La terrazza coperta
Sulla terrazza coperta di casa, Marta aveva già cinque candele negli occhi. Rideva spesso, faceva piccole battute, e oggi voleva fare ridere anche la nonna Lidia. C'era la festa di compleanno, e la terrazza aveva un tetto trasparente, bandierine colorate e palloncini pieni di luce.
«Oggi preparo un biglietto fatto a mano» disse Marta, stringendo in tasca un sassolino speciale. Era un sasso a forma di cuore, liscio e tiepido. «Questo è il mio cuore-fortuna» sussurrò.
Gli invitati arrivavano piano piano. Tra loro c'era il signor Tito, l'orologiaio della bottega all'angolo. Portava una valigetta lucida, una lente tonda e un sorriso paziente. Dentro la valigetta, tintinnavano piccole cose: una campanella, nastro, cartoncini, un orologio da tasca che faceva tac, tac, tac.
«Buongiorno, Marta!» disse l'orologiaio. «Che bel cielo luminoso sopra questa terrazza.»
«Signor Tito, oggi voglio fare il biglietto più bello del mondo per la nonna. Mi aiuta?» chiese Marta, con il naso che già ridacchiava. «Prometto che non farò tardi… mica come un orologio senza lancette!»
L'orologiaio rise. «Con molto piacere, ma useremo il tempo come un amico. Piano, piano, e con tanti sorrisi.»
Mamma preparò il tavolo: carta colorata, colla, pennarelli, stelline adesive, nastri e forbici a punta tonda. Arrivarono anche Aisha, Paolo e Nina. Tutti misero le mani sul tavolo, attenti e curiosi.
Marta toccò il suo taschino. «Signor Tito, ho un cuore di sasso. Lo userò per il biglietto.»
«Un'idea preziosa» disse l'orologiaio. «Facciamo prima il progetto e poi incolliamo. E quando serve, contiamo i secondi.»
Marta alzò le mani in aria e canticchiò: «Tic-tac, tic-tac, facciamo un biglietto!» Tutti ripeterono la sua cantilena. Le loro voci ballarono tra le bandierine.
Pioggia di lucine
Marta disegnò la nonna che rideva, con capelli morbidi e una collana di perline fucsia. Aisha scrisse “Auguri” con un pennarello dorato. Paolo tagliò un cerchio azzurro che sembrava un palloncino. Nina preparò cuoricini con la carta rossa.
L'orologiaio pose il suo orologio da tasca sul tavolo. «Quando incolliamo, contiamo fino a venti. Così la colla sta ferma come un gattino addormentato.» Fece tintinnare la campanella. Ding.
Marta aprì il tubetto di colla. Un po' troppa colla scappò sulla carta. «Ops!» disse, poi fece una faccia buffa. «La colla ha deciso di venire alla festa prima dell'invito!»
Tutti risero. L'orologiaio le porse una salvietta. «Ecco. Puliamo e ricominciamo. Il tempo aiuta le mani pazienti.»
Proprio allora, bum bum bum! Grosse gocce di pioggia tamburellarono sul tetto trasparente. La terrazza si riempì di una musica leggera. Le gocce scivolavano come lucine sul vetro, e i palloncini si specchiavano con riflessi vivi. La pioggia faceva brillare tutto, come se qualcuno avesse acceso stelline invisibili.
«Che acquazzone!» disse Nina. «Il biglietto si bagnerà?»
«Niente paura» disse l'orologiaio, guardando in alto. «La terrazza ci protegge. E la pioggia fa spettacolo per noi.»
Marta alzò il foglio per vedere i riflessi. Le gocce lasciavano ombre danzanti, blu e argentate. «Sembra magia» disse. Poi prese il pennarello azzurro e disegnò piccoli punti: «Questi sono baci di pioggia.»
Doveva incollare il suo sasso a forma di cuore al centro del biglietto. Lo posò sul nido di nastro, ma il sasso scivolò, fece un piccolo tump e rotolò sul pavimento. «Oh no!» disse Marta, con un filo di paura.
Il cuore di sasso non si era rotto. Aveva solo una gocciolina sopra, come una lacrima lucente. Marta lo raccolse piano piano. «Ora è un cuore lucido di pioggia» disse, con un mezzo sorriso. «Forse brillerà di più.»
L'orologiaio le fece l'occhiolino. «Proviamo di nuovo. Con meno colla e più respiro. Contiamo insieme.» Toccò la campanella. Ding. «Uno, due, tre…»
«Tic-tac, tic-tac, facciamo un biglietto!» cantò di nuovo Marta, per farsi coraggio. Tutti la seguirono e sentirono crescere la voglia di riuscire. Stavolta il cuore rimase fermo nel suo nido di nastro. «Venti!» disse l'orologiaio. «Bravo cuore. Brava Marta.»
Arrivò anche Luca, sulla sua sedia a rotelle. Mamma spostò un po' il tavolo e mise i pennarelli più vicino. «Così va bene?» chiese.
«Sì!» disse Luca, battendo le mani. «Posso fare stelle!» Fece stelline gialle tutt'intorno, come un cielo caldo.
L'orologiaio tirò fuori piccoli ingranaggi di carta. «Vedete? Possiamo fare un orologio di cartone. Le lancette le mettiamo sulle cinque, come gli anni di Marta.»
«E dentro al biglietto possiamo fare una finestra» propose Aisha. «La apri e trovi il cuore.»
«Mi piace!» disse Marta. Tagliarono una finestrella e la ricoprirono con carta velina bianca. Sopra scrissero: “Apri qui quando vuoi un abbraccio”.
La pioggia diventava più leggera e poi più forte, come un ballo. Una raffica fece svolazzare un angolo del biglietto. Crack! Un pezzetto si strappò. Marta si morse il labbro. «Oh… rovinato?»
L'orologiaio posò una mano sulla sua spalla. «Possiamo cambiare idea. Il tempo non corre via. Facciamo una curva bella morbida.» Con le forbici a punta tonda, trasformarono lo strappo in una nuvola. «Ecco. Nuvola morbida, cuore lucido, orologio alle cinque.»
Marta ridacchiò. «Nuvola, cuore e orologio. Tre amici!»
Paolo inventò un ritornello: «Nuvola lenta, cuore contento, tempo attento!» Tutti lo ripeterono mentre la campanella faceva ding pianissimo, come se anche lei avesse voglia di cantare.
Festa e gratitudine
Quando la pioggia scivolò via piano, il sole spuntò come un naso curioso. Sulla terrazza coperta comparve un piccolo arcobaleno sottile, appeso al bordo del tetto. I palloncini sembravano più rotondi, più vivi. Il biglietto brillava con i baci di pioggia disegnati, la nuvola morbida, l'orologio di cartone alle cinque e la finestrella di velina.
«È l'ora della torta!» annunciò papà, spingendo un carrello profumato di vaniglia. Nonna Lidia si sedette comoda, con gli occhi luminosi.
Marta si avvicinò, tenendo il biglietto con due mani. Il cuore di sasso pesava un pochino, ma faceva bene al petto. «Nonna, abbiamo fatto questo per te.»
Aisha, Paolo, Nina e Luca si misero intorno. L'orologiaio sistemò la campanella al centro del tavolo e sorrise. Marta sentì la sua voce crescere nel petto, allegra e sicura: «Tic-tac, tic-tac, facciamo un biglietto!» Tutti risero, perché ormai il biglietto era fatto, ed era bellissimo.
Nonna Lidia aprì la finestra di velina. Dentro vide il cuore lucido di pioggia. Lesse i nomi di tutti. Toccò l'orologio con le lancette sulle cinque. «Questa è l'ora degli abbracci» disse Marta, facendo l'occhiolino.
«Allora abbracci per tutti» disse la nonna, e abbracciò Marta, poi l'orologiaio, poi ogni bambino. «Grazie, grazie. Questo biglietto è una festa nella festa.»
Mangiarono la torta. Il signor Tito, l'orologiaio, insegnò ai bambini il “valzer del tic-tac”. Un passo, tic. Un passo, tac. Marta rideva: «Se sbaglio, faccio tac-tic!»
«Sbagliare è solo un altro modo di imparare il ritmo» disse l'orologiaio, girando su se stesso. Tutti applaudirono. La terrazza profumava di zucchero e lampone, e l'arcobaleno, piano piano, salutò.
Quando gli invitati andarono a casa, Marta rimase un momento al tavolo. Guardò il biglietto vicino alla nonna, come un piccolo tesoro. Pensò alla colla scappata, al sasso rotolato, allo strappo. Pensò a come ogni cosa era diventata un'idea nuova.
«Mamma, voglio scrivere una lettera di ringraziamento» disse. «Per il signor Tito. E per gli amici. Perché mi hanno aiutato a non mollare.»
Mamma prese un foglio e una busta. Marta disegnò una terrazza con il tetto trasparente, gocce come lucine, e un orologio con le lancette sulle cinque. Poi scrisse, con lettere grandi e dritte: «Caro signor Tito, grazie per il tuo tempo gentile. Quando la colla scivolava e la pioggia ballava, abbiamo trovato un modo. Ho imparato che si può ricominciare. Con affetto, Marta.»
Sotto aggiunse: «Grazie Aisha, Paolo, Nina e Luca! Il vostro aiuto ha fatto brillare il cuore.»
Mise un adesivo a forma di stella sulla busta e scrisse: “Per il signor Tito, l'orologiaio gentile”. Indossò il suo impermeabile giallo, prese la mano di mamma e scese in strada. Le pozzanghere tenevano da parte pezzetti di cielo. Al lampione, le gocce facevano ancora tic e tac.
Davanti alla cassetta delle lettere, Marta prese un bel respiro. «Pronta?» chiese mamma.
«Pronta» disse Marta. Alzò la busta, la spinse nella fessura rossa e ascoltò il piccolo suono morbido: ffff. «Partita!» disse, con un sorriso.
Tornarono a casa. La nonna sistemava il biglietto sul comò, vicino a una pianta di basilico. «Ogni volta che lo guardo, sento un abbraccio» disse.
Marta salì in camera. La terrazza coperta riposava sotto il cielo pulito. Dal letto, chiuse gli occhi e sentì ancora la campanella: ding. E il passo del tempo: tic, tac, tic, tac. Pensò al cuore lucido di pioggia e al suo sorriso.
«Quando qualcosa scivola» mormorò, «si può ricominciare.» E quel pensiero le stette vicino, caldo e leggero, come una coperta di festa. Poi si addormentò, con il ritmo del giorno nel petto e un domani pieno di idee.