Capitolo 1 - Un pomeriggio nel parco
Nicolò era sempre quello che controllava due volte di avere in tasca il fazzoletto, il biglietto dell'autobus e la merenda. Preciso, ordinato, con le idee molto chiare su come si fanno le cose per bene. Quel giovedì pomeriggio, uscì da scuola insieme a Samir e Lucia, i suoi amici del cuore. “Andiamo al parco, oggi?” propose Samir, lanciando in aria la sua cartella come se fosse un pallone. Nicolò annuì, controllando di avere davvero tutto.
Il parco era proprio dietro la scuola: alberi, altalene, una grande aiuola di margherite e, soprattutto, la panchina lunga dove i ragazzi si sedevano sempre.
Seduti sulla panchina, cominciarono a scartare la merenda. Lucia aveva portato dei biscotti fatti dalla nonna, che profumavano di limone. Samir offrì delle caramelle colorate che aveva comprato al negozietto vicino a casa.
“Allora, chi vince oggi a indovinare gli odori?” sorrise Lucia. Era un gioco che facevano spesso: uno chiudeva gli occhi, gli altri gli facevano annusare qualcosa e lui doveva indovinare. Ma quel giorno, mentre ridevano e giocavano, alcuni bambini seduti poco lontano iniziarono a fissare Samir. Sussurravano, ridacchiavano tra loro. Samir abbassò lo sguardo.
Nicolò si accorse subito che qualcosa non andava. “Va tutto bene?” chiese piano. Samir fece spallucce, cercando di sorridere. Lucia lo prese per mano. “Vieni, andiamo a fare un giro sulle altalene!”
Capitolo 2 - Un racconto speciale
Dopo il parco, Nicolò tornò a casa con un pensiero che gli girava in testa come una trottola impazzita. Samir non aveva più sorriso per tutto il pomeriggio. Decise che ne avrebbe parlato con qualcuno di cui si fidava davvero: il nonno Gino.
Il nonno Gino era seduto in poltrona, a leggere il giornale con gli occhiali in bilico sulla punta del naso. Quando vide Nicolò, gli fece cenno di avvicinarsi. “Tutto bene, campione?”
Nicolò si sedette accanto a lui. “Nonno, oggi al parco... alcuni bambini hanno guardato male Samir. Lui è... diverso da noi, almeno fuori. Ma dentro è Samir, il mio amico. Perché succedono queste cose?”
Il nonno posò il giornale e si tolse gli occhiali. “Vieni qui, ascolta una cosa. Quando ero piccolo come te, sono successe cose simili anche a me. Io sono nato in un paese lontano, e quando sono arrivato in questa città, parlavo con un accento diverso, avevo abitudini diverse. Alcuni non volevano giocare con me, solo perché non ero come loro.”
Nicolò spalancò gli occhi. “E tu cosa hai fatto?”
Il nonno sorrise, con un'espressione un po' malinconica. “All'inizio mi sentivo triste. Poi ho capito che, piano piano, potevo far vedere chi ero davvero: qualcuno che aveva voglia di imparare, giocare, ridere. Alcuni hanno continuato a non volermi vicino, ma altri sono diventati miei amici per sempre, perché hanno guardato chi ero dentro. Vedi, a volte le persone hanno paura di ciò che non conoscono. Ma la gentilezza fa miracoli.”
Nicolò rimase in silenzio, poi abbracciò forte il nonno. Sentiva che questa storia gli avrebbe dato il coraggio di fare qualcosa di buono.
Capitolo 3 - Il coraggio di parlare
Il giorno dopo, a scuola, Nicolò osservava Samir con occhi nuovi. Durante la lezione di arte, la maestra diede un compito: “Oggi disegniamo qualcosa che ci fa stare bene insieme agli altri.”
La classe si riempì di colori, matite, chiacchiere e risate. Però, quando fu il momento della ricreazione, gli stessi bambini del parco si avvicinarono al gruppo di Nicolò. Uno di loro, Matteo, sbuffò: “Perché Samir deve sempre stare con noi? È diverso.”
Il cuore di Nicolò batteva forte, come quando doveva parlare davanti a tutti. Ma pensò al nonno, al suo racconto. Prese fiato. “Samir è mio amico perché è divertente, gentile e coraggioso. Siamo tutti diversi: Lucia ha i capelli ricci, io sono precisino, tu Matteo sei bravissimo a calcio. Diverso non vuol dire peggiore. Vuol dire solo... unico!”
Lucia aggiunse: “A me piace imparare cose nuove da tutti. E anche scoprire gusti diversi, come quando Samir ci ha portato le caramelle speziate.”
Samir guardava Nicolò con occhi pieni di gratitudine. I bambini rimasero zitti per un attimo. Poi uno di loro chiese timidamente: “Samir, davvero sai giocare a calcio come dice Lucia?” Tutti risero e la tensione sembrò sciogliersi un po'.
Capitolo 4 - Un grande disegno
Il giorno seguente, la maestra propose un lavoro di gruppo: “Creeremo un grande cartellone da appendere all'ingresso della scuola. Ognuno potrà disegnare qualcosa che rappresenta l'amicizia.”
Tutti si misero al lavoro con entusiasmo. Nicolò tracciò linee precise, come piaceva a lui. Lucia colorò con allegria, spruzzando l'azzurro dappertutto. Samir disegnò mani di tanti colori intrecciate. Anche gli altri bambini, compresi quelli che prima avevano escluso Samir, si avvicinarono al tavolo.
“Posso fare una maglietta rossa a questa mano?” chiese Matteo. “Certo!” rispose Samir, felice.
Alla fine, il cartellone era pieno di bambini di tutti i colori, con occhi, capelli e sorrisi diversi, che si tenevano per mano in un cerchio. Sotto, Lucia scrisse: “Siamo tutti diversi, ma insieme siamo più forti.”
Capitolo 5 - Una promessa colorata
Quando appesero il cartellone all'ingresso della scuola, tutti si fermarono a guardarlo. La direttrice sorrise: “Questo sì che è un bel messaggio.”
Nicolò guardò Samir, Lucia e gli altri. Sentiva che qualcosa era cambiato. Forse non tutto sarebbe stato facile, ma aveva imparato che parlare con gentilezza e ascoltare le storie degli altri poteva cambiare il mondo, anche solo un pochino.
Quel pomeriggio, tornarono insieme al parco. Si sedettero sulla solita panchina, mangiarono biscotti e risero. Samir prese la mano di Nicolò e di Lucia, e poi anche quelle degli altri bambini, formando una catena colorata.
“Restiamo sempre amici, anche quando qualcuno sarà diverso da noi?” chiese Samir.
“Promesso!” risposero tutti in coro.
E da quel giorno, il parco sembrò ancora più bello, perché ogni sorriso era un colore nuovo nel grande disegno della loro amicizia.