Parte 1: Un pomeriggio al campo da basket
Martina era una bambina di sei anni con le trecce lunghe e il sorriso sempre pronto. Quel pomeriggio il sole brillava forte e lei correva verso il campo da basket con la sua palla rossa, saltellando come un canguro felice. Lì, ad aspettarla, c'erano già i suoi amici: Leo, che aveva sempre le scarpe slacciate, Sara, che rideva anche quando non capiva le battute, e Tommaso, il più piccolino ma il più veloce di tutti.
“Ciao Martina!” gridò Leo, sventolando le braccia in aria. “Oggi giochiamo a chi fa più canestri?”
“Va bene!” rispose Martina. “Ma chi perde… deve fare il gallo!” Tutti scoppiarono a ridere. Sara si mise già a canticchiare “chicchirichì”.
Martina mise la palla a terra e la fece rimbalzare. Uno, due, tre rimbalzi, e poi… PAM! La palla scappò tra le gambe di Tommaso e rotolò fuori dal campo.
“Prendila tu, Tommaso!” gridò Sara, ma Tommaso inciampò nei suoi stessi piedi, fece una capriola e finì seduto sull'erba. Tutti risero così forte che anche un uccellino si fermò a guardarli.
Parte 2: Il misterioso pallone invisibile
Quando Tommaso si rialzò, la palla non c'era più. “Dove è finita?” chiese, guardandosi intorno. Martina si guardò sotto le scarpe, come se la palla potesse essersi nascosta lì. Leo guardò tra le sue scarpe slacciate. Sara guardò nel suo zainetto, anche se era troppo piccolo per una palla da basket.
Improvvisamente sentirono un “TUMP!” dietro il canestro. Era la palla che era finita dentro un secchio vuoto! Tutti corsero verso il secchio, ma ogni volta che uno cercava di prenderla, la palla rotolava via, come se avesse le gambe.
“Questa è una palla magica!” disse Sara, facendo gli occhi grandi. “Forse si è stancata di essere lanciata e vuole giocare anche lei!”
Martina rise e propose: “Allora facciamo finta che la palla sia il nostro quinto compagno. Se la tocchiamo, dobbiamo dire una parola buffa!”
“Cocomero!” gridò Leo, appena sfiorò la palla.
“Puzzone!” urlò Tommaso, tutto serio.
“Bislacca!” rise Sara, saltando sul posto.
Martina aspettò il suo turno e disse, con voce teatrale: “Supercalifragilistichespiralidoso!” Tutti si guardarono e scoppiarono in una risata infinita.
Parte 3: La gara dei quiproquo
Dopo mille risate, decisero di fare una gara: chi riusciva a fare più canestri, ma con una regola speciale. Ogni volta che si tirava, bisognava farlo… camminando all'indietro!
Leo provò per primo e lanciò la palla, ma invece di andare verso il canestro, finì dritta tra le braccia di Sara, che stava sistemando i capelli. “Oh!” fece Sara, sorpresa. “Allora sono io che ho fatto canestro?”
“No, sei tu il canestro!” gridò Tommaso, e tutti ancora una volta si piegarono in due dalle risate.
Martina provò a lanciare, ma inciampò in una foglia, girò su se stessa e lanciò la palla… dritta dentro il secchio di prima! “Un altro punto per il secchio!” rise Leo.
Alla fine, nessuno capiva più chi aveva fatto punto. Leo continuava a sbagliare piede, Tommaso tirava troppo forte e la palla finiva sempre sotto una panchina, Sara rideva così tanto che non riusciva nemmeno a tirare.
Martina, con le guance tutte rosse per le risate, propose: “Facciamo un ultimo gioco tutti insieme, senza regole strane. Lanciamo la palla e vediamo chi riesce a prenderla al volo!”
Parte 4: Il grande abbraccio finale
Tutti si misero in cerchio, Martina lanciò la palla in alto e… Leo la prese al volo! Ma invece di tenerla, la lanciò a Sara, che la passò a Tommaso, che la passò di nuovo a Martina. La palla volava da una mano all'altra, sempre più veloce, mentre le risate riempivano il campo.
Alla fine, la palla cadde per terra, rotolò piano piano e si fermò proprio al centro del cerchio. Tutti si guardarono, felici e un po' stanchi.
“Abbiamo vinto tutti!” disse Martina.
“Sì!” gridarono gli altri, e si abbracciarono forte, in mezzo al campo da basket, con il sole che ormai stava scendendo.
Martina pensò che non importava chi aveva fatto più canestri, o chi aveva detto la parola più buffa. L'importante era che avevano riso insieme, condiviso le bizzarre avventure e giocato come una vera squadra.
E così, mentre il cielo si colorava di arancione, i quattro amici si sedettero sull'erba, contenti e sereni, sapendo che quello era stato il più bel pomeriggio di tutti.