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Storia di viaggio sott'acqua 7/8 anni Lettura 13 min.

La missione della luce gentile nella grotta della volta

Tommaso, un bambino curioso, riceve dal nonno la missione di illuminare una volta sottomarina con una «luce gentile» e, insieme a nuovi amici marini, impara a rispettare le diverse sensibilità mentre cerca la giusta luminosità.

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Un ragazzo di 8 anni, volto rotondo e lentiggini sul naso, occhi grandi e meravigliati, espressione dolce e concentrata, indossa una muta azzurra chiara e tiene una piccola torcia con un anello di stoffa azzurro che diffonde una luce calda a ventaglio verso la volta della grotta; alla sua destra nuota un piccolo pesce giallo con una macchia a forma di stella, curioso, sulla sinistra su una roccia è un granchio rosso-bruno con chela leggermente alzata, un po' sorpreso ma calmo; più in alto un cavalluccio marino arancione dal corpo riccio osserva la luce, sullo sfondo una grande tartaruga anziana dal guscio rugoso con alghe si muove lentamente; la scena è in una grotta sottomarina con volta liscia striata di azzurro e argento, coralli viola, spugne gialle, alghe verdi ondeggianti e piccole bolle; sulla volta minuscole meduse luminose come lucciole formano punti di luce tenue; atmosfera di blu profondi e toni pastello, contrasti morbidi, texture bagnata e riflessi argentati. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: La missione della luce gentile

Tommaso aveva sette anni e un sorriso che sembrava una barchetta di carta: leggero e pronto a partire. Quella sera, sulla spiaggia, il nonno gli mostrò una conchiglia grande e lucida.

“È una conchiglia-mappa,” disse il nonno. “Ascolta bene.”

Tommaso avvicinò l'orecchio. Invece del mare lontano, sentì una vocina sottile: “Aiuto! La volta è troppo buia!”

“La volta?” chiese Tommaso, guardando il cielo. “Quella sopra di noi?”

Il nonno rise piano. “Non quella. La volta sotto il mare. Una grande grotta come un tetto. Lì vivono creature che amano la luce, ma non vogliono essere abbagliate.”

Tommaso spalancò gli occhi. “Allora serve una luce… educata!”

“Proprio così,” disse il nonno. “La tua missione è illuminare la volta senza accecare. Una luce gentile. Ti va?”

Tommaso annuì forte, come se potesse annuire anche con i piedi.

Dal secchiello tirò fuori la sua maschera, le pinne piccole e una torcia speciale. Non era una torcia normale: aveva un anello di stoffa azzurra intorno, come un cappello.

“Questo è il Filtro Calmo, spiegò il nonno. “Rende la luce morbida. E si può chiudere e aprire, come una palpebra.

Tommaso provò il pulsante. La luce uscì chiara, poi diventò più dolce.

“Perfetto,” disse Tommaso. “Non farà ‘Ahi!' agli occhi degli altri.”

Entrò in acqua lentamente. Le onde gli fecero il solletico alle caviglie.

“Ricorda,” aggiunse il nonno dalla riva, “sotto il mare si ascolta più di quanto si parla. E si rispetta chi è diverso.”

Tommaso fece un saluto. “Promesso.”

Sotto la superficie tutto diventò blu e silenzioso, come una stanza con le tende chiuse. Ma Tommaso non si spaventò. Sentì il cuore battere come un tamburo piccolo, coraggioso.

Un pesciolino giallo con una macchia a forma di stella gli girò intorno.

“Ciao!” disse il pesciolino. “Io sono Stella. Tu sei quello della luce?”

“Sì,” rispose Tommaso. “Devo illuminare una volta… senza accecare.”

“Bravo,” disse Stella. “Seguimi. Ma piano, eh! Qui sotto la fretta fa inciampare anche i pesci.”

Tommaso rise dentro il boccaglio. “Io non voglio inciampare. E neanche abbagliare!”

E così cominciò l'avventura, con una luce gentile e un amico con una stella sul fianco.

Capitolo 2: Il giardino che sussurra

Stella lo guidò tra alghe che ondeggiavano come capelli verdi. Ogni tanto una bolla gli scappava e faceva “plop”, come un bacio d'acqua.

“Qui è il Giardino che Sussurra,” spiegò Stella. “Le piante parlano piano, se sai ascoltare.”

Tommaso avvicinò la mano a un'alga. L'alga si piegò e parve dire: “Benvenuto, piccolo esploratore.”

Tommaso accese la torcia, ma subito chiuse un po' il Filtro Calmo.

La luce diventò un cerchio tiepido, come una lampada da comodino.

“Così va bene?” chiese.

Un cavalluccio marino, tutto arancione e serio, gli fece un inchino.

“Molto bene,” disse. “Io sono Conte Ricciolo. Le luci forti mi fanno venire il singhiozzo.”

“Il singhiozzo?” Tommaso si trattenne dal ridere.

“Sì,” disse Conte Ricciolo, e fece davvero “hic!”.

Tommaso abbassò ancora un poco la luce. “Non voglio farti singhiozzare, Conte.”

Dal fondo, un granchio con due chele enormi uscì da sotto una roccia.

“Ehi! Ehi! Io invece vedo poco!” brontolò. “Serve più luce!”

Stella si mise in mezzo. “Questo è Brontolo. Non è cattivo. È solo… molto convinto.”

“Convinto di cosa?” chiese Tommaso.

“Che tutti debbano vedere come lui,” rispose Stella.

Brontolo batté le chele. “Se io voglio luce forte, tutti vogliono luce forte!”

Tommaso si fermò e pensò. Si ricordò delle parole del nonno: rispettare chi è diverso.

“Allora facciamo così,” disse Tommaso con calma. “Io posso orientare la luce verso la volta, non negli occhi. E posso fare un raggio largo, non un punto forte. Così tu vedi il sentiero e Conte Ricciolo non singhiozza.”

Brontolo lo fissò. “Un raggio largo?”

Tommaso girò l'anello del Filtro Calmo. La luce si aprì come un ventaglio morbido.

“Oh…” fece Brontolo. “Non mi brucia. E vedo di più.”

Conte Ricciolo smise di fare “hic!” e sorrise. “Che idea elegante!”

Stella applaudì con la pinna. “Tommaso, tu illumini anche le discussioni.”

Tommaso arrossì, anche se sott'acqua non si vedeva molto. “Io provo solo a essere gentile.”

Proseguirono. Passarono vicino a coralli viola, a spugne gialle come cuscini e a una tartaruga grande che masticava un'alga come se fosse una caramella lenta.

“Ciao, piccolino,” disse la tartaruga. “Io sono Nonna Guscia. La volta vi aspetta. Ma fate attenzione: è piena di lucciole di mare. Sono timide.”

“Lucciole di mare?” Tommaso sgranò gli occhi.

“Sì,” disse Nonna Guscia. “Se le abbagli, si spengono e si rattristano. Ma se le rispetti, ti aiutano.”

Tommaso abbassò ancora un filo la luce. “Non voglio spegnere nessuno.”

“Questo è coraggio,” disse Nonna Guscia. “Il coraggio gentile.”

E Tommaso sentì che la sua missione non era solo accendere una torcia. Era trovare una luce che facesse bene a tutti.

Capitolo 3: La volta buia e le lucciole di mare

Arrivarono davanti a una grande apertura nella roccia. Sembrava la bocca di una balena addormentata, ma senza denti e senza paura.

“È qui,” sussurrò Stella. “La Grotta della Volta.”

Dentro era più scuro, ma non spaventoso. Era un buio tranquillo, come quando spegni la luce e sai che il letto è vicino.

Tommaso entrò piano. Il suo respiro faceva piccole nuvole di bolle.

Accese la torcia al minimo. Un alone morbido toccò la roccia sopra di lui. La volta era alta e liscia, con disegni naturali come onde fermate.

Ma poi vide dei puntini. Piccoli, tremanti. Come stelle in miniatura.

“Le lucciole!” mormorò Tommaso.

Le lucciole di mare erano minuscole meduse luminose. Avevano un cappellino trasparente e una coda corta. Si muovevano come fiocchi di neve lenti.

Una di loro si avvicinò e parlò con una voce sottilissima: “La luce… fa male?”

Tommaso sentì un nodo in gola. “No. Io voglio farla bene. Posso?”

La lucciola esitò. Poi fece un piccolo giro. “Mostrami.”

Tommaso pensò. Se illuminava troppo poco, la volta restava buia. Se illuminava troppo, le lucciole si spegnevano.

“Allora,” disse piano, “farò la luce come una carezza.”

Orientò la torcia verso l'alto, mai direttamente verso di loro. Aprì il raggio a ventaglio e lo fece scorrere lentamente sulla volta, come se stesse dipingendo con un pennello.

La roccia sopra di lui si accese di riflessi azzurri e argento. Sembrava il soffitto di un palazzo marino.

Le lucciole non si spensero. Anzi, alcune brillarono un po' di più, come se fossero contente.

“Non fa male,” disse la lucciola. “È… morbida.”

Stella fece una capriola. “Funziona!”

Ma proprio allora Brontolo entrò di lato e urtò una pietra. “Ops!” disse, e senza volerlo alzò una conchiglia lucida che rifletté il raggio.

Un lampo improvviso colpì un gruppo di lucciole. Non fu terribile, ma le lucciole si strinsero e la loro luce calò.

Tommaso agì subito. Spense la torcia per un secondo. Nella grotta tornò il buio gentile.

“Scusate,” disse Tommaso. “È stato un incidente. Respiriamo piano.”

Conte Ricciolo si avvicinò alle lucciole e parlò con voce delicata: “Nessuno vuole farvi male. Possiamo riprovare con più calma.”

Brontolo abbassò le chele. “Io… ho fatto il lampo. Io non volevo.”

Tommaso gli mise una mano sul guscio. “Capita. L'importante è imparare.”

Poi ebbe un'idea intelligente. “Brontolo, mi aiuti? Puoi mettere quella conchiglia dietro la roccia, così non riflette più. E tu, Stella, puoi avvisarmi se mi avvicino troppo alle lucciole.”

“Agli ordini!” disse Stella.

Brontolo annuì serio. “Io so spostare cose. Sono un campione di spostamenti.”

Tommaso sorrise. “Allora sei perfetto per questa squadra.”

Ripresero. Tommaso riaccese la torcia al minimo, la puntò verso la volta, e la mosse lentamente. Le lucciole, vedendo che tutto era sicuro, ricominciarono a brillare.

Piano piano, la volta si illuminò senza abbagliare. Sembrava un cielo segreto sotto il mare.

La lucciola capogruppo disse: “Grazie. Hai rispettato i nostri occhi e il nostro modo di essere.”

Tommaso rispose: “Anche voi mi avete insegnato a essere paziente.”

E in quel momento capì una cosa semplice: la tolleranza è come una luce regolabile. Non è meno luce. È luce fatta bene.

Capitolo 4: Il ritorno e la traccia che la onda cancella

Quando la volta fu illuminata, la grotta sembrò sorridere. I riflessi ballavano sulle pareti, e le lucciole facevano piccoli cerchi felici.

Nonna Guscia arrivò lenta lenta e guardò in alto. “Che meraviglia. Hai fatto una luce che non comanda. Accompagna.”

Tommaso si sentì leggero. “Posso tornare a casa adesso?”

“Certo,” disse Stella. “Ma prima, un saluto.”

Le lucciole si avvicinarono e lasciarono cadere una polverina luminosa, come briciole di stelle. Non sporcava. Si scioglieva in acqua con un luccichio.

“Un ricordo,” disse la lucciola.

Tommaso fece un inchino goffo con le pinne. “Lo terrò nel cuore.”

Sulla via del ritorno, Brontolo camminava accanto a lui sul fondo, fiero.

“Tommaso,” disse Brontolo, “oggi ho capito una cosa. Se io vedo poco, non vuol dire che tutti debbano avere una luce forte in faccia.”

Tommaso annuì. “E se qualcuno è sensibile, non vuol dire che deve restare al buio. Si può trovare un mezzo.”

Conte Ricciolo fece un altro inchino. “La gentilezza è una scienza, sai?”

Tommaso rise. “Allora oggi ho fatto un esperimento!”

Uscirono dalla superficie. L'aria sembrò calda e profumata di sale. Il nonno era ancora sulla riva, seduto come un faro tranquillo.

“Allora?” chiese.

Tommaso tolse la maschera. “Missione compiuta. Ho illuminato la volta senza accecare.”

Il nonno gli spettinò i capelli. “E cosa hai imparato?”

Tommaso guardò il mare, che scintillava. “Che la luce migliore è quella che rispetta gli altri. Anche se sono diversi.”

Il nonno annuì. “Questa è una grande scoperta.”

Tommaso prese un bastoncino e disegnò sulla sabbia una piccola volta, una torcia con un filtro, e tre amici: un pesciolino, un cavalluccio, un granchio.

Scrisse sotto, con lettere storte: “LUCE GENTILE.”

Poi arrivò un'onda. Non grande, non cattiva. Solo un'onda curiosa.

“Shhh,” fece l'onda, e passò sulla sabbia.

Il disegno sparì, cancellato come un segreto felice.

Tommaso rimase un attimo a bocca aperta. Poi sorrise.

“È andato via,” disse.

Il nonno gli indicò il petto. “Non proprio. La traccia più importante non sta sulla sabbia.”

Tommaso mise una mano sul cuore. Sentì ancora il ritmo dell'avventura. Sentì la grotta, le lucciole, e la luce calma.

“Va bene,” disse. “Allora domani… posso fare un'altra missione?”

Il mare rispose con un piccolo fruscio, come una risata gentile.

E Tommaso, mentre il sole scendeva piano, pensò che sotto le onde c'erano ancora tanti posti da esplorare. Con coraggio, intelligenza, e una luce che non abbaglia mai.

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Il quiz: hai capito bene la storia?

Volta
Parte a forma di tetto o soffitto, qui la parte interna sopra il mare.
Abbagliare
Fare male agli occhi con una luce troppo forte o improvvisa.
Filtro Calmo
Anello che rende la luce più morbida e meno forte.
Boccaglio
Tubo che serve per respirare sott'acqua con la bocca.
Palpebra
Parte che copre l'occhio e lo protegge quando si chiude.
Alghe
Piante acquatiche verdi che crescono nel mare o negli oceani.
Cavalluccio marino
Piccolo animale marino con la testa come un cavallo e la coda arricciata.
Spugne
Animali marini morbidi che sembrano cuscini e filtrano l'acqua.
Meduse
Animali gelatinosi che vivono in acqua e a volte brillano.
Capogruppo
La creatura che guida o è la più importante di un gruppo.
Tolleranza
Rispetto per chi è diverso, senza giudicare o imporre il proprio modo.
Lucciole di mare
Piccole creature marine luminose che sembrano minuscole stelle.

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