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Storia di sfida impossibile 5/6 anni Lettura 15 min.

Le sfide impossibili del parco: Nina, Leo e la fontanella cantante

Nina e Leo trovano un cartello con sfide “impossibili” al parco e, con passi piccoli e tanta fantasia, cercano modi gentili e creativi per affrontare la statua seria, il ponte senza piedi e la fontanella cantante.

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Bambina di 6 anni con due codini castani, viso rotondo, guance rosate e sorriso deciso seduta su un grande cartone su un piccolo ponte di legno, braccia alzate in segno di vittoria, espressione gioiosa e orgogliosa; un ragazzino di circa 8 anni, capelli corti castano, ginocchia sbucciate, giacca blu la spinge dolcemente da dietro ridendo; a sinistra una statua di pietra di un uomo con i baffi con un piccione grigio sulla testa che inclina il capo come se ballasse; a destra una fontanella argentata proietta un arco d'acqua con gocce scintillanti e onde sonore disegnate; il parco è verde con una panchina rossa, un sentiero ghiaioso e alberi dalle foglie verde chiaro sotto un cielo pastello; luce calda serale e ombre lunghe; scena principale: sfida gioiosa — la bambina attraversa il ponte scivolando sul cartone senza usare i piedi, circondata da curiosi, composizione dinamica, colori vividi e texture di cartone, legno e metallo ben visibili. segnalare un problema con questa immagine

Parte 1: Il cartello delle cose “impossibili”

Nel parco della città, tra l'altalena che cigolava e la fontanella che faceva “glug glug”, camminava una bambina di cinque anni con due codini e un sorriso da esploratrice. Si chiamava Nina e aveva una cosa speciale: quando vedeva qualcuno triste, le veniva voglia di aiutarlo. Proprio come quando vedeva una formica con una briciola troppo grande.

Quel pomeriggio l'erba era verde come un gelato al pistacchio, e i piccioni passeggiavano importanti come signori con il cappello. Nina stava seguendo una foglia che rotolava sul vialetto, quando notò qualcosa di strano vicino alla panchina rossa.

C'era un cartello, piantato nel terreno, con scritto in stampatello:

“SFIDE IMPOSSIBILI!

1) Fare ridere la statua seria.

2) Attraversare il ponte senza usare i piedi.

3) Zittire la fontanella che canta.

Chi riesce… vince un applauso!”

Nina spalancò gli occhi.

“Impossibili? Davvero davvero?” sussurrò, come se il cartello potesse rispondere.

La statua seria era poco lontano: un signore di pietra con i baffi, la faccia severa e un piccione sulla testa che faceva da cappello vivente. Il ponte era un ponticello di legno sopra un rigagnolo minuscolo, dove galleggiavano due foglie e una piuma. E la fontanella… be', la fontanella borbottava e gorgogliava come se raccontasse barzellette in una lingua d'acqua.

Sulla panchina sedeva un bambino un po' più grande, con una felpa blu e le ginocchia sbucciate. Guardava il cartello con la bocca storta.

“Ciao,” disse Nina. “Tu ci hai provato?”

Il bambino sospirò. “Io sono Leo. Ho provato a far ridere la statua. Le ho fatto ‘bleh' con la lingua e… niente. Mi ha guardato ancora più serio. Anche se… non si muove, però lo sai.”

Nina ridacchiò. “Forse non le piace ‘bleh'. Magari preferisce… una cosa più gentile.”

Leo alzò le spalle. “Sono impossibili. Lo dice il cartello.”

Nina lo lesse di nuovo, lentamente, come se le parole potessero cambiare. Poi appoggiò un dito sul numero uno.

“Cominciamo con un passo piccolo,” disse. “Uno piccolissimo. Così piccolo che quasi non si vede.”

Leo la guardò. “E quale sarebbe?”

Nina indicò la statua. “Prima… salutiamo. Le persone serie si sciolgono quando le saluti bene.”

Nina si avvicinò alla statua, si mise in punta di piedi e disse con voce chiara:

“Buon pomeriggio, Signor Statua! Che bei baffi! E che bel piccione-cappello!”

Il piccione fece “gru gru” e si spostò, come se si mettesse più comodo. La statua, ovviamente, rimase seria.

Leo borbottò: “Visto? Niente.”

Nina annuì. “Okay. Piccolo passo fatto. Ora un altro.”

Tirò fuori dalla tasca una piccola cosa importantissima: un fazzoletto a pois gialli, quello che la mamma le dava per il naso e per le emergenze.

“Che fai?” chiese Leo.

“Se vuoi far ridere qualcuno, prima devi vedere se è a suo agio,” disse Nina, seria come una dottoressa di risate. Si avvicinò al piedistallo e spolverò un po' la scarpa di pietra della statua con il fazzoletto.

“Ecco,” disse. “Scarpa pulita. Adesso magari sorride… dentro.”

Leo scoppiò a ridere. “Dentro! Ma se è di pietra!”

“Anche le pietre hanno dentro una storia,” rispose Nina. “Solo che non la raccontano.”

Poi guardò il piccione. “Signor Piccione, mi aiuti? Faccia qualcosa di buffo.”

Il piccione inclinò la testa. Poi… fece una cosa incredibile: iniziò a camminare sulla testa della statua come su una pista da ballo. Un passo, due passi, e poi “plof!” scivolò un pochino e aprì le ali per non cadere.

Nina si mise le mani sulla bocca. “Oh! Un ballerino!”

Leo rise più forte. “La statua ha un cappello che balla!”

In quel momento, una signora che passava con un cane vide la scena e sorrise.

“Che spettacolo,” disse. “Mi avete fatto ridere voi.”

Nina batté le mani. “Ecco! La sfida non diceva chi doveva ridere per forza!”

Leo strizzò gli occhi. “Aspetta… il cartello dice ‘Fare ridere la statua seria'.”

Nina indicò la faccia di pietra. “E guarda bene: sembra un po' meno seria. Forse… è solo che non sa come si fa a mostrare i denti.”

Leo si avvicinò e guardò. “È vero… mi sembra… quasi… un mezzo sorriso.”

Nina fece un inchino alla statua. “Grazie, Signor Statua. Passo dopo passo.”

Leo rise e per la prima volta non sembrava arrabbiato. “Va bene. Uno a zero per Nina. E adesso?”

Nina tornò al cartello e toccò il numero due. “Il ponte senza usare i piedi!”

Parte 2: Il ponte senza piedi e il trenino delle idee

Il ponticello di legno aveva due corrimano e quattro tavole un po' storte. Sotto passava un rigagnolo così piccolo che una paperella avrebbe detto: “Scusate, dov'è il lago?”

Leo guardò il ponte con aria da detective. “Senza usare i piedi… allora si deve saltare.”

Nina fece una smorfia. “Ma saltare è ancora usare i piedi, no?”

Leo si grattò la testa. “Già.”

Nina si sedette sull'erba. “Allora facciamo il trenino delle idee! Tu fai ‘ciuf ciuf' e io metto le idee nel vagone.”

Leo, un po' timido, ma divertito, fece: “Ciuf… ciuf?”

Nina sorrise. “Prima idea: rotolare come una polpetta.”

Leo scoppiò a ridere. “Rotolare sul ponte? Poi cadi nel ruscello e diventi una polpetta bagnata!”

Nina annuì. “Seconda idea: farsi portare da qualcuno grande.”

Leo indicò una mamma con passeggino. “E se lei ti porta in braccio?”

Nina scosse la testa. “No, no. È un'avventura nostra. E poi… voglio fare un passo piccolo da sola.”

Guardò intorno e vide qualcosa vicino alla sabbiera: un grande cartone, forse di una scatola, con disegnata una faccia di robot e la scritta “FRAGILE”. Accanto c'era un carrellino giocattolo dimenticato.

Nina indicò. “Terza idea: scivolare!”

Leo seguì lo sguardo. “Scivolare? Ma come?”

Nina corse verso il cartone e lo trascinò fino al ponte, facendo “scrrrr scrrrr” sul vialetto. Leo la aiutò, e insieme lo appoggiarono sulle tavole del ponte.

Nina lo osservò come un ingegnere in miniatura. “Il ponte è piccolo. Se mettiamo il cartone sopra, diventa una pista.”

Leo si illuminò. “E tu ti siedi sopra e… ti spingi con le mani!”

Nina batté le mani. “Sì! Senza piedi!”

Fece un respiro, come se stesse per partire per la Luna, poi si sedette sul cartone. Le sue gambe erano piegate e i piedi in aria, come due pesciolini.

Leo era il controllore del treno. “Pronti… partenza… via!”

Nina mise le mani sul corrimano e si spinse piano piano. Il cartone scivolò con un suono buffo: “frrr frrr”. A metà ponte il cartone si fermò, come se avesse deciso di fare una pausa.

Nina guardò Leo, preoccupata ma non troppo. “Oh-oh. Il cartone è stanco.”

Leo sussurrò: “Serve un piccolo passo.”

Nina annuì. “Giusto. Un passo piccolo… con le mani!”

Allungò le braccia, afferrò il corrimano e si tirò avanti come un bradipo velocissimo. “Hup! Hup!”

Il cartone ripartì. “Frrr!”

Leo rideva e faceva: “Ciuf ciuf!”

Quando Nina arrivò dall'altra parte, alzò le braccia come una campionessa. “Sono passata! E i piedi… hanno volato!”

Leo attraversò subito dopo, anche lui seduto sul cartone, e atterrò sull'erba con un “plof” morbido. Si guardarono e risero insieme, come due bolle di sapone che si incontrano.

Poi Leo indicò la fontanella. “Resta la più difficile. Zittire la fontanella che canta.”

La fontanella, come se avesse sentito, fece un gorgoglio più forte: “glu-glu-GLO!”

Nina mise le mani sui fianchi. “Va bene. Facciamo un passo piccolo anche lì. Prima… ascoltiamo cosa canta.”

Parte 3: La fontanella cantante e il concerto al contrario

La fontanella era di metallo argentato, con una bocchetta che spruzzava acqua in un arco. Ma quel giorno sembrava una fontanella con la voce: ogni spruzzo faceva un suono diverso, come “plin”, “plon” e “glug”.

Nina si avvicinò e disse: “Ciao, Fontanella.”

La fontanella rispose con uno spruzzo che fece “PLOP!” e bagnò un poco la punta del naso di Nina.

Nina rimase ferma un secondo. Poi scoppiò a ridere. “Ah! Mi ha fatto il solletico d'acqua!”

Leo rise anche lui. “Secondo me la fontanella non vuole stare zitta. Vuole cantare.”

Nina inclinò la testa. “Allora non dobbiamo zittirla con la forza. Dobbiamo… convincerla con gentilezza.”

Guardò il cartello da lontano. “Dice: ‘Zittire la fontanella che canta'. Magari… possiamo farle fare una pausa, come quando finisci una canzone.”

Leo fece il serio. “Come si fa a dire a una fontanella: pausa?”

Nina pensò. Piccolo passo. “Prima… proviamo a parlarle.”

Si chinò e sussurrò: “Fontanella, ti va di fare silenzio per tre secondi? Uno… due… tre… poi puoi ricominciare.”

La fontanella fece: “glug-glug,” senza fermarsi.

Leo alzò un sopracciglio. “Non capisce italiano.”

“Magari capisce… la musica!” disse Nina.

Frugò nello zainetto che portava sempre al parco. Dentro c'era un tesoro: una cannuccia pieghevole, una molletta, un elastico, e un piccolo campanellino attaccato a un portachiavi a forma di stella. Nina lo agitò: “din din!”

Gli occhi di Leo brillarono. “Facciamo una banda?”

“Un concerto al contrario,” disse Nina. “Se noi facciamo un suono più buffo, la fontanella ci ascolta e smette un attimo per capire.”

Si misero davanti alla fontanella come due musicisti. Nina agitava il campanellino: “din din din!” Leo batteva le mani piano: “pam pam.” Poi Nina soffiò nella cannuccia come fosse un flauto. Uscì un suono strano: “fffft!”

La fontanella sembrò confusa. Fece un gorgoglio più piccolo: “gl…?”

Nina fece segno a Leo di fermarsi. “Ora. Piccolo passo. Tutti zitti.”

Loro tacquero. E per un istante… la fontanella fece solo un filo d'acqua silenzioso. Niente “glug”. Niente “plon”. Solo acqua che scorreva come una carezza.

Leo spalancò la bocca. “Ha fatto silenzio!”

Nina bisbigliò: “Uno… due… tre!” e sorrise così tanto che le guance le diventarono tonde.

Ma proprio al “tre”, la fontanella ripartì con un “GLO-GLO-GLO!” come se dicesse: “Va bene, pausa finita!”

Nina applaudì. “Brava! Hai fatto una pausa! Hai riposato la voce!”

Un signore che passava in bicicletta si fermò. “Ma che fate, un concerto?”

Leo disse fiero: “Sì! È una sfida impossibile.”

Il signore rise. “Impossibile? Io vi do un applauso possibile!” E batté le mani: “clap clap clap!”

Nina e Leo si guardarono. La fontanella spruzzò un arco più gentile, quasi come un inchino. “Plin.”

Nina avvicinò la borraccia e la riempì. Poi ne offrì un sorso a Leo. “Per festeggiare.”

Leo bevve e disse: “Sai, pensavo che ‘impossibile' volesse dire ‘non si può'. Invece vuol dire… ‘si può in un modo diverso'.”

Nina annuì. “E con un passo piccolo alla volta.”

Tornarono al cartello. Nina lesse: “Chi riesce… vince un applauso!”

Leo guardò intorno. “E l'applauso?”

Nina si mise dritta, come un direttore d'orchestra. “Possiamo farcelo da soli. E anche farlo agli altri.”

E allora cominciarono ad applaudire. Non forte, ma allegri. “Clap clap!” Poi invitarono la signora col cane, il signore in bici, e persino un bambino con un pallone.

“Per cosa applaudiamo?” chiese il bambino col pallone.

Nina rispose: “Per le idee strane. E per provare anche quando sembra difficile.”

Il bambino col pallone fece un sorriso. “Posso provare anche io una sfida?”

Leo indicò il ponte. “Certo! Ma senza piedi!”

Il bambino rise. “Senza piedi? Allora… con il sedere!”

Tutti risero. Nina rise più forte, perché le piacevano le idee nuove, anche quelle buffe.

Il cielo diventò un po' più chiaro, come quando il sole si mette una maglietta leggera. Le foglie degli alberi iniziarono a muoversi piano piano.

Nina chiuse gli occhi un secondo. “Senti?”

Leo ascoltò. “Che cosa?”

“Un vento leggero,” disse Nina. “Sembra che il parco stia facendo ‘shhh' con gentilezza.”

Il vento passò tra i capelli di Nina e tra le fronde, portando via una piuma del piccione ballerino, che volò come una piccola lettera nel cielo.

Leo guardò la piuma e poi Nina. “Oggi ho imparato una cosa.”

“Che cosa?” chiese Nina.

Leo sorrise. “Che quando qualcuno dice ‘impossibile', magari sta solo dicendo: ‘Non ho ancora visto il tuo modo di farlo'.”

Nina gli diede una pacca piccola sulla spalla, piccola come un passo piccolo. “E il tuo modo, Leo, era ridere insieme.”

Il vento leggero fece frusciare il cartello. Sembrò quasi che le parole cambiasse tono. Non più severo, ma giocoso.

Nina salutò la statua con la mano. “Ciao, Signor Statua! Se vuoi ridere… puoi farlo dentro o fuori, come ti viene.”

Il piccione fece “gru” e si sistemò meglio, pronto forse per un altro ballo.

Nina e Leo si incamminarono lungo il vialetto, con la borraccia piena e le tasche piene di idee. Il parco sembrava più grande, non perché fosse cambiato, ma perché loro avevano aperto la mente, come si apre una finestra.

E il vento leggero li accompagnò fino all'uscita, facendo “shhh” come una ninna nanna allegra, mentre le sfide “impossibili” diventavano, passo dopo passo, un gioco felicissimo.

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Esploratrice
Una bambina che ama scoprire posti nuovi e osservare tutto con curiosità.
Cigolava
Faceva un suono strano e gracchiante, come quando qualcosa non scorre bene.
Fontanella
Una piccola struttura che fa uscire acqua, spesso nei parchi.
Rigagnolo
Un sottile corso d'acqua che scorre piano e piccolo.
Piccione
Un uccello comune in città, di solito grigio e che cammina per terra.
Piedistallo
La base su cui sta una statua o un oggetto per essere messo in mostra.
Gorgogliava
Faceva piccoli rumori d'acqua, come quando l'acqua borbotta.
Corrimano
La barra su cui ci si appoggia camminando su un ponte o scale.
Molletta
Un piccolo oggetto che stringe e tiene insieme cose leggere.
Cannuccia pieghevole
Una cannuccia che si piega per bere più comodo, fatta di plastica o carta.
Sabbiera
Un posto con sabbia dove i bambini giocano e costruiscono castelli.
Bradipo
Un animale che si muove molto lentamente e si attacca agli alberi.

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