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Storia sulla menzogna 9/10 anni Lettura 13 min.

Il quaderno scomparso e il coraggio della verità

Luca perde il suo quaderno e, preso dalla paura, mente alla maestra; tra visite in biblioteca e la tensione dei giorni seguenti cerca un modo per rimediare.

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Luca, bambino di 10 anni dal viso tondo e capelli castani scompigliati, occhi grandi e umidi, nervoso poi sollevato, in piedi vicino a una grande finestra della classe mentre confessa; la maestra Rinaldi (35-45 anni), capelli castani raccolti in chignon, sguardo dolce e attento, in piedi di fronte a lui con postura benevola; l'amico Samir, circa 10 anni, capelli neri corti e sorriso timido, seduto a un banco sullo sfondo a osservare; aula luminosa con grandi banchi in legno chiaro, zaini colorati a terra, lavagna con gessetti e disegni infantili, luce dorata del mattino; momento centrale: Luca parla con labbra socchiuse e aria vulnerabile, la maestra ascolta calma, atmosfera dolce e rasserenante, palette calda e pastello con texture di carta e matite e piccoli doodle di nuvole e stelle intorno ai personaggi. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il quaderno che sparisce

Luca aveva dieci anni e una faccia che, quando era preoccupato, diventava rossa come il sugo. Quel lunedì, a scuola, la maestra Rinaldi raccolse i quaderni di italiano per controllare i temi.

Luca frugò nello zaino. Una tasca, due tasche, l'astuccio, il portamerenda… niente.

Il cuore gli fece “tum-tum” come una palla rimbalzata troppo forte.

“Luca, il tuo quaderno?” chiese la maestra, con voce normale.

Luca sentì gli occhi dei compagni pizzicargli la nuca. Non voleva sembrare sbadato. E soprattutto non voleva spiegare che il tema non lo aveva finito: gli era venuto corto, poi aveva iniziato a scarabocchiare e… stop.

“L'ho… lasciato a casa,” disse. La frase gli uscì veloce, come se scivolasse su una buccia di banana.

“Va bene,” rispose la maestra. “Portalo domani.”

Il sollievo durò poco. Perché Luca sapeva una cosa: il quaderno non era a casa. Era nel suo zaino, ma non era nel suo zaino. Insomma, era sparito davvero.

All'intervallo, l'amico Samir lo raggiunse vicino al termosifone.

“Che faccia hai? Sembri uno che ha visto un fantasma.”

Luca provò a ridere. “Sono solo stanco.”

Samir lo guardò di lato. “Stanco… o nei guai?”

Luca strinse le spalle. Dire la verità sembrava far salire una montagna. Mentire era stato come saltare un gradino. Però adesso c'era un problema: domani cosa avrebbe portato?

Quando tornò a casa, sua mamma gli ricordò una cosa importante: “Domani c'è l'uscita in biblioteca comunale con la classe. Metti nello zaino la borraccia e la felpa.”

“Biblioteca,” ripeté Luca. E gli venne un'idea strana: forse il quaderno era rimasto lì la settimana prima, quando era andato con papà a prendere un libro di avventure. Forse. Non era sicuro. Ma aggrapparsi a quel “forse” era più facile che guardare in faccia la bugia.

Quella sera, Luca fece finta di cercare il quaderno in camera. Aprì cassetti già aperti, guardò sotto il letto dove c'era solo una calza ribelle. Poi si sedette sul tappeto e sospirò.

“Domani lo ritrovo,” si promise. “E nessuno saprà niente.”

Capitolo 2: Tra scaffali e sussurri

Il giorno dopo, la classe camminò verso la biblioteca comunale in fila più o meno dritta, con più o meno silenzio. Il palazzo della biblioteca era grande e chiaro, con finestre che sembravano occhi tranquilli.

Dentro c'era odore di carta e legno, un profumo che faceva venire voglia di parlare piano. La bibliotecaria, la signora Teresa, li accolse con un sorriso.

“Qui le storie dormono sugli scaffali,” disse. “Ma se le aprite, si svegliano.”

Luca cercò di sorridere, ma sentiva un nodo nello stomaco. Guardava ogni tavolo, ogni sedia, come se il quaderno potesse spuntare da solo dicendo: “Eccomi, scusate il ritardo!”

La maestra Rinaldi distribuì un foglio: dovevano scegliere un libro e compilare una piccola scheda.

Samir indicò la sezione dei gialli per ragazzi. “Vieni, prendiamo qualcosa di misterioso.”

“Misteri ne ho già uno,” borbottò Luca, senza volerlo.

Tra gli scaffali, Luca si chinò a guardare sotto un tavolo basso. Niente. Aprì un armadietto delle borse: solo cappotti e uno zainetto con un dinosauro.

“Cerchi qualcosa?” sussurrò la signora Teresa, comparsa come una pagina girata senza rumore.

Luca si irrigidì. “No… cioè… sì. Un quaderno. Forse l'ho dimenticato qui.”

La bibliotecaria non fece facce strane. “Succede. Come si chiama?”

“Luca Bianchi,” disse Luca, e sentì che dirlo ad alta voce era come accendere una luce.

La signora Teresa annuì. “Andiamo al banco oggetti smarriti.

Mentre camminavano, Luca pensò: se lo trovano, tutto bene. Se non lo trovano… allora dovrà spiegare. E la bugia di ieri sarebbe diventata più grande, come una pallina di neve che rotola.

Arrivarono a una piccola scatola con etichette. La signora Teresa la aprì piano. C'erano guanti, una sciarpa, un astuccio… e un quaderno blu.

Luca trattenne il fiato. Sul quaderno c'era scritto “Luca B.” ma la copertina era tutta piena di stelline adesive che lui non aveva mai usato.

“Non è mio,” disse, e la voce gli uscì più sincera di quanto si aspettasse.

“Allora non forziamo le cose,” rispose la signora Teresa. “Se non è tuo, non è tuo.”

Luca si sentì ancora più scomodo. Non era il quaderno sbagliato a dargli fastidio, era quel bisogno di sistemare tutto senza peggiorare.

“Grazie,” mormorò, e tornò verso la classe con le mani vuote.

Capitolo 3: La bugia si allunga

A metà mattina, la maestra si avvicinò. “Luca, domani mi porti il quaderno, vero?”

Luca sentì la bugia di ieri tirargli la manica. Se avesse detto “non ce l'ho”, la maestra avrebbe chiesto perché. Se avesse detto “sì”, avrebbe avuto una notte per inventare qualcosa.

“Sì,” disse. Una parola piccola, ma pesante.

Samir lo raggiunse vicino alla sezione dei fumetti. “Lo hai trovato?”

Luca scosse la testa. “Forse… è davvero a casa. O… boh.”

Samir non insistette subito. Poi, mentre sceglievano un libro ciascuno, disse: “Sai, quando mio cugino mente, poi deve ricordarsi mille cose. E alla fine si stanca.”

Luca fece una smorfia. “E se dici la verità, ti sgridano.”

“Non sempre,” rispose Samir. “Dipende da come la dici. E da con chi.”

Quelle parole gli rimasero addosso come una felpa calda. Luca guardò la maestra che parlava con un gruppo di compagne. Non sembrava un mostro pronto a ruggire. Sembrava solo… una maestra.

Prima di uscire, la signora Teresa salutò tutti. Quando Luca le passò davanti, lei gli disse piano: “Se vuoi, possiamo anche controllare nel registro dei prestiti. A volte un quaderno finisce tra i libri.”

Luca annuì, ma non ebbe il coraggio di fermarsi. Aveva paura che qualcuno lo sentisse, paura che diventasse una scena. E soprattutto aveva paura di essere scoperto per la bugia.

Tornando a scuola, Luca camminava più lento. Il sole faceva luccicare le pozzanghere, ma lui vedeva solo il domani che si avvicinava.

A casa, svuotò lo zaino sul letto. Saltarono fuori: una gomma a forma di panda, un foglio piegato in quattro, due matite, un sasso “portafortuna” e… niente quaderno.

Luca si sedette. Gli venne voglia di piangere, ma gli sembrava una cosa “da piccoli”. Eppure si sentiva piccolo.

La mamma bussò alla porta. “Com'è andata in biblioteca?”

“Bene,” rispose Luca, e per un secondo si accorse che anche quella era una piccola contro-verità: non era andata bene, non dentro di lui.

La mamma entrò, vide il letto pieno di oggetti e alzò un sopracciglio. “Stai cercando qualcosa?”

Luca aprì la bocca. Poi la richiuse. “Niente. Sto… riordinando.”

Quando rimase solo, guardò il soffitto. Aveva mentito alla maestra, a Samir, alla mamma. Non per cattiveria. Per paura. E adesso la paura era diventata più grande.

“Allora devo riparare,” sussurrò. “Senza fare disastri.”

Capitolo 4: Dire la verità, piano piano

La mattina dopo, Luca arrivò a scuola con un peso nello stomaco e un'idea in testa: parlare prima che la maestra chiedesse. Così non sarebbe sembrato un bambino “beccato”, ma un bambino che prova a rimediare.

Appena la maestra entrò, Luca alzò la mano. Le dita gli tremavano un po'.

“Maestra… posso parlare con lei un minuto?”

La maestra lo guardò e annuì. Si spostarono vicino alla finestra, dove c'era più luce e meno orecchie.

Luca si schiarì la gola. “Io… ieri ho detto che il quaderno era a casa. In realtà non lo so. Non lo trovo. E… c'è anche un'altra cosa.” Si fermò, perché dire tutto insieme era come ingoiare un panino enorme senza masticare.

La maestra aspettò. Non lo interruppe.

Luca continuò: “Il tema non l'avevo finito. Avevo paura di prendere un brutto voto e… ho detto la prima cosa che mi è venuta. Mi dispiace.”

Dopo averlo detto, Luca si sentì strano: come se avesse tolto uno zaino pieno di pietre.

La maestra fece un respiro. “Grazie per avermelo detto, Luca. Non è facile.”

Luca la guardò, incredulo. “Non è arrabbiata?”

“Un po' dispiaciuta per la bugia, sì,” rispose la maestra con sincerità. “Perché la fiducia è importante. Ma sono contenta che tu abbia scelto di essere onesto adesso. Possiamo riparare insieme.”

“In che modo?”

“Prima cosa: cerchiamo il quaderno. Poi: finisci il tema. Possiamo anche darti un giorno in più. Ma voglio una promessa: la prossima volta, se hai paura, vieni a dirmelo prima.”

Luca annuì così forte che quasi gli scivolò la testa.

All'intervallo, Samir lo trovò più leggero.

“Allora?” chiese.

Luca esitò solo un secondo. “Ho detto la verità. Mi tremavano le gambe, però… è andata meglio di quanto pensavo.”

Samir sorrise. “Visto? La verità non morde. Al massimo fa il solletico.”

Quel giorno, la maestra chiamò la biblioteca. La signora Teresa rispose e propose di controllare dietro al banco prestiti e nella sala lettura ragazzi.

“Passate pure dopo scuola,” disse.

Luca sentì un piccolo filo di speranza. E soprattutto sentì che, se anche il quaderno non fosse saltato fuori, lui non era più intrappolato.

Capitolo 5: Ritrovare e ricominciare

Dopo scuola, Luca andò in biblioteca con la mamma. Camminavano vicini, e Luca finalmente disse tutto anche a lei.

“Mamma, ho mentito perché avevo paura,” confessò, guardando i suoi lacci. “E poi ho continuato… per non peggiorare.”

La mamma gli posò una mano sulla spalla. “Capisco. A volte succede. Però sai qual è la parte che mi piace di più di questa storia?”

Luca alzò gli occhi. “Quale?”

“Che stai scegliendo di sistemare le cose. E questo richiede coraggio.”

In biblioteca, la signora Teresa li accolse e li portò nella sala ragazzi. Dietro un divanetto, incastrato tra il muro e una scatola di cuscini, spuntava un angolo di cartoncino verde.

“Ecco il tuo quaderno,” disse, tirandolo fuori come un tesoro.

Luca lo riconobbe subito: aveva una macchiolina di succo sulla copertina e un disegno di un razzo fatto da lui.

“Era qui!” esclamò, e quasi gli venne da ridere per lo stupore.

La signora Teresa sorrise. “Le cose si nascondono spesso dove non guardiamo. Un po' come la verità, quando abbiamo paura.”

Luca arrossì, ma questa volta non era un rossore di vergogna. Era un rossore di “ho capito”.

A casa, Luca finì il tema seduto al tavolo della cucina. Ogni tanto chiedeva alla mamma un parere, e la mamma rispondeva senza fare lezioni, solo con calma. Luca aggiunse una pagina in più, e stavolta non scarabocchiò per scappare: respirò e scrisse.

Il giorno dopo consegnò il quaderno alla maestra.

“Grazie,” disse lei. “E grazie per la fiducia.”

Luca sorrise. “Grazie a lei per avermi aiutato a riparare.”

Quella sera, Luca si infilò sotto le coperte. La stanza era mezza buia, con la luce del corridoio che disegnava una striscia dorata sul pavimento. Per un attimo pensò a quando aveva paura di essere scoperto, come se qualcuno potesse leggere le bugie nella sua fronte.

Adesso no.

Adesso la notte sembrava più morbida. Luca chiuse gli occhi e sentì il petto tranquillo.

“Domani,” pensò, “se mi viene una bugia per scappare, posso fermarmi. Posso parlare. Posso essere me stesso.”

E si addormentò senza timore, come un libro rimesso al suo posto: al sicuro, e pronto a ripartire.

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Frugò
Cercò dentro a qualcosa con le mani, in modo un po' veloce.
Portamerenda
Contenitore o borsa per portare il cibo da mangiare a scuola.
Buccia di banana
La pelle di una banana; qui è usata per dire qualcosa di scivoloso o imbarazzante.
Sollievo
Sensazione di calma e leggerezza quando un problema sembra risolto.
Termosifone
Apparecchio in casa che riscalda la stanza con il calore.
Scarabocchiare
Disegnare senza pensarci, fare segni veloci e poco precisi.
Bibliotecaria
Persona che lavora in biblioteca e aiuta a trovare i libri.
Scaffali
Ripiani dove si mettono i libri o altri oggetti sugli armadi.
Oggetti smarriti
Cose trovate e conservate perché qualcuno le ha perse.
Registro dei prestiti
Elenco dove si segna chi prende in prestito i libri.
Incastrato
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