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Storia sulla festa della mamma 9/10 anni Lettura 15 min.

Il fotoforo della gentilezza e l’anatra critica d’arte

Due amici, Leo e Nico, preparano un regalo e una lista di ringraziamenti per la mamma, vivendo avventure buffe e imparando il valore della cura e della gentilezza.

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Ci sono tre persone: Leo, 10 anni, capelli castani spettinati, maglietta azzurro chiaro con macchia di biscotti e jeans, tiene a sinistra del letto un photoforo di vetro decorato con velina gialla e arancione che diffonde una calda luce arancione e sorride imbarazzato; Nico, 10 anni, capelli castano corti, felpa verde oliva e jeans, sta a destra del letto con la mano sotto un vassoio per stabilizzarlo che contiene biscotti e un fiore leggermente inclinato, guarda Leo con sorriso complice; la madre di circa 35 anni, capelli castani raccolti in uno chignon morbido, vestaglia crema, è seduta a letto appoggiata a cuscini bianchi con le mani sul cuore e uno sguardo emozionato e sorridente verso i ragazzi. La stanza è illuminata da una luce mattutina rosa-arancione, pareti crema con disegni dei bambini, coperta a righe pastello, comodino in legno chiaro con una tazza di tè fumante e tende leggere mosse da una brezza; i ragazzi portano colazione e il photoforo acceso creando un’atmosfera intima e calorosa che illumina i volti. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il piano segreto (e un po' appiccicoso)

A dieci anni, Leo aveva una regola importante: quando voleva fare una sorpresa, doveva farla in grande. Non “grande” tipo fuochi d'artificio (anche perché la mamma glieli avrebbe fatti spegnere con uno sguardo), ma “grande” tipo: ci mette il cuore, e magari anche un po' di colla.

Il suo migliore amico, Nico, era diverso: più prudente, più preciso, e con la capacità rara di dire “Forse è meglio non farlo” un secondo prima del disastro. Insieme, però, erano imbattibili: Leo inventava, Nico salvava.

Era sabato mattina, il giorno prima della Festa della Mamma. La cucina profumava di caffè e biscotti. La mamma di Leo, Serena, cantava sottovoce mentre sistemava le tazze. Ogni tanto rideva da sola, come se avesse una barzelletta segreta in tasca.

Leo la guardò e pensò: “Lei fa mille cose e non si lamenta mai. Io devo farle qualcosa che dica: ti vedo. Ti voglio bene.”

Nico arrivò in bicicletta, con lo zaino che sembrava pieno di mattoni.

“Ho portato roba!” annunciò, ansimando.

“Che roba?”

“Barattoli di vetro, carta velina, un rotolo di spago… e i cerotti. Ho imparato dai tuoi progetti.”

Leo gli fece un saluto militare. “Soldato Nico, sei promosso a Ministro della Sicurezza.”

Si rifugiarono nel garage di Leo, dove c'erano attrezzi, vecchie scatole e un odore di “qui si può fare di tutto”. Leo tirò fuori un barattolo vuoto di marmellata.

“Faremo un fotoforo, dichiarò, “un portaluce per la mamma. Una luce gentile, come lei.”

Nico annuì. “Sì, ma sicuro. Niente fiamme libere. La mia sopracciglia ci tengono.”

Leo sospirò, come se Nico avesse appena detto la cosa più noiosa del mondo… ma in realtà gli piaceva che qualcuno tenesse d'occhio le sue idee.

“Va bene, niente fiamme,” disse Leo. “Mettiamo una candela LED. Brilla e non brucia. Come una lucciola educata.”

Iniziarono a lavorare. Nico misurava e tagliava la carta velina con cura, mentre Leo voleva “fare più veloce” e incollava con entusiasmo. Troppo entusiasmo.

Dopo cinque minuti, Leo aveva due dita incollate tra loro.

“Guarda!” disse, muovendo la mano come una pinna. “Sono un pesce!”

“Un pesce… molto appiccicoso,” commentò Nico, porgendogli un panno. “Piano, Leo. La mamma deve ricevere un fotoforo, non un figlio trasformato in calamaro.”

Risero, e quella risata sembrò già un regalo, perché riempì il garage di luce, senza bisogno di batterie.

Quando il barattolo fu rivestito di carta velina gialla e arancione, Nico avvolse lo spago intorno al collo del vetro e fece un nodo perfetto. Leo aggiunse un'etichetta scritta a mano: “Per la mamma che illumina tutto.”

Poi, con un gesto solenne, appoggiò dentro la piccola candela LED.

“Ecco,” disse. “Domani, lei lo accende e… tac! Cuore felice.”

Nico guardò l'opera. “È bello. E soprattutto: non esplode.”

Leo annuì serio. “È la nostra magia sicura.”

Capitolo 2: Missione lago (con finale a spruzzi)

Per completare il regalo, Leo voleva aggiungere un biglietto speciale: una “lista di grazie”, cioè dieci cose per cui ringraziare la mamma. Nico propose di scriverla in un posto tranquillo, dove venissero idee belle.

“Al lago,” disse Leo. “Lì mi vengono sempre pensieri da poeta.”

“Tu? Poeta?” Nico lo guardò.

“Sì. Un poeta… un po' stonato, ma poeta.”

Presero lo zaino con il fotoforo (avvolto in un asciugamano come se fosse un cucciolo) e un quaderno. Pedalarono fino al laghetto del parco, dove l'acqua brillava e le anatre camminavano come se avessero appuntamenti importanti.

Si sedettero sul pontile di legno. Nico aprì il quaderno.

“Dieci grazie,” disse. “Facile.”

Leo iniziò subito: “Grazie per la pasta al pomodoro che fa sempre il giro di applausi nella mia pancia.”

Nico scrisse, ridendo. “Ok, uno.”

“Grazie perché mi abbracci quando fingo di non volerlo.”

“Due.”

“Grazie perché trovi sempre i calzini… anche quando io li nascondo in posti che nemmeno io ricordo.”

“Tre. E questa è un superpotere.”

Leo dondolava i piedi sopra l'acqua, ispirato e pericolosamente allegro. Nico, ogni tanto, gli dava una spinta leggera sulla spalla.

“Non troppo avanti,” avvertì. “Il pontile non è un divano.”

Proprio mentre Leo stava dicendo: “Grazie perché mi fai ridere anche quando ho preso un brutto voto—”, un'anatra decise che il quaderno era interessante e si avvicinò con aria da critica letteraria. Fece “QUACK” e allungò il becco verso la pagina.

Leo si sporse per scacciarla con gentilezza. “Ehi, signora anatra, niente spoiler!”

L'anatra, offesa, fece un passo avanti. Leo fece un passo indietro. Il pontile scricchiolò come una vecchia sedia.

Nico alzò gli occhi. “Leo—”

Troppo tardi.

Leo perse l'equilibrio con una precisione incredibile: cadde dritto nel lago, con un tonfo che sembrò una porta sbattuta da un gigante. L'acqua schizzò dappertutto, bagnando le scarpe di Nico e, peggio, il bordo dello zaino.

Per un secondo ci fu silenzio. Poi la testa di Leo spuntò fuori dall'acqua come un fungo bagnato.

“Sto bene!” gridò, sputacchiando. “Il lago mi ha appena… salutato.”

Nico si inginocchiò e gli afferrò la mano. “Sei un genio,” disse, tirandolo su. “Un genio… in ammollo.

Leo si arrampicò sul pontile. I capelli gocciolavano, la maglietta era diventata una spugna triste. E il suo primo pensiero non fu: “Che freddo!”

Fu: “Il fotoforo!”

Nico aprì lo zaino con una lentezza da suspense. L'asciugamano era umido, ma il barattolo era salvo. La candela LED funzionava ancora.

Leo sospirò come se avesse ritrovato un tesoro.

“Grazie, asciugamano,” disse, accarezzandolo. “Sei stato un eroe silenzioso.”

Nico indicò il quaderno. “La lista si è un po'… macchiata.”

Sul foglio c'erano gocce d'acqua e un'impronta di zampa d'anatra, come una firma.

Leo scoppiò a ridere. “È un'autografo! L'anatra approva la poesia.”

Si strizzò la maglietta e rabbrividì.

Nico lo guardò serio, ma con gli occhi che ridevano. “Torniamo. Prima che tu diventi un ghiacciolo con le gambe.”

Capitolo 3: Il fotoforo diventa “super sicuro”

A casa, Leo si cambiò in tempo record. Nico, intanto, mise il fotoforo sul tavolo e lo osservò come un ingegnere.

“Ha superato la prova del lago,” disse. “Ma possiamo renderlo ancora più sicuro.”

Leo alzò un sopracciglio. “Più sicuro di una candela che non brucia?”

Nico tirò fuori dal suo zaino… del feltro e dei gommini adesivi.

“Base antiscivolo,” annunciò. “Così non cade. E una copertura per i bordi, così non taglia. Anche se è vetro liscio, meglio essere gentili con le dita.”

Leo lo guardò come si guarda un amico che porta sempre l'ombrello anche con il sole. Però dentro si sentì grato: Nico ci teneva davvero.

Insieme attaccarono quattro gommini sotto il barattolo. Poi aggiunsero una striscia di feltro intorno al bordo, come un piccolo cappello morbido.

Leo prese un pennarello e disegnò sulla velina delle stelline e dei cuori che sembravano saltare.

Nico aggiunse un dettaglio: uno spago in più, per fare una maniglietta, così la mamma poteva spostarlo senza rischio.

“È un fotoforo con cintura di sicurezza,” disse Nico.

Leo annuì. “E con airbag di feltro.”

Risero. Poi ripresero la lista dei “grazie”. Riscrissero tutto su un foglio pulito, ma lasciarono una cosa: in fondo, disegnarono una piccola anatra con la scritta “Anche io dico grazie”.

“Dieci grazie sono pochi,” disse Leo, mordicchiando la penna.

“Allora facciamo anche un ‘grazie bonus',” propose Nico.

“Bravo. Tipo: grazie perché mi insegni a essere gentile, anche quando mi viene più facile essere muso lungo.”

Nico scrisse piano, come se quella frase fosse importante da non stropicciare.

Leo guardò fuori dalla finestra: il cielo della sera era rosa e arancione, proprio come il fotoforo.

Pensò alla mamma che metteva a posto le cose senza far rumore, che chiedeva “Com'è andata?” e ascoltava davvero la risposta, anche quando lui la raccontava con mille giri.

Una gratitudine calda gli riempì il petto, come una tisana.

“Domani,” disse Leo, “lei deve sentirsi festeggiata come una regina.”

“Una regina con fotoforo antiscivolo,” aggiunse Nico.

“Esatto.”

Capitolo 4: La mattina della Festa della Mamma

La domenica arrivò con luce morbida e odore di pane tostato. Leo e Nico si erano dati appuntamento presto. Nico entrò in casa in punta di piedi, come un ladro… ma un ladro di sorprese belle.

In cucina, Leo preparava la colazione: latte, biscotti, e un vassoio con una tazza di tè per la mamma. Aveva messo anche un fiore trovato in giardino: un po' storto, ma allegro.

Nico sussurrò: “Siamo sicuri che tu sappia portare quel vassoio senza incidenti?”

Leo lo guardò offeso. “Io? Sono un professionista.”

Fece due passi e il vassoio tremò leggermente.

Nico allungò una mano sotto, pronto a intervenire.

Leo sussurrò: “Va bene, sei il mio… stabilizzatore ufficiale.”

Salirono le scale. Davanti alla porta della camera, Leo fece cenno: “Uno, due, tre…”

Aprirono piano.

Serena era già sveglia, con i capelli un po' spettinati e un sorriso ancora mezzo addormentato.

“Che succede qui?” chiese, vedendo quei due ragazzini in equilibrio precario con tazze e biscotti.

Leo parlò veloce, come se le parole volessero uscire tutte insieme:

“Auguri mamma! Festa della mamma! Ti abbiamo portato la colazione e anche un regalo e anche un biglietto e anche… io sono caduto nel lago ma non oggi, ieri, però va tutto bene!”

Nico fece un colpetto al suo braccio. “Respira.”

Serena rise, una risata piena che sembrò scaldare la stanza.

“Mi sembra una festa… molto Leo,” disse.

Posarono il vassoio sul comodino. Poi Leo tirò fuori il fotoforo e lo accese. La luce LED si diffuse attraverso la velina gialla e arancione, come un piccolo tramonto in barattolo.

Serena lo guardò e portò una mano alla bocca.

“È bellissimo,” disse piano.

Nico le porse il biglietto con la lista dei “grazie”. Serena lesse. Ogni “grazie” era una carezza fatta di parole. Quando arrivò all'anatra disegnata in fondo, scoppiò a ridere.

“Questa chi è?”

Leo si grattò la nuca. “Una critica d'arte. Ha firmato il nostro lavoro.”

Serena li abbracciò entrambi, uno per lato, stringendoli forte.

“Il regalo più bello,” disse, “è sapere che mi vedete. Che pensate a me.”

Leo sentì un nodo dolce in gola e fece l'unica cosa che sapeva fare quando era emozionato: una battuta.

“E che io sopravvivo ai laghi,” disse.

Serena lo guardò. “Ai laghi?”

Nico alzò le spalle. “È lunga.”

“E bagnata,” aggiunse Leo.

Serena li baciò sulla fronte. “Grazie. Davvero.”

Capitolo 5: Il patto della gentilezza

Più tardi, uscirono tutti e tre per una passeggiata. Il fotoforo restò sul tavolo del soggiorno, acceso anche di giorno, come se la luce non avesse voglia di spegnersi.

Al parco, passarono vicino al lago. Leo lo fissò con sospetto.

“Mi sta guardando,” mormorò.

“Il lago non guarda,” disse Nico.

“Tu non lo conosci,” ribatté Leo. “È un lago con carattere.”

Serena si sedette su una panchina. “Ragazzi,” disse, “oggi mi avete fatto un dono enorme. Ma posso chiedervi una cosa?”

“Se è ‘non tuffarti più'… ci stavo pensando anche io,” disse Leo.

Serena sorrise. “Chiedo un patto. Un patto di gentilezza.”

Nico inclinò la testa. “Cioè?”

“Un patto semplice,” continuò Serena. “Ogni giorno, uno di noi fa un piccolo gesto gentile per un altro. Senza aspettare nulla in cambio. Anche una cosa minuscola: dire grazie, aiutare con una borsa, ascoltare davvero.”

Leo guardò Nico. Nico guardò Leo. Sembrava una missione seria… ma anche bella.

Leo alzò la mano come a scuola. “E se uno dimentica?”

“Allora gli altri lo aiutano a ricordare,” disse Serena. “Con dolcezza.”

Nico annuì. “Io ci sto.”

Leo fece finta di pensarci, con la faccia da grande stratega. Poi disse: “Anch'io. Ma voglio una clausola.”

Serena finse di essere un giudice. “Sentiamo la clausola.”

“Che il patto vale anche per noi due amici,” disse Leo, indicando Nico. “Perché lui mi salva dai disastri, e io… io gli insegno a ridere quando è troppo serio.”

Nico sbuffò, ma sorrise. “Accetto. Però tu mi prometti che la prossima poesia la scrivi… lontano dall'acqua.”

Leo mise una mano sul cuore. “Promesso. Al massimo vicino a una pozzanghera piccola.”

Serena prese le loro mani e le strinse. “Allora è fatto. Un patto di gentilezza.”

In quel momento, una brezza leggera passò tra gli alberi e increspò il lago. Un'anatra fece “quack” come se approvasse.

Leo sussurrò: “Hai sentito? La critica d'arte dice sì.”

Nico rise. “Perfetto. Abbiamo pure il pubblico.”

Tornarono a casa con passi leggeri. Leo pensò che la Festa della Mamma non era solo un giorno di regali: era un modo per dire grazie con mille piccole luci, come il fotoforo. E che la gentilezza, quando la accendi, illumina più di quanto immagini.

Quella sera, Serena accese di nuovo il fotoforo. La luce calda riempì la stanza.

Leo e Nico si scambiarono uno sguardo: il patto era iniziato. E, per una volta, anche Leo non aveva nessuna fretta di fare “più veloce”.

Perché certe cose, come dire “ti voglio bene”, sono bellissime anche quando le fai piano.

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Appiccicoso
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Sopracciglia
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Fotoforo
Un barattolo decorato che serve a contenere una luce dolce per la casa.
Candela LED
Una luce a batteria che somiglia a una candela ma non produce fiamma.
Carta velina
Carta sottile e colorata usata per decorare o avvolgere regali.
Pontile
Una struttura di legno o cemento che si estende sull'acqua per salire o guardare.
Scricchiolò
Suono di qualcosa che si muove o invecchia, come il legno che fa rumore.
Autografo
Una firma lasciata da qualcuno, spesso come segno di approvazione o ricordo.
Base antiscivolo
Una parte sotto un oggetto che impedisce a quell'oggetto di scivolare.
Ammollo
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