Capitolo 1 – La strana scatola nel bosco
Fosco era un giovane renard, dal pelo arancione brillante e dagli occhi curiosi. Amava correre nel bosco, saltare tra i cespugli e soprattutto fare domande su tutto.
Un pomeriggio, mentre cercava una pigna a forma di stella, vide qualcosa di strano vicino a un vecchio tronco. Non era un sasso, non era un fungo.
«Che cos'è quella scatola lucida?» mormorò.
Era una specie di valigia di metallo, con tanti bottoni colorati e una leva dorata di lato. Sopra c'era scritto, con lettere un po' graffiate: “MACCHINA DEL TEMPO – NON SCHIACCIARE A CASO”.
Fosco rise. «Non schiacciare a caso? Ma io sono bravissimo coi bottoni!»
La osservò da vicino. C'erano numeri, frecce, una rotellina con scritto “PASSATO” da una parte e “FUTURO” dall'altra.
«Forse è un gioco» pensò. «Ma che gioco incredibile!»
Appoggiò la zampa sul bottone verde più grande.
«Meglio chiedere prima…» borbottò a se stesso. Poi alzò le spalle. «Va bene, chiedo PER FINTA. Signora scatola, posso toccarti?»
Naturalmente la scatola non rispose.
«Se non dici niente, vuol dire sì» decise Fosco, con un sorriso furbo ma gentile.
Premette il bottone verde. La scatola fece “DIIIIN!” e si aprì come una bocca, mostrando un piccolo sedile morbido all'interno.
«Ooh!» esclamò Fosco. «Un sedile solo per me!»
Dentro c'era anche un foglietto: “Mettersi comodi. Allacciare la fantasia. Scegliere un tempo.”
Fosco saltò dentro e si sedette. La porta si chiuse piano, senza fare paura. Le lucine si accesero tutte insieme.
«Allora… niente FUTURO per oggi» disse, girando la rotellina. «Mettiamo PASSATO. Ma quanto passato? Un pochino, non troppo.»
Girò la rotellina su una tacca dove c'era disegnata una piccola lanterna. Poi tirò la leva dorata.
La macchinetta vibrò come un gatto che fa le fusa, la luce fuori si fece un po' mossa, e Fosco sentì un leggero solletico alle orecchie.
«Spero di tornare per cena» disse, ridendo. «La zuppa di nonna è sacra.»
Capitolo 2 – Il teatro delle ombre
Quando la porta si riaprì, Fosco non era più nel bosco. Si trovava in una grande stanza dal soffitto alto. Le pareti erano piene di disegni, lampade appese e strane ruote di vetro colorato.
Davanti a lui, un signore con un grande baffo nero stava provando una lampada strana: aveva una candela dentro e un disegno davanti, proiettato su un telo bianco.
«Oh!» esclamò Fosco. «Un teatro di ombre!»
L'uomo sobbalzò. «Chi ha parlato? Una… una volpe?!»
«Sono un renard, piacere! Mi chiamo Fosco» disse lui, facendo un piccolo inchino come aveva visto fare agli umani nei libri.
L'uomo lo guardò stupito, poi sorrise. «Io sono Maestro Lanterini. Benvenuto nel mio studio di ombre e lanterne magiche.»
«Lanterne… magiche?» ripeté Fosco, con gli occhi che brillavano.
«Sì» rispose l'uomo. «Guarda.»
Spegne una lampada, accende un'altra, mette una lente e una ruota di vetro. Improvvisamente, sul telo bianco appaiono immagini colorate: un castello, un drago che però sorride, un cielo pieno di stelle.
«Wow!» gridò Fosco. «Sembra… sembra un sogno che cammina sul muro!»
Maestro Lanterini rise. «È la luce che racconta storie. Questo è il mio lavoro. Preparo spettacoli per i bambini della città.»
«Che fortuna!» disse Fosco. «Posso aiutare?»
«Mah…» l'uomo si grattò il baffo. «Ho ancora molto da perfezionare. A volte mi sento un grande genio. A volte mi confondo e sbaglio tutto. Non so se un piccolo renard può aiutarmi.»
Fosco abbassò un po' le orecchie. «Io non sono un genio… per niente. Però sono bravo a osservare. E a stare zitto quando serve.»
Maestro Lanterini lo guardò meglio. «Allora forse sei proprio quello che mi manca. Qualcuno che guardi con occhi nuovi, senza pensare di sapere già tutto.»
Fosco arrossì, sotto il pelo. «Posso cominciare ora?»
«Subito» disse il maestro. «Ma devi promettere una cosa.»
«Cosa?» chiese Fosco.
«Di dirmi la verità. Se qualcosa non ti piace, anche se sono io il “grande maestro”.»
Fosco annuì deciso. «Promesso. Gli amici sinceri non fanno i vanitosi.»
Capitolo 3 – Ombre dispettose e piccole lezioni
Per tutto il pomeriggio, Fosco aiutò Maestro Lanterini. Provavano figure di animali dietro il telo bianco.
«E questo cos'è?» chiese il maestro, facendo un'ombra con le mani.
«Ehm… un coniglio?» provò Fosco.
«No, era un cavallo!» sospirò l'uomo.
«Allora forse bisogna cambiare il muso» disse Fosco, ridendo.
Lanterini rise anche lui. «Hai ragione, il mio cavallo sembra un coniglio. Vedi? Credevo di essere perfetto, ma sbaglio ancora. È utile avere qualcuno che me lo dica.»
Provarono ancora. Questa volta l'ombra del cavallo era davvero un cavallo.
«Adesso sì!» disse Fosco. «È magnifico!»
Più tardi, prepararono una scena con la lanterna magica. Lanterini fece girare la ruota di vetro, ma le immagini andavano troppo veloci: il castello saltava, il drago correva come un pazzo sul telo.
«Oh no!» esclamò il maestro. «Che disastro! I bambini si spaventeranno!»
Fosco guardò con calma. «Non è un disastro, è solo… una corsa. Guarda.»
Camminò fino alla ruota e la toccò piano con la zampa. «Se la giri un po' più piano, le immagini danzano invece di correre.»
«Ci ho pensato, ma non funziona mai come voglio» brontolò Lanterini.
«Forse la stai spingendo troppo forte» disse Fosco, con voce gentile. «A volte, quando pensiamo di essere bravissimi, andiamo troppo veloci e non vediamo bene cosa succede.»
Il maestro sospirò, poi sorrise. «Hai ragione, piccolo renard. Proviamo insieme.»
Misero una zampa e una mano sulla ruota, e la fecero girare piano. Sul telo, il castello si muoveva dolcemente, il drago sorrideva e volava tranquillo sopra le torri.
«È perfetto!» gridò Fosco.
«È perfetto grazie a te» rispose Maestro Lanterini. «Volevo fare tutto da solo, perché mi piace sentirmi importante. Ma oggi ho capito che avere aiuto non è una vergogna. È saggezza.»
Fosco sorrise un po' timido. «Anch'io ho imparato qualcosa. Credevo di poter premere tutti i bottoni senza pensare troppo. Ma ora so che devo essere più attento. Il tempo non è un gioco.»
«Come?» chiese l'uomo, confuso. «Che cosa… il tempo?»
Fosco sbatté le orecchie. «Eh… lunga storia. Magari dopo lo spettacolo.»
Improvvisamente, dalla finestra entrarono le voci dei bambini della città.
«Maestro Lanterini! È ora dello spettacolo!»
«È già sera!» esclamò Lanterini. «Il tempo passa in fretta quando si lavora con qualcuno di speciale.»
Guardò Fosco. «Vuoi restare dietro le quinte con me?»
«Certo!» rispose il renard, tutto felice. «Prometto che starò zitto… quasi.»
Capitolo 4 – Lo spettacolo nel tempo
La stanza si riempì di bambini. Ridacchiavano, si muovevano sulle sedie, mangiavano biscotti.
Dietro il telo, Maestro Lanterini tremava un pochino.
«Ho paura di sbagliare» sussurrò.
«Maestro» disse Fosco piano, «ti ricordi? Non devi essere perfetto. Devi solo raccontare con il cuore. E se qualcosa va storto… beh, rideremo.»
Lanterini fece un respiro profondo. «Hai ragione.»
Lo spettacolo iniziò. Le ombre apparvero sul telo: prima un coniglio, poi un cavallo, poi un castello. I bambini applaudivano.
«Guardate il drago!» gridò qualcuno.
Il drago-ombra entrò in scena, grande e buffo, con un sorriso enorme. Quando la lanterna magica si accese, il drago diventò colorato e cominciò a volare lentamente sopra il castello.
«Ooooh!» fecero tutti i bambini insieme.
Fosco guardava incantato. «Sembra quasi… vivo.»
A un certo punto, Lanterini sbagliò un movimento. L'ombra del cavallo inciampò e rotolò per terra.
«Oh no!» sussurrò il maestro.
Ma i bambini scoppiarono a ridere felici. «Che buffo! Il cavallo che cade!»
Fosco rise anche lui. «Vedi? I tuoi errori fanno parte della storia. Non c'è niente di male.»
Lo spettacolo finì con un grande applauso.
«Bravissimo, Maestro Lanterini!» urlavano i bambini. «Torna presto!»
Dietro il telo, Lanterini abbracciò Fosco.
«Senza di te non ce l'avrei fatta.»
«Non esagerare» disse Fosco. «Io ho solo dato qualche piccola idea.»
«Proprio questo è il segreto» rispose l'uomo. «Le piccole idee, dette con umiltà, cambiano il mondo più dei grandi discorsi.»
Fosco pensò alla scatola nel bosco, ai bottoni, alla leva dorata.
«A proposito di mondo…» disse piano, «credo che sia ora che io torni al mio.»
Come se l'avesse sentita, dietro una tenda brilla una luce verde familiare.
«La mia macchina del tempo!» esclamò Fosco. «Mi ha seguito qui!»
«Macchina del…» mormorò Lanterini, ma poi scrollò le spalle. «Ormai con te non mi stupisco più di niente.»
Capitolo 5 – Un adesivo per ricordare
La scatola di metallo era lì, appoggiata su una sedia. La porta era aperta.
«Devi andare?» chiese Maestro Lanterini, un po' triste ma con un sorriso.
«Sì» disse Fosco. «Ho promesso alla nonna di tornare per cena. E alle promesse io ci tengo.»
Lanterini annuì. «Aspetta un momento.»
Rovistò tra le sue cose e tornò con un piccolo foglio lucido.
«Cos'è?» chiese Fosco.
«È un adesivo che uso per decorare le mie lanterne» spiegò l'uomo. «L'ho disegnato io. C'è un drago sorridente e una piccola volpe accanto.»
Fosco lo prese con cura. «È bellissimo.»
«Così ti ricorderai di me» disse Maestro Lanterini. «E ti ricorderai che anche un grande maestro può imparare da un piccolo renard.»
Fosco sentì il cuore caldo. «E tu ti ricorderai che a volte le cose vanno meglio quando si gira la ruota… più piano.»
Salirono tutti e due nella macchina del tempo, solo per un saluto veloce.
«Non posso portarti con me» disse Fosco. «Il tempo è delicato. E poi i bambini hanno bisogno dei tuoi spettacoli, qui.»
«Hai ragione» rispose il maestro. «Ma chissà… forse un giorno le mie lanterne viaggeranno nel tempo da sole, con la fantasia di chi le guarda.»
Si scambiarono un ultimo sorriso. Fosco tirò la leva dorata. La macchinetta fece di nuovo “DIIIIN!”, la stanza si sfumò e il renard sentì il solletico alle orecchie.
Quando la porta si aprì, era di nuovo nel bosco, vicino al vecchio tronco. Il sole stava tramontando, proprio in tempo per la cena.
«Che avventura» sussurrò Fosco.
La macchina del tempo si richiuse da sola, diventando pian piano sempre più trasparente, finché sparì.
Fosco guardò il piccolo adesivo tra le zampe. Lo staccò piano e lo incollò sul suo diario di esploratore, proprio sulla prima pagina.
Il drago sorridente e la piccola volpe lo guardavano dritto negli occhi.
«Così non mi monterò mai la testa» disse Fosco. «Ogni volta che vedrò questo adesivo, mi ricorderò che tutti possono imparare da tutti. Anche un renard da un uomo. E un maestro da un piccolo renard.»
Poi corse verso casa, con il cuore leggero e la mente piena di luci, ombre e lanterne magiche. Il tempo, quella sera, sembrava sorridergli.