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Storia sull'amicizia 11/12 anni Lettura 14 min.

La pista delle amicizie e la biblioteca dei giochi

Matteo, un ragazzo pieno d’energia, scopre l’importanza della condivisione e dell’amicizia quando accoglie la nuova vicina Samira e insieme a nuovi compagni trasforma la sala dei club in uno spazio di gioco e collaborazione. Insieme ideano progetti per unire i ragazzi del condominio, imparando a rispettare regole e gentilezza.

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Un ragazzo di 12 anni, sguardo sereno e sorriso, capelli castani disordinati, maglietta semplice, accovacciato vicino a un grande tavolo mentre monta una pista con mani precise; una ragazza di circa 12 anni (Samira), sguardo curioso e luminoso, treccia scura, impermeabile leggermente spiegazzato, in piedi accanto al tavolo porge una piccola macchinina rossa al ragazzo; un’altra ragazza di circa 12 anni (Chiara), volto rotondo e gioioso, capelli raccolti, seduta a un capo del tavolo tiene una grande borraccia come un trofeo e applaude; un ragazzo di circa 12 anni (Leo), capelli scompigliati e sopracciglio malizioso, accovacciato all’altro lato mentre sistema un ponte improvvisato con due scatole; sala del club con grande tavolo di legno al centro, finestra alta con pioggia visibile, pile di sedie, coperte a forma di galleria, scatole di cartone e poster consumati, luce morbida filtrata; scena principale: quattro bambini costruiscono e condividono una pista da corsa improvvisata in un’atmosfera calda e collaborativa, risate e gesti condivisi, macchinine e pezzi di pista sparsi; stile: line art a inchiostro sottile, tratti netti e dettagli grafici chiari, composizione centrata sul tavolo e sulle mani in azione. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1

Matteo aveva dodici anni e un'energia che sembrava non finire mai. Dopo scuola buttava lo zaino vicino alla sedia, si lavava le mani di corsa e poi… via, come se qualcuno avesse acceso un interruttore: costruzioni, macchinine, carte collezionabili, dadi, tutto quello che poteva trasformarsi in un gioco.

Quel pomeriggio, però, la casa era più silenziosa del solito. La pioggia picchiettava sui vetri e il campetto sotto il palazzo era vuoto. Matteo si sedette sul tappeto e iniziò a montare una pista per le sue macchinine, una curva dopo l'altra, con precisione quasi da ingegnere.

La mamma spuntò dal corridoio con un sorriso.

— Oggi viene la nuova vicina, quella del terzo piano. Si chiama Samira. Ha la tua età. Se vuoi, può passare un po' da noi.

Matteo alzò gli occhi. Gli piacevano gli amici, certo. Ma gli piacevano anche i suoi giochi… e l'idea di farli toccare a qualcuno che non conosceva gli pizzicò lo stomaco, come quando ti scordi un compito.

— Va bene — disse comunque, più coraggioso di come si sentiva.

Pochi minuti dopo, il campanello suonò: un trillo veloce, come una domanda.

Samira entrò con un impermeabile blu ancora bagnato. Aveva una treccia scura e un'espressione curiosa, attenta.

— Ciao — disse. — Scusa se porto la pioggia con me.

Matteo rise.

— Tranquilla. Qui piove già anche senza di te.

Si guardarono per un secondo, quella piccola pausa in cui non sai se salutare di nuovo o fare finta di essere molto impegnato. Poi Samira indicò la pista.

— È tua? L'hai fatta tu?

Matteo annuì.

— Vuoi provarla?

Lo disse e, mentre lo diceva, sentì qualcosa cambiare: come se condividere fosse un pulsante nascosto che poteva premere anche lui.

Capitolo 2

All'inizio Matteo mise sul tracciato solo una macchinina, la sua preferita: rossa, con un graffio sul cofano che lui chiamava “cicatrice da campione”.

— Questa va veloce, ma devi stare attenta alla curva stretta — spiegò.

Samira la fece scorrere con due dita, concentrata. Alla prima curva la macchinina uscì di pista e finì sotto il divano.

— Ops. È scappata — disse lei, senza drammatizzare.

Matteo si mise a quattro zampe e la recuperò. Avrebbe potuto pensare: “Ecco, lo sapevo”. Invece gli venne da ridere.

— La rossa è un po' testarda. Vuole sempre vincere.

Samira appoggiò il mento sulle mani.

— Anche io sono testarda, a volte. Però sto imparando a chiedere aiuto. Tipo adesso: mi insegni come fare la curva senza farla volare?

Matteo si sentì importante, ma non in modo pesante. In modo leggero, come quando qualcuno ti passa la palla e ti fidi di non sbagliare.

— Guarda: rallenti qui… e poi spingi piano.

Dopo tre tentativi, Samira riuscì a farla passare perfettamente.

— Sì! — esclamò. — Ok, adesso voglio una sfida. Ma serve un'altra macchinina.

Matteo esitò solo un istante. Poi aprì la scatola dove teneva le altre.

— Scegli. Però niente schianti volontari, eh.

Samira fece finta di fare un saluto militare.

— Promesso, capitano della pista.

Gareggiarono per mezz'ora, inventando regole buffe: “giro bonus se passi sul ponte”, “penalità se tocchi la barriera”, “super-potere della retromarcia”. La pioggia fuori continuava, ma dentro sembrava di avere un sole piccolo, acceso sul tappeto.

A un certo punto Samira guardò la scatola piena di pezzi e macchinine.

— Hai tantissime cose. Io… non ho portato niente. Siamo appena arrivati e le scatole sono ancora chiuse.

Matteo sentì di nuovo quel pizzico allo stomaco, ma stavolta era diverso: non paura, piuttosto un'idea che cresceva.

— Non serve portare cose per giocare — disse. — Basta essere qui. E poi… domani possiamo andare insieme nella sala dei club del condominio. Lì ci sono tavoli grandi, così facciamo una pista gigante.

Gli occhi di Samira si illuminarono.

— Davvero c'è una sala dei club? Che bello. Allora domani?

— Domani — confermò Matteo. E, senza pensarci troppo, le porse anche la macchinina rossa. — Tienila tu per l'ultima gara.

Samira la prese come se fosse un oggetto importante.

— La tua preferita?

— Sì. Però oggi è in squadra con te.

Capitolo 3

Il giorno dopo la pioggia si era trasformata in un cielo grigio chiaro, quello che sembra dire: “Non sono sicuro se farmi bello, ma posso provarci”. Matteo mise nello zaino una selezione dei suoi giochi: macchinine, alcuni pezzi di pista, un mazzo di carte e un piccolo set di dadi colorati. Non tutto, ma abbastanza da condividere.

In ascensore si trovò davanti Samira con una scatolina in mano.

— Guarda — disse lei, un po' fiera. — Ho recuperato questo da una scatola aperta. È un gioco di parole che facevo con mia cugina. Non è nuovo, però è divertente.

Matteo sorrise.

— Perfetto. Oggi facciamo lo scambio: tu porti le parole, io porto la velocità.

La sala dei club era al piano terra, vicino al cortile interno. Aveva grandi finestre, sedie impilate e un odore di pavimento pulito. Sulle pareti c'erano locandine sbiadite di eventi passati: “Torneo di scacchi”, “Festa di carnevale”, “Laboratorio di disegno”.

— È enorme! — disse Samira, girando su se stessa.

Matteo posò lo zaino su un tavolo lungo.

— Qui possiamo costruire senza dover stare attenti al divano.

Iniziarono a montare una pista che attraversava il tavolo come un fiume: rettilineo, curva, ponte improvvisato con due scatole, poi una “galleria” fatta con una sedia capovolta e una coperta.

Mentre lavoravano, entrarono due ragazzi che Matteo conosceva solo di vista: Leo, con i capelli sempre spettinati, e Chiara, che teneva una borraccia enorme come se fosse un trofeo.

— Ehi, state occupando tutto il tavolo — disse Leo, ma con un mezzo sorriso.

— È una pista da corsa — spiegò Matteo. — Volete unirvi?

Chiara osservò le macchinine.

— Io non sono bravissima con queste cose.

Samira intervenne subito, naturale.

— Nessuno nasce bravo. Possiamo fare squadre. E se vuoi, puoi essere la “direttrice di gara”: dai i punti e inventi gli imprevisti.

Chiara rise.

— Improvvisi? Tipo?

— Tipo “nebbia improvvisa” e allora si va piano — propose Samira. — O “pit stop obbligatorio” e devi cambiare macchinina.

Leo si sedette.

— Io invece voglio fare lo “sfasciacarrozze”.

Matteo lo guardò serio, poi scoppiò a ridere.

— No. Al massimo sei il “meccanico gentile”.

E così, in poco tempo, la pista diventò un gioco di quattro persone. Matteo distribuì macchinine e pezzi come se fosse una cosa normale, e più li distribuiva più si accorgeva che non gli mancava niente. Era tutto lì, solo… sparso tra amici.

Capitolo 4

Dopo le corse, Samira aprì la sua scatolina.

— Adesso tocca a me. Si chiama “Catena di parole”. Funziona così: io dico una parola, tu devi dirne una collegata, poi un altro, senza fermarsi troppo.

Chiara si sporse in avanti.

— Sembra facile.

— Sembra — ripeté Samira, con un'aria furba.

Partirono.

“Mare” — disse Samira.

“Onda” — rispose Matteo.

“Surf” — fece Leo, tronfio.

“Caduta” — disse Chiara, e tutti risero.

La catena andò avanti veloce, con parole buffe e altre intelligenti. Ogni tanto qualcuno si bloccava, e gli altri contavano piano: uno, due, tre… ma senza cattiveria, più come un gioco di suspense.

Quando Matteo esitò su “paracadute”, Samira gli suggerì sottovoce:

“Vento”.

Matteo la guardò.

— Hai barato?

Samira alzò le spalle, innocente.

— Ho aiutato. È diverso.

Quella frase rimase nell'aria, semplice e vera. Matteo si accorse che aiutarsi era un modo di stare insieme, non un modo di vincere.

A metà pomeriggio, la porta della sala si aprì e comparve il signor Rinaldi, l'amministratore del condominio, con una cartellina sottobraccio e un'aria da “sto controllando”.

— Tutto bene qui? — chiese.

Matteo si alzò subito.

— Sì, stiamo giocando. Abbiamo messo a posto le sedie, e quando finiamo puliamo.

Il signor Rinaldi guardò la pista e la scatolina di parole.

— Mi piace vedere la sala usata così. Però vi ricordo che non si lascia niente in giro.

Chiara annuì energica.

— Promesso. Facciamo squadra anche per riordinare.

Quando l'uomo se ne andò, Leo fece una voce seria:

— Attenzione, ispezione superata. Missione: continuare a divertirsi.

Samira ridacchiò.

— E missione due: ricordarsi che è un posto di tutti.

Matteo sentì una piccola soddisfazione: non stavano solo giocando. Stavano imparando a vivere insieme, nello stesso edificio, nello stesso spazio.

Capitolo 5

Verso sera, mentre il cielo fuori diventava rosa pallido, successe una cosa minuscola ma importante: una delle macchinine di Matteo, una blu con gli adesivi, sparì.

Matteo controllò sotto i tavoli, vicino alle sedie, dentro lo zaino. Niente. Si morse il labbro.

— Era qui… giuro che era qui.

Leo fece un gesto teatrale.

— È fuggita verso nuove avventure.

Matteo non rise. Quella macchinina gliel'aveva regalata suo nonno, e all'improvviso la sala enorme sembrò troppo grande.

Samira se ne accorse subito.

— Ok — disse, calma. — Stop gara. Facciamo una ricerca organizzata.

Chiara alzò la borraccia come un microfono.

— Squadra A: sotto i tavoli. Squadra B: vicino alla “galleria”. Squadra C: controllo zaini. Nessuno accusa nessuno. Solo occhi aperti.

Leo abbassò lo sguardo.

— Giuro che non l'ho presa io.

Matteo lo guardò e sentì una cosa nuova: fiducia che prova a farsi strada anche quando sei nervoso.

— Lo so — disse. E lo disse davvero.

Cercarono in silenzio, poi con battute leggere per non rendere tutto pesante. Samira si infilò sotto la sedia capovolta della galleria e ne uscì con un po' di polvere sui gomiti.

— Trovata! Era incastrata nella coperta. Si era fatta un rifugio.

Matteo tirò un respiro lungo, come se avesse tenuto il fiato senza accorgersene.

— Grazie. Davvero.

Samira gli porse la macchinina blu.

— Vedi? Quando condividi, non perdi per forza. A volte trovi anche persone che ti aiutano a ritrovare le cose.

Matteo sorrise, e stavolta senza quel pizzico allo stomaco.

— Ok. Allora condivido ancora meglio.

Si misero a riordinare tutti insieme: pezzi nella scatola, sedie al loro posto, briciole immaginarie spazzate via con le mani. Matteo notò che, in quattro, anche il lavoro più noioso diventava veloce. E perfino un po' divertente.

Prima di uscire, Chiara disse:

— È stato bello. Possiamo rifarlo?

Leo annuì.

— Sì, però la prossima volta voglio inventare io le regole. Regole gentili, eh.

Samira guardò Matteo.

— E tu?

Matteo strinse lo zaino, sentendolo leggero.

— Io ho un'idea per un progetto. Una cosa per tutti i ragazzi del condominio.

Capitolo 6

Nel corridoio del piano terra, vicino alla bacheca, Matteo si fermò. C'erano fogli vecchi e avvisi di lavori finiti da mesi. Tirò fuori dal suo quaderno una pagina pulita e una penna.

— Facciamo così — disse. — Mettiamo in piedi una “Biblioteca dei Giochi” del condominio. Ognuno porta un gioco che può prestare per una settimana. Con un foglio dove si scrive nome, regole base e… una regola di gentilezza.

Chiara spalancò gli occhi.

— Tipo “si restituisce in ordine”?

— Anche — disse Matteo. — E tipo “se qualcuno non capisce, si spiega senza prenderlo in giro”.

Samira aggiunse:

— E “si invita qualcuno che è nuovo o da solo”. Così nessuno resta fuori.

Leo si grattò la testa.

— Io posso portare il mio gioco di carte. Però se qualcuno piega le carte, piango.

Matteo rise.

— Allora la tua regola di gentilezza sarà: “si tengono le mani pulite” e “si usano segnalibri… cioè, no, quelle sono le pagine. Vabbè: si trattano bene le cose”.

Scrissero insieme il primo avviso, con lettere grandi:

“PROGETTO: BIBLIOTECA DEI GIOCHI. SABATO ORE 16, SALA DEI CLUB. PORTA UN GIOCO DA CONDIVIDERE (ANCHE PICCOLO). IMPARIAMO LE REGOLE E LE REGOLE DI GENTILEZZA.”

Samira firmò con un piccolo disegno di una macchinina che sorrideva. Chiara disegnò una stella. Leo aggiunse un fulmine, “per l'energia”, disse.

Matteo guardò il foglio attaccato alla bacheca. Si sentiva tranquillo, come dopo una giornata piena ma buona. Non era solo la pista, non erano solo le risate. Era quell'idea semplice: i giochi diventano più grandi quando passano di mano in mano, e l'amicizia cresce quando qualcuno fa spazio.

— Sabato, allora — disse Samira.

— Sabato — ripeté Matteo. E mentre salivano le scale, la pioggia sembrò un ricordo lontano, come un rumore che non serve più.

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Interruttore
Piccolo dispositivo che accende o spegne la luce o un apparecchio.
Picchiettava
Battere leggermente e ripetutamente, come la pioggia sui vetri.
Campetto
Piccolo campo all'aperto dove i bambini giocano a pallone o altri giochi.
Corridoio
Spazio lungo e stretto che collega le stanze in una casa o edificio.
Treccia
Capelli intrecciati insieme in tre ciocche, fatti a filetti sovrapposti.
Cofano
La parte anteriore o posteriore di un'auto che copre il motore o il bagagliaio.
Improvvisato
Fatto in modo rapido e senza preparazione, con gli oggetti a disposizione.
Locandine sbiadite
Manifesti appesi alle pareti che hanno perso il colore col tempo.
Amministratore
Persona che gestisce e cura le cose di un edificio o condominio.
Ispezione
Controllo attento fatto da qualcuno per vedere se tutto è a posto.
Penalità
Punizione o svantaggio dato quando una regola non viene rispettata.
Paracadute
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