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Storia di Pompiere 5/6 anni Lettura 13 min.

Marta e la stazione che respira

Marta, una giovane pompiera, e la sua squadra affrontano un'emergenza alla stazione, dove un fumo misterioso minaccia l'aria fresca. Con calma e coraggio, lavorano insieme per ventilare l'area e garantire la sicurezza di tutti.

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Una donna pompiere, di nome Marta, si erge orgogliosamente davanti a una stazione ferroviaria, con il suo casco giallo brillante sotto il sole del mattino. Ha un sorriso determinato e occhi scintillanti di coraggio. Indossa una tuta rossa con strisce riflettenti e guanti neri, tenendo un ventilatore rosso tra le mani. Accanto a lei, un giovane ragazzo di nome Leo, di circa 10 anni, osserva con ammirazione. Ha i capelli castani disordinati e indossa una maglietta blu con un logo di pompiere. Tiene un piccolo manometro tra le mani, pronto ad aiutare. Sullo sfondo, la stazione ferroviaria è maestosa, con muri di mattoni rossi e un grande orologio sopra l'ingresso. Piccioni si posano sul tetto, mentre passanti curiosi osservano la scena. La situazione principale mostra Marta e Leo mentre ventilano una stanza piena di fumo nella stazione, con nuvole di fumo grigio che fuoriescono dalla finestra aperta. L'aria fresca entra, e l'atmosfera è piena di speranza e determinazione. segnalare un problema con questa immagine

L'alba alla caserma

Marta si sveglia molto presto. È ancora buio, ma il cielo ha una striscia rosa. L'aria profuma di pane e di rugiada. Gli uccellini provano le prime note. Marta si stira, sorride, e dice piano: Oggi farò del bene.

Si lava il viso con acqua fresca. Allaccia gli stivali grandi. Indossa i pantaloni resistenti, la giacca con le strisce che brillano, i guanti che proteggono. Appoggia l'elmetto giallo sulla testa. Sente già il cuore calmo. Con lei c'è la squadra: Leo, che controlla i tubi; Nora, che guida il camion; e Beppe, che è bravo a leggere il fumo.

Sul tavolo c'è una tazza di latte caldo. Marta la beve piano. Poi la radio fa bip. La voce del capostazione è gentile ma preoccupata: Alla stazione c'è odore di fumo. Non vedo fiamme. La sala sotto le scale è piena di nuvole grigie. La stazione è tranquilla, i treni vanno piano. Potete venire?

Marta si alza. Guarda la squadra. Annuisce. Oggi il suo compito è chiaro: ventilare una stanza con prudenza. Far uscire il fumo. Far entrare aria buona. Far respirare il luogo. Dice alla squadra: Andiamo. Con calma e coraggio.

Salgono sul camion rosso. Le luci blu non gridano, brillano piano. La sirena suona poco, perché è l'alba e la strada è vuota. Il camion sfiora la città che si sveglia. Le case sbadigliano. I lampioni si spengono.

Marta parla con voce rassicurante. Ventilare è come aprire una finestra al mattino, spiega. Ma bisogna essere prudenti. Il fumo è birichino. Vuole uscire tutto insieme. Noi gli facciamo strada, poco per volta. Apriamo una finestra alla volta. Usiamo un ventilatore grande e rosso. Controlliamo il vento. Controlliamo il caldo. Nessuna fretta.

Nora guida attenta. Leo controlla il ventilatore portatile. Beppe guarda la cartina. La stazione è vicina. Marta sente una piccola emozione. Ama il suo lavoro. Ama aiutare. Ama spiegare ai bambini che, se c'è fumo, ci si abbassa, si esce e si chiama il 115.

Il camion gira l'angolo. Il cielo adesso è arancio. Si vede la torre dell'orologio della stazione. Silenziosa. Grande. Dietro i vetri dormono ancora i binari.

La gomma che sospira

Il camion rallenta a un semaforo. Nora fa una faccia sorpresa. Sento qualcosa. Si ferma un momento, in sicurezza, vicino a un marciapiede. Scende e guarda. Una gomma è un po' sgonfia. Non è vuota, ma è stanca. Sembra dire: Psss… ho bisogno d'aria.

Marta non si arrabbia. Sospira, sorride. Ecco il cambio di ritmo. Un attimo di cura. È importante anche questo. Un camion dei vigili del fuoco deve stare bene. Ogni ruota è come un piede forte. Senza un piede, non si corre. E se non si corre, non si aiuta.

Leo prende il manometro. Beppe porta il tubo dell'aria dal piccolo compressore che c'è a bordo. Nora tiene il camion fermo e sicuro. Marta controlla i dintorni. Il sole sbuca. Un gatto li guarda curioso. La ruota riceve aria. Psss, psss, psss. Il manometro sale. La gomma si riempie. Sembra sorridere.

Marta mormora: Anche questo è il nostro lavoro. Prenderci cura degli attrezzi, dei mezzi, di noi. Essere pronti. Ogni cosa a posto. Con calma e coraggio. Poi guarda la strada. La stazione è a due minuti. Si riparte.

Il camion arriva in piazza. Davanti alla stazione c'è il capostazione, con un cappello blu e baffi gentili. Saluta con la mano. La stazione è davvero tranquilla. Pochi viaggiatori. Qualche piccione sul tetto. Un treno aspetta, zitto, come un gatto di ferro.

Marta scende. Si avvicina al capostazione. Lui spiega: Il fumo viene dalla stanza sotto le scale. Ci sono scatole, vecchie sedie, stracci. Forse un filo elettrico ha scaldato qualcosa. Non vedo fiamme, ma brucia il naso. Ho chiuso la porta. Ho aperto la finestra del corridoio.

Bravissimo, dice Marta. Chiudere la porta aiuta. Il fumo non scappa dappertutto. Noi adesso ventiliamo, prudentemente. Prima controlliamo la porta. Poi decidiamo come far uscire il fumo.

Sono pronti ad entrare. Ma un passo dietro l'angolo e… toc! Marta si urta con una poliziotta che gira dall'altra parte. È un incontro buffo, lieve, come due nuvole che si toccano. La poliziotta sorride. Scusa! Io sono Viola. Stavo mettendo le transenne. Teniamo lontani i viaggiatori.

Marta ride piano. Nessun problema, Viola. Grazie. Lavoriamo insieme. Tu chiudi il binario tre. Noi apriamo la stanza. E controlliamo l'aria.

Viola annuisce. È alta, con occhi attenti. Ha una voce dolce, ma decisa. I due si capiscono subito. La squadra e la polizia parlano con gesti chiari. Ognuno ha un compito. Ognuno aiuta.

Il fumo che balla

La porta della stanza è scura. Marta indossa la maschera. Accende la lampada sul casco. Tocca la porta con il dorso del guanto. È tiepida, non calda. Bene. Appoggia l'orecchio, ascolta. Non sente crepitii forti. Il fumo è dietro, fermo, pigrone.

Leo tiene in mano un piccolo estintore. Beppe prepara un tubo d'acqua fine, solo nel caso. Nora porta il ventilatore rosso. È grande e robusto. Ha una griglia lucida. Sembra un sole con le pale.

Marta apre la porta piano. Una nuvola grigia scivola fuori, lenta. Odora di stoffa scaldata. Il fumo riempie il corridoio di veli. Marta indica il pavimento: Giù, stiamo bassi. L'aria buona vive in basso, il fumo va in alto. Si muovono come pesci che scivolano nell'acqua.

Dentro la stanza ci sono scatole, sedie vecchie, una lampada rotta. In un angolo, una presa consumata ha scurito il muro. Nessuna fiamma. Solo fumo triste. Marta spegne la presa. Stacca la corrente insieme al capostazione. La sicurezza viene prima.

Poi guarda le finestre. Ce n'è una in alto, piccola. E una nel corridoio, più grande. Marta pensa al vento. Oggi viene dal binario, piano. Decide: Apriamo la finestra alta, un poco. Poi mettiamo il ventilatore alla porta. Spingerà l'aria fresca dentro e il fumo uscirà dalla finestra. Ma lo faremo piano. Prudentemente.

Posizionano il ventilatore. Marta fa un gesto con la mano. Nora lo accende. Il ventilatore fa vuuu, vuuu, ma dolce, come un treno gentile che non vuole svegliare nessuno. L'aria fresca entra nella stanza. Il fumo fa delle danze. Si arriccia, si srotola, attraversa la finestra e scappa fuori, come un gatto grigio che decide di fare un giro.

Un piccione sul davanzale fa etciù! e vola via. Tutti ridono piano. Il capostazione sorride. Animo, aria fresca! dice. Marta annuisce. Con calma e coraggio.

Viola, la poliziotta, osserva. Chiede: Perché non aprite tutte le finestre insieme? Marta risponde con voce chiara: Se apriamo tutto, l'aria entra troppo forte. Il fuoco, anche se nascosto, può diventare più grande. Noi guidiamo l'aria, come quando si accompagna un bambino per la mano. Piano, poco per volta. Guardiamo, ascoltiamo, sentiamo il calore. E l'odore. E la direzione del vento.

Beppe tira fuori un piccolo apparecchio. È un misuratore di gas. Fa bip bip. Mostra numeri. Questo ci dice quanto fumo c'è nell'aria, spiega Marta. Quando i numeri scendono, vuol dire che la stanza respira meglio.

Leo intanto guarda con la termocamera. Sembra una macchina fotografica che vede il calore. Le immagini sono colorate, gialle e rosse. Nessun punto caldo pericoloso, dice. Bene, risponde Marta. Allora apriamo un altro poco la finestra. Lei fa un segno con la mano. Il ventilatore canta. Il fumo se ne va, più leggero.

Un bambino con uno zainetto, Luca, guarda da lontano con la mamma. Marta si avvicina, senza togliere la maschera. Parla chiaro. Se un giorno senti odore di fumo, stai basso, vai fuori e chiama il 115. Lui annuisce serio. Ripete: Basso, fuori, 115. La mamma ringrazia con gli occhi.

Passano alcuni minuti. Il fumo ormai è un velo sottile. L'aria fa il solletico alla pelle. La stanza cambia colore: da grigia a chiara. Si sente solo il vuuu del ventilatore e i passi calmi.

Marta spegne il ventilatore per un momento. Ascolta. Guarda i numeri che scendono. Sente l'odore dell'aria che migliora. Fa un respiro. Sì, pensa. La stanza sta meglio.

La stazione che respira

La stazione sembra contenta. I piccioni si lavano il becco. L'orologio fa tic tac. Le transenne sono al loro posto. Viola cammina su e giù e parla con dolcezza ai viaggiatori. Il capostazione sistema il cappello. Tutti stanno bene.

Marta entra di nuovo nella stanza. Controlla gli angoli. Tocca le pareti con il dorso del guanto. Tiene gli occhi attenti. Il fumo è quasi finito. Restano soltanto dei pensieri di grigio. Apre la finestra un poco di più. Poi la richiude a metà. Respira piano. L'aria nuova si mescola all'aria vecchia, come due acque in un ruscello.

Spiega alla squadra: Ventilare non è soltanto spingere via il fumo. È anche proteggere chi entra dopo. È pensare al dopo. È lasciare la stanza serena. È fare spazio alla calma. E noi lo facciamo insieme, ognuno con il proprio sguardo. Ognuno con le proprie mani.

Nora riavvolge un tubo. Beppe pulisce il pavimento bagnato. Leo rimette a posto il ventilatore. Il capostazione porta una bottiglia d'acqua per tutti. Viola sistema le transenne. La stazione torna piano piano al suo ritmo di passi e ruote.

Marta controlla ancora il misuratore. I numeri sono bassi. Sorride. Bene, dice. La stanza respira. Il capostazione chiede: Posso riaprire più tardi? Marta risponde: Sì, dopo un'ultima verifica dell'elettricità. E niente scatole vicino alle prese, d'accordo? Lui ride: D'accordo. Le scatole stanno lontane.

Viola si avvicina. Si guardano e scuotono la testa, ripensando a quel piccolo urto nel corridoio. Che buffe che siamo state, dice la poliziotta. Lavoro di squadra, risponde Marta. A volte ci si sfiora. L'importante è guardarsi, parlarsi, aiutarsi. Con calma e coraggio.

Il bambino Luca si avvicina ancora. Ha un disegno in mano. È un camion rosso con una ruota grande. La gomma sorride. C'è un ventilatore che fa vuuu. Ha scritto: GRAZIE. Marta si commuove. Che bello, dice. Anche noi diciamo grazie a voi che ascoltate.

È quasi sera quando la squadra torna in caserma. Il cielo è azzurro scuro e sa di biscotti che cuociono nelle case. C'è una luce amica alle finestre. Dentro la caserma, la gente si muove piano. Qualcuno prepara una tisana. Il compressore dorme.

Marta appoggia l'elmetto. Si lava le mani. Scrive poche righe sul quaderno di bordo: Stazione tranquilla. Fumo in stanza sotto le scale. Ventilazione prudente. Squadra serena. Polizia gentile. Gomma sgonfia gonfiata. Le parole sono semplici, come piccole pietre allineate. Belle da guardare.

Prima di salutarli, Marta guarda i suoi compagni. Grazie, dice. Per come controllate, per come ascoltate, per come ridete piano quando c'è bisogno. Siamo una squadra. Facciamo spazio all'aria buona. Leo fa un cenno. Nora stira le braccia. Beppe sbadiglia.

La porta della caserma è semichiusa. Fuori le stelle si accendono una ad una. Dentro c'è un silenzio morbido, come un cuscino di cotone. Marta pensa a domani. Pensa a tutte le volte in cui aprirà una finestra con prudenza. A tutte le volte in cui dirà ai bambini di stare bassi, andare fuori, chiamare il 115. Pensa al fumo che balla via. Pensa all'aria che canta.

C'è un bussare leggero. È Viola, la poliziotta. Ha portato una foto stampata dal capostazione. Ritrae la squadra davanti alla stazione, il ventilatore a terra, i piccioni sopra la grondaia. Siamo belli, dice Viola, con un sorriso che illumina. Siamo una squadra che fa cose semplici, ma preziose, risponde Marta.

Si guardano per un attimo. Le parole non servono. Alzano la mano destra. E fanno un high-five, secco e dolce. Clap. Un suono che dice: Brava. Bravi. Insieme. Poi ridono a bassa voce, come la sirena che non vuole svegliare nessuno. E la notte, fuori, respira lenta insieme alla città. Con calma e coraggio.

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Casserma
Luogo dove lavorano i pompieri e dove tengono i loro mezzi.
Ventilatore
Apparecchio che muove l'aria per fare fresco.
Maschera
Oggetto che si mette sulla bocca e sul naso per proteggersi da fumi o polveri.
Fumo
Vapore scuro e leggero che esce quando qualcosa brucia.
Sospira
Fare un respiro profondo, spesso quando si è stanchi o si desidera qualcosa.
Misuratore
Strumento usato per controllare e vedere quanto qualcosa è presente, come il fumo nell'aria.
Tranquillo
Essere calmo e senza rumore o confusione.

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