Parte 1: L'incoerenza nel cortile
Nico era un giovane detective. Non portava un cappello buffo né una lente gigante. Portava una piccola agenda blu e una matita ben appuntita. A Nico piaceva l'ordine delle cose: le scarpe allineate, i libri in fila, i rumori al loro posto.
Quella mattina, nel cortile del palazzo, c'era un problema.
La signora Lina, la fioraia del piano terra, agitava le braccia vicino alle sue cassette di gerani. «Sono spariti i semi di girasole! Ieri erano qui. Oggi niente.»
Nico si avvicinò piano. Guardò le cassette: terra scura, un'etichetta gialla, un piccolo annaffiatoio verde. Tutto normale. Troppo normale.
Poi vide l'incoerenza.
Sulla terra c'erano tre impronte leggere, come di scarpe piccole, ma la quarta impronta era più grande e più profonda. Nico si chinò. «Strano. Chi cammina lascia passi uguali, di solito. A meno che…»
Si voltò verso te, lettore. «Vuoi aiutarmi? Osserva con me. Se ci sono impronte diverse, significa che forse c'erano due persone. O una persona con qualcosa di pesante.»
La portinaia, Marta, sbucò dalla porta con un mazzo di chiavi che tintinnava. «Ho visto un'ombra stanotte. Nel corridoio. Ma non ho acceso la luce. Pensavo fosse il gatto.»
«Che ore?» chiese Nico.
«Tardi. Forse dopo le nove.»
Nico scrisse: “Ore 21: ombra nel corridoio. Possibile gatto?”. Poi guardò la siepe vicino al cancello. Un ramo era piegato, come se qualcuno fosse passato di corsa.
Nico inspirò. «Non è un gioco. Però non deve finire male. Troveremo i semi.»
Parte 2: Tre indizi e due sospetti
Nico iniziò a fare domande con voce calma, come se stesse sistemando pezzi di un puzzle.
Prima parlò con Ludo, il bambino del secondo piano, che aveva sempre le ginocchia sporche di terra. «Io? No! Io pianto solo fagioli. I girasoli sono troppo alti, mi fanno ombra.»
«Dove eri ieri sera?» chiese Nico.
«A casa. Ho fatto un disegno.» Ludo mostrò un foglio con un sole enorme e un fiore alto. Nico notò una cosa: sul disegno c'era un sacchetto marrone con scritto “SEMI”.
Secondo indizio, pensò Nico. Non colpevole, forse. Ma curioso.
Poi Nico incontrò Ada, la ragazza del terzo piano, sempre veloce. Aveva uno zainetto rosso. «Semi? Che noia. Io corro. Ho allenamento.»
Nico notò sullo zainetto un pezzetto di terriccio scuro, appiccicato. «Sei stata nel cortile?»
Ada fece spallucce. «Sono passata. Ho legato la bici.»
Nico scrisse: “Terriccio su zaino rosso. Possibile contatto con cassette”.
Infine, Nico controllò il corridoio. Vicino all'ascensore c'era un odore dolce, come biscotti. E un piccolo granello giallo sul tappetino, come una briciola.
«Biscotti… e briciole…» mormorò Nico. «I semi di girasole sembrano briciole.»
Fece una lista nella sua agenda:
1) Impronte piccole e una grande.
2) Ramo piegato vicino al cancello.
3) Odore di biscotti nel corridoio.
Nico si fermò e ti guardò. «Secondo te, chi potrebbe avere odore di biscotti? E perché una impronta è più grande? Prova a indovinare. Io vado a controllare una cosa.»
Salì le scale. Piano piano. Al quarto piano abitava il signor Arturo, un vicino anziano. Sempre gentile. Sempre puntuale. Sempre con una sciarpa anche quando faceva caldo.
Nico bussò. Nessuna risposta.
Dal corridoio arrivò un fruscio. Nico si girò e lo vide: il signor Arturo, con un sacchetto di carta tra le mani, stava entrando in casa in punta di piedi. Sembrava sorpreso lui stesso di essere visto.
«Signor Arturo?» disse Nico, senza alzare la voce.
L'uomo sussultò. «Oh! Nico. Io… ecco…»
Nico notò il sacchetto: era pieno di semi. Semi di girasole, gialli e lucidi.
Parte 3: L'incontro imprevisto e la verità
Nico non fece il duro. Fece il detective. «Posso sapere perché li ha presi? La signora Lina è preoccupata.»
Il signor Arturo abbassò lo sguardo. «Non volevo rubare. Volevo… aiutare. Ma mi vergognavo.» Si sedette su una sedia, come se all'improvviso fosse più stanco.
Nico entrò e vide la cucina: sul tavolo c'erano farina, una ciotola, e un vassoio con biscotti appena sfornati. E vicino alla finestra, una gabbietta vuota, con una piccola altalena.
«Il suo uccellino?» chiese Nico.
Il signor Arturo annuì. «Si chiama Piuma. Ieri è volato via. È un canarino. Gli piacevano i semi di girasole. Io… ho pensato che se ne mettessi un po' sul balcone e nel cortile, magari tornava. Non volevo disturbare nessuno. Sono sceso di notte. Ero agitato.»
Nico capì l'impronta grande: il signor Arturo trascinava un piccolo secchio d'acqua per mettere i semi e pulire le briciole. Per questo un passo era più profondo.
«E il ramo piegato?» chiese Nico.
Il signor Arturo fece un sorriso triste. «Sono passato vicino alla siepe per non farmi vedere. Sciocco, lo so.»
Nico respirò, come quando un puzzle si chiude. Poi disse: «Non è sciocco voler ritrovare Piuma. Però prendere i semi senza chiedere crea paura. Facciamo una cosa: li riportiamo insieme e spieghiamo tutto.»
Scese con lui. Nel cortile, la signora Lina incrociò le braccia. Nico parlò chiaro e breve. Il signor Arturo mostrò il sacchetto e i biscotti.
«Ho fatto anche dei biscotti ai semi,» disse piano. «Pensavo di offrirli… quando Piuma fosse tornato.»
La signora Lina si ammorbidì. «Bastava chiedere, Arturo. I semi non sono un segreto.»
Ludo e Ada erano lì, curiosi. Nico li coinvolse: «Volete aiutare? Possiamo mettere un piattino di semi sul balcone del signor Arturo e un po' vicino alla siepe. E ascoltare.»
Tutti annuirono. Era una piccola squadra.
Aspettarono in silenzio. Il vento muoveva le foglie. Poi, un cinguettio leggero. Un puntino giallo scese dal cielo e si posò sul davanzale.
«Piuma!» sussurrò il signor Arturo, con gli occhi lucidi.
Nico sorrise. «Caso risolto. Con logica e pazienza. E con un po' di coraggio nel dire la verità.»
Quella sera, nel cortile, mangiarono i biscotti. La signora Lina consegnò un nuovo sacchetto di semi al signor Arturo, questa volta con un fiocco.
Nico tornò a casa. Mise l'agenda sul comodino, allineata al bordo. Si sdraiò, stanco ma felice. Fuori, Piuma cantava piano.
«Riposo meritato,» pensò Nico. E chiuse gli occhi, curioso già del prossimo mistero.