Capitolo 1
Luce era un piccolo drago con le squame color verde acqua e gli occhi curiosi. Ogni mattina guardava la strada verso la scuola e vedeva i suoi amici andare in bicicletta. Le ruote giravano, le risate volavano. Luce sentiva il cuore battere forte.
"Vorrei andarci anch'io," disse Luce al suo specchio. Si soffiò il muso, che ancora puzzava un pochettino di pane tostato. "Ma non ci riesco ancora."
La mamma posò una teiera sul tavolo. "Proviamo insieme," disse con voce dolce. "La bici è come una ricetta: un passo alla volta."
Luce prese la piccola bici con i cerchioni colorati. Era più grande di lui. "E se cado?" sussurrò.
"Allora ti rialzi," rispose la mamma. "E provi di nuovo."
Luce sorrise piano. Le parole "provo di nuovo" sembravano piccole luci che saltellavano nel petto.
Capitolo 2
Il primo giorno al parco fu pieno di vento e foglie che giocherellavano. Tom, il coniglio, e Sara, la gatta, lo raggiunsero.
"Ti aiutiamo!" disse Tom. Saltellò e tenne la bici ferma. "Io faccio il timone."
"Ed io dico gli incoraggiamenti," aggiunse Sara, le zampette incrociate come fosse a teatro.
Luce salì sul sellino. Le gambe tremarono. La mamma tenne la bici. "Respira," disse. "Inspira... espira..."
Luce tirò un respiro piccolo e provò a pedalare. Due giri e bam! Una zolla, un sussulto. Cadde su un fianco, ma non si fece male. Sentì solo l'erba sotto la mano, fresca e profumata.
"Non ci riesco," disse con la voce che tremava un po'.
Tom si sedette vicino. "Non è vero. Hai fatto due giri! È già tanto."
"È già tanto," ripeté Sara. "Ogni giro è un passo."
La mamma gli asciugò una lacrima. "Sai che cosa dicono i draghi grandi?" chiese. "Dicono: non ci riesco ancora. E poi: sto imparando."
Luce provò a sorridere. "Non ci riesco ancora," disse piano, come fosse una promessa.
Capitolo 3
I giorni seguenti furono fatti di piccoli gesti. Ogni mattina Luce e la mamma andavano al parco. Prima si allenava a stare in equilibrio. Poi imparava a guardare avanti, non solo le ruote. Poi a frenare dolcemente con le mani piccole.
"Fai come una barchetta," diceva la mamma. "Bilancia, respiro, avanti."
Una volta, Luce si bloccò perchè la paura della caduta tornò. "E se mi faccio male?" chiese.
"Allora ti rimetteremo un cerotto," disse Tom, mostrando una busta piena di cerotti con disegni di stelle. Tutti risero. L'umore si sciolse come miele caldo.
Ogni volta che provava e cadeva, Luce ripeteva: "Non ci riesco ancora." Poi si alzava. Poi diceva: "Sto imparando."
Una settimana dopo, riuscì a fare un tratto di strada senza che la mamma lo tenesse. Il cuore gli batteva come un tamburo felice. Arrivò alla panchina dove Sara e Tom sedettero ad applaudire.
"Ce l'hai fatta!" esclamò Sara. "Hai fatto un tratto!"
"Non ci riesco ancora del tutto," rispose Luce, con un sorriso grande come una pizza. "Ma sto imparando."
La mamma lo abbracciò. "Vedi come sei bravo? Non è una corsa. È un viaggio."
Luce amava quella parola: viaggio. Pensò al vento, alle foglie, al sole che si rifletteva sulle sue squame.
Capitolo 4
Arrivò il giorno della gita di classe. Tutti i bambini avrebbero percorso un piccolo tragitto fino al fiume. Luce sentì il panico che bussava alla porta. "Posso farcela?" pensò.
La maestra, una civetta buona, si avvicinò. "Oggi andiamo tutti insieme," disse. "Chi vuole può fare il tragitto in bici. Chi vuole può camminare. Chi vuole può fermarsi a guardare le nuvole. Tutte le scelte vanno bene."
Luce la guardò, poi guardò la sua bici. I suoi amici erano lì, con caschetti colorati. "E se mi blocco a metà?" chiese Luce.
"Allora ti offriamo una spinta," disse Tom. "E canteremo una canzone per darti coraggio."
Luce salì. Pensò a tutte le volte che aveva detto "sto imparando". Pensò alle piccole luci nel petto. Pensò alla sensazione dell'erba e del vento.
"Pronto?" chiese la maestra.
"Pronto," rispose Luce. E pedala.
All'inizio andò piano. Poi sentì che poteva guardare davanti e sorridere. La fila di biciclette sembrava un corteo di caramelle in movimento. Le chiacchiere, il canto di Tom, il miagolio di Sara, i passetti della maestra: tutto era dolce come una canzone.
A metà strada, Luce sentì una strana sicurezza. Non era perfetto. Ci furono piccole esitazioni. Ma quando il fiume apparve, Luce si rese conto di aver percorso quasi tutta la strada.
"Ce l'hai fatta!" gridò la maestra, battendo le ali. "E non è finita: hai imparato qualcosa che resterà con te."
Luce guardò l'acqua che luccicava e disse piano, più a se stesso che agli altri: "Non ci riesco ancora a fare tutto. Ma sto imparando."
Gli amici corsero verso il fiume e la mamma lo abbracciò forte. "Hai fatto così bene," disse, e gli asciugò il sudore con un fazzoletto dai pois.
La sera, prima di dormire, Luce poggiò la testa sul cuscino. Ripensò al giorno. Sentì il cuore come una lanterna calma. Ripeté le parole che ormai sapeva bene: "Non ci riesco ancora. Sto imparando."
La luce della stanza pareva una piccola città di stelle. Luce chiuse gli occhi, sorrise, e sognò di andare ancora più lontano, un passo alla volta.