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Racconto di animali 7/8 anni Lettura 11 min.

Stellina, la gazza e il sentiero del perdono

Nel Bosco dei Sussurri, il serpente Serpì scopre che il suo prezioso sassolino è sparito e sospetta della gazza Pica; tra incomprensioni e scuse, entrambi dovranno confrontarsi con la sincerità, la fiducia e il perdono.

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Un serpente verde chiamato Serpì, corpo liscio e sinuoso, occhi rotondi e dolci, timido con un piccolo sorriso e la testa leggermente retratta, corpo a spirale vicino alle radici del castagno; una gazza bianca e nera, Pica, su un ramo basso offre con cautela nel becco un sassolino striato, Stellina, testa inclinata e ali semiaperte; sullo sfondo un vecchio castagno massiccio con corteccia rugosa, grandi radici e un nido, foglie a cuore e piccole campanule a terra; altri animali discreti: una talpa curiosa con occhiali tondi che spunta da un monticello, un pettirosso su una radice e alcune lucciole come puntini luminosi; scena di consegna di un oggetto prezioso, gesto tenero e pacifico, atmosfera calma, linee chiare, texture dettagliate e leggere ombreggiature per profondità. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il serpente che sognava parole

Nel Bosco dei Sussurri, dove le foglie facevano “pss pss” come piccoli segreti e i ruscelli ridevano con voce d'argento, viveva un serpente di nome Serpì. Non era un serpente cattivo, tutt'altro: aveva gli occhi curiosi e un cuore morbido come muschio. Era anche molto immaginativo. A volte si credeva un nastro verde per impacchettare i regali dell'alba; altre volte pensava di essere una riga di luna scesa a strisciare tra le radici.

Serpì amava ascoltare le storie degli altri animali, perché le storie, diceva lui, “sono come mele: se le mordi, ti resta un sapore felice”. Però Serpì aveva un problema grande quanto una ghianda… ma molto più pesante: faceva fatica a perdonare.

Un mattino, mentre il sole si pettinava tra i rami, Serpì uscì dalla sua tana per cercare una bacca dolce. Vide una lucertola che giocava a rincorrere la propria ombra e una talpa che sbadigliava come una teiera. Tutto pareva tranquillo.

Poi Serpì si fermò di colpo. Il suo piccolo sasso lucido, il suo tesoro, non era dove l'aveva lasciato. Era un sassolino tondo, striato di bianco, che Serpì chiamava “Stellina” perché brillava quando lo baciava la luce.

“Stellina!” sibilò Serpì, non forte, ma con tristezza. Cercò tra le foglie, sotto una pigna, dietro un fungo. Nulla.

Allora vide una piuma nera e bianca, come una pennellata di notte su un foglio di latte. Una piuma di gazza.

“Non è possibile…” mormorò Serpì. Nel bosco tutti sapevano che la gazza, quando vedeva qualcosa di luccicante, aveva le ali che prudevano dalla voglia di prenderlo. Serpì sentì la rabbia salire come una bolla calda.

“Se è stata lei,” pensò, “non le parlerò mai più. Mai. Neanche se mi chiede scusa con una torta di more!”

E così, con il broncio appeso al muso come un calzino bagnato, Serpì decise di andare a cercare la gazza.

Capitolo 2: La gazza e la verità che punge

Serpì arrivò alla Radura dei Campanelli, dove i fiori a campana suonavano senza mani e senza bacchette. E lì, sopra un ramo, c'era lei: la gazza Pica, elegante come una signora con il vestito della domenica. Saltellava e canticchiava, e il suo becco brillava di soddisfazione.

“Pica!” chiamò Serpì, cercando di non sibilare troppo forte.

La gazza abbassò la testa. “Oh! Serpì! Che sorpresa… sembri una corda tutta annodata.”

“Mi manca Stellina,” disse Serpì. “Il mio sasso lucido. E ho trovato una tua piuma vicino alla mia tana.”

Pica sbatté le ali, come se volesse scacciare una mosca impertinente. “Io… ecco… forse ho visto qualcosa di brillante. Ma sai com'è, le cose luccicanti mi chiamano. È come se dicessero: ‘Pica, vieni qui!'”

“Quindi l'hai preso,” disse Serpì. La sua voce era un filo teso.

Pica cercò di sorridere. “Be', non volevo… cioè, volevo solo tenerlo un po'. Lo stavo portando al mio nido. È… è più forte di me.”

Serpì sentì il cuore stringersi come una noce in una morsa. “Quel sasso non è un giocattolo. È un ricordo.”

“Un ricordo?” Pica inclinò la testa.

“Quando ero piccolo,” raccontò Serpì, “mi sentivo diverso. Tutti avevano zampe, io no. Tutti correvano, io scivolavo. Un giorno ho trovato Stellina e mi è sembrato che mi dicesse: ‘Anche tu puoi brillare'. Da allora, quando sono triste, la guardo e mi ricordo che posso essere me stesso.”

Per un attimo Pica non disse nulla. Sembrava che anche lei avesse un sassolino in gola. Poi parlò piano: “Non lo sapevo. Davvero. E… e questa è la verità: l'ho preso senza chiedere. Non è stato sincero da parte mia.”

Serpì abbassò lo sguardo. Avrebbe voluto urlare, fare un discorso lungo come un tronco, e dire: “Mai più!” Invece uscì un sospiro, come vento in una bottiglia.

“Mi hai ferito,” disse. “E quando mi ferisco, mi viene voglia di chiudere il cuore. Come una porta con mille serrature.

Pica annuì. “Capisco. Posso… posso rimediare? Ti riporto Stellina subito. E se vuoi, ti faccio un favore. Qualunque cosa, tranne lavare le foglie: mi vengono gli starnuti.”

Serpì fece un mezzo sorriso, perché quell'umorismo era come una piccola luce tra le nuvole.

“Riportala,” disse. “E poi… vedremo.”

Capitolo 3: Il sentiero del perdono

Pica volò davanti a Serpì, guidandolo fino al suo nido, che stava in alto su un vecchio castagno. Il castagno era così grande che sembrava il nonno del bosco. Le sue radici erano rughe, e i suoi rami erano braccia pronte ad abbracciare.

“Aspettami qui,” disse Pica. “Non voglio che tu pensi che scappo.”

“Non posso salire,” rispose Serpì con un tono un po' ironico. “Non ho le scale incorporate.”

Pica ridacchiò e scomparve tra le foglie. Dopo poco tornò con Stellina nel becco. Il sassolino, alla luce del sole, brillò davvero come una stellina caduta per sbaglio.

“Eccola,” disse Pica. “E… Serpì, mi dispiace. Non una scusa piccola come un seme. Una scusa grande come la radura. Ho fatto una cosa sbagliata e non sono stata sincera con te. Ho pensato solo a me.”

Serpì guardò Stellina. La felicità di ritrovarla arrivò subito, ma dietro c'era ancora un'ombra, come una macchiolina su una camicia.

“Se ti perdono,” disse Serpì, “non significa che quello che hai fatto era giusto.”

“Lo so,” rispose Pica, con gli occhi lucidi. “Significa solo che mi dai una possibilità di diventare migliore. E anche tu… ti liberi da quel nodo.”

Serpì rimase in silenzio. Nel bosco, il silenzio non era vuoto: era pieno di fruscii gentili. Un pettirosso si fermò a ascoltare, come un giudice minuscolo. Una farfalla si posò su una margherita, curiosa.

Serpì pensò: “La rabbia è come tenere in bocca una castagna con le spine. Fa male a me, non a lei.” Poi pensò a Stellina e a ciò che gli aveva insegnato: brillare senza diventare duro.

“Pica,” disse finalmente, “ti perdono. Ma voglio una cosa.”

La gazza spalancò gli occhi. “Dimmi!”

“Quando vuoi qualcosa che non è tuo,” spiegò Serpì, “usa la sincerità. Chiedi. Anche se ti sembra difficile. La verità è un ponte: se lo costruisci, puoi passare senza far cadere nessuno.”

Pica annuì tante volte che quasi le cadde una piuma. “Promesso. Da oggi chiedo. E se mi scappa la voglia di rubare… mi pizzico il becco.”

Serpì rise, e la sua risata era un piccolo ruscello che riprendeva a scorrere.

“E io,” aggiunse Serpì, “imparerò a perdonare più in fretta. Non perché dimentico, ma perché voglio camminare leggero.”

Capitolo 4: La festa tra le foglie e le stelle

Per fare pace davvero, nel Bosco dei Sussurri si faceva una cosa semplice e bellissima: una festa nella natura. Così Pica corse a spargere la notizia come fossero semi di gioia.

Quella sera, la radura si vestì di luce. Le lucciole appesero lampadine minuscole tra i rami. Le rane prepararono un coro “cro-cro” molto serio. La lepre portò carote tagliate a forma di cuore e disse: “Sono biologiche, cioè… cresciute bene!” Tutti risero.

Serpì arrivò con Stellina appoggiata sul capo, come una piccola corona. Non per vantarsi, ma perché voleva condividere la sua felicità. Pica, invece, portò una cosa speciale: un sassolino qualunque, non rubato, raccolto vicino al ruscello.

“È per te,” disse a Serpì. “Non brilla come Stellina, ma l'ho scelto con sincerità. Ho chiesto al ruscello: ‘Posso prenderlo?' e il ruscello ha fatto ‘glug glug', che secondo me significa sì.”

“Secondo me significa sì anche per davvero,” rispose Serpì divertito.

Poi Pica si schiarì la voce e parlò a tutti: “Amici, oggi ho imparato che la verità è più preziosa di qualsiasi cosa luccicante. Ho preso qualcosa senza chiedere e ho ferito Serpì. Lui mi ha perdonata, e io voglio meritare quel perdono.”

Ci fu un attimo di silenzio, e poi il bosco sembrò sorridere. Il vecchio castagno scricchiolò piano, come se dicesse: “Bravi.”

Serpì si avvicinò e disse: “E io ho imparato che perdonare non è essere deboli. È essere coraggiosi. È come lasciare andare un sasso troppo pesante e scoprire che si può danzare.”

La musica iniziò: i grilli suonarono violini invisibili, e il vento fece da flauto. Serpì non poteva ballare con i piedi, ma ballò con tutto il corpo, disegnando curve nell'erba come un pennello verde. Pica saltava e faceva inchini buffi, inciampando apposta per far ridere i più piccoli.

Quando la luna salì, rotonda e gentile, Serpì guardò Stellina e poi guardò Pica. Sentì il cuore leggero come una foglia che galleggia.

“Buonanotte, bosco,” sussurrò.

E il bosco rispose con mille voci soffici: “Buonanotte.”

Da quella notte, nel Bosco dei Sussurri, tutti ricordarono una cosa: la sincerità costruisce ponti, e il perdono apre sentieri. E chi cammina su quei ponti e su quei sentieri… arriva sempre a una festa.

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Ruscelli
Piccoli fiumi d'acqua che scorrono nel bosco facendo un suono leggero.
Muschio
Pianta morbida e verde che cresce su pietre e tronchi, sembra un tappeto soffice.
Immaginativo
Che pensa a cose nuove e strane nella mente, come fare sogni svegli.
Ghianda
Frutto duro dell'albero di quercia, piccolo e tondeggiante.
Pigna
Involucro legnoso dei semi di alcuni alberi, ha tante scaglie disposte a spirale.
Piuma
Piccola parte leggera del corpo degli uccelli, serve per volare e per ripararsi dal freddo.
Gazza
Uccello nero e bianco che spesso prende cose brillanti con il becco.
Broncio
Espressione triste o arrabbiata sul muso, come quando si fa il muso lungo.
Tana
Casa scavata o nascosta di un animale, dove si sente al sicuro.
Sassolino
Piccola pietra liscia e tonda che si trova sul terreno o vicino all'acqua.
Becco
Parte dura e appuntita della bocca degli uccelli, usata per prendere cibo.
Serrature
Piccole parti delle porte che si usano con chiavi per chiudere o aprire.
Radura
Spazio aperto nel bosco senza alberi, dove può entrare molta luce.
Sospiro
Respiro lungo e lento che si fa quando si è tristi, stanchi o sollevati.
Castagno
Albero grande con foglie larghe e frutti ricoperti da una buccia spinosa.

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