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Storia di piccoli investigatori 7/8 anni Lettura 15 min.

Il mistero del sapone alla fragola scomparso

Tre bambini indagano sulla misteriosa scomparsa di un sapone alla fragola seguendo una scia rosa e raccogliendo indizi, scoprendo piccoli segreti domestici e imparando il valore dell’osservazione e della gentilezza.

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Tre bambini di 8 anni davanti alla porta della lavanderia: Nora (capelli castano chiaro, occhi nocciola, maglietta gialla a stelle) a sinistra con le mani sui fianchi, Leo (capelli castani corti, maglione verde chiaro) al centro con un taccuino e una mina, Amir (capelli neri ricci, giacca rossa) a destra che indica una scia rosa sul pavimento; corridoio luminoso con piastrelle beige, una sottile scia rosa lucente che va dal lavabo a una sedia su cui è poggiata una borsa di stoffa blu con nuvole, una gabbietta per canarino sullo sfondo e la porta del bagno socchiusa; i tre scoprono la borsa aperta con dentro un sapone rosa alla fragola un po' umido, espressioni di sorpresa e indagine, bolle di sapone e piccoli indizi sparsi. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il mistero del sapone scomparso

“Ehi, Leo! Guarda qui!” disse Nora, entrando di corsa in cucina con i capelli ancora un po' umidi. “Il sapone alla fragola… non c'è più!”

Leo alzò gli occhi dal suo quaderno a quadretti, quello dove scriveva “Casi Importantissimi (ma gentili)”. Aveva otto anni, come Nora, e un modo calmo di osservare le cose, come se ogni dettaglio fosse una briciola di pane da seguire.

“Non c'è più… dove?” chiese.

“Nella vaschetta vicino al lavandino del bagno. Ieri era lì, rosa e profumato. Oggi… vuoto!”

Leo si alzò e fece un inchino buffo. “Allora, signorina Nora, mi chiami pure: Investigatore Leo, in servizio.”

Nora rise. “Investigatore, per favore, trovi il sapone. Senza sapone mamma dice che le mani restano ‘appiccicose di mondo'.”

“Che frase strana,” commentò Leo. “Ma capisco. Andiamo in bagno.”

Attraversarono il corridoio e arrivarono alla porta bianca. Sullo specchio del bagno c'era un piccolo adesivo a forma di stella. Nora lo indicò.

“Vedi? Anche la stella sembra sorpresa.”

Leo aprì la porta con calma. Il bagno era familiare e tranquillo: asciugamani azzurri, tappetino morbido, e la vaschetta del sapone… vuota davvero.

“Confermo: sapone scomparso,” disse Leo, serio come un detective dei cartoni animati.

Nora mise le mani sui fianchi. “Chi potrebbe rubare un sapone? Non è mica un tesoro!”

“Magari per qualcuno sì,” rispose Leo. “Prima regola: niente panico. Seconda regola: facciamo domande.”

Si chinò vicino al lavandino. “Vedo goccioline. Piccole. Fresche. E… un profumo leggero di fragola.”

Nora annusò. “Sì! Quindi il sapone è passato di qui.”

Leo osservò il bordo del lavandino. “Ecco un indizio. Una strisciolina rosa, come una scia.”

“Dove va?” chiese Nora.

Leo seguì la striscia con gli occhi. “Verso il pavimento… e poi verso la porta.”

Nora spalancò gli occhi. “Il sapone è scappato da solo?”

Leo sorrise. “I saponi non hanno gambe. Però possono scivolare. O essere portati. Dobbiamo scoprire da chi.”

In quel momento, dal corridoio arrivò un rumore di passi leggeri e una voce allegra.

“Ciao! Posso entrare?” era Amir, anche lui otto anni, vicino di casa e compagno di classe. Aveva una curiosità che gli brillava negli occhi.

“Amir!” disse Nora. “Abbiamo un caso!”

“Un caso?” Amir entrò e guardò la vaschetta vuota. “Oh-oh. Qualcuno ha preso il sapone?”

Leo annuì. “Il sapone alla fragola è sparito. Indagine in corso.”

Amir fece un saluto militare molto poco militare. “Agente Amir, pronto! Da dove iniziamo?”

Leo indicò il pavimento. “Dal percorso. Guardate: una scia rosa, quasi come una lumaca di fragola.”

Nora sussurrò: “Che schifo e che buono insieme.”

Amir rise. “Una lumaca al profumo di dessert!”

Leo prese un piccolo foglietto e una matita. “Segniamo gli indizi: 1) vaschetta vuota, 2) scia rosa, 3) profumo di fragola.”

Nora guardò attorno. “E 4) nessun biglietto di addio. Se fosse scappato, avrebbe lasciato un messaggio.”

“Giusta osservazione,” disse Leo. “Ora: seguiamo la scia senza calpestarla troppo. E facciamo ipotesi.”

Amir alzò un dito. “Ipotesi numero uno: lo ha preso qualcuno per scherzo.”

Nora alzò un altro dito. “Ipotesi numero due: è scivolato e rotolato via.”

Leo alzò un terzo dito. “Ipotesi numero tre: è stato spostato per pulire.”

Si guardarono.

“Quale ti sembra più possibile?” chiese Leo al lettore, con un'occhiata come se anche lui fosse nella squadra.

“Seguiamo la scia,” decise Nora. “La scia dice sempre la verità. O almeno… si vede.”

Capitolo 2: La pista rosa e il sacchetto sospetto

La scia rosa usciva dal bagno, faceva una curva nel corridoio e poi diventava più sottile, come se il sapone avesse perso un po' di “fragolosità” lungo la strada.

Amir camminava piano. “Sembra una caccia al tesoro, ma con il rischio di scivolare.”

“Regola del bagno: passi da pinguino,” disse Leo, facendo due passettini comici con le braccia strette al corpo.

Nora lo imitò e quasi scoppiò a ridere. “Passi da pinguino investigatore!”

Arrivarono vicino alla porta della lavanderia. La scia rosa finiva proprio lì, davanti a un piccolo cestino e a una sedia su cui c'era un sacchetto di stoffa blu, con dei disegni di nuvolette.

Amir lo indicò subito. “Quel sacchetto non era qui ieri.”

Leo si avvicinò senza toccarlo. “Indizio nuovo: un sacchetto.”

Nora si morse il labbro, ma non sembrava spaventata, solo emozionata. “E se dentro ci fosse… il sapone prigioniero?”

Leo parlò con voce tranquilla. “Nessun prigioniero viene lasciato senza un controllo gentile. Però dobbiamo fare le cose bene.”

Amir sussurrò: “Come nei veri casi: niente dita appiccicose sulle prove!”

Leo annuì. “Esatto. Controlliamo il sacchetto con calma. Prima osserviamo.”

Si chinò. “Il sacchetto è chiuso con un laccetto. Non è bagnato fuori. Quindi, se il sapone è dentro, forse è avvolto in qualcosa.”

Nora indicò una piccola macchia rosa vicino al nodo. “Guarda! Qui c'è un puntino di fragola.”

Amir si avvicinò e annusò. “Profuma! Secondo me è lui.”

Leo fece un respiro. “Ok. Apriamo, ma lentamente.”

Nora tenne fermo il sacchetto, Amir sciolse il laccetto e Leo guardò dentro. Il sacchetto era pieno di cose strane: una spazzolina, una molletta, un calzino singolo… e in fondo un pacchettino avvolto in carta da cucina.

Amir spalancò gli occhi. “Un pacchetto segreto!”

Leo lo prese con due dita. “È leggero e… un po' umido.”

Nora batté le mani piano. “Aprilo! Aprilo!”

Leo scartò la carta con cura. E apparve il sapone alla fragola. Un po' ammaccato, ma ancora rosa e lucido.

“Eccolo!” gridò Nora. “Sano e salvo!”

Amir fece un piccolo applauso. “Caso risolto!”

Leo però non sorrise subito. Lo guardò serio, poi guardò il sacchetto. “Aspetta. Trovare il sapone non basta. Dobbiamo capire il ‘perché'. Un detective non si ferma al primo ‘evviva'.”

Nora abbassò le mani. “Giusto. Chi lo ha messo qui?”

Amir si grattò la testa. “Forse… tua mamma?”

Nora scosse la testa. “Mamma è al lavoro. E papà sta facendo la spesa. Io ero in camera. Quindi… chi è stato?”

Leo riprese il quaderno e scrisse: “4) sapone trovato in sacchetto blu, avvolto in carta. 5) sacchetto con oggetti da lavanderia.”

Nora indicò il calzino spaiato. “Quello è mio! Ma io non l'ho messo lì.”

Amir indicò la molletta. “Quella è del balcone.”

Leo guardò la porta della lavanderia. “Se il sacchetto è legato alla lavanderia, forse qualcuno stava raccogliendo cose da lavare. E ha preso anche il sapone per sbaglio.”

Nora arricciò il naso. “Per sbaglio? Come si fa a prendere un sapone per sbaglio?”

Leo sollevò il sapone. “È piccolo. E scivoloso. Se era caduto sul pavimento, qualcuno potrebbe averlo raccolto insieme ad altre cose.”

Amir alzò la mano come a scuola. “Ho un'idea: chiediamo a chi è passato di qui stamattina.”

Nora annuì. “Sì. Interrogatorio gentile.”

Leo sorrise finalmente. “Interrogatorio gentile: mi piace.”

Si spostarono in cucina, dove sul tavolo c'era una lista della spesa e una tazza con un cucchiaino che sembrava fare il bagno nel tè.

“Chi può aver messo quel sacchetto sulla sedia?” chiese Leo.

Nora contò sulle dita. “Io no. Tu no. Amir è arrivato adesso. Mamma e papà sono fuori. Quindi rimane…”

Dal soggiorno arrivò un rumore: “Ciiip! Ciiip!”

Amir indicò la gabbietta vicino alla finestra. “Il tuo canarino, Piuma!”

Nora rise. “Piuma non può fare nodi ai sacchetti.”

Leo osservò la gabbia. “Però può fare confusione. Ma non credo sia lui.”

In quel momento, la porta di casa si aprì e una voce cantò: “Ho preso le mele! E anche i biscotti!”

Era papà di Nora, con una busta della spesa in mano.

Nora corse da lui. “Papà! Hai visto il sapone alla fragola?”

Papà sbatté le palpebre. “Il sapone? Io ho visto solo… mele e biscotti.”

Leo si avvicinò con rispetto. “Signore, domanda da investigatore: ha spostato un sacchetto blu con nuvolette?”

Papà rise. “Sacchetto blu? Ah! Stamattina ho raccolto un po' di roba da portare giù in lavanderia: un calzino, una spazzolina… e ho trovato per terra una cosa rosa che scivolava. L'ho avvolta nella carta e l'ho messa nel sacchetto. Pensavo fosse… una specie di gomma profumata.”

Nora spalancò la bocca. “Era il sapone!”

Papà si batté la fronte piano. “Ops! Scusate. Non volevo farlo sparire. Volevo solo non calpestarlo.”

Amir sussurrò a Leo: “Quindi il ‘colpevole' è un papà premuroso.”

Leo annuì. “Caso quasi risolto. Ma manca un dettaglio: come è finito il sapone per terra?”

Nora guardò il bagno come se fosse una scena del crimine. “Sì! Io ieri l'ho messo nella vaschetta. Giuro.”

Leo disse: “Allora il sapone è caduto durante la notte o stamattina. Chi ha usato il bagno?”

Papà alzò la mano. “Io, stamattina presto. Forse ho urtato la vaschetta con il gomito. Non me ne sono accorto.”

Nora fece una smorfia esagerata. “Papà, il tuo gomito è un tornado.”

Papà rise. “Un tornado gentile, spero.”

Leo scrisse l'ultima nota: “Caduta accidentale + raccolta premurosa = mistero.”

Amir allargò le braccia. “Allora possiamo festeggiare?”

Leo guardò il sapone. “Prima… rimettiamolo al suo posto. E poi ringraziamo chi lo ha salvato dal pavimento.”

Capitolo 3: Il bagno, le bolle e la gratitudine

Tornarono in bagno come una piccola squadra vittoriosa. Nora posò il sapone nella vaschetta, questa volta con attenzione, come se fosse un gioiello.

“Ben tornato, sapone alla fragola,” disse solenne. “Prometto che non ti lascerò scappare più.”

Amir aggiunse: “E se scappi, lascia un biglietto.”

Leo controllò la vaschetta. “Sta stabile. Bene. Ora, per chiudere il caso, ricostruiamo.”

Nora si appoggiò al lavandino. “Ieri sera: sapone in vaschetta. Stamattina: papà usa il bagno, urta la vaschetta, sapone cade. Poi papà vede una cosa rosa per terra, la raccoglie, la avvolge nella carta e la mette nel sacchetto blu con le cose da lavanderia. Noi troviamo scia e sacchetto. Fine.”

Leo annuì. “Perfetto. E cosa abbiamo imparato?”

Amir rispose subito: “Che i saponi non hanno gambe!”

Nora rise. “E che i gomiti possono essere pericolosi… ma solo un pochino.”

Leo aggiunse: “E che è utile osservare prima di decidere. E fare domande gentili.”

Nora guardò il sapone e poi il padre, che era rimasto sulla porta del bagno con un sorriso un po' imbarazzato. “Papà… grazie per averlo raccolto e non averlo lasciato lì.”

Papà fece un inchino teatrale. “Prego, signorina. Il mio tornado-gomito si scusa.”

Amir disse: “Grazie anche per i biscotti.”

Papà alzò la busta. “Quelli sono sempre un indizio di felicità.”

Leo si schiarì la gola come un presentatore. “Io voglio dire grazie a Nora perché ha notato subito la vaschetta vuota. E grazie ad Amir perché ha avuto l'idea delle domande. Senza squadra, niente soluzione.”

Nora lo guardò sorpresa. “Grazie, Leo. Tu… sei bravo a far sembrare tutto un'avventura.”

Leo sorrise timido. “Le avventure sono ovunque. Basta guardare.”

Per festeggiare, Nora aprì il rubinetto e mise le mani sotto l'acqua. “Ok, test di funzionamento del sapone.”

Amir si avvicinò. “Posso fare anche io il test? Solo per scienza.”

“Solo per scienza,” confermò Leo, e anche lui si lavò le mani.

Il sapone profumava davvero di fragola e faceva una schiuma soffice. Le bolle si gonfiavano e scivolavano sulle dita.

Nora guardò una bolla grande che tremava. “Sembra una lente da detective!”

Leo si avvicinò. “Dentro ci vedo… il riflesso del nostro caso.”

Amir provò a parlare serio, ma gli uscì una risatina. “Il caso del sapone evaso… che in realtà era solo in gita nel sacchetto.”

Papà indicò la scia rosa ormai quasi sparita. “La prossima volta metto un tappetino più vicino al lavandino. Così il tornado-gomito fa meno danni.”

Nora disse: “E io metto il sapone più al centro.”

Leo chiuse il suo quaderno. “Caso chiuso.”

Poi Amir fece un passo indietro e, senza volerlo, schiacciò una piccola bolla di schiuma che era scivolata sul pavimento. La bolla scoppiò facendo un suono minuscolo: “Pop!”

Amir si immobilizzò, come se avesse rotto qualcosa di importantissimo. “Oh no! Ho… ho eliminato una prova!”

Leo lo guardò e fece una faccia gravissima. “Agente Amir… lei è accusato di… bolla-cidio.”

Nora rimase un secondo in silenzio, poi scoppiò a ridere. “Bolla-cidio! Ma che parola!”

Papà iniziò a ridere anche lui. “Arrestatelo con un asciugamano!”

Amir alzò le mani. “Mi arrendo! Ma solo se la pena è… un biscotto.”

Leo fingeva di pensarci. “La corte dell'Investigatore Leo decide: un biscotto per tutti, e una lezione: le bolle vanno e vengono, ma gli amici restano.”

Nora rise così forte che il suo riso rimbalzò sulle piastrelle del bagno. Amir rise ancora di più, e papà li seguì, e anche Leo, che di solito rideva piano, questa volta lasciò uscire una risata chiara.

E quella risata, allegra e piena di gratitudine, risuonò nel bagno e poi nel corridoio, come un'eco di fragola e felicità.

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