Capitolo 1
Giacomo era un ragazzo di sette anni con una lentezza speciale: guardava tutto con attenzione. Quel lunedì la maestra aveva detto che bisognava essere pronti per la festa della scuola. Ma un piccolo mistero bussò alla porta dell'aula: il cartellone con i nomi dei bambini era sparito dalla bacheca.
"Chi l'ha preso?" sussurrò Marta, occhi grandi come lune.
Giacomo si mise il cappuccio come fosse una mantella da detective. "Non è un furto cattivo," disse piano. "È un caso da risolvere."
I bambini lo guardarono speranzosi. La maestra fece un cenno con la testa, come a dire: vai, ma attenzione.
Giacomo cominciò dal luogo del delitto: la bacheca. C'era un piccolo strappo di carta e tracce di colla sul bordo. Un segno di pennarello blu sul pavimento. "Hmm," mormorò Giacomo. "Una persona con mani colorate? O una coda di colore?"
"Tu cosa pensi?" chiese Giacomo ai lettori. "Chi potrebbe aver lasciato la colla e il pennarello blu?"
Giacomo chiese a tutti i compagni se avevano visto qualcosa. Alcuni raccontarono di aver visto Anna correre fuori in cortile prima della ricreazione. Altri dissero che Luca aveva i jeans macchiati di pittura. Ogni indizio però era piccolo e confuso, come pezzetti di un puzzle.
"Prendiamo nota," disse Giacomo. Scrisse con ordine su un foglio: strappo di carta, colla, pennarello blu, Anna in cortile, jeans di Luca. Poi guardò verso la finestra: la recinzione esterna era un po' più bassa dalla parte dell'angolo, dove cresceva un cespuglio di rose.
"Vado a dare un'occhiata in cortile," annunciò. I bambini fecero il tifo, la maestra sorrise. "Attento, detective," disse. "E ricorda: chiedere sempre aiuto."
Giacomo usò la lente di plastica del gioco per osservare le minuscole tracce sul pavimento. Scoprì una impronta leggera, come di scarpa da ginnastica con una righetta blu.
Capitolo 2
Il cortile era pieno di voci e di giochi. C'era un pallone dietro al bidone, biciclette appoggiate, e una lunga fila di scatole per i giochi. Giacomo si spostò tra i compagni, con passo silenzioso.
"Anna, hai visto qualcosa prima della ricreazione?" chiese.
Anna arrossì. "Sì, ero in giardino con il gruppo di pittura. Stavamo preparando i cartelloni per la festa. Poi ho corso perché il mio pallone è andato oltre la recinzione."
"Gli indizi dicono pittura e pennarello blu," pensò Giacomo. "Forse qualcuno ha portato il cartellone in cortile per dipingerlo, e poi l'ha dimenticato."
Giacomo seguì la traccia delle macchie blu su un sentiero di ghiaia. Le piccole gocce portavano verso il cespuglio di rose nell'angolo del cortile. Vicino al cespuglio Giacomo trovò un pezzetto di cartone con una lettera scritta: "Per la festa". Non era il cartellone scomparso, ma sembrava appartenere allo stesso colore.
"Leggi il libretto di osservazione," suggerì la maestra al bambino, che lo sapeva sempre. Giacomo lesse un vecchio quaderno di appunti della classe sul tavolo dei materiali: ricordava che alcuni bambini avevano provato nuove pitture lavabili la settimana scorsa.
All'improvviso un rumore: una risatina soffocata. Giacomo si avvicinò a una casetta dei giochi. Dentro, c'era Luca con le ginocchia sporche di blu e un sacchetto di colla. "Io… volevo aiutare," disse Luca, un po' imbarazzato. "Volevo attaccare i nomi senza farli piegare. Ho preso la colla. Ma poi il vento li ha portati via!"
Giacomo si fermò. La storia di Luca aveva senso, ma non spiegava il cartellone completamente sparito. Le tracce blu e la colla erano spiegate, ma il pezzo grande non c'era. Il mistero continuava.
"Ragazzi," disse Giacomo ad alta voce. "Facciamo una cosa insieme. Chi mi aiuta a cercare intorno alla recinzione?"
I compagni formarono una catena per cercare oltre il muro basso e tra i cespugli. Anche la maestra osservava da lontano, con un sorriso incoraggiante.
"h? Cercate bene e guardate sotto le foglie," suggerì Giacomo ai lettori. "Potrebbe essere finito lontano."
Capitolo 3
Sotto un tappeto di foglie, dietro una panchina, c'era una sorpresa: il cartellone era piegato e appoggiato sotto una rastrelliera, protetto da un sacco di foglie e bastoncini. Sulla superficie del cartellone c'era una grande macchia blu come una nuvola. Qualcuno aveva provato a nasconderlo in fretta.
"Chi l'ha nascosto?" domandò Giacomo. Tutti cercarono di ricordare. Qualcuno disse di aver visto la signora custode passare con un carrello. Altri dissero che un cane del vicino aveva annusato vicino alla recinzione la mattina.
Giacomo si ricordò del pallone di Anna che era passato oltre la recinzione. Forse qualcuno aveva raccolto il cartellone per sistemarlo e poi lo aveva lasciato lì. Ma chi? Le impronte sul cartellone erano sottili e c'era un piccolo segno di penna rossa vicino all'angolo. "Una firma?" chiese Marta.
Giacomo lentigginoso si chinò sul cartellone. "Non è una firma. È un disegno di un sole, fatto con il pennarello rosso. L'ho visto prima..." pensò ad alta voce. Poi ricordò: la bambina del doposcuola, Sofia, aveva disegnato un sole sui suoi appunti quel giorno.
"Tutti a cercare Sofia!" disse Giacomo. La trovarono vicino al cancello, con le mani un po' sporche e un sorriso colpevole. "Ho visto il cartellone volare via," ammise Sofia, "e ho pensato di metterlo al riparo fino a quando non tornavo qui con le mie forbici e la colla. Non pensavo che i bambini non lo trovassero."
Sofia aveva fatto una cosa buona, ma non aveva detto niente perché si era spaventata. "Pensavo di sistemarlo da sola," disse, "ma ho fatto un pasticcio con la pittura."
Giacomo guardò il cartellone. Era tutto spiegazzato ma ancora leggibile. "Allora abbiamo risolto il mistero insieme," disse. "Qualcuno ha preso la colla, qualcuno ha dipinto, poi il vento ha fatto il resto. Sofia ha messo il cartellone al sicuro. Nessuno voleva far del male."
I bambini risero. Le mani sporche di blu vennero pulite con acqua e sapone, il cartellone venne steso e appeso di nuovo alla bacheca. Ognuno aggiunse una piccola parola di scuse o di aiuto. Lavorare insieme aveva trasformato il problema in un gioco.
Capitolo 4
Prima che la maestra tornasse in classe, Giacomo radunò tutti attorno. "Abbiamo usato le prove," disse. "Abbiamo fatto domande e pensato a possibilità diverse. È così che si risolvono i misteri."
La maestra entrò e fece un occhiolino. "Bravi detective. Avete dimostrato spirito critico e collaborazione." Poi chinò la testa verso Giacomo: "Un piccolo bonus per te," disse, e appese accanto al cartellone una stellina dorata fatta a mano.
I bambini applaudirono. Luca arrossì, Sofia sorrise sollevata, Anna abbracciò il suo pallone. Giacomo sentì un caldo nel petto, come quando si mette un vestito comodo.
"Adesso," disse la maestra, "ricordate: se qualcosa sembra un mistero, chiedete, osservate e non avete paura di ammettere un errore. Insieme si risolve tutto."
Giacomo guardò i suoi amici. "E la prossima volta," disse con una risata, "possiamo fare un detective club."
La maestra fece un piccolo cenno con la testa, un vero e proprio clin d'occhio. "Sì, ma prima la festa."
I bambini tornarono a sedersi, felici. Il cortile era di nuovo sereno. Il cartellone brillava con i nomi di tutti. Il caso era chiuso, ma l'avventura aveva lasciato qualcosa di più: la voglia di guardare il mondo con occhi curiosi e di aiutare gli altri.
E prima che le campanelle suonassero, la maestra fece un ultimo gesto: sollevò la mano, sorrise e mandò un lieve, affettuoso occhiolino a Giacomo, come per dire: bel lavoro, piccolo detective.