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Storia sulla diversità 11/12 anni Lettura 15 min.

Il quaderno delle curiosità e le parole gentili

Arianna accoglie Samir, un nuovo compagno che sta imparando l’italiano, e insieme, tra giochi, mercato e un quaderno delle curiosità, scoprono parole, suoni e il valore dell’ascolto.

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La protagonista: Arianna, ragazza di 12 anni con viso sorridente, occhi vivaci e capelli castani medi, in maglione giallo e jeans, seduta vicino a una finestra che tiene aperto un grande quaderno giallo mostrando una pagina con parole scritte; il personaggio secondario principale: Samir, ragazzo di 11–12 anni dai capelli neri leggermente mossi, sguardo timido ma felice, giacca blu scuro, seduto accanto a Arianna con una piccola scatola di dolci in mano che guarda il quaderno con curiosità; sullo sfondo insegnante donna di circa 40 anni sorridente vicino alla lavagna e alcuni alunni di 10–12 anni seduti ai banchi, alcuni con la mano alzata; aula luminosa con grandi finestre su un platano, panca di legno, tavolo con quaderni e matite colorate, cartelloni e disegni alle pareti, luce calda del mattino; situazione: Arianna mostra a Samir il suo "quaderno delle curiosità" in un momento di condivisione intimo e amichevole in un'atmosfera di scoperta, sorrisi, gesti affettuosi, scrittura visibile e colori pastello con contorni morbidi. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Un banco vicino alla finestra

Arianna aveva undici anni e una passione speciale: collezionare differenze, come altri collezionano figurine. Le piacevano i dettagli che cambiano da persona a persona: le risate a scatti, le cadenze delle parole, i modi di allacciare le scarpe. Diceva sempre che il mondo, senza differenze, sarebbe “una minestra senza sale”.

Quella mattina, in classe, la professoressa Berti scrisse alla lavagna: “Benvenuto, Samir”.

— Oggi arriva un nuovo compagno — annunciò, con quella voce che sembrava una campanella gentile. — È appena arrivato nel nostro paese. Sta imparando l'italiano.

La porta si aprì piano. Samir entrò con uno zaino troppo grande e un sorriso timido, come se avesse paura di fare rumore. Aveva capelli scuri, occhi attenti e un quaderno stretto al petto.

— Ciao — disse, e la parola uscì un po' incerta, come una barchetta che cerca il porto.

Arianna alzò la mano prima ancora di pensarci.

— Prof, posso sedermi con lui? Così lo aiuto con la lingua.

La professoressa annuì.

— Mi sembra un'ottima idea.

Arianna si spostò nel banco vicino alla finestra, quello da cui si vedevano i rami del platano del cortile. Samir si sedette e appoggiò lo zaino a terra con cautela, come se fosse fragile.

— Io sono Arianna — disse lei, sorridendo. — Se sbagli una parola non succede niente. Qui facciamo spesso errori anche in italiano, fidati.

Samir esitò, poi sussurrò:

— Samir. Io… felice.

Arianna fece un cenno serio-serio, come una scienziata.

— Ottimo. Prima lezione: “felice” è una parola importantissima. Da usare spesso.

Samir ridacchiò. Un ridere piccolo, ma vero. Arianna sentì qualcosa sciogliersi nell'aria, come neve al sole.

Capitolo 2: Il gioco delle parole gentili

All'intervallo, Arianna portò Samir in cortile. L'aria profumava di merenda: pane e cioccolato, mandarini, patatine. I compagni si avvicinarono curiosi, ma un po' impacciati, come quando si incontra un cane nuovo e non si sa se vuole una carezza.

Tommaso, che faceva sempre battute, si grattò la testa.

— Ehm… ciao. Ti piace il calcio?

Samir capì “calcio” e fece sì con la testa, sollevato: una parola conosciuta era come una pietra sicura per attraversare un fiume.

Arianna ebbe un'idea.

— Facciamo un gioco — disse. — Si chiama “parole gentili”. Ognuno dice una parola italiana che può aiutare Samir oggi. Una parola utile, non difficile.

“Acqua” — disse subito Giulia, mostrando la bottiglietta.

“Amico” — aggiunse Luca, e sembrò anche un po' fiero.

Tommaso ci pensò e poi sparò:

“Merenda”. È fondamentale per la sopravvivenza.

Tutti risero, anche Samir, che ripeté piano:

— Me-ren-da.

Arianna scrisse le parole sul suo quaderno e le mostrò a Samir, scandendo bene:

— Ac-qua. A-mi-co. Me-ren-da.

Samir le ripeté con attenzione, e ogni parola nuova sembrava posarsi in lui come un seme.

Poi Samir tirò fuori dal suo zaino una scatolina. Dentro c'erano dolcetti piccoli, chiari, profumati di miele e sesamo.

— Io… portare. Per voi — disse, cercando la frase come si cerca una moneta in tasca.

Tommaso allargò gli occhi.

— Wow. “Dolci” in versione… super!

Arianna assaggiò. Era dolce, croccante, diverso da tutto ciò che aveva in mente, eppure familiare, come una canzone che non conosci ma ti resta addosso.

— Come si chiama? — chiese.

Samir disse il nome nella sua lingua, un suono morbido e lungo. Arianna provò a ripeterlo e sbagliò completamente, facendo un rumore buffo, tipo “gnom-gnom”.

Samir scoppiò a ridere, questa volta più forte.

— No, no… così… — e glielo insegnò con pazienza.

— Perfetto — concluse Arianna, fingendo di essere una presentatrice. — Oggi abbiamo imparato due cose: nuove parole e che anche le lingue fanno le capriole.

Capitolo 3: Il quaderno delle curiosità

Nel pomeriggio, Arianna invitò Samir a casa per fare i compiti. La mamma di Arianna li accolse con un sorriso e una caraffa d'acqua fresca che faceva “glu glu” nei bicchieri.

— Piacere, Samir. Se vuoi, puoi chiamarmi Signora Marta… o semplicemente Marta. Qui non siamo molto formali — disse, strizzando l'occhio.

Samir arrossì, poi disse:

— Marta. Grazie.

In camera di Arianna c'erano libri, matite colorate e un mappamondo con un graffio sulla Australia. Arianna tirò fuori un quaderno dalla copertina gialla.

— Questo è il mio “quaderno delle curiosità”. Ogni volta che non capisco qualcosa, lo scrivo. Vuoi farlo anche tu? Possiamo farne uno insieme.

Samir toccò la copertina come si tocca una cosa importante.

— Sì.

Arianna scrisse in grande: “PAROLE E COSE NUOVE”.

Sotto, disegnò una piccola lente d'ingrandimento.

— La curiosità è come questa — spiegò. — Non giudica, guarda meglio.

Cominciarono con i compiti di italiano. Samir aveva una scheda con frasi semplici: “Io mi chiamo… Io abito…” Ogni tanto si bloccava e guardava Arianna con gli occhi pieni di domande.

“Abito” come vestito? — chiese, confuso.

Arianna scoppiò a ridere, ma senza prenderlo in giro.

— Ottima domanda! In italiano “abito” è sia il vestito sia “io vivo”. Il contesto decide. È una parola camaleonte.

Samir ripeté, serio:

— Ca-ma-le-on-te.

— Anche quella è una parola camaleonte, perché sembra già un animale — disse Arianna.

Samir rise di nuovo, e poi, con un'aria concentrata, scrisse sul quaderno:

“Abito = vestito / vivo”.

E sotto, un piccolo disegno di un camaleonte con una maglietta.

Quando finivano un esercizio, Arianna faceva una domanda:

— Qual è una cosa che ti manca?

Samir pensò a lungo.

— Mi manca… il profumo del pane di mia nonna. E il rumore del mercato. Qui… tutto più… silenzio.

Arianna annuì.

— Il silenzio può essere bello. Ma capisco. Possiamo trovare un posto che fa un po' di rumore buono. Domani c'è il mercato in piazza. Ci andiamo?

Gli occhi di Samir si illuminarono come luci accese.

— Sì, per favore.

Capitolo 4: Il mercato e la mappa dei suoni

Il giorno dopo, era sabato. Arianna e Samir camminarono verso la piazza con le giacche leggere. L'aria aveva odore di pane caldo e di pioggia lontana. Da lontano, arrivavano voci, richiami, risate: un rumore pieno, come una coperta.

— Qui — disse Arianna — possiamo fare una “mappa dei suoni”. Ogni suono è una parola.

Samir guardava ovunque, come se avesse mille occhi.

— Tante… persone.

— Già. E ognuna ha una storia — rispose Arianna. — Non le possiamo conoscere tutte, ma possiamo rispettarle tutte.

Passarono davanti al banco della frutta: mele lucide, arance come piccoli soli, fragole che sembravano sorridere.

Il fruttivendolo gridò:

— Due chili a tre euro!

Samir ripeté piano:

— Eu-ro.

Arianna lo aiutò:

— Euro è la moneta. E “chilo” è il peso.

Al banco delle spezie, un signore anziano aveva sacchetti pieni di polveri colorate: rosso, giallo, marrone.

Samir inspirò e chiuse gli occhi.

— Questo… mi ricorda casa.

— Allora scriviamolo — propose Arianna, tirando fuori il quaderno delle curiosità. — “Spezie = profumi che raccontano”.

Samir sorrise, ma poi il suo sorriso si spense un attimo. Davanti a un banco di pane, una signora commentò a voce alta, senza cattiveria ma con quella fretta che rende le parole spigolose:

— Eh, con tutti questi stranieri… non si capisce più niente.

Samir abbassò lo sguardo, come se quelle parole fossero sassolini in tasca.

Arianna sentì una fitta, poi si fece coraggio. Non voleva litigare, ma nemmeno lasciare che il silenzio diventasse un muro.

— Scusi — disse alla signora, con voce calma. — Io capisco tante cose in più, da quando Samir è in classe. Per esempio, che “abito” può essere due cose. E che le spezie hanno viaggi lunghissimi. A me sembra… bello capirne di più.

La signora la guardò sorpresa. Poi guardò Samir, che teneva il quaderno stretto.

— Non volevo essere scortese — mormorò. — È che… mi spaventa quello che non conosco.

Arianna annuì.

— Anche a me a volte. Però la curiosità aiuta. È come una torcia.

La signora fece un mezzo sorriso.

— Allora… benvenuto — disse a Samir, un po' impacciata.

Samir sollevò lo sguardo e rispose, con un filo di voce ma chiaro:

— Grazie. Io… imparo.

Quando ripresero a camminare, Samir disse:

— Tu… coraggio.

Arianna arrossì.

— No, è solo che… mi sta a cuore. E poi, se non difendiamo le persone, chi difenderà i dolci al sesamo?

Samir rise, e il mercato sembrò ancora più luminoso.

Capitolo 5: La presentazione in classe

Lunedì, la professoressa Berti propose un'attività:

— Ognuno porterà un oggetto o una storia di famiglia. Non deve essere qualcosa di costoso. Deve solo significare qualcosa.

In classe si alzò un brusio eccitato. Arianna pensò subito al quaderno delle curiosità. Samir invece sembrava nervoso. Tamburellava le dita sul banco.

— Non devi fare perfetto — gli sussurrò Arianna. — Basta vero.

Il giorno delle presentazioni, qualcuno portò una foto dei nonni, qualcuno un vecchio biglietto di un concerto, qualcuno una medaglia di nuoto.

Quando toccò a Samir, ci fu un silenzio attento. Lui si alzò con un foglio in mano e una piccola pietra liscia nell'altra.

— Io… ho… pietra — disse. — Da… fiume. Nel mio paese. Io… la tengo… per ricordare.

Si fermò, cercando le parole. Arianna lo guardò e fece un cenno: vai, respira, ci sei.

Samir continuò:

— Quando… io avevo paura… la pietra… era in tasca. Fredda. Mi… aiutava… pensare… “sono reale, sono qui”.

Tommaso, che di solito scherzava, era serio come non mai.

Samir alzò il foglio.

— Io ho scritto… parole nuove. — Lesse lentamente: — “Amico. Coraggio. Curiosità. Casa… può essere… anche… persone.”

Gli si spezzò un po' la voce sull'ultima frase, ma non scappò. Rimase lì, dritto, come un albero giovane.

Arianna sentì un nodo in gola, ma bello. La professoressa Berti appoggiò una mano sul cuore.

— Grazie, Samir. Hai fatto un lavoro coraggioso.

Giulia alzò la mano.

— Posso aggiungere una parola per Samir? “Benvenuto”. Però… benvenuto davvero.

Luca disse:

— E “compagno”.

Tommaso sospirò teatrale:

— E “merenda”, sempre.

La classe rise, e Samir sorrise, con gli occhi lucidi ma tranquilli.

Arianna scrisse sul quaderno: “Quando ascoltiamo, diventiamo più grandi”.

Capitolo 6: Il tragitto serale e le cose imparate

Qualche settimana dopo, in una sera tiepida, Arianna e Samir tornarono a casa a piedi dopo la biblioteca. Le strade erano calme, illuminate da lampioni che facevano pozze di luce sul marciapiede. In lontananza si sentiva una televisione, un cane che abbaiava, il fruscio di foglie.

Samir teneva un libro in italiano con un segnalibro di cartoncino. Arianna portava lo zainetto leggero e il quaderno delle curiosità.

Camminavano senza fretta, come se la notte fosse una coperta e loro ci stessero entrando piano.

— Oggi ho capito… una frase — disse Samir, orgoglioso. — “Piano piano, si va lontano”.

— Esatto — approvò Arianna. — È una frase perfetta per imparare una lingua. E per molte altre cose.

Arrivarono al passaggio pedonale. Aspettarono il verde. Una macchina passò lenta, poi il silenzio tornò al suo posto.

— Arianna — disse Samir — quando io sono arrivato… io avevo paura. Tutto nuovo. Ora… meno.

— Perché hai imparato parole? — chiese Arianna.

Samir scosse la testa.

— Parole… sì. Ma anche… persone.

Arianna sorrise, guardando le loro ombre allungate sul marciapiede.

— Anche io ho imparato — disse. — Ho imparato che una differenza non è un muro. È una porta. E che la curiosità è la chiave.

Samir pensò un momento.

— Io ho imparato… che sbagliare… è normale. E che ridere… aiuta.

— Verissimo. E io ho imparato a pronunciare quasi bene il nome dei tuoi dolci — aggiunse Arianna, fingendo di essere solennissima.

Samir la guardò sospettoso.

“Quasi” è una parola… pericolosa.

— È la mia parola preferita — ammise Arianna. — Perché significa che c'è ancora spazio per migliorare.

Arrivarono al portone di Samir. Prima di salutarsi, Arianna aprì il quaderno e lesse l'ultima pagina, dove avevano scritto insieme:

“Abbiamo imparato:

1) Le lingue hanno parole camaleonte.

2) Le storie stanno nelle tasche (anche sotto forma di pietra).

3) La paura si rimpicciolisce quando qualcuno ti ascolta.

4) La curiosità fa luce: non giudica, domanda.

5) Casa può essere un luogo, ma anche un sorriso che ti aspetta.”

Samir annuì, come se quelle frasi fossero una piccola promessa.

— Buonanotte, Arianna.

— Buonanotte, Samir. A domani… e porta il coraggio. Io porto la merenda — rispose lei.

Samir rise piano, e la sera, intorno a loro, sembrò ancora più serena. Arianna riprese la strada verso casa con passi leggeri, pensando che il mondo era davvero pieno di differenze. E, se le guardavi con curiosità, erano tutte piccole luci.

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Collezionare
Raccogliere e tenere insieme oggetti simili per piacere o per gioco.
Differenze
Caratteristiche che rendono persone o cose diverse l'una dall'altra.
Cadenze
Ritmi o modi regolari con cui si pronunciano parole o suoni.
Professoressa
Insegnante donna che guida le lezioni a scuola.
Timido
Persona che si sente a disagio con gli altri e parla poco.
Lente d’ingrandimento
Strumento con vetro che rende le cose piccole più grandi alla vista.
Intervallo
Pausa tra le lezioni quando si gioca o si mangia qualcosa.
Curiosità
Desiderio di sapere o capire cose nuove e straniere.
Camaleonte
Animale che cambia colore; usato per dire che una parola cambia senso.
Platano
Albero grande con foglie ampie, spesso nei cortili o lungo le strade.
Mappamondo
Globo che mostra i continenti e i mari della Terra in piccolo.
Fruttivendolo
Persona che vende frutta e verdura al mercato o in negozio.
Spezie
Polveri o semi profumati usati per dare sapore al cibo.
Sacchetti
Piccole borse fatte di stoffa o carta per mettere cose dentro.
Caraffa
Contenitore con beccuccio per servire acqua o altre bevande.
Graffio
Segno sottile e superficiale fatto su una superficie.
Mercato
Luogo dove si vendono cibo e oggetti, spesso all'aperto.
Moneta
Pezzetto di metallo o carta usato come denaro per comprare cose.
Chilo
Abbreviazione di chilogrammo, misura di peso pari a mille grammi.

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