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Storia sull'inverno 5/6 anni Lettura 12 min.

Il coraggio tiepido di Emma

Emma, una bambina, affronta le sue paure durante una giornata invernale a scuola, dove scopre il coraggio di esprimersi e di creare un disegno speciale nella sala computer. Con l'aiuto dei suoi compagni e della maestra, impara che anche il freddo può nascondere momenti caldi e gioiosi.

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Una bambina di 6 anni, di nome Emma, con lunghi capelli castani e guance rosa, sorride con meraviglia. Indossa un cappotto blu vivace, un berretto rosso e guanti di lana, tenendo il suo peluche, un coniglietto di stoffa di nome Bibi, contro il cuore. Accanto a lei, sua madre, una donna di circa trent'anni con capelli castani e un sorriso caloroso, la incoraggia con tenerezza, indossando una sciarpa colorata e un cappotto di lana. La scena si svolge in un cortile scolastico, circondato da alti alberi spogli, coperti di neve scintillante. Il pavimento è tappezzato di fiocchi bianchi e alcuni fiocchi cadono dolcemente dal cielo azzurro chiaro. Emma sta scoprendo l'aula informatica, pronta a disegnare al computer per la prima volta, con gli occhi brillanti di eccitazione e apprensione. segnalare un problema con questa immagine

La mattina fredda

Era una mattina d'inverno. Fuori dalla finestra, il cielo era chiaro e pallido, e piccoli nuvoloni bianchi correvano veloci. I tetti delle case avevano un velo sottile di brina che brillava alla luce.

Emma, una bambina di cinque anni, guardava fuori stringendo il suo peluche, un coniglietto di stoffa di nome Bibi.

«Mamma, sembra tutto ghiacciato…» sussurrò.

«Sì, è proprio inverno» rispose la mamma, sorridendo. «Ma guarda come brilla il mondo. Mettiamo la sciarpa morbida e andiamo a scuola?»

Emma fece un piccolo cenno con la testa. A volte l'inverno la spaventava un po'. L'aria era fredda, il respiro faceva il fumo, e il sole andava via presto. E a scuola, con tutti i compagni, Emma aveva spesso paura di sbagliare.

Si mise il cappotto blu con i bottoni grandi, il berretto rosso e i guanti. Quando uscì, l'aria pizzicò le sue guance.

«Brrr…» fece Emma, ridendo un pochino.

La mamma le prese la mano. «Il freddo ci sveglia. E poi a scuola oggi farete cose belle.»

«Che cose belle?» chiese Emma, un po' curiosa.

«La maestra ha scritto un messaggio per i genitori: oggi andrete nella sala computer» disse la mamma. «Imparerete qualcosa di nuovo.»

Al sentire queste parole, il cuore di Emma batté un po' più forte. Sala computer. Non c'era mai stata. «E se non capisco niente?» pensò. Ma non lo disse.

Camminarono sul marciapiede, dove si vedevano piccole pozze gelate e foglie dure e croccanti. Emma le schiacciava con gli stivaletti e sentiva “crac crac”.

«Senti come scricchiolano?» disse la mamma. «Anche l'inverno ha i suoi suoni.»

Emma ascoltò. Si sentiva il vento leggero tra gli alberi, il rumore delle macchine lontane, le sue scarpe sulla brina. Era tutto diverso dall'estate… ma non così male.

Arrivarono a scuola. Dal cortile saliva un vapore caldo, perché dalla porta aperta usciva aria tiepida.

«Buona giornata, amore» disse la mamma, abbracciandola forte. «Tu sei coraggiosa, anche quando hai un po' di paura.»

Emma strinse ancora Bibi, poi lo mise nello zaino e entrò in classe.

La sala computer

In classe, la maestra Chiara aveva un grande sorriso.

«Buongiorno, bambini!» disse. «Oggi facciamo una piccola avventura d'inverno. Andiamo nella sala computer e parleremo della stagione fredda.»

Tutti i bambini applaudirono. Emma batté le mani piano piano. Le piaceva ascoltare, ma aveva paura di toccare i computer.

Camminarono in fila nel corridoio. Le luci gialle facevano sembrare l'interno della scuola caldo e morbido. Fuori, dietro i vetri, si vedevano ancora i rami nudi degli alberi.

La sala computer era una stanza luminosa. C'erano tanti computer in fila, con grandi schermi neri e tastiere come piccole città di tasti.

«Ohhh…» fecero i bambini.

Emma si avvicinò piano. Il computer davanti a lei era spento e silenzioso. Si sentiva il ronzio leggero dei riscaldamenti, un suono continuo e tranquillo.

«Ogni bambino ha un posto» spiegò la maestra. «Non vi preoccupate, vi aiuterò io. Oggi non facciamo niente di difficile. Guardiamo immagini dell'inverno e poi facciamo un disegno con il mouse.»

Emma deglutì. «Con il mouse…» ripeté piano. Il mouse le sembrava una cosa misteriosa.

Si sedette vicino a Luca, un bambino con i capelli ricci.

«Ciao, Emma» disse lui. «Hai visto? I computer sembrano astronavi!»

Emma sorrise. «Sì… un po' mi fanno paura.»

«A me no» disse Luca. «Ma a volte ho paura del buio. Ognuno ha paura di qualcosa, no?»

Emma lo guardò stupita. «Tu hai paura del buio?»

«Sì, ma la maestra dice che la paura ci aiuta a stare attenti» rispose Luca, alzando le spalle.

La maestra Chiara accese i computer. Gli schermi si illuminarono, blu e bianchi, e comparvero piccole icone colorate.

«Guardate qui» disse la maestra, e sul grande schermo in fondo alla stanza apparve l'immagine di una foresta innevata. «Questa è una foto d'inverno. Cosa vedete?»

«Neve!» gridò Giulia.

«Alberi senza foglie!» disse un altro bambino.

Emma alzò la mano timidamente. «La luce… è diversa. È… silenziosa.»

La maestra la guardò sorpresa e contenta. «Bravissima, Emma. Hai usato una parola bellissima: silenziosa. L'inverno a volte sembra silenzioso. Ma dentro questo silenzio ci sono tante cose che succedono.»

Emma sentì un piccolo calore nel petto. Aveva detto qualcosa davanti a tutti. Non era stato poi così difficile.

Dopo aver guardato altre immagini — un pupazzo di neve con una sciarpa, bambini che bevono cioccolata calda, un lago ghiacciato — la maestra disse:

«Adesso provate voi. Cliccate sull'icona del programmino per disegnare. Disegnate un momento d'inverno che vi piace o che vorreste vivere.»

Emma prese il mouse con la mano destra. Era freddo e liscio. Provò a spostarlo. La freccina sullo schermo si muoveva, un po' tremando.

«Non ci riesco…» mormorò.

Luca la guardò. «Vuoi che ti faccia vedere? Guarda, lo muovi piano, come se fosse una lumachina.»

Emma riprovò. Questa volta la freccina scivolò fino all'icona giusta. Clic. Si aprì una pagina bianca.

«Brava!» disse la maestra, passando vicino al suo banco. «Vedi che puoi farcela? Adesso scegli un colore.»

Emma scelse l'azzurro. Disegnò un cielo chiaro, con piccoli fiocchi di neve che cadevano. Poi prese il marrone per un albero. I rami erano nudi, ma lei mise dei puntini rossi: pensò a piccoli uccellini che aspettavano la primavera.

A un certo punto, la maestra disse: «Chi vuole mostrare il proprio disegno sullo schermo grande?»

Emma si irrigidì. Il cuore cominciò a correre. «Non io… non io…» pensò.

Molti bambini alzarono la mano. Anche Luca. La maestra mostrò i loro disegni: pupazzi di neve, case con il camino, montagne bianche.

Quando arrivò vicino a Emma, la maestra si chinò un po'.

«Posso vedere il tuo, Emma?» chiese dolcemente.

Emma annuì. La maestra guardò lo schermo.

«Che meraviglia» disse. «Questo cielo sembra davvero freddo, ma questi puntini rossi fanno pensare a qualcosa di vivo, di caldo. Vuoi raccontarci cosa sono?»

Emma respirò profondamente. Tutti la guardavano. Sentiva il viso che si scaldava.

«Sono… sono uccellini che aspettano» disse piano. «Anche se c'è freddo, non sono soli. Stanno insieme.»

Per un attimo la stanza fu silenziosa. Poi la maestra sorrise.

«È un pensiero bellissimo» disse. «Bravissima, Emma.»

Qualcuno batté le mani. Emma sentì le spalle rilassarsi. Dentro, qualcosa si scioglieva, come neve al sole.

Un inverno pieno di calore

Dopo la sala computer, i bambini tornarono in classe. Fuori la luce era già più bassa, anche se non era ancora sera. L'inverno faceva brevi le giornate, ma dentro la scuola c'era ancora tempo per giocare.

La maestra propose un gioco tranquillo.

«Ognuno di voi dice una cosa dell'inverno che gli piace» spiegò. «Può essere una cosa piccola, anche molto semplice. Così vediamo che il freddo non è solo freddo.»

I bambini si sedettero in cerchio. Emma si strinse il maglione. Era curiosa di sentire gli altri.

«A me piace la neve!» disse Giulia.

«A me piace stare sul divano con la coperta» disse Luca.

«A me piace la cioccolata calda» disse un altro bambino.

Quando arrivò il turno di Emma, si sentì di nuovo un po' nervosa. Ma ricordò il suo disegno sul computer, e le parole della maestra.

«A me piace… quando fuori fa freddo, ma io sono con la mia famiglia» disse. «Così dentro è caldo, anche se fuori no.»

«Che bello» mormorò la maestra. «Grazie per averlo condiviso.»

Le ore passarono veloci tra canzoncine d'inverno, racconti e un piccolo lavoro con la carta: tutti insieme costruirono un grande cartellone con fiocchi di neve di carta, un grande albero nudo e tanti bambini che si tenevano per mano, disegnati e colorati.

«Guardate» disse la maestra alla fine. «Questo è il nostro inverno. C'è il freddo dei fiocchi e degli alberi, ma c'è anche il calore di quando stiamo vicini.»

I bambini si avvicinarono. Qualcuno indicò la propria figura sul cartellone. Emma trovò la sua: aveva la sciarpa rossa e un sorriso un po' timido.

«Siamo tutti insieme» pensò. «Proprio come gli uccellini del mio disegno.»

Quando la mamma tornò a prenderla, fuori il cielo era già quasi scuro. Una luce rosa si spegneva dietro i palazzi, e l'aria era ancora più fredda. Dal loro respiro uscivano nuvolette bianche che sparivano in un attimo.

«Com'è andata oggi?» chiese la mamma mentre camminavano verso casa.

Emma camminava a piccoli passi tra le foglie dure. Sentiva ancora nel cuore il ronzio tranquillo della sala computer e il caldo della classe.

«Siamo andati nella sala computer» disse. «All'inizio avevo paura, ma poi ho disegnato l'inverno. La maestra ha detto che è bello. E… ho parlato davanti a tutti.»

La mamma la guardò sorpresa e felice. «Davvero? Sono tanto orgogliosa di te. Vedi? A volte basta un piccolo passo.»

Emma guardò il cielo scuro, dove già brillava una stellina.

«Anche se l'inverno è freddo» disse piano, «oggi mi è sembrato morbido.»

Arrivarono a casa. La mamma scaldò un po' di latte, e lo mischiò con il cacao. Il profumo riempì la cucina.

«Questo è il mio inverno preferito» pensò Emma, stringendo la tazza calda tra le mani.

Dopo cena, la mamma le lesse una storia sotto le coperte. Fuori, la notte d'inverno era silenziosa. Si sentiva solo, ogni tanto, una macchina che passava lontano.

Emma si rannicchiò con Bibi. Ripensò alla sala computer, al mouse che si muoveva piano, al suo disegno con gli uccellini rossi.

Chiuse gli occhi. Il freddo era fuori, ma lei si sentiva al sicuro. Proprio prima di addormentarsi, sussurrò una piccola frase, quasi un segreto, nel buio morbido della sua stanza:

«Domani posso provare ancora… e magari ci riuscirò di nuovo.»

Un pensiero piccolo e caldo, come una lucina che brilla in un cielo d'inverno.

E con quel pensiero nel cuore, Emma si addormentò serena, sapendo che l'inverno poteva essere freddo, sì, ma anche pieno di gesti gentili, di coraggio piano piano, e di gioia nel fare semplici cose insieme.

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