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Storia sullo sport 5/6 anni Lettura 11 min.

Skateboard sotto la pioggia: Nico e Sara contro la pozzanghera dispettosa

Due bambini, Nico e Sara, affrontano la pioggia e le pozzanghere nello skate park imparando a fidarsi del proprio corpo, ad aiutarsi a vicenda e a riprovare con gentilezza.

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Ci sono tre personaggi: Nico, 5 anni, casco giallo lucido, capelli castani, viso rotondo e sorridente, a sinistra mentre scende lentamente una piccola rampa con lo skateboard di legno dalle ruote rosse che lascia tracce umide; Sara, 5 anni, casco rosa opaco, ginocchiere blu, coda corta, occhi ridanciani, a destra che applaude e indica una piccola pozzanghera; Marco, l’allenatore di circa 35 anni, pelle chiara, capelli corti, giacca impermeabile verde e fischietto, è al centro, accovacciato e incoraggiante; luogo: piccolo skate park di quartiere sotto una pioggia fine con asfalto liscio e lucido che riflette, rampe di cemento, due coni arancioni sulla pista, una pozzanghera ben visibile vicino a un cono e una piccola copertura sullo sfondo dove due adulti tengono un ombrello verde; atmosfera dinamica e calda, colori vivaci, espressioni rassicuranti. segnalare un problema con questa immagine

Parte 1: La pioggia sul casco

La pioggia faceva “tic tic” sul casco giallo di Nico. Lui rideva lo stesso. Aveva cinque anni e teneva lo skateboard con due mani, come se fosse un tesoro. Accanto a lui c'era Sara, anche lei di cinque anni, con un casco rosa e le ginocchiere blu.

“Piove davvero!” disse Sara, guardando le gocce che saltavano sulle pozzanghere.

“Meglio!” rispose Nico. “Così le ruote fanno ‘sciii'!”

Erano nel piccolo skate park del quartiere. Non era grande: una rampa bassa, una curva morbida e un pezzetto di asfalto liscio. L'allenatore, Marco, aveva un fischietto al collo e un ombrello verde.

“Bambini,” disse Marco con voce calma, “oggi ci alleniamo piano piano. La pioggia può rendere il terreno scivoloso. Quindi: occhi aperti, ginocchia piegate e tanta gentilezza.”

Nico annuì forte. Sara strinse le cinghie del casco. Il papà di Nico e la mamma di Sara erano lì vicino, sotto la tettoia, a guardare e a sorridere.

Marco batté le mani. “Prima cosa: salutiamo e diciamo grazie. Grazie al corpo che ci porta in giro, grazie agli amici, grazie a chi ci guarda.”

Sara guardò Nico. “Grazie che sei qui.”

Nico arrossì un po'. “Grazie anche a te.”

“E grazie alla pioggia?” chiese Marco, alzando un sopracciglio.

Sara rise. “Grazie pioggia… perché ci fa fare ‘sciii'!”

Nico alzò lo skateboard. “E perché profuma di terra bagnata!”

Marco fece un cenno. “Perfetto. Ora, un giro lento. Uno alla volta. Nico, vuoi iniziare?”

Nico posò lo skateboard a terra. Il legno era freddo e un po' lucido. Mise un piede sopra, poi l'altro. Le braccia aperte come ali piccole. Partì piano. Le ruote cantarono davvero: “sciii, sccciii”.

“Guarda, sembra una barchetta!” disse Sara, battendo le mani.

Nico si sentì leggero. Il suo pancino faceva una piccola capriola, ma era una capriola felice. Fece una curva dolce. Poi scese dalla tavola e tornò indietro camminando, come aveva imparato.

“Bravo!” disse Marco. “Ginocchia piegate, bravo.”

Sara fu la prossima. Mise un piede, poi l'altro, e spinse con attenzione. A metà del percorso, una ruota passò vicino a una pozzanghera e spruzzò acqua.

“Ops!” fece Sara.

“Non fa niente,” disse Marco. “Hai controllato, hai rallentato. È una scelta intelligente.”

Sara sorrise, orgogliosa. “Ho ascoltato il mio corpo!”

Nico annuì. “Io ascolto le ruote,” disse. “Mi dicono quando vado troppo veloce.”

E la pioggia continuava a fare “tic tic”, come un tamburo gentile.

Parte 2: La pozzanghera dispettosa

Dopo alcuni giri lenti, Marco portò due coni arancioni e li mise sull'asfalto.

“Facciamo un gioco,” spiegò. “Passiamo tra i coni come se fossero due alberi. Non importa essere veloci. Importa essere attenti. E, se uno cade… cosa facciamo?”

“Lo aiutiamo!” dissero Nico e Sara insieme.

“E diciamo…” aggiunse Marco.

“Va bene, riprovi!” completò Sara.

Nico si avvicinò ai coni. Guardò il terreno. C'era una pozzanghera lunga, proprio vicino al secondo cono. Sembrava una lingua d'acqua.

“Quella pozzanghera mi guarda,” sussurrò Nico.

Sara rise. “Magari vuole giocare.”

Nico partì. Tra il primo e il secondo cono andava bene. Ma quando arrivò vicino alla pozzanghera, una ruota fece un piccolo scarto. Nico sentì lo skateboard scivolare un po' di lato.

“Ehi!” disse Nico, con un salto. Scese a terra in tempo, ma lo skateboard continuò da solo e si fermò con un “toc” contro il cono. Il cono cadde.

Nico rimase fermo, con gli occhi grandi. Il suo cuore faceva “bum bum bum”. Non aveva male, ma si sentiva triste. Aveva fatto cadere il cono. E la pioggia sembrava più fredda per un attimo.

Marco si avvicinò subito. “Nico, sei a posto?”

“Sì,” disse Nico piano. “Ma… ho sbagliato.”

Sara corse vicino al cono e lo rialzò. “Io ti aiuto. Il cono non piange.”

Nico fece un mezzo sorriso.

Marco si accovacciò alla loro altezza. “Ascolta, Nico. Non è un errore cattivo. È un messaggio. La pozzanghera ti ha detto: ‘Vai piano e guarda dove metti le ruote'.”

Nico guardò lo skateboard, poi la pozzanghera. “Allora… posso riprovare?”

“Certo,” disse Marco. “E Sara può essere la tua compagna. Sarete una squadra.”

Sara si mise al lato. “Io faccio l'occhio di falco!” disse, strizzando un occhio. “Ti dico dove c'è l'acqua.”

Nico rise un po' di più. Si sentì meno pesante.

Partirono insieme, ma uno alla volta: prima Nico, poi Sara dietro, a distanza. Nico avanzò lentamente. Le ginocchia piegate, come due molle. Prima del punto scivoloso, Sara disse con voce chiara:

“Attento, acqua a destra! Vai un po' più a sinistra.”

Nico spostò il peso, piano. Le ruote fecero “sciii”, ma questa volta era un “sciii” controllato. Passò tra i coni senza toccarli.

“Ce l'ho fatta!” gridò Nico.

“Ce l'hai fatta!” ripeté Sara, felice come se avesse vinto lei.

Marco alzò il pollice. “Bravissimi. E grazie, Sara, per l'aiuto. E grazie, Nico, per il coraggio di riprovare.”

Nico si voltò verso Sara. “Grazie. Mi hai fatto sentire forte.”

Sara guardò le sue ginocchiere blu, un po' bagnate. “Io sono forte quando aiuto.”

Poi toccò a Sara. Anche lei passò. A metà, però, il piede che spingeva scivolò un pochino. Non cadde, ma mise giù il piede subito e si fermò.

“Ho perso l'equilibrio,” disse, con la voce piccola.

Nico le si avvicinò. “Va bene. Vuoi che ti dica io dove mettere il piede?”

Sara annuì.

Nico indicò. “Qui, vicino alle viti. È un punto che non scappa. E poi piega le ginocchia, come se salutassi la pioggia.”

Sara rise. “Salutare la pioggia con le ginocchia!”

Ci riprovò. Questa volta spinse piano, guardò avanti, piegò le ginocchia e passò tra i coni.

“Evviva!” disse Nico.

Marco fischiò una volta, corto. “Ottimo lavoro di squadra. Avete visto? In due, si impara meglio.”

La pioggia continuava, ma sembrava quasi una coperta sottile sopra il parco.

Parte 3: Scivolare come una foglia

Marco li portò vicino alla rampa bassa. “Solo se vi sentite pronti,” disse. “Non dobbiamo fare cose grandi. Solo una discesa piccola. Io sono qui.”

Nico guardò la rampa. Non era alta, ma sembrava una collina. Sentì una farfalla nello stomaco.

Sara strinse la mano di Nico per un secondo. “Io ho un po' di paura.”

“Anch'io,” confessò Nico. E poi aggiunse: “Ma mi piace anche.”

Marco sorrise. “La paura può stare con noi. La teniamo per mano e andiamo piano.”

Fece vedere il movimento: piede davanti, piede dietro, ginocchia piegate, sguardo avanti. “E se non vi va, va bene lo stesso. Potete guardare e dire ‘grazie' al vostro coraggio, anche se è piccolo.”

Nico salì sulla rampa con lo skateboard in mano. L'acqua faceva brillare l'asfalto come uno specchio. Sotto, la pozzanghera dispettosa era ancora lì, ma ora Nico la guardava come un'amica che scherza.

“Ci sono io,” disse Sara, mettendosi in basso, a lato. “Ti guardo.”

Nico posò la tavola. Mise un piede sopra. Si fermò. Respirò. Sentì il suo petto che si alzava e si abbassava.

“Grazie, gambe,” sussurrò.

“Cosa hai detto?” chiese Sara.

“Ho detto grazie,” rispose Nico. “Alle gambe. E a te.”

Sara fece un cenno serio, come un allenatore piccolo. “Vai, Nico.”

Nico mise l'altro piede. Le ruote tremarono appena. Poi, piano, lo skateboard iniziò a scendere. Non era una caduta, era uno scivolare. Come una foglia che va sul vento, ma con Nico sopra.

“Sciiiii!” cantarono le ruote.

Nico sentì il corpo che lavorava: le caviglie, le ginocchia, le braccia aperte. Arrivò giù e si fermò con un piede a terra, come aveva imparato.

Si girò verso Sara con gli occhi lucidi di gioia. “Ho volato! Ma… senza volare!”

Sara saltellò. “Adesso io!”

Toccò a lei. Marco le stava vicino. Sara partì e scese un pochino più veloce. Alla fine, per un attimo, fece una piccola oscillazione.

“Oh!” disse.

Nico allungò le braccia, pronto ad aiutare. Marco fece un passo vicino senza toccarla.

Sara piegò ancora di più le ginocchia e si stabilizzò. Si fermò e poi scoppiò a ridere. “Mi sono aggiustata!”

Marco applaudì piano. “Ecco la magia: quando ascolti il corpo, puoi aggiustarti.”

Nico guardò Sara. “Siamo bravi a riprovare.”

“E a ringraziare,” aggiunse Sara.

La mamma di Sara, da sotto la tettoia, disse: “Grazie per questa bella energia!”

Il papà di Nico alzò la mano. “Siete luminosi anche con la pioggia!”

Marco fece l'ultimo gioco: una staffetta gentile. Nico scivolava fino a un cono, poi tornava camminando e dava il “cinque” a Sara. Poi Sara faceva lo stesso. Non c'era un vincitore. C'era solo un ritmo allegro: “cinque!”, “vai!”, “brava!”, “toc toc” della pioggia.

Alla fine, Marco fischiò due volte. “Stop. Corpo felice, allenamento finito.”

Nico era bagnato, ma caldo dentro. Sara aveva qualche goccia sul naso e sembrava una coccinella contenta.

Marco disse: “Prima di andare, un cerchio.”

Si misero in cerchio. Nico disse: “Sono grato perché ho scivolato sulla rampa e non mi sono arreso.”

Sara disse: “Sono grata perché Nico mi ha aiutata e perché mi sono aggiustata.”

Marco concluse: “Io sono grato perché vi siete rispettati. Il rispetto rende forti.”

Uscirono dallo skate park camminando piano, con gli skateboard sotto il braccio. La pioggia era più leggera, come se anche lei fosse stanca di giocare.

Nico guardò Sara. “Domani, se piove, torniamo?”

Sara annuì. “Sì. La pioggia è la nostra musica.”

Nico sorrise. Sentiva ancora il “sciii” nelle orecchie e una bella energia nel petto. Una energia che diceva: muoversi è un gioco, insieme è meglio, e ogni piccolo grazie fa brillare la giornata.

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Il quiz: hai capito bene la storia?

Casco
Cosa che si mette sulla testa per proteggersi quando si va in skateboard.
Pozzanghera
Acqua raccolta a terra dopo la pioggia, dove non cammini bene.
Ginocchiere
Protezioni che si mettono sulle ginocchia per non farsi male.
Allenatore
Persona che insegna e aiuta i bambini a imparare uno sport.
Accovacciò
Si mise con le gambe piegate verso il basso, vicino al suolo.
Dispettosa
Che fa piccoli scherzi o fastidi senza essere cattiva sul serio.
Stomaco
La pancia dove senti le farfalle quando hai un po' di paura.
Caviglie
La parte del corpo che unisce il piede alla gamba.
Oscillazione
Un piccolo movimento avanti e indietro che ti fa dondolare.
Staffetta
Gioco in cui uno corre o scivola e poi passa il turno a un amico.

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