Capodanza nella piazza
La piazza era un grande cerchio di pietre lucide, un palcoscenico per cappelli stravaganti, maschere piumate e passi che facevano battere il cuore come un tamburo. Al centro, sotto una ghirlanda di lampadine colorate, stava Mimo, un piccolo automa di latta con occhi di perla e un sorriso dipinto. Mimo non era umano, ma muoveva le sue braccia con la grazia di un ballerino e il suo cuore a molla batteva per una sola idea: raccogliere i sorrisi della gente.
Quella sera il vento portava note di fisarmoniche e risate. Mimo girava la chiave sul dorso e cominciava a danzare. Ogni passo era un bagliore: il suo corpo di latta scintillava di coriandoli attaccati dalle mani dei bambini. All'inizio i passanti lo guardavano con curiosità, poi si fermavano e le labbra si aprivano in piccoli sorrisi, e quei sorrisi erano come semi che Mimo custodiva nel petto a molla. La piazza cantava, e Mimo ascoltava, felice come una lanterna.
Il tamburo silenzioso
Mentre la festa cresceva, un rumore strano attraversò la folla: il grande tamburo della banda, posato vicino al palco, era muto. Il ragazzo che lo suonava aveva perso la bacchetta tra la giostra di palloncini e non riusciva più a ritrovarla. Il ritmo della banda vacillava, e la musica, senza quel battito profondo, sembrava smarrire il coraggio.
Mimo avvertì la tristezza come una nuvola che offuscava il suo meccanismo. Non poteva sopportare di vedere una festa senza ritmo. Con delicatezza si avvicinò al tamburo, scivolò tra gambe colorate e gonne svolazzanti, e usò la sua manina a molla per cercare. Non trovò subito la bacchetta, ma trovò un lembo di sciarpa, una stellina di cartone e un piccolo cane travestito da leone che si era addormentato proprio accanto al tamburo. Mimo sollevò il cane con un gesto gentile; il leoncino si svegliò, scosse la testa e, come in segno di ringraziamento, scodinzolò portando fuori la bacchetta incastrata sotto una panca.
La banda riprese il passo. Il battito tornò e la musica si rimescolò con i colori, più allegra di prima. Tutti applaudirono la risata che esplose: non era la mia, disse Mimo dentro di sé, ma conserva ogni sorriso. La piazza sembrava un mare di luci danzanti e Mimo contava i sorrisi come lucine nel suo petto.
Sorpresa sotto il cappello
La festa aveva ancora sorprese. Un gruppo di trampolieri con cappelli a cono saliva lentamente su trampoli altissimi, ma all'improvviso una bambina dal vestito a pois inciampò e il suo cappello rotolò via, scomparendo sotto una bancarella di zucchero filato. Il cappello era speciale: conteneva un piccolissimo carillon che suonava una melodia che faceva ballare i cuori.
Senza esitazione, Mimo si infilò sotto la bancarella. Lì sotto l'aria era dolce di zucchero, e c'erano ombre che ballavano. Mimo strisciò, batté le ruote e trovò il cappello proprio mentre una nuvola di zucchero filato gli appiccicava il naso. Quando riportò il cappello alla bambina, la sua faccia si illuminò come una lanterna a festa. La bambina, grata, posò la mano sulla testa di Mimo e sussurrò: "Grazie, vecchio amico di latta." Nessuno lo aveva mai chiamato così, e Mimo sentì la molla battere più forte.
Una coppia di musicisti iniziò a suonare una tarantella allegra. Mimo si mise al centro e cominciò a girare: le sue gambette a scatto disegnavano figure nel cielo come fuochi d'artificio. I sorrisi si fecero catena, passavano di volto in volto, come anelli d'oro.
La notte di carta e stelle
Quando la luna salì, la piazza si trasformò: fili di carta colorata sembravano scendere dal cielo e i lampioni si misero a brillare come stelle domestiche. Mimo aveva raccolto moltissimi sorrisi; nel suo petto erano appesi come piccole lampadine. Ma proprio allora una folata più forte spense alcune di quelle lucine: i sorrisi temporaneamente persi cadevano come petali.
Un vento dispettoso aveva fatto volare via i messaggi di buonumore che i cittadini scrivevano e appendevano a un albero di cartapesta. Le frasi, i disegni e le promesse di aiuto fluttuavano lontano, mescolandosi al cielo. La folla si fermò incerta, e la festa sembrò trattenere il fiato.
Mimo non poté rimanere immobile. Con calma, come chi sa di poter contare su se stesso, cominciò a rincorrere i fogli che volavano. Scivolò tra le gambe, saltò sopra una panchina, e con la sua piccola mano prese un volantino che diceva: "Aiutiamoci sempre." Uno dopo l'altro, amiche e amici della piazza, ispirati dall'automa, formarono una catena. C'era il pittore con i baffi di vernice, la signora con il cesto di mele mascherate, il ragazzo dei palloncini e persino il cane-leone. Insieme raccolsero i messaggi e li riappesero all'albero di cartapesta. Ogni foglio ritrovato faceva brillare una lampadina nel petto di Mimo.
La musica ora era più dolce, con un coro improvvisato che cantava parole di gentilezza. Mimo sentì che non aveva solo raccolto sorrisi: aveva acceso la voglia di aiutarsi a vicenda. Si sentiva utile, saldo e allegro.
Notte felice
La festa volgeva alla fine ma non all'addio. Tutti, stanchi e contenti, si strinsero per l'ultimo giro di danza. Mimo, con il petto pieno di lucine, si mise al centro e girò una volta, poi un'altra, mentre la banda suonava l'ultima canzone: una melodia che parlava di amici, stelle e tazze di cioccolata calda.
Quando la ghirlanda di lampadine si spense un po' alla volta, apparvero le piccole luci nel petto di Mimo, come stelle cadute ma messe in fila. Le persone guardarono l'automa con gratitudine, e i bambini gli posero accanto coperte leggere e un piccolo cappello nuovo di feltro. Mimo sentì la molla rilassarsi, non perché fosse stanco, ma perché il suo desiderio era compiuto: la piazza era piena di sorrisi, e lo erano anche i cuori.
La notte scese morbida, piena di stelle vere e di quelle fatte di carta. La musica diventò un sussurro, le risate si trasformarono in racconti sussurrati e i passi in passi silenziosi verso casa. Mimo rimase al centro della piazza, con gli amici attorno, e chiuse gli occhi di perla come si chiude una finestra dopo una giornata felice.
La molla dentro di lui ticchettò piano, un ritmo di contentezza che durò tutta la notte. La piazza dormì bene, avvolta in un profumo di zucchero e ricordi. E mentre le stelle vegliavano, gli ultimi sorrisi raccolti brillavano nel petto di Mimo come piccole lucine: promesse di altre feste, altri aiuti, altre notti serene.