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Storia sulle vacanze estive 9/10 anni Lettura 13 min.

Marta e il segreto dei girasoli e dei libri

Marta, una bambina che fatica con i cambiamenti, trascorre l’estate in campagna dalla nonna e, fra libri, amici e scoprite nei girasoli, impara a trasformare le paure in piccole avventure.

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Una bambina di 10 anni emozionata e meravigliata, capelli castano chiaro raccolti in coda leggermente spettinata, occhi grandi e brillanti, con maglietta a righe blu e bianca e shorts di jeans, tiene un piccolo libro aperto sulle ginocchia e sfiora timidamente una grande infiorescenza di girasole; un bambino di circa 10 anni (Nico), allegro, capelli corti castani e berretto rosso, sorride con le braccia aperte come un esploratore, in piedi appena dietro di lei tra i girasoli; una bambina di circa 10 anni (Samira), curiosa, capelli neri trecciati e veste leggera a fiori, ride e sposta una foglia per aprire un passaggio, alla destra della protagonista; la nonna Ada, circa 70 anni, dolce, capelli grigi raccolti, con grembiule a fiori, osserva il campo dal bordo vicino a una piccola casa di pietra; luogo: ampio campo di girasoli dorati, alte piante verdi, cielo azzurro chiaro, sentiero di terra polveroso, qualche farfalla e ape in volo, ombre lunghe e luce calda del tardo pomeriggio; scena: i tre bambini nel passaggio segreto del campo in un momento di scoperta tranquillo e complice, la bambina legge a voce alta mentre il sole accarezza i petali, atmosfera solare con colori caldi e texture di carta e piante visibili. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: La valigia che non stava ferma

Marta aveva dieci anni e un'energia che sembrava fatta di limonata e sole. In casa sua, a giugno, ogni cosa profumava di partenza: la crema solare, le magliette appena piegate, le ciabatte che scappavano sotto il letto.

La mamma diceva che quell'estate sarebbe stata un po' diversa. Niente mare, niente hotel. Sarebbero andati in campagna, nella casa della nonna Ada, tra campi larghi e strade bianche di polvere.

A Marta piaceva stare con la gente, fare amicizia in cinque minuti, inventare giochi anche con un sasso. Però l'idea di cambiare posto, abitudini, rumori… le faceva un piccolo nodo nello stomaco.

Sul tavolo, accanto alla valigia, c'era un libro. Era della mamma, con la copertina un po' consumata. Marta lo guardò come si guarda una cosa che non serve davvero.

“Portalo tu,” disse la mamma, infilando i calzini a righe in un angolo. “Quando sei stanca di correre, fa compagnia.”

Marta fece una smorfia divertita. “Io non mi stanco mai.”

La mamma alzò un sopracciglio, come a dire: vedremo.

Durante il viaggio, l'auto scaldava le gambe e il paesaggio cambiava colore: dal grigio della città al verde chiaro dei prati. Marta chiacchierava, contava i camion rossi, inventava nomi alle nuvole. Poi, a un certo punto, il nodo nello stomaco tornò.

E allora prese il libro, solo per tenerlo in mano. Le pagine frusciarono come foglie secche. Non lo aprì subito. Lo annusò. Sapeva di carta e di estate vecchia.

Quando arrivarono, la nonna Ada li aspettava sulla soglia con un grembiule a fiori. L'aria profumava di pomodori e basilico. Marta corse ad abbracciarla, e per un momento il nodo si sciolse.

Ma la sera, nel letto della stanza nuova, sentì il silenzio diverso. Non c'erano clacson, solo grilli.

Il libro era sul comodino. Marta lo aprì a caso, giusto per non sentirsi sola. Lesse una frase. Poi un'altra. E, senza accorgersene, le parole fecero un po' di luce nella stanza.

Capitolo 2: La biblioteca in cucina

La mattina dopo, il sole entrò presto, caldo e gentile. In cucina, la nonna Ada stava tagliando il pane. Il coltello faceva “toc-toc” sul tagliere.

Marta si sedette e raccontò subito tutto: il viaggio, le nuvole, perfino un cane visto alla stazione di servizio che sembrava sorridere.

La nonna ascoltava e rideva, con quella risata che faceva ballare le rughe come piccoli fili.

Poi Marta notò una cosa: sopra una credenza c'era una pila di libri, un po' storti. Alcuni avevano la copertina lucida, altri erano vecchi e piegati.

“Nonna, ma tu… leggi?” chiese Marta, sorpresa.

“Ogni tanto,” disse la nonna, come se fosse una cosa normale come pelare patate. “Quando la testa fa troppo rumore, un libro la mette in ordine.”

Marta si avvicinò. Sfogliò un volume con immagini di animali, uno con ricette, uno con storie brevi. Le pagine si aprivano con un suono morbido, come un ventaglio.

“Posso guardare?” chiese.

“Certo. Però con le mani pulite, eh,” disse la nonna, fingendo severità. “Se no i libri diventano panini.”

Marta rise. “Un libro al prosciutto!”

Quel giorno uscì a giocare nel cortile. Conobbe Nico, il figlio dei vicini, e Samira, che era lì in vacanza dai cugini. In tre, organizzarono una gara di aeroplanini di carta. Marta vinse due volte, poi perse, e fece finta di essere un giudice importante per non sembrare delusa.

Quando il caldo diventò forte e l'ombra si accorciò, rientrarono.

In cucina, la nonna lasciò sul tavolo un libro sottile, con un disegno di un cane e una bambina. Marta lo sfogliò mentre mangiava una fetta di anguria. Il succo le colava sulle dita e lei, ricordandosi, si pulì subito.

Non leggeva tutto. A volte guardava solo le figure. A volte seguiva le righe con un dito, come se fosse un sentiero.

E le venne un pensiero strano: forse anche stare fermi poteva essere una specie di avventura.

Capitolo 3: Il campo di girasoli

Dopo pranzo, la nonna propose una passeggiata fino al campo di girasoli. “È vicino. E oggi sembrano tutti in festa.”

Marta chiamò Nico e Samira. Partirono in tre, con cappellini in testa e una bottiglietta d'acqua che faceva “glug glug” a ogni passo.

La strada era bianca e polverosa. Ai lati, l'erba alta pizzicava le caviglie. Marta parlava senza fermarsi, come sempre. Raccontava una storia su una principessa che viveva in un frigorifero, e gli altri ridevano.

Poi, all'improvviso, apparvero i girasoli.

Erano tantissimi. Alti, con facce rotonde e gialle. Sembravano persone che guardavano tutte nella stessa direzione, come a un concerto.

Marta rimase zitta, cosa rarissima.

“Wow,” disse piano.

Samira si infilò tra due file. “Sembra un labirinto.

Nico allargò le braccia. “Siamo esploratori!”

Entrarono. I girasoli facevano ombra e frusciavano. Il vento passava tra le foglie e sembrava sussurrare.

Marta sentì una piccola paura. Non era grande, ma c'era. Il campo era bello, sì, però era anche diverso. Troppo grande. Troppo nuovo.

“Se ci perdiamo?” chiese.

Nico fece una faccia seria. “Allora… ci inventiamo una mappa.”

Samira indicò il cielo tra le teste gialle. “Basta seguire il sole. I girasoli lo guardano.”

Marta guardò in alto. Il sole era un cerchio bianco, fortissimo. E davvero i girasoli erano tutti girati verso di lui, come se sapessero sempre dove andare.

Camminarono piano. Ogni tanto Marta toccava il gambo di un girasole: era ruvido e caldo. Sentiva l'odore della terra secca, il ronzio lontano delle api.

A un certo punto, trovarono un piccolo spazio libero, come una stanza segreta. Si sedettero sull'erba.

Marta tirò fuori dal suo zainetto il libro sottile della nonna. Lo aveva preso quasi per caso. Lo aprì e mostrò un'illustrazione: la bambina del libro era in un posto nuovo e guardava intorno con occhi curiosi.

“Assomiglia a noi,” disse Marta.

“Tranne che noi non abbiamo un cane,” commentò Nico, e Samira scoppiò a ridere.

Marta lesse due pagine ad alta voce, con un po' di esitazione. Le parole uscivano lente, ma chiare. Nico e Samira ascoltavano, e Marta si sentì… utile. Come se potesse regalare qualcosa.

Quando chiuse il libro, il campo sembrò meno grande. Il silenzio non faceva più paura.

Uscirono seguendo il vento e il sole, come i girasoli. E Marta capì che anche lei poteva imparare a girarsi verso le cose nuove, senza scappare.

Capitolo 4: Un temporale e una pagina piegata

Il giorno dopo, il caldo era appiccicoso. L'aria sembrava ferma, come se aspettasse qualcosa.

Marta e gli amici giocavano a carte sotto il portico. Marta faceva la voce da “presentatrice” e annunciava ogni carta come se fosse un premio.

Poi arrivò il temporale.

Prima un tuono lontano, poi il cielo diventò grigio, e la pioggia scese forte, con gocce grandi che facevano saltare la polvere.

“Dentro!” gridò la nonna.

Si rifugiarono in casa. La pioggia batteva sui vetri come dita veloci. Il cortile, in pochi minuti, diventò un insieme di pozzanghere.

Marta guardò fuori e sentì una punta di tristezza. Aveva programmato una corsa, una caccia al tesoro, mille cose. Invece, niente.

Il nodo nello stomaco tornò, piccolo ma presente.

La nonna mise sul tavolo una tazza di latte freddo con cacao. “A volte l'estate fa anche così,” disse. “Cambia idea.”

Marta sospirò. “Ma io volevo…”

“Lo so. E puoi essere dispiaciuta,” rispose la nonna. “Poi troviamo un altro modo.”

Nico e Samira erano seduti sul tappeto. Sembravano annoiati quanto lei.

Marta si ricordò dei libri. Si alzò, andò alla credenza, e ne prese uno con tante figure: parlava di piante e animali della campagna, con disegni semplici.

“Tanto per passare il tempo,” disse, cercando di sembrare indifferente.

Si misero in cerchio. Marta sfogliava. Ogni pagina era una scoperta: una coccinella, una rana, un riccio. Samira imitava la faccia del riccio, tutta arricciata. Nico faceva finta di essere un gufo e girava la testa in modo buffo.

Risero così tanto che la nonna venne a vedere se stessero combinando guai.

Marta si accorse che aveva piegato un angolo di pagina per segnare un'immagine. Si bloccò. Era un errore. La nonna ci teneva ai libri.

“Ops,” disse Marta, mortificata. “Ho rovinato…”

La nonna prese il libro, guardò la pagina, poi Marta. “Hai fatto una piega. Succede. I libri non sono oggetti di vetro. L'importante è imparare a trattarli meglio la prossima volta.”

Marta arrossì, ma si sentì sollevata. “Posso mettere un segnalibro?”

“Brava idea,” disse la nonna, e le diede un pezzetto di cartoncino. Marta lo decorò con una matita: disegnò un girasole con un sorriso.

Fuori il temporale piano piano si allontanò. Dentro, il tempo era passato senza che se ne accorgessero.

E Marta capì un'altra cosa: cambiare programma non significava perdere la giornata. Significava trovarle una forma nuova.

Capitolo 5: L'ultima sera e la sensazione di un'estate piena

I giorni successivi scivolarono via come gelato che si scioglie: dolci e veloci.

Marta aiutò la nonna a raccogliere pomodori, con le mani che profumavano di verde. Fece una gara di biciclette con Nico lungo la strada bianca. Imparò da Samira a fare una treccia stretta, anche se le veniva sempre un ciuffo ribelle.

E ogni giorno, in un momento diverso, apriva un libro. A volte leggeva poche righe, a volte solo sfogliava. Ma quel gesto diventò familiare, come mettere il cappello prima di uscire.

Arrivò l'ultima sera. Il cielo era rosa e arancione, e le cicale cantavano come se non volessero smettere mai.

Marta si sedette sul gradino della porta con la nonna. Aveva il suo segnalibro in tasca.

“Domani ripartiamo,” disse Marta, con una voce più bassa del solito.

“Lo so,” rispose la nonna. “Ti dispiace?”

Marta ci pensò. Le dispiaceva lasciare quel posto, sì. Però non era la tristezza pesante dei primi giorni. Era una tristezza morbida, come quando finisce un bel film.

“Un po',” disse. “Ma… mi sembra che ho fatto tante cose. E anche quando pioveva, alla fine…”

“Alla fine hai trovato un modo,” completò la nonna.

Marta guardò il cortile, le pozzanghere ormai secche, la bicicletta appoggiata al muro, e immaginò il campo di girasoli che dormiva nel buio.

“Prima avevo paura che cambiare volesse dire perdere qualcosa,” disse Marta. “Invece ho trovato cose nuove. E poi posso portarle con me.”

La nonna le passò una mano tra i capelli. “Esatto. Il cambiamento non è un ladro. A volte è una porta.”

Marta sorrise. Entrò in casa, prese il libro sottile con il cane e la bambina, e infilò dentro il segnalibro con il girasole. Lo mise nella valigia, sopra le magliette.

Quella notte, nel letto, ascoltò i grilli un'ultima volta. Non le sembravano più strani. Le sembravano amici che salutano.

Chiuse gli occhi con una sensazione calda nel petto: come se l'estate non fosse stata solo un posto, ma un modo di vivere le giornate.

E pensò, contenta, che il tempo era stato proprio ben riempito.

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Partenza
Il momento in cui si comincia un viaggio o si va via da un luogo.
Campagna
Zona con campi, alberi e poche case, lontana dalla città e dal traffico.
Grembiule
Indumento che si mette sopra i vestiti per non sporcarli mentre si cucina.
Credenza
Mobile in cucina dove si tengono piatti, libri o altri oggetti utili.
Frusciarono
Suono leggero e sottile che fanno le pagine o le foglie quando si muovono.
Labirinto
Percorso con molte strade intrecciate dove è facile perdersi.
Ronzio
Suono continuo e basso, come quello delle api o di un motore lontano.
Temporale
Brutto periodo di pioggia forte, vento e qualche tuono nel cielo.
Pozzanghere
Acqua raccolta a terra dopo la pioggia, dove si possono saltare dentro.
Mortificata
Sentirsi imbarazzata o dispiaciuta perché si è fatto un errore davanti agli altri.
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