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Storia di pirati 9/10 anni Lettura 9 min.

Il segreto del capitano Tobia e la tempesta della compassione

Il Capitano Tobia e la sua ciurma affrontano i minacciosi Senzacuore per proteggere un segreto custodito in una scatolina di ferro; il giovane mozzo Nico scopre il coraggio e il valore della compassione durante la notte di tempesta.

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Capitan Tobia, barbone e capelli arruffati con cappello storto e sguardo rassicurante, è al centro del ponte di legno di una vecchia fregata tenendo una piccola scatola di ferro contro il petto come a proteggere; a sinistra Nico, circa 10 anni, viso bagnato dalla pioggia, stringe la piccola figlia di Occhi di Ghiaccio di circa 6 anni — con una benda su un occhio e volto impaurito ma sollevato — e guarda Tobia con fiducia; sullo sfondo Mara, giovane e agile, ferma sul ponte con i capelli legati e una corda in mano, vigile ma calma; è notte di tempesta dopo aver respinto pirati rivali, con tavole scrostate, cordami aggrovigliati, una vela lacerata, gocce di pioggia, fulmini in lontananza e la luce calda di una lanterna che contrasta con il cielo viola. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 – Un segreto tra le onde

Il vento soffiava forte sulle vele della “Sirena Sbuffante”, la nave più chiassosa dell'intero arcipelago delle Nuvole Salate. Capitan Tobia il Mancino, con la sua barba sempre arruffata e il cappello storto, guardava il mare come se potesse leggere nelle onde i pensieri dei pesci. Non era un pirata qualunque: Tobia era famoso per il suo ingegno, il suo sorriso un po' storto e, soprattutto, per un segreto che nessuno ancora era riuscito a strappargli.

Accanto a lui, la ciurma si affaccendava: c'era Lollo il Puzzolente, che non si lavava da settimane ma cucinava zuppa di pesce deliziosa; Mara la Svelta, che sapeva arrampicarsi sugli alberi maestri come un gatto; e il piccolo Nico, il mozzo, che sognava di diventare capitano ma per ora sapeva solo lucidare ponti e combinare guai.

“Capitano,” chiamò Mara, avvicinandosi con l'agilità di un delfino, “una nave straniera ci segue da ore. Ha bandiera nera!”

Capitan Tobia strizzò gli occhi e puntò il cannocchiale verso l'orizzonte. Una macchia scura si stagliava all'orizzonte, procedendo nella loro scia. “Quella non è una nave qualsiasi,” sussurrò. “Quelli sono i Senzacuore, e vogliono il mio segreto.”

Tobia si morse il baffo. “Nessun timore, ciurma! Nessuno ci prenderà il segreto… e neppure la cena!” dichiarò, facendo ridere tutti, tranne Lollo che si offese un po' per l'accenno al suo stufato di sgombro.

Ma in cuor suo, Tobia sapeva che quella notte sarebbe stata lunga.

Capitolo 2 – Una notte piena di tranelli

Il cielo si fece viola, e i primi gabbiani iniziarono a gridare il loro saluto alla luna. La “Sirena Sbuffante” ballava sulle onde, ma Tobia non riusciva a rilassarsi. Aveva nascosto il suo segreto in una scatolina di ferro, che portava sempre legata sotto la camicia. Nessuno sapeva cosa contenesse, e molti pensavano fosse una mappa del tesoro, altri una poesia d'amore, altri ancora… un biscotto magico.

Nico si avvicinò di soppiatto. “Capitano, ma è vero che dentro la scatola c'è un occhio di pescecane?” chiese con occhi spalancati.

Tobia sorrise: “No, Nico. Dentro c'è qualcosa che vale più di mille occhi di pescecane, ma anche più fragile di una conchiglia.”

All'improvviso, un colpo sordo risuonò dal ponte. “Allarme! Qualcuno è salito a bordo!” gridò Mara.

Mentre i Senzacuore cercavano di arrampicarsi sulla nave gettando rampini, Tobia ordinò: “Tutti alle posizioni! Non lasciate che trovino la mia cabina!”

Mara saltò giù dal boma e atterrò proprio davanti a un pirata nemico, tirandogli una secchiata d'acqua salata in faccia. Lollo, invece, si lanciò addosso a due Senzacuore armato di una padella unta: “Indietro! O vi friggo come polpi!”

Nico, tremando, si nascose dietro una cassa. Tobia lo vide e, avvicinandosi, gli sussurrò: “Il coraggio non è non avere paura, ma scegliere cosa fare anche quando si ha paura. Vieni con me, piccolo. Ho bisogno di te.”

Questa frase, detta con dolcezza, fece balenare negli occhi di Nico una scintilla che non aveva mai sentito prima.

Capitolo 3 – La tempesta e l'enigma

La battaglia era appena iniziata quando, come se il cielo volesse unirsi al caos, una tempesta improvvisa si scatenò. Fulmini e tuoni costrinsero i pirati a cercare riparo ovunque. Anche i Senzacuore rimasero spiazzati.

“Sei pronto, Nico?” chiese Tobia, mentre la pioggia cominciava a schiaffeggiare il ponte. “Sta per arrivare la parte difficile!”

I due, strisciando, raggiunsero la cabina del capitano. Tobia chiuse la porta alle loro spalle e tirò fuori la scatolina di ferro. “Solo chi ha compassione può capire il vero valore di ciò che c'è qui dentro. Il segreto deve essere protetto non con la forza, ma con l'intelligenza e il cuore.”

Nico, curioso, fissava la scatola. “Me lo farai vedere un giorno?”

Tobia sorrise: “Forse, se dimostri di averne cura. Ora, aiutami: c'è un passaggio nascosto sotto il mio letto. Aprilo mentre io faccio rumore dalla finestra.”

Nico si buttò sotto il letto, trovò una tavola traballante e la sollevò con fatica. Sotto c'era un piccolo vano, giusto per nascondere la scatolina.

Intanto, i Senzacuore, guidati dal loro capitano Occhi di Ghiaccio, riuscirono a entrare nella cabina del capitano. “Dove sei, Tobia? Sappiamo del tuo segreto!”.

Tobia fece finta di essere sorpreso: “Un segreto? Forse volete la ricetta della mia marmellata di alghe?”

“Hai molto spirito, ma poco giudizio!” gridò Occhi di Ghiaccio, che invece inciampò in un secchio lasciato da Nico e sbatté il naso contro la porta.

La tempesta aumentava e Tobia approfittò di un tuono particolarmente forte per sgattaiolare fuori dalla finestra, lasciando Occhi di Ghiaccio a litigare con il secchio.

Capitolo 4 – La scelta di Nico

Sul ponte, i tuoni e le urla si mescolavano come una zuppa troppo salata. Mara combatteva con una corda in mano, Lollo difendeva la cambusa con i mestoli, e Nico cercava disperatamente Tobia tra le ombre.

“Capitano!” gridò quando lo vide sbucare alle sue spalle, bagnato come una spugna.

“Nico, il momento della verità è arrivato,” disse Tobia. “Ascolta: si può vincere senza combattere, se si trova la giusta soluzione.”

I Senzacuore si fecero avanti, rumorosi e minacciosi. Ma tra loro, Nico notò una bambina, piccola e spaventata, con una benda sull'occhio. Era la figlia di Occhi di Ghiaccio, rimasta indietro mentre tutti combattevano.

Nico corse da lei, la strinse e disse: “Non aver paura, qui nessuno ti farà del male.” Poi chiamò Tobia: “Capitano! Aiutami!”

Tobia si avvicinò e, con una voce che sembrava zucchero filato, parlò a tutti i pirati: “Siamo nemici, certo. Ma chi, in una notte di tempesta, abbandonerebbe una bambina?”

Mara e Lollo fecero scudo attorno a lei. I Senzacuore si fermarono, esitanti.

Occhi di Ghiaccio, vedendo la figlia tra le braccia di Nico e dei suoi rivali, abbassò la sciabola. “Voglio solo riabbracciare mia figlia,” confessò, la voce incrinata come una vela vecchia.

Tobia avanzò, allungando la scatolina verso Occhi di Ghiaccio. “Questo è il mio segreto: custodisco la promessa che nessun pirata, mai, verrà abbandonato in mare. Aiutiamoci, non combattiamo.”

Un silenzio irreale calò sulla nave. Poi, d'un tratto, risero tutti assieme, e Lollo tirò fuori una pentola dicendo: “Allora, chi vuole la zuppa?”

Capitolo 5 – Il segreto del Capitano e la notte serena

La tempesta si placò come d'incanto. I pirati si abbracciarono, si passarono mestoli e racconti, e la piccola trovava il coraggio di sorridere grazie a Nico, che le raccontava storie buffe di polipi con gli occhiali.

Occhi di Ghiaccio si sedette accanto a Tobia. “Hai vinto tu, vecchio amico. Non immaginavo che il vero tesoro fosse… la compassione.”

Tobia fece spallucce. “Che la ciurma sia libera di andare dove vuole, ma che nessuno dimentichi mai quanto può essere fragile la speranza di chi si sente solo. La vera forza di un pirata, caro Occhi di Ghiaccio, è il cuore.”

I Senzacuore ripresero la loro nave, ringraziando. La “Sirena Sbuffante” restò tranquilla, cullata dalle onde.

Nico, prima di andare sotto coperta, si avvicinò a Tobia e chiese: “Allora un giorno potrò portare anch'io il tuo segreto?”

Tobia lo guardò con occhi pieni di tenerezza. “Se saprai sempre avere compassione, curare chi ha paura più di quanto cureresti un forziere, allora sì. Sarai il nuovo custode del segreto.”

Lollo servì a tutti la zuppa, Mara raccontò una barzelletta tremenda, e la notte scese dolce sulla nave.

Tobia si sdraiò sul ponte, guardando le stelle. Nico si accoccolò accanto a lui, stringendo una vecchia coperta.

“Sai, capitano,” bisbigliò Nico, “questa notte ho imparato che a volte un abbraccio vale più di mille tesori.”

Tobia gli passò un braccio attorno alle spalle. “E tu, ragazzo mio, sei già più ricco di tutti i pirati del mondo.”

Le onde cullavano la nave e, tra il respiro del mare e il battito del cuore, Tobia sussurrò dolcemente:

“Buona notte, ciurma. Che il vento soffi sempre compassione nelle nostre vele.”

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Arcipelago
Gruppo di tante isole vicine tra loro nel mare.
Ingegno
Capacità di trovare idee nuove e soluzioni intelligenti.
Ciurma
Gruppo di persone che lavorano insieme su una nave.
Mozzo
Giovane marinaio che svolge i lavori più semplici sulla nave.
Boma
Albero orizzontale sull'albero maestro che sostiene le vele.
Cannocchiale
Strumento a forma di tubo per guardare lontano dettagli più chiari.
Rampini
Ganci con cui ci si arrampica o si afferra qualcosa da lontano.
Cambusa
La cucina e il luogo dove si tengono i viveri sulla nave.
Vano
Spazio chiuso e nascosto dove si può mettere o nascondere cose.
Incrinata
Rottura piccola e sottile, come una crepa su un oggetto.
Compassione
Sentire pena e voglia di aiutare chi è triste o soffre.

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