Inizio: Il giardino e la storia “super segreta”
Nel giardino condiviso di Via delle Margherite c'erano aiuole come tappeti verdi, pomodori che facevano i timidi e un grande bidone dell'acqua piovana che sembrava una pancia blu. Lì correva Nina, una bambina di cinque anni con due codini che saltavano come molle.
Quel pomeriggio Nina aveva un'idea frizzante. Aveva promesso ai suoi amici una storia divertente, proprio mentre aiutavano a bagnare le piante.
Arrivarono anche gli altri: Teo, che amava contare tutto (“uno, due, tre… anche le formiche!”), Sara, che portava sempre un cappello giallo enorme e una risata ancora più enorme, e Malik, che sapeva fischiare come un merlo e aveva le tasche piene di sassi “fortunati”.
Nina si schiarì la voce. Non troppo, perché era piccola, ma ci provò lo stesso.
“Ho una storia,” disse, “una storia super segreta, con un mostro… ma un mostro gentile.”
Teo spalancò gli occhi. “Un mostro gentile? Si può?”
“Certo,” fece Nina. “È un mostro che starnutisce coriandoli.”
Sara scoppiò a ridere. “Se starnutisce, io porto il fazzoletto!”
Malik fece un fischio curioso. “Fiuuu. E dove vive?”
Nina indicò il bidone blu. “Proprio lì. Ma shhh… non svegliatelo.”
Teo, che non sapeva stare zitto quando era emozionato, sussurrò forte: “Zitto, bidone!”
Il bidone, come per magia… fece “GLOM”.
Tutti si congelarono. Poi Sara sussurrò: “Ha risposto!”
Nina strizzò un occhio, come se fosse tutto previsto. “Ve l'avevo detto. Il mostro gentile si muove quando sente una storia.”
Mezzo: Il “GLOM”, la canna ribelle e il piano buffo
Proprio mentre Nina continuava a raccontare—“Il mostro gentile ama le carote, ma solo quelle che ridono”—si sentì di nuovo: “GLOM… GLOM… GLOM”.
Teo fece un passo indietro. “Secondo me è enorme.”
Malik si avvicinò e appoggiò l'orecchio al bidone. “Io sento… acqua.”
Sara annusò l'aria. “Io sento… terra bagnata!”
Nina, che voleva essere coraggiosa ma anche un pochino prudente, disse: “Forse il mostro ha sete.”
E infatti, proprio allora, la canna per annaffiare—quella lunga, verde e un po' attorcigliata—si mosse da sola e spruzzò un getto d'acqua dritto in aria, come un geyser. Splash! Poi si piegò e spruzzò a sinistra. Splash! Poi a destra. Splash!
“È una canna ballerina!” gridò Sara, ridendo così forte che il suo cappello giallo quasi volò.
Teo cercò di fare il serio, ma aveva l'acqua sul naso. “Piano! Sta annaffiando… il cielo!”
Malik inseguì la canna come se fosse un serpente simpatico. “Fiuu! Fermati, canna! Fermati!”
Nina guardò il bidone blu e capì: il “mostro” non era un mostro. Era il bidone pieno che gorgogliava perché la canna, rimasta incastrata, faceva passare l'acqua a scatti. Il giardino stava diventando una piccola fontana comica.
Nina alzò una mano. “Ok, squadra. Piano piano. Facciamo da soli, ma insieme.”
Teo annuì subito. “Io conto i passi. Uno… due… tre. Così nessuno scivola.”
Sara si mise in posa da capo comico. “Io sono la guardia del cappello! Se spruzza, io… rido!”
Malik scelse un sasso dalla tasca. “Questo è il sasso calmo. Quando lo tengo, penso bene.”
Nina fece un respiro. “Io parlo alla canna. Le racconto una storia gentile, così si calma.”
Si avvicinò e disse con voce dolce: “Canna cara, non sei un serpente, sei un'amica. Bevi piano, e non fare il solletico a tutti.”
La canna spruzzò un ultimo “pssss” come una risatina.
Teo, con attenzione, chiuse la manopola dell'acqua. Malik sfilò la canna dall'incastro. Sara, per non scivolare, fece passi piccoli piccoli, come un pinguino che va a scuola. E Nina tenne la canna ferma con due mani.
Per un attimo sembrò tutto risolto.
Poi… PLOP!
Dal bidone blu uscì una bolla enorme. Una bolla tonda, lucida, che volò via lentamente. Dentro si vedeva riflesso il cappello giallo di Sara. La bolla andò verso un cespuglio e… scoppiò con un “pop” gentile.
Sara si fermò e sussurrò: “Il mostro gentile… fa bolle!”
Teo riprese a contare, perché contare lo rassicurava: “Una bolla. Due risate. Tre amici bagnati.”
Malik fischiò un applauso. “Fiuu-fiuu!”
Nina si sentì calda dentro, come quando ti viene voglia di abbracciare. “Avete visto? Non servono superpoteri. Serve fare attenzione e aiutarsi.”
Fine: Annaffiatoi, carote che “ridono” e un parola gentile
Per rimediare al piccolo disastro d'acqua, decisero di cambiare metodo. Presero gli annaffiatoi colorati: uno rosso con un beccuccio a fiore, uno blu con un manico grande, uno verde con adesivi di lumache.
“Facciamo a turno,” propose Nina. “Così nessuno comanda troppo e nessuno resta indietro.”
Teo alzò la mano. “Io faccio il turno numero uno. Poi due. Poi tre. Poi… quattro!”
Sara fece un inchino. “Io faccio il turno ‘ahahah', va bene?”
Malik mise il sasso calmo in tasca. “Io faccio il turno del fischio, per ricordarci di andare piano.”
E così annaffiarono con calma. Nina guidava, ma lasciava spazio agli altri. “Qui poca acqua, qui un po' di più. Le fragole sono assetate, ma le zucchine sono già contente.”
Ogni tanto Nina aggiungeva un pezzetto della sua storia, come se fosse una collana di perline.
“E il mostro gentile,” raccontava, “quando vede gli amici che cooperano, starnutisce… non coriandoli… ma risatine piccole piccole.”
Sara provò a imitare uno starnuto. “Etciù… ihihì!”
Teo rise e rovesciò due gocce sul suo piede. “Etciù… uno, due, tre spruzzi!”
Malik fece il merlo. “Fiuu… etciù!”
Anche le carote, nel racconto di Nina, iniziarono a “ridere” muovendo le foglie. Nel giardino vero, una brezza leggera passò tra le aiuole, e le foglie fecero fruscio, come un applauso.
Quando tutto fu a posto, si sedettero sul bordo di legno dell'orto. Erano un po' umidi, un po' stanchi, ma pieni di allegria. Il bidone blu, ora tranquillo, non faceva più “GLOM”. Sembrava solo… felice.
Nina guardò i suoi amici. “Sapete qual è la parte più bella della mia storia?”
Teo chiese: “Le bolle?”
Sara disse: “Il cappello che quasi vola?”
Malik fece un fischio breve: “Fiu.”
Nina sorrise piano, e la sua voce diventò morbida. “La parte più bella siete voi. Perché quando succede una cosa strana, possiamo pensarci da soli… ma senza lasciarci soli.”
Rimasero un momento in silenzio. Un silenzio leggero, come una coperta.
Sara appoggiò il cappello sulle ginocchia. “Domani racconti un'altra storia?”
Nina annuì. “Sì. Ma niente mostri… forse una lumaca con i pattini.”
Teo già contava. “Uno, due, tre pattini!”
Malik fischiò piano, come una buonanotte.
E Nina disse l'ultima parola, piccola e gentile, che rimase nel giardino come un semino felice: “Grazie.”