C'era una volta, in una foresta che cantava piano, un piccolo serpente di nome Smerlino. La sua pelle splendeva come una foglia bagnata e i suoi occhi erano due luci curiose. Ogni notte, Smerlino guardava il cielo e vedeva una luce misteriosa: piccole luci cadevano dagli alberi come se fossero fiocchi di luna.
"Perché cadono le luci?" sussurrava Smerlino. Era il suo segreto desiderio: capire quel fenomeno strano. Camminava lentamente, attento e dolce. La foresta lo chiamava con voci di uccelli e di ruscelli.
Un mattino incontrò la lepre Lilla, saltellante come una nuvola. "Ciao, Smerlino!" disse Lilla. "Perché hai gli occhi così grandi?" "Cerco le luci del cielo," rispose il serpente. Lilla ascoltò e disse: "Andiamo insieme."
Camminarono verso il grande albero che era il cuore della foresta. Lungo la strada incontrarono il gufo Gino, che portava saggezza come una sciarpa. "Le luci," spiegò il gufo, "sono piccoli semi di gratitudine. Cadono quando qualcuno ringrazia." Smerlino ascoltò. "Ringrazia? Ma chi ringrazia?" domandò con voce sottile.
Proseguirono e trovarono la volpe Fiore che costruiva una casetta di muschio per un insetto. "Ringrazio il vento," disse la volpe. "Ringrazio la pioggia." Le luci, piano piano, volteggiavano e cadevano come petali dorati attorno a loro.
Smerlino capì che le luci non erano tristi né spaventose. Erano semi che nascevano dal cuore di chi sapeva dire grazie. "Voglio capire meglio," disse. "Voglio sentire la gratitudine."
La notte venne con una coperta di stelle. Gli amici si sedettero intorno al grande albero. Uno a uno raccontarono piccole cose per cui erano grati: il pane caldo, il canto del ruscello, la compagnia degli amici. Ogni "grazie" era una parola calda che faceva brillare una luce. Le luci caddero lente come piume e si posarono sulle foglie, come sciarpe d'oro.
Smerlino sentì nel petto una luce nuova. Disse: "Grazie per avermi ascoltato." "Grazie per essere con noi," risposero gli amici. Le luci scesero su Smerlino e lo fasciarono come una coperta. Era una luce che profumava di casa e di cielo.
Allora Smerlino capì il fenomeno strano: le luci nascevano dalla gratitudine. Non servivano parole grandi. Bastava un piccolo grazie, sincero e gentile, come un seme gettato nel suolo.
La foresta tornò a cantare piano. Smerlino strisciò felice, con gli occhi lucenti e il cuore pieno. Ora sapeva il segreto delle luci. E ogni notte, insieme agli amici, diceva grazie al mondo. E il mondo, caldo e buono, rispondeva con un bagliore che rassicurava e accarezzava il sonno.