscotti e di… crema solare spalmata un po' a caso.

Orso Bruno, un orso grande e caldo come una coperta, camminava tra le tende con un cappellino troppo piccolo sulla testa.

“Mi sta bene?” chiese, guardandosi nel cucchiaio lucido che usava come specchio.

“Sembri una castagna con la visiera!” rise Lilli la volpe, che aveva sempre una battuta pronta.

“E io sono una castagna molto seria,” disse Bruno, provando a fare una faccia importante. Ma la visiera gli scivolò su un occhio. “Ok, castagna un po' storta.”

Arrivarono anche gli altri amici:

Tito la tartaruga, con uno zainetto enorme e un passo tranquillo;

Pippo lo scoiattolo, velocissimo e pieno di energia;

e Mina la coniglietta, che portava una corda per saltare come se potesse servire in qualsiasi momento.

“Ragazzi!” annunciò Bruno. “Oggi facciamo un selfie. Uno di quelli… super buffi!”

“Un selfie al campeggio!” esclamò Mina. “Con lo sfondo delle tende! E del lago! E… e del chiosco dei gelati!”

“E delle nostre facce strane,” aggiunse Pippo, già saltellando. “Io faccio la faccia da nocciolina sorpresa!”

Tito alzò un sopracciglio. “Esiste una faccia da nocciolina sorpresa?”

“Certo!” disse Pippo. “È questa.” E spalancò gli occhi così tanto che sembravano due palline.

Bruno tirò fuori il suo telefono. Era grande, perché le sue zampe erano grandi. E quando un orso prende un telefono, il telefono sembra subito più piccolo e un po' timido.

“Facciamo il selfie vicino alla bandiera del campeggio,” propose Lilli. “Così si vede che siamo una squadra!”

Si misero tutti in marcia, in fila come una sfilata un po' disordinata. Pippo correva avanti e tornava indietro. Mina saltellava. Tito avanzava con calma. Bruno cercava di tenere il cappellino fermo con un dito. Lilli li guardava e rideva piano.

Quando arrivarono alla bandiera, Bruno alzò il telefono. “Ok! Tutti vicini!”

Si strinsero. Molto vicini. Troppo vicini.

“Non respiro più aria da cinque secondi,” disse Pippo, schiacciato tra Bruno e Mina.

“È aria d'amicizia,” rispose Mina, ridendo.

Bruno allungò il braccio. Il braccio di un orso è lungo, ma non infinito. “Più indietro… no, più avanti… no, più… ecco!”

In quel momento arrivò una folata di vento. La bandiera svolazzò. Il cappellino di Bruno fece “fiuuu!” e gli finì proprio davanti agli occhi.

“Scatto!” disse Bruno, premendo.

Click.

“L'ho fatto!” annunciò Bruno, soddisfatto, togliendosi il cappellino dagli occhi.

“Fammi vedere!” chiese Lilli.

Bruno guardò lo schermo. Fece una pausa. Poi disse, lentissimo: “Ragazzi… nel selfie… ci sono due cose.”

“Due cose?” domandò Tito.

“Sì. Il mio naso. Enorme. E… un pezzo di bandiera. Forse.”

Pippo si mise le mani sulla testa. “No! Io volevo la mia faccia da nocciolina sorpresa!”

Mina rise così forte che quasi cadde. “È il selfie più orso del mondo!”

Bruno sospirò, ma poi sorrise. “Ok. Ne facciamo un altro. Uno leggendario. Uno che farà ridere anche le pigne.”

Capitolo 2: Il piano della foto perfetta (quasi)

Gli amici si sedettero su un tronco vicino alla loro tenda. Era il “tronco delle decisioni importanti”, come lo chiamava Lilli, anche se sopra ci aveva già rovesciato una limonata.

“Allora,” disse Lilli, “serve un piano. Serve… organizzazione!”

Pippo alzò la zampa. “Serve anche una faccia da nocciolina sorpresa. È fondamentale.”

Tito annuì lentamente. “E serve tempo. Il tempo migliora ogni cosa. Anche i selfie.”

“E serve una cosa ancora più importante,” aggiunse Mina. “Qualcuno che tenga fermo il telefono.”

Tutti guardarono Bruno.

Bruno batté le palpebre. “Io… tengo fermo il telefono. Io sono… una roccia.”

Pippo lo osservò. “Una roccia con un cappellino ballerino.”

“Ehi!” protestò Bruno. “Il cappellino non balla. Fa… esercizio.”

Decisero di costruire un supporto per il telefono. Un supporto semplice, da campeggio, da amici che ridono. Presero una cassetta vuota del chiosco dei gelati (con permesso del signor Riccio, che disse: “Basta che non mi fate un gelato al telefono!”). Poi cercarono ramoscelli, pigne e una molletta gigante.

“Una molletta!” esclamò Mina. “Perfetta!”

Tito guardò la molletta. “È grande.”

“È… ambiziosa,” disse Lilli.

Pippo si arrampicò sulla cassetta come se fosse una montagna. “Io metto il telefono qui, poi la molletta qui, e poi… ta-daa!”

La molletta scattò. “CLACK!”

Il telefono rimase in equilibrio. Per due secondi.

Poi la molletta fece “SPLOING!” e il telefono volò morbido dentro un mucchio di asciugamani puliti.

Bruno si precipitò. “Il mio telefono! Sta bene? Non si è spaventato?”

“Un po',” disse Lilli, fingendo di ascoltare il telefono. “Dice che preferisce i cuscini alle mollette.”

Tito fece un piccolo sorriso. “Almeno è caduto su qualcosa di morbido.”

Pippo si grattò la testa. “Ok. Secondo tentativo!”

Questa volta usarono due cassette. E tre ramoscelli. E una pietra “molto seria” scelta da Bruno.

“Pietra seria al posto suo,” disse Bruno, posandola come se fosse un oggetto importante.

Mina sistemò una cordicella. “Così non scappa.”

“Come un telefono in fuga,” commentò Lilli.

“Non si sa mai,” disse Mina. “Oggi abbiamo vento. E bandiere. E cappellini che fanno esercizio.”

Bruno finse di non sentire.

Finalmente il telefono stava fermo. Forse. Più o meno. Un pochino.

“Adesso serve la scena!” annunciò Lilli. “Un selfie non è solo una foto. È un momento!”

“Facciamo un selfie con le attività del campeggio!” propose Mina. “Tipo… io salto la corda, Pippo fa la faccia da nocciolina sorpresa, Tito tiene una mappa, e Bruno… Bruno fa l'orso eroico!”

Bruno gonfiò il petto. “Orso eroico attivato!”

Tito tirò fuori una mappa del campeggio. Era piena di disegni: bagni, lago, parco giochi, chiosco.

“Che faccio?” chiese Tito.

“Tu fai la faccia da esploratore,” disse Pippo. “Come se avessi appena scoperto… un biscotto gigante!”

“Mi sembra una scoperta plausibile,” disse Tito, serio.

Si prepararono. Mina iniziò a saltare la corda. Pippo fece la faccia da nocciolina sorpresa. Tito aprì la mappa. Bruno fece l'orso eroico, con una zampa sul cuore e l'altra in alto come un capitano.

Lilli contò: “Tre… due… uno… SORRISI!”

Click.

Tutti corsero a vedere.

Sul display comparve… una foto perfetta della mappa. Solo della mappa. Grande. Grandissima.

“Chi ha messo la mappa davanti?” chiese Mina.

Tito alzò lentamente la zampa. “Forse… io.”

Pippo scoppiò a ridere. “È il primo selfie con una mappa che fa un selfie!”

Bruno ridacchiò. “Ok, ok. Ne facciamo un altro. Ma stavolta… niente mappa in faccia.”

Tito ripiegò la mappa con cura. “La mappa non voleva essere timida. Voleva partecipare.”

“È un'ottima amica,” disse Lilli. “Ma adesso tocca a noi.”

Capitolo 3: L'inseguimento del cappellino e il selfie più buffo

Decisero di spostarsi vicino al lago, dove c'era una passerella di legno e alcune paperelle che facevano “quack” come se commentassero tutto.

“Le paperelle saranno il pubblico,” disse Lilli.

“Quack di approvazione!” imitò Pippo. Le paperelle lo guardarono. Poi fecero “quack” davvero.

“Mi hanno risposto!” sussurrò Pippo. “Sono famose?”

Bruno sistemò il telefono sul supporto. Questa volta sembrava stabile. Sembrava.

Mina controllò l'inquadratura. “Ok. Ci stiamo tutti. Anche le paperelle. E anche… Bruno, il tuo cappellino è dritto?”

Bruno toccò la visiera. “Dritto come… una banana.”

“Le banane non sono drit… lascia stare,” disse Lilli, ridendo.

Proprio mentre stavano per scattare, una paperella fece un passo troppo vicino e beccò la cordicella del supporto.

“Quack!” fece la paperella, come a dire: “Ops.”

Il supporto traballò. Il telefono oscillò come una barca.

“Nooo!” gridò Bruno, ma senza panico, più come quando un biscotto sta per cadere nel latte.

Pippo scattò in avanti. Mina afferrò una cassetta. Lilli trattenne una risata. Tito fece un passo, poi un altro, poi un altro, con la calma di chi vuole arrivare giusto, non veloce.

Il telefono non cadde. Si fermò. Per miracolo e per amicizia.

“Salvo!” esclamò Mina.

Bruno sospirò. “Ok. Ora scattiamo subito, prima che qualcuno… quack!”

Le paperelle fecero “quack quack” tutte insieme, come se stessero applaudendo.

Bruno alzò una zampa. “Tutti pronti! Facce buffe!”

Pippo: faccia da nocciolina sorpresa.

Mina: lingua fuori e un occhio chiuso.

Lilli: sorriso furbo e orecchie dritte.

Tito: faccia tranquilla, ma con un sopracciglio alzato “da comico silenzioso”.

Bruno: faccia da orso eroico… con in più un sorriso enorme.

“Tre… due… uno…” disse Bruno.

E proprio allora, il vento fece “fiuu” un'altra volta. Il cappellino di Bruno decise di fare un altro po' di esercizio. Saltò via dalla sua testa e volò sopra la passerella.

“Il mio cappellino!” gridò Bruno.

Il cappellino atterrò sulla testa di Pippo.

Pippo si bloccò. “Adesso sono… uno scoiattolo con cappellino da orso?”

Il cappellino scivolò e coprì gli occhi di Pippo.

“Non vedo!” disse Pippo, ma rideva.

Mina cercò di aiutarlo e inciampò nella corda per saltare, che si srotolò come un serpente gentile e si mise a fare curve sul legno.

Lilli provò a prendere il cappellino con eleganza, ma la sua zampa scivolò e fece un piccolo “pat” sulla testa di Tito.

Tito rimase immobile. “Sono stato… pat-tato.”

Bruno, nel frattempo, cercò di recuperare il cappellino, fece un passo lungo, poi un altro, e finì con la zampa in una pozzanghera minuscola.

“Splash piccolissimo!” annunciò Bruno, come se fosse un grande evento.

E il telefono, che era su autoscatto, fece: Click.

Tutti si fermarono.

Silenzio.

Poi Pippo, con il cappellino ancora sugli occhi, disse: “È scattato?”

Mina si mise a ridere. “È scattato! È scattato davvero!”

Corsero a vedere la foto. Le paperelle, come se fossero curiose, si avvicinarono con passi corti.

Sul display c'era… una meraviglia. Bruno con una zampa in pozzanghera e un sorriso gigante. Pippo con il cappellino sugli occhi e la bocca aperta in una “nocciolina sorpresa” perfetta. Mina piegata in due dal ridere. Lilli con una faccia che diceva: “Io non c'entro!” anche se c'entrava. Tito con il sopracciglio alzato e una mano sulla testa, come se avesse appena ricevuto un “pat” reale (e infatti sì).

E dietro di loro, le paperelle, tutte in fila, come un coro di fan.

“Questa,” disse Lilli, “è arte.”

“È la foto più buffa del campeggio!” esclamò Mina.

Tito annuì. “È… sorprendentemente equilibrata. Come una buona risata.”

Bruno guardò i suoi amici e sentì qualcosa di caldo nel petto, come quando bevi cioccolata. “È perfetta perché… siamo noi.”

Pippo alzò finalmente il cappellino e sorrise. “E perché io sono finalmente una nocciolina sorpresa famosa.”

Le paperelle fecero: “Quack!”

Sembrava proprio un applauso.

Capitolo 4: Il saluto, la stampa e l'addio entusiasta

Tornarono al campeggio saltando, camminando e ridendo, con Bruno che ogni tanto diceva: “Splash piccolissimo!” anche senza pozzanghera, solo per far ridere gli altri.

Al chiosco c'era una piccola stampante per foto, gestita dal signor Riccio, che portava occhiali rotondi e un grembiule con scritto “Niente gelato sul telefono”.

“Vorremmo stampare questa,” disse Bruno, mostrando la foto.

Il signor Riccio guardò e scoppiò a ridere. “Oh! Questa foto ha più risate di una domenica al parco!”

“È un selfie… con incidente gentile,” spiegò Lilli.

“E con paperelle fan,” aggiunse Pippo.

Il signor Riccio stampò la foto e gliela diede. Era lucida, colorata, piena di vita. Mina la prese con cura.

“La mettiamo nella bacheca del campeggio!” propose Mina.

“Così tutti possono ridere,” disse Pippo. “Senza prendere in giro nessuno.”

“Esatto,” disse Bruno. “Ridiamo insieme, non contro.”

Andarono alla bacheca vicino alla reception. C'erano foto di famiglie, di castelli di sabbia, di grigliate con salsicce sorridenti (sì, sembravano sorridere). Attaccarono il loro selfie al centro.

Sotto, Tito scrisse con una penna: “Squadra Pigne Felici: risate in corso.”

Passarono alcuni campeggiatori. Una bambina lesse, vide la foto e rise. Un papà rise anche lui. Una nonna disse: “Che bel gruppo!” E una coppia di gemelli provò subito a fare la faccia da nocciolina sorpresa.

Pippo fece un inchino. “Prego, prego.”

La giornata scivolò piano verso la sera. Il cielo diventò arancione e poi rosa. Gli amici si sedettero vicino alla tenda con una coperta grande. Non faceva freddo, ma era bello stare vicini.

Bruno guardò la foto stampata che Mina teneva in mano (ne avevano fatta anche una copia). “Quando torniamo a casa, la metto vicino al mio letto.”

“Così ogni mattina ridi,” disse Lilli.

“E ogni sera,” aggiunse Mina.

Tito parlò con calma, come sempre, ma con un sorriso chiaro. “E ricorderemo che un cappellino che vola non è un problema. È… un invito a improvvisare.”

Pippo saltò su e giù due volte, solo due, perché stava iniziando a stancarsi. “E che una pozzanghera piccola può diventare un evento grande!”

“Sì,” disse Bruno. “Un evento grande come la nostra amicizia.”

Rimasero un momento in silenzio, ascoltando il campeggio: qualche risata lontana, un “clink” di piatti, le cicale, e un “quack” che arrivava dal lago come un saluto.

Poi Mina si alzò e disse: “Domani ognuno torna a casa sua. Ma possiamo salutarci… bene.”

“Con un addio entusiasta!” gridò Pippo.

Lilli annuì. “Con energia, ma senza urlare troppo, che ci sono quelli che dormono.”

Bruno si schiarì la gola e parlò come un capitano gentile. “Amici! Grazie per il selfie più buffo del mondo. Grazie per le risate. Grazie per la pazienza quando il mio cappellino fa… esercizio.”

Pippo rise piano. “E grazie a te per avere un cappellino così atletico.”

Tito alzò la zampa. “E grazie a tutti per aver aspettato i miei passi lenti.”

“Nessuno corre senza di te,” disse Mina, stringendogli la zampa.

Si fecero un abbraccio di gruppo. Un abbraccio morbido, allegro, un po' storto perché Pippo non stava mai completamente fermo.

“Pronti?” sussurrò Lilli.

“Tutti insieme,” disse Bruno.

E dissero, a bassa voce ma con cuore grande: “Ciaooo!”

Poi aggiunsero, un po' più forte, con un'ultima risata che sembrava una carezza: “A prestoooo!”

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Campeggio
Luogo all'aperto dove si dorme in tenda e si fanno attività nella natura.
Visiera
La parte davanti di un cappello che protegge gli occhi dal sole.
Cucchiaio lucido
Un cucchiaio molto pulito e brillante che riflette come uno specchio.
Sfilata
Quando persone o animali camminano in fila, come in un piccolo spettacolo.
In marcia
Camminare insieme verso un posto con uno scopo preciso.
Passerella
Una stretta pedana di legno sopra l'acqua dove si può camminare.
Inquadratura
Come è posizionata la scena o le persone dentro la foto.
Autoscatto
Una foto che si scatta il dispositivo da solo dopo un conto alla rovescia.
Supporto
Qualcosa che regge il telefono o un oggetto per tenerlo fermo.
Traballò
Quando qualcosa si muove in modo incerto e perde stabilità.
Pozzanghera
Una piccola pozza d'acqua che si forma dopo la pioggia.
Molletta
Una pinza che si usa per tenere insieme cose, qui grande e scattante.
Zainetto
Un piccolo zaino che si porta sulla schiena per mettere oggetti.

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