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Storia divertente per dormire 5/6 anni Lettura 13 min.

Il Mistero del Gattino Avventuroso

Tre amiche, Sofia, Martina e Chiara, decidono di esplorare il misterioso rumore di una porta scricchiolante in una vecchia casa, scoprendo un segreto inaspettato che le porterà a vivere un'avventura indimenticabile.

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Ci sono cinque personaggi: tre bambine di circa 6 anni — una bruna con coda di cavallo in pigiama a dinosauri che tiene una torcia e sta vicino alla porta socchiusa a sinistra, una bionda con trecce in vestito rosa che tiene una scatola di biscotti sulle ginocchia al centro davanti a un tavolino, e una dai capelli neri corti su una sedia a rotelle LEGO blu con una coperta sul sedile a destra; un gattino grigio, Orazio, con fiocco giallo che esce da un cestino di vimini al centro‑destra tirando un filo rosso legato alla maniglia della porta; e un pappagallo verde, Piripì, con coda blu appollaiato su un piccolo treppiede sullo sfondo che osserva e tiene un seme nel becco. L'interno è una vecchia casa LEGO color biscotto con pavimento in tavole chiare, mobili coperti da teli bianchi, finestra a destra con tenda leggera che ondeggia, cuscini impilati e una vecchia orologio da parete rotondo; la porta d'ingresso a sinistra è socchiusa con cerniera arrugginita e un filo rosso che corre lungo il corridoio. Situazione: scena calda, dolce e comica al crepuscolo — il gattino tira il filo e fa cigolare leggermente la porta, il pappagallo imita il rumore e le tre bambine lo osservano divertite e stupite, con luce morbida, colori caldi, trame di mattoncini visibili e piccole ombre lunghe. segnalare un problema con questa immagine

Inizio: La porta che cantava “SQUiiik”

Nella via dei Tigli c'era una vecchia casa color biscotto. Non era spaventosa. Era solo un po' storta, come un cappello messo di fretta. Di sera, quando il sole faceva il bagno dietro i tetti, da quella casa arrivava un rumore sempre uguale.

SQUiiik. SQUiiik. SQUiiik.

Sofia lo sentì mentre infilava il pigiama con i dinosauri che sorridevano. Martina lo sentì mentre pettinava una bambola con i capelli a forma di nuvola. Chiara lo sentì mentre faceva correre il suo camioncino rosso sul tappeto, seduta comoda sulla sua sedia a rotelle, che faceva un suono più gentile: fru-fru.

Le tre amiche avevano più o meno sei anni e avevano una regola: quando qualcosa faceva ridere o faceva venire curiosità, loro lo guardavano da vicino. Con calma. Con occhi grandi. E con un piano semplice.

Il rumore sembrava una porta che si lamentava. O forse che rideva. O forse che starnutiva.

SQUiiik.

Sofia portò una torcia piccola, di quelle che sembrano una caramella lunga. Martina prese una scatola di biscotti, perché “le avventure hanno fame”. Chiara infilò nel cestino davanti alla sedia una copertina morbida, nel caso l'avventura fosse stata freddolosa.

Camminarono piano fino al cancelletto della casa color biscotto. Il cancelletto, per fortuna, non scricchiolò. Fece solo un “tic” educato.

Nel giardino c'erano erbe alte e fiori che sembravano stelle stanche. Una fontanella aveva una goccia testarda che non voleva smettere: plin… plin… plin… come un metronomo per ninna nanna.

E poi, di nuovo, dal portone:

SQUiiik.

La porta era chiusa, ma il rumore arrivava lo stesso, come se la porta si allenasse da sola per un concorso di scricchiolii.

Le tre amiche si avvicinarono. Nessuna aveva paura. Avevano solo quella sensazione frizzante, come quando si scuote una bottiglietta di aranciata senza aprirla.

Sofia puntò la torcia sullo spioncino. Dentro era buio e profumava di legno vecchio e sapone. Martina mise l'orecchio sulla porta. Chiara guardò la maniglia, che tremava appena, come una coda che fa “ciao”.

SQUiiik.

E questa volta sembrò quasi… un miagolio camuffato.

Mezzo: L'esplorazione con le calze silenziose

La porta non era chiusa a chiave. Era solo appoggiata, come se aspettasse proprio loro. Sofia spinse piano. Martina trattenne il fiato. Chiara avanzò con un fru-fru leggero, perché le ruote facevano meno rumore delle scarpe, e quel giorno era un vantaggio da campionessa.

SQUiiik!

La porta si aprì e fece il suo verso più lungo, come un violino che sbadiglia.

Dentro, la casa sembrava addormentata da tanto tempo. C'erano mobili coperti da lenzuola bianche che parevano fantasmi pigri… ma fantasmi in pantofole, senza nessuna voglia di spaventare. Un vecchio orologio sul muro batteva piano: toc… toc… toc… come un cucchiaino in una tazza.

Sul pavimento c'era polvere, sì, ma in certi punti la polvere aveva delle strisce. Strisce sottili, come se qualcuno avesse trascinato una corda. O una coda.

Martina aprì la scatola dei biscotti. Il profumo si sparse subito, e sembrò riempire la casa di una luce invisibile.

SQUiiik.

La porta, da sola, si richiuse un pochino e poi si riaprì. Sembrava fare ginnastica: chiudi, apri, chiudi, apri. Come se dicesse: “Guardatemi! Guardatemi!”

Sofia osservò bene le cerniere. Erano arrugginite e avevano un filo sottile legato a una maniglia. Il filo correva lungo il corridoio come un serpente timido.

Le tre amiche seguirono il filo. Passarono davanti a una credenza che odorava di limone. Davanti a un quadro storto con un mare blu e una barca rossa. Davanti a una pila di cuscini rotondi, come se qualcuno avesse costruito un nido per elefanti piccoli.

Il filo arrivava fino a una stanza con una finestra grande. La finestra era socchiusa, e una tenda si muoveva piano, piano. La tenda faceva “fuf-fuf”, come una piuma che canta.

E lì, in mezzo alla stanza, c'era una cesta di vimini. Dentro la cesta, qualcosa si muoveva.

Un ciuffo di pelo grigio spuntò. Poi due orecchie appuntite. Poi due occhi tondi, curiosi, e un nasino rosa, come una gomma da matita nuova.

Un gattino.

Ma non un gattino qualsiasi. Questo gattino aveva al collo un fiocco giallo e, vicino a lui, una pallina con un campanellino. La pallina aveva il filo legato.

Il filo era quello.

Il gattino tirava la pallina. Il filo si tendeva. La porta, lontano, faceva SQUiiik. Il gattino mollava. La porta tornava indietro. E poi il gattino tirava di nuovo, contentissimo.

SQUiiik. Tiratina.

SQUiiik. Tiratina.

SQUiiik. Tiratina.

Sembrava un gioco inventato apposta per far ridere le case.

Le tre amiche si guardarono. Gli occhi di Sofia dissero: “Ecco il mistero.” Il sorriso di Martina disse: “Ecco la cosa più buffa del mondo.” Il respiro di Chiara disse: “Ecco una piccola avventura che non fa paura.”

Il gattino saltò fuori dalla cesta. Fece un giro intorno alle ruote di Chiara, come se le stesse annusando la felicità. Poi si infilò sotto un lenzuolo e ne uscì dall'altra parte, con il lenzuolo in testa, come un piccolo re con mantello e corona.

Martina trattenne una risatina, che le uscì dal naso: pff.

Il gattino si fermò, fiero, e poi… si mise a tirare il filo ancora più forte.

SQUiiik!

La porta, in fondo, rispose subito, come se fosse un amico che non vedeva l'ora di giocare.

Sofia notò una cosa: sul muro, vicino alla cesta, c'era una targhetta di legno con una scritta semplice: “Per chi trova il piccolo Orazio: grazie.”

Orazio, quindi, era il gattino.

Ma dov'era il suo umano? Dov'era la persona che aveva scritto quel messaggio? Forse era uscita. Forse era tornata tardi. Forse era solo… molto distratta.

Le tre amiche decisero di fare un'altra regola: nessun gattino avventuroso resta da solo in una casa che scricchiola troppo.

Così prepararono un piano ancora più semplice.

Martina mise due biscotti in un piattino trovato su una mensola. Non erano biscotti per gatti, ma avevano un buon profumo e sembravano dire: “Ciao, siamo gentili.” Sofia spostò la pallina e sciolse il filo dalla maniglia. Chiara stese la copertina vicino alla cesta, come un invito morbido.

Il gattino guardò tutto. Fece una faccia da investigatore serio. Poi si avvicinò ai biscotti e li annusò. Starnutì piano, come una bolla: etciù. Si leccò il naso. Si sedette sulla copertina e iniziò a fare le fusa.

Le fusa erano come un motorino piccolissimo che dice “rrrr… rrrr… rrrr…”

Per un attimo sembrò che tutta la casa tirasse un sospiro. Anche l'orologio batté più lento. Anche la tenda si mosse più piano.

Ma poi, dalla stanza accanto, arrivò un altro rumore.

Non SQUiiik.

Un rumore diverso: CRAC… CRAC… CRAC…

Le tre amiche si immobilizzarono, come statue di gelato. Il gattino alzò la testa. Le sue orecchie divennero due antenne.

CRAC… CRAC…

Sembrava qualcuno che masticava. O qualcuno che camminava su patatine.

Sofia puntò la torcia verso il rumore. Martina strinse la scatola dei biscotti, pronta a offrirli anche a un… qualunque cosa. Chiara avanzò di pochi centimetri, con il fru-fru più silenzioso del mondo.

E allora lo videro.

Un pappagallo.

Un pappagallo verde, con una coda blu e un becco arancione, seduto su un trespolo. Stava sgranocchiando semi con una calma da re. Ma ogni volta che spezzava un seme, faceva CRAC, e sembrava un piccolo tuono.

Il pappagallo girò la testa e fissò le tre amiche con un occhio rotondo. Poi, con voce seria come un maestro, disse una cosa sola:

“SQUiiik.”

Non era un dialogo vero. Era più una copia. Una copia comica.

Le tre amiche capirono subito: il pappagallo aveva imparato il verso della porta e lo ripeteva quando gli pareva. Il gattino tirava il filo. La porta scricchiolava. Il pappagallo ripeteva. E la casa, alla fine, sembrava una banda musicale un po' stonata ma molto divertente.

SQUiiik. CRAC. SQUiiik.

Un'orchestra di malintesi dolci.

Fine: Una ninna nanna con fusa e scricchiolii gentili

Proprio mentre le tre amiche pensavano cosa fare, sentirono un rumore di chiavi fuori. Un passo lento. Un altro passo. E poi una voce di donna che chiamava, con tono stanco e affettuoso: “Orazio? Piccolo combinaguai… dove sei finito?”

La porta principale si aprì, stavolta senza SQUiiik, perché il filo era sciolto e la cerniera riposava. Entrò una signora con un cappotto lungo e una borsa piena di cose: latte, pane, e una piantina che sembrava una mini foresta.

Quando vide le tre bambine, si fermò sorpresa, ma non arrabbiata. Gli occhi le si ammorbidirono come burro al sole. Vide il gattino sulla copertina. Vide la pallina. Vide il filo. Vide il pappagallo che, per salutare, disse di nuovo:

“SQUiiik.”

La signora sospirò, ma sorridendo, come quando si trova un calzino nel frigorifero e non si sa perché. Accarezzò il gattino e quello fece fusa fortissime, come un tamburo di velluto. Poi accarezzò anche il pappagallo, che si mise a sgranocchiare più piano, quasi educato.

La signora ringraziò le tre amiche con parole dolci e un po' impastate dalla stanchezza. Disse che quella casa era di sua zia, e che lei la stava sistemando. Il gattino Orazio si era innamorato del filo e della porta scricchiolante. Il pappagallo, che si chiamava Piripì, si era innamorato del rumore e lo collezionava come una canzone.

E così, senza volerlo, avevano creato il “Concerto della Porta”.

Le tre amiche si sentirono importanti come tre capitane di una nave di cuscini. Non avevano combattuto mostri. Non avevano scalato montagne. Avevano fatto qualcosa di semplice e bellissimo: avevano capito un mistero buffo e avevano aiutato un gattino a non combinare troppi guai da solo.

La signora offrì loro un biscotto vero, di quelli al cacao. Martina fu felice perché il suo piano “le avventure hanno fame” era stato confermato dalla scienza della vita. Sofia fu felice perché la torcia aveva trovato una storia. Chiara fu felice perché il gattino continuava a fare giri intorno alle sue ruote, come se fossero un trenino preferito.

Prima di uscire, le tre amiche guardarono ancora una volta la porta. Adesso sembrava tranquilla. Come se avesse finito la lezione di canto.

SQUiiik… quasi niente. Solo un sussurro, come una buonanotte.

Fuori, la sera era diventata più scura e morbida. Le luci delle case erano puntini caldi. L'aria profumava di panni puliti e di erba. Le tre amiche tornarono a casa piano, con passi piccoli, come per non svegliare la luna.

Quella notte, ognuna nel proprio letto, ripensò al gattino Orazio con il fiocco giallo. Ripensò a Piripì il pappagallo che diceva “SQUiiik” con voce da professore. Ripensò ai lenzuoli che sembravano fantasmi pigri e gentili. E alla copertina che era diventata un posto sicuro.

Nella testa di Sofia, la porta scricchiolante diventò una porta che rideva. Nella testa di Martina, i biscotti diventarono medaglie per esploratrici. Nella testa di Chiara, le fusa del gattino diventarono una canzone che faceva fru-fru e rrrr insieme, come una ninna nanna con le ruote e il cuore.

E mentre gli occhi si chiudevano, le frasi nella loro mente si fecero più lente, più lunghe, più soffici, come una coperta che scende piano sulle spalle.

SQUiiik… ma gentile.

Rrrr… come un motorino felice.

Plin… come una goccia che non ha fretta.

E tutto finì bene, con un sorriso che restò acceso anche nel sonno, perché il mistero non era un pericolo, ma un gioco, e l'avventura era stata piccola, buffa, e perfetta per addormentarsi.

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Storta
Qualcosa che non è dritto, piegata come un cappello messo male.
Spioncino
Piccolo buco nella porta per vedere chi è fuori senza aprire.
Cerniere
Quelle parti che permettono alla porta o a un mobile di aprirsi e chiudersi.
Arrugginite
Coperto di ruggine, quella polvere arancione che si forma sul metallo vecchio.
Vimini
Materiale fatto da rami sottili intrecciati, usato per ceste e panieri.
Fusa
Suono tranquillo e morbido che fa un gatto quando è felice.
Trespolo
Piccolo supporto dove un uccello può posarsi per stare fermo.
Combinaguai
Persona o animale che spesso crea piccoli pasticci o guai divertenti.
Impastate
Parola che qui significa mescolate o confuse, come quando sei molto stanco.
Metronomo
Strumento che segna il ritmo con tic tac regolari per tenere il tempo.
Credenza
Mobile della cucina con mensole per mettere piatti e cose varie.
Targhetta
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