Caricamento in corso...
Conte del Giappone 11/12 anni Lettura 16 min.

Il bastone del pellegrino e il canto delle stelle tranquille

Ren, un pellegrino gentile, riceve un bastone da portare fino all'ultimo torii e lungo il cammino incontra spiriti, ascolta un canto antico e raccoglie piccoli doni che lo aiutano a trasformare le sue paure in coraggio.

Scarica questa storia in PDF

Ideale per condividere o stampare questa storia!

Scarica l'e-book (.epub)

Legga questa storia sul suo e-reader.

Ren, giovane uomo di circa 20–25 anni dal volto dolce e sorriso timido, capelli neri lisci, kimono blu scuro con maniche rimboccate, posa un bastone da pellegrino in legno chiaro ai piedi di un grande torii rosso e tiene una piccola conchiglia lucente cantando piano, postura calma ed emotiva, sguardo meravigliato; Hira, spirito guardiano delle soglie, piccolo essere non umano fatto di foglie verde chiaro e luce dorata, forma tondeggiante e occhi curiosi, fluttua a destra del torii salutando; Obaa del Vento, anziana dai capelli bianchi in treccia con kimono indaco, è seduta su una pietra sorridendo e con le mani su una piccola coppa di legno; luogo: ultimo torii ampio dalla vernice vermiglia leggermente scrostata, pietre mossose, cielo crepuscolare violetta-rosa punteggiato di stelle, cedri alti e lanterne di carta fioche; scena: momento commovente e sereno con luce calda e particelle luminose attorno alla conchiglia come note musicali visibili; stile: chibi kawaii, colori pastello saturi, contorni netti, texture di legno e tessuto visibili, espressioni esagerate e benevole, composizione centrata su Ren e il torii in atmosfera fiabesca giapponese. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 — Il bastone e le stelle tranquille

Nel villaggio di Hoshimori, dove le lanterne sembravano lucciole addomesticate, viveva un giovane uomo di nome Ren. Aveva modi misurati, come chi cammina senza schiacciare i sogni degli altri, e un sorriso gentile che non faceva rumore.

Ogni notte, Ren faceva lo stesso sogno: un sentiero di pietre umide che saliva tra cedri antichi, e sopra di lui stelle tranquille, grandi e pazienti, come vecchie zie sedute a ricamare il buio. Quelle stelle non brillavano soltanto: custodivano. Ren sentiva che i suoi pensieri più leggeri—piccoli desideri, timori, speranze—venivano affidati a loro, come barchette di carta lasciate scivolare in un ruscello.

Una sera d'autunno, quando l'aria odorava di castagne e foglie rosse, Ren ricevette dal monaco del santuario una consegna semplice e enorme come una montagna.

—Ren— disse il monaco, porgendogli un bastone da pellegrino liscio, inciso con spirali che ricordavano il vento. —Porta questo fino all'ultimo torii del sentiero di Kurogane. Lì, dove la foresta si apre e il cielo sembra più vicino.

Ren lo prese con entrambe le mani. Il bastone era leggero, eppure aveva il peso delle promesse.

—Perché proprio io?— domandò.

Il monaco sorrise, come se avesse già ascoltato quella domanda mille volte in mille bocche diverse.

—Perché sai essere gentile anche quando nessuno guarda. E perché non corri. La speranza non ama essere trascinata: preferisce essere accompagnata.

Ren annuì. Fuori, un corvo gracchiò, come un campanello stonato. Ren rise piano.

—Anche gli spiriti, a volte, fanno battute— mormorò, infilando nel sacco un po' di riso, sale e un campanellino.

Quella notte partì. Sotto le stelle tranquille, il bastone del pellegrino sembrava una piccola colonna che reggeva il cielo sopra di lui.

Capitolo 2 — Il sentiero dei sogni leggeri

La prima parte del cammino attraversava campi di riso già mietuti, dove l'acqua rifletteva la luna come uno specchio appena lavato. Ren camminava ascoltando il suono dei suoi passi: tok… tok… tok… un ritmo che pareva una filastrocca.

All'alba, la nebbia si stese tra le canne come una coperta di seta. Ren vide una volpe dal manto color miele seduta su una pietra. Aveva occhi lucidi, troppo intelligenti per essere soltanto una volpe.

—Buongiorno, viandante— disse la volpe, senza muovere troppo la bocca, come se la voce venisse dal vapore.

Ren non si spaventò. Nel suo villaggio si diceva che, dove i confini tra veglia e sogno sono sottili, anche le parole possono imparare a camminare.

—Buongiorno a te— rispose. —Sto portando un bastone fino all'ultimo torii.

La volpe inclinò la testa.

—Un bastone? E cosa porta un bastone, oltre al peso del braccio?

Ren guardò le incisioni a spirale.

—Porta un cammino— disse. —E forse… porta me, quando mi stanco.

La volpe ridacchiò.

—Che risposta ordinata. Tieni, allora, una cosa disordinata.

Con la coda, spinse verso di lui una piuma bianca.

—È caduta da un airone che non smetteva di lamentarsi del vento. Se ti perdi nella nebbia, soffiala: saprà ricordarti la direzione.

Ren prese la piuma e la infilò tra le pagine di un vecchio quaderno.

—Grazie. Posso offrirti del riso?

—No, grazie. Io preferisco i misteri— disse la volpe. Poi sparì, come una frase che finisce all'improvviso.

Più avanti, Ren attraversò un ponte di legno. Sotto, l'acqua parlava in un dialetto di gorgoglii. Dall'altra parte, un piccolo jizō con il cappello di lana rossa lo guardava in silenzio. Ren gli posò accanto un granello di sale.

—Per protezione— sussurrò.

Il cielo, intanto, cambiava vestito: da grigio a azzurro, da azzurro a rosa, come una carpa koi che gira lenta sotto la superficie.

Capitolo 3 — La soglia del primo torii

Quando Ren arrivò al primo torii, le colonne vermiglie si alzavano come due fiamme ferme. Sotto quell'arco, l'aria era diversa: più fresca, come se qualcuno avesse appena aperto una finestra sul mondo degli spiriti.

Ren si fermò e fece un inchino, come gli avevano insegnato. Il bastone del pellegrino toccò il terreno, e per un momento Ren ebbe l'impressione che il legno respirasse.

—Benvenuto— disse una voce. Non era un uomo. Non era una donna. Era come il fruscio di una pagina girata.

Dalla base del torii, un piccolo spiritello uscì saltellando: sembrava fatto di foglie e luce. Aveva una faccia rotonda e curiosa.

—Io sono Hira, il guardiano delle soglie— dichiarò con orgoglio. —Per passare, devi lasciare qualcosa.

Ren controllò il sacco. Non aveva molto.

—Posso lasciare… una moneta?— propose.

Hira scosse la testa, e le foglie della sua testa fecero “shh shh”.

—Le monete servono agli uomini. Qui servono i pensieri. Lascia un pensiero pesante, così il tuo passo diventerà più leggero.

Ren rimase in silenzio. Pensò al timore che lo punzecchiava come un ago: “E se non arrivo? E se deludo?”

Sospirò e lo disse ad alta voce.

—Ho paura di non essere abbastanza.

Hira lo raccolse con entrambe le mani, come si raccoglie una pietra calda, e lo infilò sotto il torii.

—Lo terremo qui. Non scomparirà, ma non ti seguirà. Tu, invece, puoi andare.

Ren fece un altro inchino e attraversò. Subito, il bosco sembrò più verde, il vento più pulito. Come se la paura, lasciata indietro, avesse smesso di tirargli la manica.

Camminò fino a mezzogiorno, quando il sole filtrava tra i rami come monete d'oro. All'improvviso, sentì un suono: un canto lontano, antico come la polvere sulle travi dei templi.

Non capiva le parole. Eppure, il cuore le riconobbe, come riconosce una casa anche se è buio.

Ren rallentò. Il bastone vibrò appena, come un diapason.

—Che cos'è?— sussurrò.

Il canto rispose con un'eco, più chiara, più vicina. E il sentiero, come se avesse ascoltato, cambiò direzione.

Capitolo 4 — Il canto antico che piega il cammino

Il sentiero che Ren conosceva dalle mappe—dritte, ordinate—scomparve dietro un groviglio di felci. Al suo posto apparve una traccia sottile, quasi disegnata dalla punta di un pennello. Il canto la seguiva, come un filo invisibile.

Ren esitò. Il bosco, lì, era più scuro. I cedri avevano tronchi grossi come colonne di palazzo, e le loro ombre si muovevano lente, come animali addormentati.

—Non è nel percorso— mormorò Ren, parlando al bastone come a un compagno.

Il bastone non rispose con parole, ma il campanellino legato alla sua cima tintinnò: din… din… come se dicesse “Ascolta”.

Ren seguì il canto.

Dopo un po', trovò una radura. Al centro c'era una donna anziana, vestita di blu scuro. Aveva capelli bianchi raccolti in una treccia, e accanto a lei una ciotola di legno. Non sembrava sorpresa di vederlo.

—Ti aspettavo— disse, continuando a cantare tra una frase e l'altra, come se il canto fosse un respiro.

—Chi sei?— chiese Ren.

—Sono una voce rimasta indietro— rispose lei. —Mi chiamano Obaa del Vento. Un tempo, accompagnavo i pellegrini con un canto. Poi gli uomini hanno dimenticato, e io sono diventata sottile come fumo.

Ren sentì un nodo in gola. Sembrava ingiusto che una voce, che serve a dare coraggio, finisca dimenticata.

—Il mio cammino è verso l'ultimo torii— disse. —Non posso fermarmi troppo.

Obaa annuì.

—Non ti chiedo di fermarti. Ti chiedo di portare.

—Portare cosa? Ho già un bastone.

Lei indicò la ciotola. Dentro c'era una piccola conchiglia, lucida.

—Dentro questa conchiglia c'è un frammento del canto. Portalo finché non troverai qualcuno che ne ha bisogno. Il canto non è mio: è di chi lo ascolta.

Ren prese la conchiglia. Appoggiata all'orecchio, sussurrava una melodia, come mare lontano.

—E se non trovo nessuno?— domandò.

Obaa sorrise, e nel sorriso c'era una malinconia dolce.

—Allora sarai tu quello che ne aveva bisogno.

Ren si inchinò. Quando rialzò lo sguardo, la radura era vuota. Solo il vento, tra le felci, continuava a canticchiare.

Riprese il cammino. Il cielo cominciò a velarsi di nuvole. Ren stringeva la conchiglia nel sacco e sentiva che la sua missione era diventata doppia: portare un bastone e portare una speranza sonora.

Capitolo 5 — La pioggia, il kappa e la risata gentile

Nel pomeriggio arrivò la pioggia. Non una pioggia cattiva: una pioggia sottile che sembrava aghi di seta. Le gocce battevano sulle foglie come dita impazienti.

Ren trovò riparo sotto un grande albero. Lì vicino scorreva un ruscello gonfio. Il sentiero passava su alcune pietre. Ren stava per attraversare quando una voce gracchiò:

—Ehi! Piano! Quella pietra è scivolosa come una bugia!

Ren si voltò. Dal ruscello sbucò una creatura verde con occhi grandi e una ciotola d'acqua sulla testa: un kappa. Aveva un'espressione seria, ma una foglia appiccicata sul naso gli dava un'aria comica.

Ren trattenne una risata. Poi rise lo stesso, ma con gentilezza.

—Scusa— disse. —Non volevo offenderti.

Il kappa fece una smorfia.

—Offendermi? Io? Io sono un professionista degli scherzi. Però…— si tolse la foglia dal naso e la guardò con sospetto —questa foglia mi ha tradito.

Ren, ridendo, gli porse un fazzoletto.

—Ti aiuto ad asciugarti? La tua ciotola… non deve svuotarsi.

Il kappa lo squadrò. Poi, con un gesto sorprendentemente educato, fece un inchino leggero, inclinando la testa il minimo necessario per non perdere acqua.

—Tu sei diverso dagli altri umani— disse. —Di solito mi gridano contro, o scappano come galline. Tu ridi, ma senza ferire.

Ren strinse il bastone.

—Sto cercando di portare qualcosa fino all'ultimo torii. E quando si porta qualcosa, bisogna avere mani tranquille.

Il kappa indicò la corrente.

—Se vuoi attraversare, ascolta: metti il bastone prima, poi il piede. Il bastone è la tua domanda, il piede la tua risposta. Non fare il contrario, o finisci in acqua.

Ren seguì il consiglio. Il bastone toccò la pietra: solido. Il piede seguì: sicuro. Passo dopo passo, attraversò.

Dall'altra parte, Ren si voltò.

—Grazie. Posso lasciarti qualcosa?

Il kappa pensò, poi indicò il sacco di Ren.

—Hai… una canzone?

Ren arrossì.

—Non canto bene.

—Non importa. Le canzoni non devono essere belle. Devono essere vere.

Ren allora tirò fuori la conchiglia e la appoggiò all'orecchio del kappa. La melodia uscì come un filo di luce.

Gli occhi del kappa si ammorbidirono.

—È… vecchia— sussurrò. —Sa di pioggia che non fa paura.

Ren riprese la conchiglia.

—Non posso lasciarla ancora. Ma te ne ho dato un pezzo.

Il kappa annuì, e la sua voce si fece più bassa.

—Allora ti do un pezzo anch'io: quando ti sembrerà che il cammino sia troppo lungo, pensa che anche il ruscello arriva al mare goccia dopo goccia.

Ren ripartì. La pioggia smise pian piano, come un tamburo che si stanca. Nel cielo, tra le nuvole, una stella fece capolino, tranquilla come sempre.

Capitolo 6 — L'ultimo torii e la speranza che canta

Dopo giorni di cammino—tra foglie che diventavano oro, tra mattine che sapevano di tè caldo e notti con il fruscio degli spiriti—Ren raggiunse il tratto finale. Il sentiero saliva ripido, e l'aria diventava più sottile, come se il mondo trattenesse il fiato.

Infine lo vide: l'ultimo torii. Era più grande degli altri e più semplice, senza ornamenti. Sembrava disegnato con una linea sola, essenziale. Dietro, il cielo si apriva in un orizzonte vasto, e le stelle della sera si accendevano una a una, come lanterne accese per lui.

Ren si fermò. Il bastone del pellegrino, dopo tanta strada, sembrava aver imparato la forma della sua mano.

Si avvicinò all'arco e fece un inchino profondo. Poi posò il bastone ai piedi del torii.

In quel momento, il vento cambiò. Portò con sé un sussurro: il canto antico. Ma non veniva dal bosco. Veniva da dentro di lui, come se la conchiglia avesse aperto una porta.

Ren tirò fuori la conchiglia. La tenne tra le dita, e la melodia si fece più chiara, più completa. Le stelle tranquille parvero chinarsi ad ascoltare.

Dal lato del torii, apparve Hira, il guardiano delle soglie, con le sue foglie che frusciavano.

—Hai portato il bastone— disse. —E vedo che hai portato anche altro.

Ren annuì.

—Ho portato un canto. E ho portato… un po' di coraggio. Ma non tutto è mio. Mi è stato dato.

Hira fece un cenno verso il bastone.

—Ora, lascia qui ciò che hai imparato.

Ren ci pensò. Poi parlò, come se parlasse alle stelle.

—Ho imparato che la speranza non è un lampo. È una lanterna: non fa giorno, ma basta per il prossimo passo. E ho imparato che anche quando il cammino cambia, non significa che ti stia tradendo. Forse ti sta conducendo dove serve.

Hira parve soddisfatto. Ma Ren sentì ancora una piccola inquietudine, un granello sotto la pelle.

—E se domani mi dimentico?— chiese piano. —E se torno a casa e tutto sembra uguale?

Allora il canto antico si sollevò, più forte, non come un urlo, ma come un abbraccio. Ren capì che non doveva conservarlo come un oggetto. Doveva condividerlo.

Ren sollevò la conchiglia e cantò, seguendo la melodia. La sua voce non era perfetta: inciampava, si incrinava. Ma era vera. Il vento la prese e la portò giù per la valle, come semi.

Hira rise, un suono di foglie che danzano.

—Ecco— disse. —Quando temi di dimenticare, canta. La speranza ama le cose che tornano: il respiro, le stagioni, le canzoni.

Ren lasciò la conchiglia ai piedi del torii, accanto al bastone. Non come un addio, ma come un'offerta.

Poi si voltò per tornare. Il sentiero che scendeva non sembrava più lungo. Era lo stesso, eppure diverso: illuminato dall'interno.

Sotto le stelle tranquille, Ren camminò con passo misurato. E ogni tanto, senza motivo apparente, canticchiava. La notte, ascoltandolo, diventava un po' meno misteriosa, e un po' più amica.

Senza pubblicità 3€ al mese

Desidera una lettura senza interruzioni? Sostenga Oh My Tales, rimuova tutte le pubblicità e usufruisca di altri vantaggi inclusi a partire da 3€ al mese.

Vedi i piani e le tariffe
Condividere

segnalare un problema con questa storia

Cosa ne pensi di questa storia?

Esprimi la tua opinione assegnando un voto a questa storia in base a ciò che tu e/o tuo figlio hanno pensato. Grazie in anticipo!

Grazie! Il tuo voto è stato preso in considerazione!

Il quiz: hai capito bene la storia?

Lanterne
Piccola luce che si porta o si appende per illuminare la notte.
Bastone da pellegrino
Bastone usato da chi viaggia a piedi per sostenersi e camminare meglio.
Spirali
Linee curve a forma di cerchio che si avvolge su se stesso più volte.
Torii
Portale giapponese di legno o pietra che segna l'ingresso di un luogo sacro.
Nebbia
Vapore d'acqua che rende l'aria bianca e limita la vista.
Jizō
Piccola statua buddista che spesso protegge i bambini e i viaggiatori.
Radura
Spazio aperto e piano dentro a una foresta, con erba o fiori.
Kappa
Creatura della tradizione giapponese che vive nell'acqua e fa scherzi.
Ciotola
Contenitore rotondo e basso usato per mangiare o portare liquidi.
Conchiglia
Guscio duro che viene dal mare, spesso trovato sulla spiaggia.

Crea una storia magica e unica per suo figlio!

Create un'avventura personalizzata in pochi minuti dove vostro figlio diventa l'eroe. Con il nostro strumento esclusivo, è facile, gratuito e divertente!

Creare una storia

Scaricate questa storia:

Scarica questa storia in PDF Scarica l'e-book (.epub)

Da leggere dopo su Racconti dal Giappone per 11/12 anni

Ricevi nuove storie ogni domenica sera!

Ricevete 7 storie emozionanti e coinvolgenti, adatte all'età e ai gusti di vostro figlio, ogni domenica alle 17:00*. È gratuito e garantito senza spam!
*Email inviato alle 17:00, ora dell'Europa Centrale (CET).
Non amiamo neanche lo spam. Pertanto, ti invieremo solo storie. Potrai disiscriverti quando lo desideri.