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Storia sulla diversità 11/12 anni Lettura 12 min.

Il cappello color miele e la camminata delle differenze

Marta e Alba, insieme ai compagni, preparano per la Fiera delle Idee un percorso chiamato “la camminata delle differenze” per far comprendere e vivere il valore delle diversità, visibili e invisibili.

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Marta, 12 anni, sguardo determinato e sorriso timido, capelli castani legati, porta una scatola con la scritta "C’è chi parla poco" e indica una macchia di colore sul pavimento; Alba, circa 12 anni, biondissima con pelle molto chiara, cappello miele, mani aperte e espressione dolce e sicura; Samir, circa 12 anni, incarnato leggermente abbronzato e capelli neri corti, tiene un barattolino di cumino e invita a sentirne l'aroma; Giulia, circa 12 anni, capelli castani e sorriso ampio, mostra con un telefono una registrazione accesa vicino a una scatola di cartone decorata; Tommaso, circa 13 anni, un po' imbarazzato ma curioso, sta dietro con le mani in tasca osservando; la scena è una palestra scolastica trasformata in Fiera delle Idee con parquet lucido, bandiere colorate e pannelli di cartone, percorso segnato da un nastro a terra con simboli (mano, cappello, nuvola, scarpa) dove i visitatori seguono la "camminata delle differenze" toccando il cappello di carta, annusando spezie e ascoltando saluti dal telefono in un'atmosfera calda, partecipativa e luminosa. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 — Il cappello color miele

Marta aveva dodici anni e l'abitudine di contare i gradini della scuola quando era nervosa. Quel lunedì ne contò ventidue, poi ventitré, perché qualcuno le passò davanti e lei perse il filo.

Nel cortile, l'aria profumava di pioggia vecchia e gesso fresco. I compagni si sparpagliavano come biglie.

Marta vide Alba vicino alla panchina dell'acero. Alba portava sempre un cappello a tesa morbida, color miele. Sotto la tesa spuntavano capelli chiarissimi, quasi argento. Anche le sopracciglia erano chiare, e gli occhi, quando sorrideva, sembravano due gocce d'acqua luminosa.

«Ciao, Marta!» chiamò Alba, alzando una mano.

«Ciao! Bello il cappello. Oggi sembra ancora più… cappello.»

Alba rise. «Grazie. È il mio superpotere contro il sole e contro le domande troppe.»

Marta si sedette accanto a lei. «Oggi in scienze dobbiamo fare i gruppi. Vuoi stare con me?»

«Sì. Ma solo se prometti che non mi fai finire a disegnare tutte le etichette.»

«Promesso. Io faccio le etichette, tu mi salvi dalle mie frecce storte.»

In quel momento, la professoressa Belli uscì con un cartellone arrotolato sotto il braccio. «Ragazzi, questa settimana prepariamo la Fiera delle Idee della scuola. Ogni gruppo costruirà un piccolo progetto che parli di… diversità. Non solo quella che si vede. Anche quella che si sente, si pensa, si vive.»

Marta guardò Alba. Alba abbassò un po' la tesa del cappello, ma non smise di sorridere.

«Che facciamo?» sussurrò Marta.

Alba inclinò la testa. «Qualcosa che faccia venire voglia di ascoltare, non di fissare.»

Marta annuì. Le sembrò un'idea già bellissima.

Capitolo 2 — Un progetto che cammina

In classe, i banchi scricchiolavano mentre i ragazzi spostavano sedie e zaini come fossero pezzi di un puzzle. Marta e Alba finirono in gruppo con Samir, che aveva sempre una matita dietro l'orecchio e un quaderno pieno di mappe, e con Giulia, che parlava veloce quando era entusiasta.

«Diversità…» disse Giulia, tamburellando le dita. «Potremmo fare un poster con le bandiere dei Paesi!»

Samir alzò un sopracciglio. «Mio cugino dice che se metti troppe bandiere poi la gente guarda solo quelle e si dimentica delle persone.»

Marta si grattò la nuca. «Io vorrei qualcosa che si possa… vivere. Tipo un gioco.»

Alba prese un pennarello e disegnò una sagoma di scarpa sul foglio. «E se facessimo un percorso? Una specie di “camminata nelle differenze”

«Un percorso?» chiese Giulia.

Alba indicò la scarpa. «Ogni tappa racconta una cosa. Una tappa sulla pelle che va protetta dal sole, una sull'accento, una sulle mani che sanno fare cose diverse, una sul modo in cui qualcuno impara meglio ascoltando invece che leggendo.»

Samir si illuminò. «Possiamo fare anche una tappa sulle spezie! Mio padre dice che un piatto senza spezie è come una storia senza sorprese.»

Marta rise. «E io posso fare la tappa sulla timidezza. È una differenza invisibile, ma pesa come uno zaino quando è pieno.»

Giulia fece una smorfia buffa. «Io invece faccio la tappa sulla parlantina. Così mi giustifico ufficialmente.»

La professoressa Belli passò tra i gruppi. «Ottimo. Ricordate: niente “lezione dall'alto”. Fate sentire le persone parte del percorso.»

Marta guardò il foglio pieno di frecce e scarpe e parole. Le sembrò che il progetto stesse già camminando.

Capitolo 3 — Il sole, la tesa e le domande

Dopo scuola, Marta e Alba andarono al parco con una busta di cartoncini, nastro adesivo e forbici. Il cielo era chiaro, ma il sole aveva quel modo insistente di brillare, come se volesse farsi notare.

Alba si sistemò il cappello. «Senti, oggi in corridoio una bambina mi ha chiesto se sono “bianca perché ho paura”

Marta si bloccò un secondo. «Che… domanda strana.»

Alba strinse le labbra, poi alzò le spalle. «È curiosità, a volte. Ma quando diventa una gara a indovinare… stanca. Io sono albina. La mia pelle ha meno melanina, quindi devo stare attenta al sole. Fine.»

Marta annuì lentamente. «Posso chiederti una cosa?»

«Se è una domanda gentile, sì.»

«Quando ti senti osservata… cosa ti aiuta?»

Alba ci pensò. «Quando qualcuno mi parla come parla a chiunque. Quando mi chiede cosa mi piace, non cosa ho. E quando posso spiegare io, senza fretta.»

Marta prese un cartoncino e scrisse: “Chiedi cosa piace, non cosa manca.” Poi lo guardò. «Questo potrebbe essere una tappa.»

Alba fece un sorriso piccolo ma vero. «E io potrei mettere vicino un cappello di carta, così la gente capisce che proteggersi non è “strano”, è intelligente.»

Marta provò a piegare un cappello di carta. Venne fuori una specie di barca storta.

Alba scoppiò a ridere. «Sembra pronto a salpare verso l'Isola delle Forbici Smarrite.»

«È un cappello… nautico.»

«Certo. Per quando il corridoio della scuola si trasforma in mare mosso.»

Risero insieme. Le risate scivolarono via leggere, come quando si scuote una coperta e la polvere finalmente vola via.

Capitolo 4 — La scatola delle voci

Il giorno dopo portarono il materiale a scuola. In biblioteca trovarono una scatola di cartone grande, perfetta per la “tappa delle voci”.

Samir arrivò con un barattolino. «Sono semi di cumino. Non si mangiano qui, tranquilli. Solo da annusare.»

Giulia portò un registratore del telefono. «Possiamo registrare frasi in lingue diverse: italiano, arabo, dialetto di mia nonna… e anche il linguaggio dei segni, ma quello è senza audio.»

Marta si morse il labbro. «E come facciamo con il linguaggio dei segni?»

Alba alzò la mano. «Video. E soprattutto: una frase semplice da imparare. Tipo “Piacere di conoscerti”

Passarono l'ora a scegliere le frasi. Marta si sentiva utile: ritagliava, incollava, scriveva in stampatello grande. Ogni tanto la sua timidezza provava a spuntare fuori, come un gatto che vuole entrare in una stanza.

Poi arrivò Tommaso, un compagno di un'altra classe, curioso e un po' troppo sicuro di sé. Si fermò davanti ad Alba e fissò il cappello. «Ma lo tieni anche al chiuso?»

Marta sentì lo stomaco farsi piccolo.

Alba respirò. «A volte sì. Mi fa stare comoda. E poi è il mio stile.»

Tommaso rise piano. «Sì, stile… tipo detective.»

Marta fece un passo avanti. Non urlò. Non fece la dura. Disse solo, con voce chiara: «Tommaso, se vuoi partecipare, bene. Se vuoi prendere in giro, qui non serve.»

Tommaso rimase spiazzato, come se avesse aperto una porta sbagliata. Guardò la scatola, i cartoncini, il barattolo di spezie. «Posso… annusare quello?»

Samir gli porse il cumino. «Solo uno sniff, detective.»

Tommaso annusò e starnutì fortissimo.

Giulia scoppiò a ridere. «Ecco, diversità: c'è chi starnutisce piano e chi fa tremare i libri.»

Anche Tommaso rise, un po' arrossito. E, senza dirlo, capì che era entrato in un posto dove si stava meglio a collaborare.

Capitolo 5 — La camminata delle differenze

Arrivò il giorno della Fiera delle Idee. La palestra era piena di cartelloni, modellini, e un odore misto di colla e merenda.

Il percorso del gruppo di Marta iniziava con una linea di nastro sul pavimento. Ogni tappa aveva un simbolo disegnato: una mano, un orecchio, una scarpa, un cappello, una nuvoletta.

Marta si mise al punto di partenza con il cuore che batteva come un pallone rimbalzante. Alba stava accanto a lei, cappello ben saldo, occhi lucidi e tranquilli.

Arrivò una coppia di genitori con una bambina piccola. «Che si fa?» chiese la bambina.

Alba si accovacciò per essere alla sua altezza. «Si cammina e si ascolta. E si fanno domande gentili.»

Alla tappa del cappello, Marta spiegò: «Alcune persone hanno la pelle più sensibile al sole e devono proteggerla. Non è un capriccio. È cura di sé.»

La bambina toccò la tesa del cappello di carta e disse: «Allora è come quando io metto il cerotto anche se è piccolo.»

«Esatto,» rispose Alba. «È attenzione.»

Alla tappa delle voci, Giulia fece partire l'audio: saluti in lingue diverse. Poi mostrò il video con “Piacere di conoscerti” in lingua dei segni. La gente provò a imitare i movimenti delle mani, ridendo quando sbagliava.

Samir, alla tappa degli odori, fece annusare il cumino e disse: «Non tutti i nasi amano le stesse cose. E non tutti i piatti raccontano la stessa storia. Ma possiamo assaggiare con rispetto.»

Marta, alla tappa della nuvoletta, lesse il suo cartoncino: “C'è chi parla poco. Non significa che non abbia niente da dire. A volte sta scegliendo le parole migliori.”

Un ragazzo alto, che Marta conosceva solo di vista, si fermò. «Io parlo poco,» disse. «E mi hanno detto che sono “freddo”

Marta lo guardò. «Magari sei solo… lento nel fidarti. Non è freddo. È prudente.»

Il ragazzo annuì, come se qualcuno gli avesse finalmente tolto un'etichetta appiccicata male.

Quando arrivò Tommaso, fece il percorso serio serio. Alla fine, disse ad Alba: «Il cappello ti sta bene. E… scusa per l'altro giorno.»

Alba lo fissò un secondo, poi sorrise. «Scuse accettate. Però niente più battute da detective senza mandato.»

Tommaso fece un saluto militare. «Ricevuto.»

Capitolo 6 — Una sera luminosa

La sera, Marta tornò a casa con le gambe stanche e la testa piena di voci. A cena raccontò tutto, persino lo starnuto di Tommaso che aveva quasi fatto cadere un dizionario.

Dopo la doccia, si infilò nel letto. Il buio della stanza era morbido, come una coperta in più. Il telefono vibrò: un messaggio di Alba.

“Grazie per oggi. Per come hai parlato. Mi sono sentita… normale e speciale insieme.”

Marta rispose: “È la combinazione migliore. Domani porti il cappello miele?”

“Certo. Il detective deve essere puntuale.”

Marta appoggiò il telefono sul comodino. Pensò al percorso: alle mani che avevano imparato un saluto nuovo, ai nasi che avevano scoperto un odore diverso, alle persone che avevano capito che la timidezza non è un difetto, e che proteggersi è un gesto di intelligenza.

Si sentì fiera. Non di aver “insegnato” qualcosa, ma di aver creato uno spazio in cui tutti potevano essere se stessi senza vergogna.

Prima di chiudere gli occhi, Marta sussurrò nel buio, come se fosse una promessa: «Domande gentili. Occhi curiosi, non giudicanti. E passi insieme.»

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Cortile
Spazio aperto vicino alla scuola dove i bambini giocano e si incontrano.
Tesa
Parte larga e piatta di un cappello che protegge dal sole.
Melanina
Sostanza nella pelle che le dà colore e protegge dal sole.
Corridoio
Lungo passaggio dentro la scuola che collega le aule.
Timidezza
Sensazione di imbarazzo che rende difficile parlare o avvicinarsi agli altri.
Etichette
Piccoli cartellini o parole usate per descrivere o classificare cose o persone.
Albina
Persona con poca melanina, pelle e capelli molto chiari.
Tappa
Punto o fase di un percorso, attività separata dentro un progetto.

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