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Racconto d'avventura 11/12 anni Lettura 19 min.

Ada e il varco di Lumen: il ponte dell’arcobaleno e la bussola del cuore

Ada trova una mappa che la conduce, con un folletto e un corvo, attraverso boschi incantati e porte luminose fino a un arcipelago di sogni dove dovrà affrontare paure e imparare il vero significato del coraggio.

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Ada, ragazza di 12 anni dal volto determinato e occhi grandi, capelli castani raccolti in una coda di cavallo, giacca kaki, jeans consumati e piccolo zaino, avanza cauta su un sottile sentiero di luce sopra un vuoto tendendo la mano verso i compagni; Nilo, piccolo folletto cartografo (aspetto bambino 8–10 anni), pelle leggermente verdastra, orecchie appuntite, giacca di pelle marrone, bisaccia e piuma d’oca in mano, cammina alle sue spalle a destra sorridendo malizioso; Seta, corvo nero con una macchia bianca sul petto, ali mezze aperte, vola sopra la spalla sinistra di Ada come guida protettiva; il luogo è un arco di arcobaleno spezzato sospeso su un baratro con luci prismatiche, frammenti cristallini fluttuanti, nuvole soffici e un palazzo di cristallo sfocato sullo sfondo; la scena mostra i tre che attraversano insieme il fragile filo luminoso che ricuce l’arcobaleno—tensione visibile, spruzzi acquerellati per luce e vento, colori vivaci per l’arco e toni morbidi per le nuvole, atmosfera di avventura, coraggio collettivo ed equilibrio precario. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: La mappa nel cassetto delle calze

Ada aveva dodici anni e un desiderio che le batteva in petto come un tamburo: vivere un'avventura magica, di quelle che fanno brillare gli occhi anche quando è buio. La sua casa, in fondo al paese, era piena di cassetti che cigolavano come vecchi gabbiani e di soffitte che odoravano di legno e di pioggia dimenticata.

Quel pomeriggio, mentre cercava un calzino spaiato, infilò la mano nel cassetto e sentì carta, non stoffa. Tirò fuori un foglio arrotolato, legato con un filo azzurro. Sopra, una mappa disegnata a inchiostro verde, e una frase scritta con una calligrafia che sembrava danzare:

“Quando la curiosità apre la porta, il coraggio accende la lanterna.”

Ada deglutì. Il cuore le fece un salto mortale. La mappa mostrava un sentiero che usciva dal paese, attraversava il Bosco delle Sussurranti Felci e arrivava a un cerchio di pietre: il Varco di Lumen.

—È uno scherzo?— mormorò, come se le pareti potessero risponderle.

Dalla finestra entrò un fruscio, e sul davanzale atterrò un corvo con una macchia bianca sul petto, come una goccia di latte su un mantello nero. La guardò inclinando la testa, con aria di chi sa più cose di quante ne dica.

“Cra”, fece, ma a Ada sembrò quasi una parola: “Vieni”.

—Tu… parli?— chiese lei, stringendo la mappa.

Il corvo saltellò e beccò delicatamente il filo azzurro, poi volò via, lento, come un invito che non ammette scuse.

Ada prese lo zainetto: una borraccia, una mela, una torcia, un quaderno, una matita. Si fermò davanti allo specchio dell'ingresso. Le sembrò di vedere, dietro il suo riflesso, una strada che non aveva mai percorso.

—Ok, Ada— disse a se stessa. —Se non ora, quando?

Aprì la porta. Il mondo di fuori pareva un libro appena iniziato.

Capitolo 2: Il Bosco delle Sussurranti Felci

Il sentiero verso il bosco era una riga chiara tra campi d'erba alta. L'aria profumava di menta e terra calda. Il corvo, sempre qualche metro avanti, era una virgola nera nel cielo.

Appena Ada entrò tra gli alberi, la luce cambiò: diventò verde, come se il sole avesse infilato occhiali di smeraldo. Le felci, altissime, si piegavano e si rialzavano con un fruscio che pareva un bisbiglio.

—Non è paura— si disse Ada, stringendo lo spallaccio. —È… emozione che non sa ancora che nome avere.

Un ramo scricchiolò. Da dietro un tronco sbucò una creatura grande quanto un gatto, con orecchie a punta e occhi color nocciola. Aveva un sorriso furbo e una coda lunga che sembrava un punto interrogativo.

—Ti sei persa?— chiese la creatura, parlando con una voce allegra come campanelli.

Ada fece un passo indietro, poi si ricordò della frase sulla mappa.

—Sto andando al Varco di Lumen. E non mi sono persa. Al massimo… mi sto trovando.

La creatura rise.

—Mi piace. Io sono Nilo, un folletto cartografo. E quel corvo lì si chiama Seta. Ha il vizio di portare guai utili.

—Guai… utili?— Ada arricciò il naso.

—Certo. I guai sono come le cipolle: fanno piangere, ma danno sapore. Posso venire con te? Da solo mi annoio, e quando mi annoio finisco per disegnare mappe di posti che non esistono.

Ada lo guardò: aveva un sacchettino di pelle al fianco e una penna d'oca infilata dietro l'orecchio.

—Va bene. Però niente scherzi pericolosi.

—Solo pericolosi al punto giusto— rispose Nilo, facendo un inchino teatrale.

Camminarono tra felci e radici come serpenti addormentati. A un tratto, il terreno tremò appena: un mormorio profondo, come se il bosco avesse tossito.

Davanti a loro apparve un ponte di corde. Sotto, un burrone pieno di nebbia che sembrava panna montata… se la panna montata volesse inghiottirti.

—Ecco— disse Nilo. —Il bosco mette sempre un punto di domanda davanti ai passi coraggiosi.

Ada guardò il ponte. Le corde erano vecchie, ma non spezzate. Il vento le pizzicava le guance.

—Se torno indietro— disse piano —resterò sempre la ragazza che ha trovato una mappa e l'ha rimessa nel cassetto.

—E se vai avanti?— chiese Nilo.

Ada sorrise, un sorriso piccolo ma duro come una moneta.

—Allora sarò Ada, e basta.

Posò un piede sul ponte. Le corde gemettero, ma tennero. Un passo, poi un altro. Nilo la seguì fischiettando per farsi coraggio.

A metà ponte, la nebbia sotto di loro si mosse come un animale grande. Ada sentì un brivido.

—Non guardare giù— disse Nilo, troppo tardi.

Ada guardò. Due occhi azzurri si accesero nella nebbia.

—Ehi!— gridò, più arrabbiata che spaventata. —Non è educato fissare!

Gli occhi batterono come palpebre d'acqua e poi sparirono, quasi offesi. Nilo scoppiò a ridere.

—Sei la prima che rimprovera un mostro.

—Non era un mostro— disse Ada, riprendendo a camminare. —Era solo… un mistero con gli occhi.

Arrivarono dall'altra parte. Ada inspirò forte. Il coraggio, pensò, non è non tremare. È avanzare mentre tremi.

Capitolo 3: Il Varco di Lumen

Il cerchio di pietre era in una radura dove l'erba era più corta, come se qualcuno l'avesse pettinata. Le pietre erano alte e grigie, ma dentro avevano vene luminose, sottili come crepe di luna.

Seta il corvo si posò su una pietra e gracchiò, impaziente.

Nilo tirò fuori un minuscolo cannocchiale e osservò le venature.

—Queste pietre sono antiche. Dicono che siano state piantate da una dea viaggiatrice. Una che non sopportava i confini.

Ada appoggiò la mano su una vena luminosa. La pietra era tiepida, come una tazza di tè.

Nel centro del cerchio, l'aria tremolò. Non come quando fa caldo, ma come se la realtà stesse trattenendo il respiro. Apparve una fessura di luce, sottile, e poi si aprì come una tenda.

Dall'altra parte, si intravedeva un mare di nuvole e isole sospese. Un profumo di sale e fiori entrò nella radura.

Ada sentì la gola secca.

—Siamo… davvero…— balbettò.

—Sì— disse Nilo. —Siamo davanti a una porta che non si apre con le chiavi, ma con la scelta.

Seta svolazzò dentro il varco e scomparve.

Ada si voltò. Per un momento vide il suo paese, lontano, come un disegno sul fondo di un quaderno. Non era triste lasciarlo. Era come dire “a dopo” a qualcuno che ami.

—Andiamo— disse.

Attraversarono.

La luce li avvolse. Ada ebbe la sensazione di essere una pagina che viene voltata con un colpo di vento. Poi i piedi toccarono qualcosa di soffice.

Erano su un sentiero fatto di nuvole solide, che scricchiolavano sotto i passi come neve asciutta. Intorno, isole galleggianti piene di alberi dai tronchi d'argento. In lontananza, un palazzo di cristallo stava appoggiato su un arco di arcobaleno, come se fosse la cosa più normale del mondo.

Nilo fischiò.

—Benvenuta nell'Arcipelago di Soglia.

Ada chiuse gli occhi un secondo, solo per sentire la realtà. Il vento aveva una voce diversa, qui: sembrava raccontare storie.

Seta atterrò sulla sua spalla, come se fosse sempre stato lì.

—Dove dobbiamo andare?— chiese Ada.

Nilo aprì il sacchettino e tirò fuori una bussola. Ma al posto dell'ago aveva una piccola piuma che girava e poi si fermava, come se ascoltasse.

—Questa è la Bussola del Cuore. Punta dove hai più bisogno di crescere.

Ada rise, nervosa.

—Perfetto. Quindi può portarmi ovunque.

La piuma tremò e indicò il palazzo di cristallo.

—Là— disse Nilo. —E scommetto che non sarà una passeggiata.

Capitolo 4: Il Labirinto degli Specchi d'Acqua

Per raggiungere il palazzo dovevano attraversare una valle sospesa. Scendendo lungo un pendio di nuvole, arrivarono a un luogo pieno di pozze d'acqua perfettamente rotonde. Ogni pozza era uno specchio che rifletteva non il cielo, ma volti.

Volti di Ada in mille versioni: Ada che rideva, Ada che piangeva, Ada più alta, Ada con i capelli blu, Ada con uno sguardo duro. Sembravano possibilità.

—Ehi…— sussurrò Ada. —Quella lì sono io?

—Sono te, ma anche no— rispose Nilo. —Questo è il Labirinto degli Specchi d'Acqua. Se ti perdi a guardarti, ti dimentichi di camminare.

Un sentiero di pietre piatte attraversava le pozze. Ma le pietre si spostavano lentamente, come se il labirinto fosse vivo e stesse giocando a nascondino.

Da una pozza uscì una voce, uguale alla sua, ma più pungente:

“Non sei abbastanza coraggiosa.”

Ada si bloccò. Sentì la frase infilarsi sotto la pelle come una scheggia.

Nilo le prese il polso.

—Non ascoltare l'acqua. L'acqua ripete quello che teme.

Un'altra pozza sussurrò:

“E se fallisci? E se ti prendi in giro da sola?”

Ada strinse i denti. Guardò il palazzo lontano. Poi guardò Nilo, piccolo folletto cartografo con il fischio facile, e Seta, corvo serio come un giudice.

—Io ho paura— disse Ada ad alta voce, e fu come rompere un incantesimo. —Ma non voglio che la paura guidi al posto mio.

Le voci si fecero più deboli, come candele senza ossigeno.

Nilo annuì.

—Ecco. Hai nominato il drago. Adesso non è più invisibile.

I tre avanzarono saltando da una pietra all'altra. A volte una pietra scivolava; Ada barcollava e rideva per non cadere. Nilo commentava:

—Nota di viaggio: non fidarsi dei sassi con l'aria da ballerini.

A metà del labirinto, una grande pozza mostrò Ada seduta in camera sua, con la mappa rimessa nel cassetto. Quel riflesso la guardava con occhi stanchi.

“A che serve?” diceva l'altra Ada. “Non cambierà nulla.”

Ada sentì una stretta al petto. Quella scena era più spaventosa dei burroni e degli occhi nella nebbia. Perché era possibile.

Fece un passo avanti e parlò al riflesso.

—Forse non cambierò il mondo. Ma posso cambiare la mia storia.

Il riflesso esitò. Poi sorrise, come se anche lui avesse aspettato di sentirlo dire. L'acqua si increspò e la pozza tornò a riflettere il cielo.

Uscirono dal labirinto. Ada si voltò: le pozze erano ferme, silenziose, come se dormissero.

—Hai visto?— disse Nilo. —Il coraggio è una bussola che si calibra con le parole giuste.

Ada si asciugò le mani sui pantaloncini, anche se non erano bagnate.

—Andiamo a quel palazzo— disse. —Prima che il mio coraggio cambi idea.

Capitolo 5: Il custode dell'Arcobaleno

Il palazzo di cristallo era più vicino di quanto sembrasse, ma quando arrivarono davanti all'arco di arcobaleno che lo sosteneva, capirono il problema: l'arco era spezzato al centro, come un ponte rotto. Il palazzo tremolava, instabile, e piccoli frammenti di luce cadevano giù come scintille che non scottano.

Sulla parte rimasta dell'arco stava una figura alta, con una corazza di conchiglie e un elmo fatto di foglie dorate. Aveva occhi color tempesta e un mantello che pareva tessuto con i tramonti.

—Sono Eurialo, custode dell'Arcobaleno— disse, con voce che rimbombava come mare in grotta. —Nessuno passa.

Nilo fece un mezzo inchino.

—Nessuno è una parola lunga. Noi siamo in tre. E poi c'è anche un corvo.

Seta gracchiò, offeso.

Eurialo non sorrise, ma gli tremò un angolo della bocca.

—L'arco si è spezzato perché la Fessura del Timore si è aperta nel cielo. Chi attraversa rischia di cadere nel Vuoto Senza Nome.

Ada fece un passo avanti.

—Allora aggiustiamolo.

Eurialo la fissò.

—Una bambina?

—Una ragazza— corresse Ada. —E non sono sola.

Nilo alzò la penna d'oca.

—Posso disegnare una soluzione, se serve.

Eurialo scosse la testa.

—Non bastano mani. Serve un legame. L'arcobaleno si ricuce con la fiducia. Perché è fatto di promesse mantenute.

Ada guardò il pezzo mancante: un vuoto tra due estremità luminose. Sembrava una frase senza finale.

—Cosa dobbiamo fare?— chiese.

Eurialo indicò tre pietre di cristallo, posate su un piedistallo.

—Ognuno di voi prenda una pietra. Dovrete attraversare il tratto spezzato non con un ponte, ma con un passo condiviso. Se uno dubita degli altri, l'arcobaleno non regge.

Nilo deglutì.

—Mi sembra… poco scientifico.

—È la scienza del cuore— disse Ada, sorprendendo se stessa.

Presero le pietre. Erano fredde, ma quando Ada strinse la sua, sentì un calore crescere, come una piccola stufa accesa dentro.

Eurialo alzò la mano. Dal cielo scese una pioggerellina di luce. Le gocce si posarono sul vuoto e per un attimo disegnarono un sentiero sottilissimo, quasi invisibile.

—Avanti— disse il custode. —Insieme.

Ada guardò Nilo.

—Ti fidi di me?

Nilo fece un sorriso storto.

—Mi fido abbastanza da lamentarmi dopo.

Ada rise. Guardò Seta.

—E tu?

Seta picchiettò la pietra con il becco, come un “sì” deciso.

Misero un piede sul sentiero di luce. Era reale, ma chiedeva attenzione: come camminare su una riga disegnata sull'aria.

—Uno… due…— contò Ada.

Camminarono sincronizzati. Quando Nilo esitò, il sentiero tremò.

—Nilo— disse Ada, senza rimprovero. —Guardami. Respira con me.

Nilo annuì e riprese. Il sentiero si stabilizzò.

A metà, una raffica di vento cercò di spingerli giù. Ada sentì il vuoto chiamare, come una bocca aperta.

Seta aprì le ali e, invece di volare via, si mise tra il vento e loro, come uno scudo vivo. Le piume tremarono, ma resistette.

—Bravo, Seta— sussurrò Ada.

Arrivarono dall'altra parte. Le pietre di cristallo nelle loro mani si illuminarono tutte insieme e un filo di colore cucì il tratto mancante: rosso, arancione, giallo… fino al viola. L'arcobaleno tornò intero, e il palazzo smise di tremare.

Eurialo li guardò, e questa volta sorrise davvero.

—Avete ricucito più di un ponte— disse. —Avete ricucito voi stessi.

Capitolo 6: La sala delle Promesse e l'amicizia che resta

Dentro il palazzo, le pareti erano trasparenti e riflettevano il cielo in mille sfumature. Camminavano su pavimenti che suonavano come vetro, ma non erano scivolosi: sembravano conoscere i passi.

Arrivarono in una sala circolare. Al centro c'era un globo sospeso, fatto di luce e ombra intrecciate, come se il giorno e la notte avessero deciso di fare pace. Intorno al globo, sette sedili vuoti.

Eurialo restò sulla soglia.

—Questo è il Cuore di Soglia. Qui si custodiscono le promesse che fanno crescere. Ada, la tua bussola ti ha portata fin qui per una ragione.

Ada si avvicinò al globo. Dentro vide immagini: lei che attraversava il ponte di corde, lei nel labirinto, lei sull'arcobaleno. E poi vide anche un'altra cosa: lei che, tornata a casa, raccontava. Non per vantarsi, ma per accendere coraggio in qualcun altro.

Nilo si sedette sul pavimento, stanco.

—Allora? Che premio c'è? Un tesoro? Una spada che parla?

Ada scosse la testa, sorridendo.

—Credo che il tesoro sia… sapere che posso farlo. Che posso avere paura e andare lo stesso.

Il globo pulsò, e una piccola scintilla uscì e si posò sul quaderno di Ada, nello zaino. Il quaderno diventò leggermente più pesante, come se dentro si fossero aggiunte pagine invisibili.

Una voce, non forte ma chiara, riempì la sala, come musica senza strumenti:

“Il coraggio non è una corazza. È una mano tesa.”

Ada guardò Nilo.

—Sei venuto anche tu. Potevi restare nel bosco a disegnare mappe.

Nilo alzò le spalle.

—E perdermi questo? Inoltre…— esitò, e per la prima volta sembrò davvero serio. —Quando ti ho vista parlare al tuo riflesso… ho pensato che forse anch'io posso smettere di fingere di sapere sempre dove andare.

Ada si sedette accanto a lui.

—Nessuno lo sa sempre. Possiamo… imparare insieme.

Seta gracchiò piano e si strusciò contro la spalla di Ada. Sembrava quasi contento.

Eurialo parlò di nuovo.

—Il varco si richiuderà al tramonto. È tempo di tornare.

Ada sentì un pizzico di malinconia, ma non era tristezza: era gratitudine, come quando finisci un libro bellissimo e sai che ti resterà addosso.

Attraversarono l'arcobaleno, poi le nuvole solide, poi il Varco di Lumen che li risputò nella radura del bosco. Il sole stava calando, arancio come una pesca.

Nilo si fermò tra le felci.

—Io non posso andare oltre. Il mio posto è qui.

Ada lo guardò, improvvisamente preoccupata.

—E allora… addio?

Nilo fece una smorfia.

—Che parola drammatica. No. “A presto” suona meglio. E poi— tirò fuori la sua penna d'oca e disegnò sulla mappa di Ada un piccolo simbolo: tre linee intrecciate. —Questo è il Segno del Sentiero Condiviso. Se lo guardi e pensi a me, io lo sentirò. Forse non come una chiamata… ma come una brezza.

Ada strinse la mappa e poi abbracciò Nilo. Lui si irrigidì un secondo, poi ricambiò, ridendo.

—Ehi! Attenta, sono un folletto di carta e ossa!

—Sei un folletto coraggioso— disse Ada. —Anche se fischietti per non tremare.

—E tu sei una ragazza che rimprovera i misteri— rispose lui. —Mi fai paura in senso buono.

Seta si alzò in volo e fece un giro sopra le loro teste, come un punto esclamativo.

Ada tornò a casa con il cielo che si scuriva. Il cassetto delle calze era ancora lì, ordinario e innocente. Ma lei non era più la stessa.

Quella notte aprì il quaderno. La scintilla aveva lasciato una prima frase, comparsa come rugiada:

“Ogni ponte si ricuce con un passo insieme.”

Ada sorrise, pensando a Nilo e a Seta. Capì che l'avventura non era finita: aveva solo cambiato forma. Ora era una luce dentro, pronta a guidarla quando il mondo sembrava troppo grande.

E soprattutto, sapeva una cosa semplice e potente: il coraggio cresce meglio quando lo condividi con un amico.

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Davanzale
La parte interna della finestra dove puoi appoggiare oggetti.
Spallaccio
La parte della borsa che passa sulla spalla per portarla.
Borraccia
Un contenitore per portare acqua quando si cammina.
Cannocchiale
Uno strumento per vedere oggetti lontani più da vicino.
Bussola
Strumento che mostra la direzione del nord e degli altri punti.
Labirinto
Insieme di vie confuse dove è facile perdersi.
Incantesimo
Una magia o un effetto che sembra cambiare la realtà.
Raffica
Un colpo veloce e forte di vento o pioggia.
Fessura
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