Capitolo 1: Il pirata che arrossiva
Il mare profumava di sale e alghe, e la nave pirata Stella del Corallo tagliava le onde come un coltello nel burro… più o meno. Ogni tanto il burro diventava una montagna.
A poppa, il nostromo Arturo detto “Guancia-Rossa” controllava le vele senza fare troppo rumore. Non era paura del mare: era timidezza. Quando qualcuno lo guardava mentre lavorava, gli venivano due macchie rosse sulle guance, come due ciliegie.
«Arturo!» gridò la capitana Ruga Nera. «Serve qualcuno coraggioso al timone. E tu sei il più coraggioso che conosco… anche se sembri un pomodoro.»
«Sono… un pomodoro molto competente,» borbottò Arturo, cercando di non incrociare gli sguardi dell'equipaggio.
Il mozzo Pino, che aveva dieci anni e una curiosità lunga quanto l'albero maestro, si avvicinò. «Perché ti nascondi sempre sotto il cappello?»
Arturo si aggiustò il tricorno fin quasi agli occhi. «Perché il vento è già abbastanza impiccione. Non serve anche la gente.»
Proprio allora, un tuono rimbombò. Il cielo si fece scuro, come se qualcuno avesse rovesciato una pentola di inchiostro. La Stella del Corallo tremò.
«Tempesta in arrivo!» urlò qualcuno.
Arturo deglutì. Non per la tempesta. Perché tutti, adesso, lo stavano guardando.
Capitolo 2: Il colpo nascosto sotto la linea d'acqua
La pioggia arrivò di corsa, picchiando sul ponte come un tamburo impazzito. Le vele sbattevano e le corde frustavano l'aria.
«Legate tutto!» ordinò la capitana. «E tu, Arturo, controlla la stiva!»
Arturo annuì e scese sotto coperta. Lì l'aria era più calda, odorava di legno bagnato e limoni ammuffiti. Poi sentì un suono che non doveva esserci: gocce. Tante gocce.
Un filo d'acqua entrava da una fessura vicino alla chiglia.
«Oh no…» sussurrò Arturo.
Pino lo seguì, stringendosi il giubbotto. «È grave?»
Arturo appoggiò l'orecchio al legno. Le onde spingevano come spalle enormi. «Se continua così, la nave beve il mare. E il mare… non finisce mai.»
Pino fece una faccia seria. «Possiamo tappare il buco con una patata? Ho visto farlo a mio zio.»
Arturo quasi sorrise. «Una patata è eroica, ma qui serve qualcosa di più.»
Salì di nuovo, tenendosi al corrimano mentre la nave ballava. Sul ponte, i pirati correvano, urlavano ordini e si scambiavano secchiate d'acqua… a volte nel posto sbagliato.
«Capitana!» gridò Arturo, la voce più forte di quanto si sentisse capace. «Abbiamo una falla sotto la linea d'acqua. Dobbiamo ripararla subito, o affondiamo!»
La capitana lo fissò, sorpresa. «Guancia-Rossa che parla davanti a tutti? La tempesta deve aver rotto anche te.»
Arturo arrossì fino alle orecchie. «Preferisco rompere la timidezza che la nave.»
Capitolo 3: Una riparazione… da pirati
La capitana radunò l'equipaggio. «Ascoltate! Nessuno si salva da solo. Arturo guida la riparazione. Chi aiuta, avrà doppia razione di biscotti. E una sola lamentela consentita a testa!»
«Una sola?» protestò il cuoco.
«Usala bene,» rispose la capitana.
Arturo inspirò. Il vento portava spruzzi freddi sul viso. Aveva paura di sbagliare, e anche di essere osservato. Ma la Stella del Corallo gemeva come un vecchio violino: aveva bisogno di lui.
«Servono tavole, pece e chiodi!» disse Arturo. «E un telo robusto. Faremo un “cerotto” dall'esterno e rinforzi dall'interno.»
«Dall'esterno? Con questo mare?» fece il timoniere.
Arturo strinse i denti. «Sì. E non ci vado da solo.»
Pino alzò la mano. «Io vengo! Sono piccolo: l'acqua mi prende meno.»
«Questa è una scienza tutta tua,» mormorò Arturo, poi annuì. «Va bene. Ma stai vicino a me.»
Legati con una corda, Arturo e due marinai scesero su una scaletta di corda lungo il fianco della nave. Il mare era una bocca enorme, e ogni onda sembrava volerli assaggiare.
«Se finiamo in acqua, nuotiamo verso la nave!» urlò Arturo. «Non contro le onde!»
Pino tremava, ma fece un sorriso storto. «Se affondiamo, almeno non devo lavarmi per una settimana. Odio il sapone del cuoco.»
«Questo è spirito pirata,» disse Arturo, e per un attimo si dimenticò di arrossire.
Quando l'onda successiva li sollevò, Arturo vide la fessura: il legno era spaccato come una nocciola. Infilò il telo bagnato di pece sopra la crepa, mentre i marinai lo tenevano fermo. Ogni chiodo doveva entrare al momento giusto, tra un'onda e l'altra.
«Adesso!» gridò Arturo.
Martellò. Il colpo rimbalzò, la mano gli fece male. Un'onda li scosse.
«Arturo!» urlò Pino, indicando la corda che si stava sfregando contro un gancio.
Arturo pensò in fretta. «Passala dall'altra parte! Subito!» Pino obbedì, e la corda smise di stridere.
Dentro la nave, intanto, l'equipaggio lavorava come un'unica creatura: uno passava tavole, un altro teneva la lanterna, un altro cantava per dare ritmo. La paura diventò fatica, e la fatica diventò coraggio.
Capitolo 4: Il momento in cui quasi si spezza tutto
Il “cerotto” teneva, ma la tempesta non era ancora stanca. Un fulmine illuminò il mare, e per un attimo si vide la Stella del Corallo come un giocattolo in una vasca immensa.
Arturo risalì sul ponte fradicio, con i capelli appiccicati alla fronte. Tutti lo guardavano. Lui sentì le guance scaldarsi, ma non si nascose.
«La falla è coperta,» disse, ansimando. «Ma dobbiamo alleggerire la nave o l'acqua continuerà a entrare. Buttate i barili vuoti e…» esitò «…anche il vecchio cannone rotto.»
«Quello è un ricordo!» protestò un marinaio.
La capitana mise una mano sulla spalla dell'uomo. «È un ricordo che pesa troppo. E oggi scegliamo la nave.»
Insieme trascinarono il cannone verso la murata. Il ponte era scivoloso; più di uno finì seduto in una pozzanghera.
«Eleganti come gabbiani ubriachi!» commentò Pino.
«Zitto e spingi!» rise qualcuno, e la risata fece bene a tutti, come una coperta.
Con un ultimo sforzo, il cannone cadde in mare con un tonfo. La nave sembrò sollevarsi di un soffio.
Poi un'onda enorme arrivò di lato, più alta dell'albero di mezzana. L'acqua si riversò sul ponte. Arturo vide Pino scivolare verso il bordo.
Il cuore gli saltò in gola.
Senza pensare, Arturo si lanciò, afferrò la cintura del mozzo e piantò i piedi contro una cassa. Sentì la corda tirare, i muscoli bruciare.
«Ti tengo!» gridò.
Pino aveva gli occhi spalancati. «Non voglio diventare pesce!»
«Nemmeno io voglio spiegare al cuoco perché ho perso il suo miglior assaggiatore,» sbuffò Arturo, e tirò con tutta la forza.
Due marinai corsero e lo aiutarono. Insieme riportarono Pino al sicuro. Pino rimase a sedere, bagnato come un panno, ma vivo.
La capitana annuì lenta, con rispetto. «Solidarietà, ragazzi. Questa è la nostra vera arma.»
Capitolo 5: Un vento dolce e una nuova rotta
A poco a poco, la tempesta si stancò davvero. I tuoni si allontanarono, la pioggia diventò un sussurro e le nuvole si aprirono come tende. Un raggio di sole scivolò sul mare e lo fece brillare.
L'acqua nella stiva non aumentava più. Il “cerotto” reggeva.
Sul ponte, l'equipaggio si radunò, esausto. Il cuoco distribuì biscotti duri come pietre, ma quel giorno sembravano dolci.
Pino si avvicinò ad Arturo. «Hai avuto paura?»
Arturo guardò l'orizzonte, dove il mare respirava più calmo. «Sì. E avevo anche paura di farmi guardare. Ma ho capito una cosa: quando tutti remano insieme, anche la timidezza diventa più leggera.»
La capitana si schiarì la voce. «Arturo Guancia-Rossa. Oggi hai salvato la nave. E non solo con il martello. Con la testa e con il cuore.»
Arturo arrossì, naturalmente. Però sorrise, e non si nascose.
Le vele si gonfiarono. Non era un vento forte: era un vento portatore dolce, gentile come una mano sulla spalla. La Stella del Corallo riprese a scivolare sulle onde, lasciandosi alle spalle la tempesta.
Pino si mise al timone per un secondo, sotto lo sguardo attento di Arturo. «Allora, dove andiamo adesso?»
La capitana strizzò l'occhio. «Dove ci porta il vento… e dove qualcuno ha bisogno di una ciurma che non molla mai.»
E la nave, aggiustata e più unita, avanzò in avanti, con il mare che brillava e un'avventura nuova già pronta a farsi incontrare.