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Storia sul handicap 9/10 anni Lettura 7 min.

La voce di Sofia

Sofia, una bambina con una stampella, affronta la giornata di scuola tra il piacere di leggere ad alta voce e il dolore di sentirsi messa da parte quando il suo biglietto viene ignorato. Partecipando a una gara al parco scopre nuovi modi di contribuire e di farsi vedere dagli altri.

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Bambina di 10 anni, volto tondo con lentiggini, capelli castani raccolti in coda, giacca colorata e ortesi alla gamba destra, con paletta di plastica e sacco per rifiuti, raccoglie determinata una bottiglia di plastica; vicino a lei, bambino di circa 9 anni, genuflesso, capelli neri spettinati, t‑shirt a righe, affaticato ma riconoscente mentre raccoglie sacchi caduti; alle loro spalle, insegnante di circa 30 anni, capelli corti e ricci, camice chiara, applaude e indica i bidoni della raccolta differenziata; ambientazione: parco della scuola soleggiato con prato, sentiero ghiaioso, alberi, panchina e bandierina colorata; situazione: staffetta per raccogliere rifiuti trasformata in momento di solidarietà, scena dinamica, colori vivaci e piccoli doodle gioiosi (foglie, note musicali, cuori). segnalare un problema con questa immagine

Il banco con la finestra

Sofia si sedette vicino al finestrino della classe, appoggiando lo zaino con cura. Aveva nove anni, i capelli raccolti in una coda e un sorriso che arrivava facile. Sul suo viso si leggeva ancora il sollievo: quel mattino la maestra l'aveva fatta sedere dove c'era più luce, perché a Sofia piaceva osservare le cose mentre imparava.

Sofia camminava con una stampella: aveva una gamba più fragile, ma le sue mani erano agili e i suoi occhi curiosi. Guardò i compagni che disegnavano mappe e grafici, e pensò a quante cose era capace di fare. "Oggi proverò a leggere ad alta voce," si disse. Aveva praticato la pronuncia dei nomi difficili e il ritmo delle pause.

Quando fu il suo turno, Sofia si alzò, prese il libro con le dita un po' tremolanti e iniziò a leggere. La voce uscì morbida ma decisa. Le parole prendevano forma come piccoli uccelli che volavano dalla pagina. Alcuni compagni ascoltarono attenti, altri sbracciarono per rispondere a una domanda, ma la maestra fece cenno di silenzio con un sorriso gentile. Alla fine applausi soffici la fecero arrossire.

"Bravo, Sofia," disse la maestra. "Hai una voce che racconta." Sofia sentì dentro una calda sorpresa: non aveva pensato fino in fondo a quanto le piacesse raccontare. Si sentiva sorprendentemente capace.

Il giorno del biglietto

A ricreazione, la classe doveva preparare dei biglietti per la festa dell'asilo vicino. Ogni bambino avrebbe scritto una frase e disegnato qualcosa. Sofia prese i pennarelli e iniziò a disegnare un prato pieno di fiori. Quando le venne l'idea di scrivere una rima, si fermò: le lettere sembravano scivolare. Con pazienza, tracciò le parole una a una.

"Mettimi vicino al tavolo centrale," disse Tommaso, prendendo i biglietti con mani veloci. "Così posso metterli nella scatola."

Sofia si avvicinò con la sua stampella e porse il biglietto. Tommaso però non si girò subito. La scatola era alta e lui, senza pensarci, mise i biglietti dall'altro lato, lontano. Sofia provò un piccolo vuoto: avrebbe voluto che il suo biglietto fosse in mezzo, come quello degli altri.

"Perché non l'hai messo con gli altri?" chiese, cercando di non far sentire la voce tremare.

Tommaso la guardò, imbarazzato. "Non ho visto," disse. "Pensavo fosse già dentro." Sofia capì che non era cattiveria: è facile non vedere alcune cose. Ma il sentimento rimase, come una piccola pietra nello zaino.

A casa, Sofia raccontò tutto alla mamma. "Mi sentivo esclusa," disse. La mamma la abbracciò e le ricordò le volte in cui aveva aiutato gli altri a colorare e quando aveva spiegato una regola difficile a Martina. "Hai tanti modi di contribuire," sussurrò. "Forse oggi qualcuno non ha notato, ma il tuo biglietto è comunque speciale."

La gara del parco

Il pomeriggio seguente c'era una piccola gara al parco: una staffetta per raccogliere rifiuti e mettere ogni cosa nel contenitore giusto. La scuola partecipava e tutti erano entusiasti. Sofia voleva provarci. "Posso andare anch'io?" chiese.

La maestra la guardò e insieme pensarono a come adattare la gara. Avrebbero fatto percorsi più corti e squadre miste. Quando iniziò, Sofia corse con la sua stampella a ritmo allegro, trovando il proprio passo. Raccoglieva una carta, poi una bottiglia, e nello stesso tempo cantilenava tra sé le regole: plastica, carta, vetro.

Un bambino inciampò e perse tutte le buste. Sofia si fermò, aiutò a raccogliere e ridistribuire. "Grazie, Sofia!" disse il bambino, col respiro corto ma felice. Quella volta non era solo la velocità che contava, ma anche chi teneva insieme la squadra.

Alla fine la loro classe vinse una medaglia di cartone e un grande sorriso. "Non è stata la più veloce," osservò la maestra, "ma la più attenta." Sofia sentì il cuore gonfiarsi: essere attenta era una forza di cui non sempre aveva parlato, ma che faceva la differenza.

La ninna nanna nella testa

La sera Sofia si sdraiò nel suo letto, con il pigiama a righe e la lampada che proiettava un cerchio caldo sul soffitto. Pensò alla mattina con il banco vicino alla finestra, al biglietto lasciato un po' in disparte e alla corsa nel parco. Ogni ricordo era come un tassello di un puzzle.

Sofia chiuse gli occhi e ricordò anche il momento in cui si era sentita esclusa. Lo ritrovò, lo guardò con dolcezza, come si osserva un erba secca che ha bisogno di acqua. Si permise di sentirsi triste per un istante, poi pensò a tutte le piccole cose che aveva fatto quel giorno: leggere ad alta voce, disegnare il prato, aiutare a raccogliere i rifiuti. Tutte quelle cose messe insieme formavano una grande immagine di lei.

In testa le si formò una canzoncina: parole semplici, ritmo calmo.

"Ho due mani, ho un sorriso, faccio le cose quando mi serve il tempo.

Ho un passo paziente, guardo il mondo, e aiuto chi perde il vento.

Quando non mi vedi, io ci sono, faccio piano il mio cammino,

ogni giorno imparo, ogni giorno provo, e porto un piccolo destino."

Cantò la canzoncina piano, come se fosse un segreto. Immaginò la maestra, Tommaso e i bambini del parco che cantavano con lei. Si sentì riconosciuta per quello che era: non solo per la stampella, non solo per i piccoli momenti in cui era rimasta indietro, ma per tutte le sue capacità, grandi e piccole.

Si addormentò con quel ritornello nella testa, mentre la lampada disegnava una luna sui suoi pensieri. Nel sonno, sorrise: domani avrebbe provato a leggere ancora più forte e forse avrebbe trovato un modo per far sapere agli altri quanto fosse importante ogni biglietto, anche quelli messi un po' da parte. Ma sapeva già una cosa: la differenza non la definiva tutta, e le sue forze brillavano, piano ma sicure.

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Stampella
Bastone che aiuta a camminare quando una gamba è più debole.
Sollievo
Sentimento di calma che arriva quando qualcosa di difficile passa.
Pronuncia
Modo in cui si dicono i suoni di una parola.
Cenno
Piccolo gesto con la mano o il capo per dire qualcosa senza parole.
Appoggiando
Mettere qualcosa sopra un'altra cosa con delicatezza.
Imbarazzato
Sentirsi a disagio o confuso per qualcosa che è successo.
Esclusa
Quando qualcuno è lasciato fuori o non viene scelto dal gruppo.
In disparte
Messo da parte, lontano dal centro o dagli altri.
Staffetta
Gara a squadre dove ogni persona corre una parte del percorso.
Contenitore
Oggetto dove si mette qualcosa per conservarla o buttarla.
Cantilenava
Ripetere o dire qualcosa con un ritmo lento e monotono.
Ridistribuire
Prendere qualcosa e dividerlo di nuovo tra le persone.
Medaglia
Piccolo premio che si mette al petto per celebrare un risultato.
Ninna nanna
Canzone dolce che si canta per aiutare a dormire.
Ritornello
Parte di una canzone che si ripete più volte.

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