In una piccola casa vicino al parco vive Marta, una giovane musicista. Ha una chitarra di legno chiaro. Si chiama Gina. Marta le parla piano, come a un'amica.
“Buongiorno, Gina,” dice. “Sei pronta a cantare con me?”
Marta pulisce la chitarra con un panno morbido. Passa le dita sulle corde. Le corde brillano come fili di luce. Marta ascolta. Fa “plin, plin”. Poi gira piano le chiavette. Una nota sale, una nota scende. È il lavoro del musicista: ascoltare, aggiustare, avere pazienza.
“Uno, due, tre,” conta Marta. Le dita camminano leggere. Fa esercizi lenti. Fa pause. Respira. Il respiro è parte della musica. La casa sorride. La luce entra dalla finestra. Un uccellino canta fuori. Marta ascolta anche lui.
“Grazie, uccellino,” sussurra. “Anche tu sei musica.”
Oggi c'è una piccola suonata nel parco. Non è grande. È dolce e tranquilla. È per salutare il giorno e dare la buonanotte. Gli amici di Marta arrivano con i loro strumenti. Leo porta il tamburello. Nina ha un flauto lucido. Sara canta con una voce morbida.
“Ciao, Marta!” dice Leo.
“Ciao,” risponde Marta. “Mettiamo insieme i suoni. Piano piano.”
Gli strumenti si salutano, come bambini che si danno la mano. La musica è cooperazione. Ognuno ascolta l'altro. Ognuno ha il suo spazio. Tutti insieme fanno un abbraccio di suono.
Prima di suonare, Marta controlla ancora Gina. Una corda fa “plon” e un poco “ston”. Marta non si preoccupa.
“Va bene,” dice sorridendo. “La aggiusto io.”
Gira la chiavetta, ascolta, prova di nuovo. La nota torna chiara. Gina è contenta. Marta lo sente.
Nina soffia piano. Il flauto fa una linea sottile, come un nastro nell'aria. Leo prova un ritmo morbido, “tum, ta, tum”. Sara fa “la-la-la” per scaldare la voce. Beve un sorso d'acqua. “La voce è uno strumento anche lei,” dice Sara. “Le piace l'acqua e il riposo.”
Marta annuisce. “Pronti? Facciamo il conto. Uno, due, tre, quattro.”
La musica parte lenta. Il sole scende dietro gli alberi. L'aria è tiepida. Le note camminano come passi sulla sabbia. A volte sono “piano”, a volte un poco “forte”. Poi tornano “piano”, come una carezza. I bambini del parco ascoltano. Alcuni battono le mani piano, piano. I gatti sotto la panchina chiudono gli occhi. Anche le foglie sembrano ballare piano.
Marta guida con lo sguardo. Indica quando si entra. Indica quando si fa una pausa. La pausa è importante. La pausa è silenzio che brilla. Tutti seguono. Tutti aiutano. Se qualcuno è incerto, gli altri lo abbracciano con il suono. Così la musica resta unita, come una coperta calda.
Alla fine scelgono una ninna nanna. È semplice. È una melodia che scende e sale come una barchetta. Marta accarezza le corde. Nina fa un filo d'aria dolce. Leo tocca il tamburello con la punta delle dita. Sara canta parole leggere come piume. Il parco diventa una stanza grande. Si sente il cuore che rallenta. Si sente il giorno che dice “a domani”.
La canzone finisce piano. Nessuno vuole rompere quel silenzio buono. Poi arrivano sorrisi e sussurri.
“Grazie,” dice Marta. “Abbiamo suonato insieme. Abbiamo ascoltato. Abbiamo curato la musica.”
Marta mette Gina nella custodia. “Buonanotte, amica mia,” sussurra. “Domani riproveremo. Con calma. Con gioia.”
Gli amici salutano. Il cielo è blu scuro. Le luci delle case sono stelline vicine. Marta cammina leggera. Nel cuore, una nota che resta accesa, piccola e calma. È la nota della cooperazione. È la nota della buonanotte.