Parte 1
Nel tempo dei dinosauri, quando l'erba era alta e il cielo era grande, viveva un piccolo tricératopo. Si chiamava Timo. Aveva tre corni lisci e un collare grande come una foglia. Timo era curioso. Molto curioso.
Ogni mattina annusava l'aria e diceva: “Oggi voglio vedere qualcosa di nuovo.”
La sua valle era bella. C'erano felci morbide, sassi caldi e un ruscello che faceva “plin plin”. Ma Timo sognava un territorio nuovo, oltre le colline rotonde.
Un giorno, mentre beveva al ruscello, vide una luce. Non era forte. Era dolce, come una lucciola gigante. La luce danzava sopra l'acqua e faceva piccoli cerchi.
Timo sbatté le palpebre. “Ciao, luce.”
La luce sembrò rispondere con un tintinnio: “Tin-tin!”
Dal cespuglio uscì una piccola anchilosauro. Si chiamava Nena. Aveva la schiena a scaglie e una coda a mazzafrusto, ma la usava piano piano, come una campanella.
Nena sorrise. “Hai visto anche tu la Luce dei Sentieri?”
Timo inclinò la testa. “Luce dei Sentieri?”
“Si dice che mostri strade nuove,” disse Nena. “Strade gentili. Strade sicure.”
Arrivò anche un parasaurolofo alto e snello. Si chiamava Lalo. Aveva una cresta lunga e cantava piano. “Laaa… laa…” Poi disse: “Io ho sentito una canzone che parla di una Terra Nuova. È oltre la Collina dei Sassi Lisci.”
Timo sentì il cuore fare “tum-tum” felice. “Io voglio andare! Voglio scoprire un nuovo territorio.”
Nena annuì. “Io vengo con te.”
Lalo fece un piccolo inchino. “Anch'io. Camminare insieme è più bello.”
La Luce dei Sentieri fece un giro nell'aria, come a dire: “Venite.”
Timo guardò la valle. Era casa. Era calda. Poi guardò la collina. Era nuova. Era misteriosa, ma non faceva paura. Sembrava invitare con un sorriso.
“Se ci stanchiamo, ci fermiamo,” disse Timo.
“Se ti preoccupi, parliamo,” disse Nena.
“E io canto,” disse Lalo.
Camminarono. Passo dopo passo. L'erba sfiorava le zampe. Il sole scaldava le schiene. La Luce dei Sentieri andava davanti, lenta, mai troppo lontana.
Sulla strada trovarono una pozzanghera lucida. Sembrava uno specchio. Timo si guardò e rise. “Ho il muso bagnato!”
Nena rise anche lei. “Sembri un fiore che ha bevuto.”
Lalo disse: “Specchio, specchio, mostri un tricératopo felice.”
Arrivarono a un gruppo di sassi lisci. Erano grigi e tondi, come uova giganti. La Luce saltò da un sasso all'altro e fece: “Tin-tin!”
Timo esitò un pochino. I sassi erano alti. Ma Nena disse: “Uno alla volta.”
Lalo disse: “Io conto: uno… due… tre.”
Timo fece un respiro. “Uno.” Salì.
“Due.” Salì ancora.
“Tre!” E saltò giù dall'altra parte. Atterrò morbido nell'erba. “Ce l'ho fatta!”
Nena batté piano la coda. “Bravissimo.”
Lalo cantò: “Timo, Timo, salto gentile!”
E la Luce dei Sentieri girò intorno a loro come un fiocco.
Parte 2
Dopo la Collina dei Sassi Lisci, l'aria cambiò. Profumava di menta selvatica e di fiori gialli. Davanti a loro c'era un boschetto di felci altissime. Le foglie sembravano ombrelli verdi.
Timo sussurrò: “È diverso… è nuovo.”
Nena sussurrò: “E bello.”
Lalo sussurrò: “E canta.” Perché tra le felci c'era un vento leggero che faceva “fiuu fiuu”.
La Luce dei Sentieri entrò nel boschetto e diventò un po' più brillante, come se fosse felice anche lei. Timo la seguì. Sentiva sotto le zampe un terreno soffice, come un tappeto.
A un certo punto, un grande tronco caduto chiudeva il passaggio. Non era alto, ma era lungo. Timo guardò Nena e Lalo. “E adesso?”
Nena toccò il tronco con la zampa. “Possiamo passare sotto. Io sono piccola.”
Lalo disse: “Io posso passare di lato.”
Timo era più grande. Ma non troppo. Si abbassò e disse: “Io provo piano piano.”
La Luce si posò sul tronco, proprio sopra una fessura. Come a dire: “Di qui.”
Timo si chinò, fece scivolare il collare sotto, e… “Puf!” passò.
“Fatto!” disse, e rise. “È come un gioco.”
Camminarono ancora. E poi la foresta si aprì. Davanti a loro apparve una pianura nuova, grande e luminosa. C'erano fiori blu che nessuno di loro aveva mai visto. C'erano rocce rosa, lisce come conchiglie. E in mezzo, un laghetto calmo.
Il laghetto era speciale. Sulla sua superficie c'erano piccole luci che galleggiavano, come stelle cadute. La Luce dei Sentieri scese e si unì a loro. Ora sembrava una delle tante.
Timo spalancò gli occhi. “Sembra il cielo… ma sull'acqua.”
Nena fece un giro su se stessa. “È la Terra Nuova!”
Lalo disse piano: “La canzone aveva ragione.”
Timo si avvicinò al bordo del laghetto. L'acqua era chiara. Vide il suo riflesso e anche quello degli amici. Tre dinosauri vicini, tranquilli. Sentì una gioia calda nel petto.
Poi Timo ebbe un piccolo dubbio, piccolo piccolo. “E se non sappiamo tornare?”
Nena si avvicinò subito. “Torniamo insieme. E possiamo fare segni: una foglia qui, un sassolino lì.”
Lalo annuì. “E io ricordo la strada con la mia canzone.”
La Luce dei Sentieri fece “tin-tin” come una risata. Le altre luci sul lago brillarono, come se dicessero: “Sì, sì.”
Timo si rilassò. “Va bene. Allora esploriamo un po', ma senza fretta.”
Camminarono nella pianura. Scoprirono un campo di bacche dolci. Ne mangiarono poche, con calma. Scoprirono un albero basso con foglie morbide. Si sdraiarono all'ombra. Il vento era gentile.
Quando il sole iniziò a diventare arancione, Lalo disse: “È ora di tornare.”
Timo annuì. “Sì. Ma domani possiamo tornare qui.”
Nena sorrise. “Domani e un altro giorno ancora.”
La Luce dei Sentieri si staccò dal lago e volò davanti a loro, piano piano. Timo mise una foglia grande vicino a una roccia rosa. Nena mise un sassolino liscio vicino a un fiore blu. Lalo cantò: “Roccia rosa, fiore blu, la strada porta su.”
Così tornarono verso casa. Le colline non sembravano più lontane. Sembravano amiche. Arrivarono alla valle quando il cielo era pieno di stelle vere.
Timo guardò le stelle e poi guardò gli amici. “Ho scoperto un nuovo territorio,” disse piano. “E non ero solo.”
Nena disse: “Non sei mai solo, quando cammini con chi ti vuole bene.”
Lalo cantò una ninna nanna lenta.
Timo si sdraiò sull'erba della sua valle. Era morbida e familiare. Chiuse gli occhi. Nel suo cuore c'era la pianura nuova, il laghetto di stelle, e la Luce dei Sentieri che rideva dolce.
E mentre si addormentava, Timo pensò: “Domani… un altro piccolo passo. Un'altra meraviglia.”