La signora Lidia sorrideva al sole che entrava dalla finestra. La sua casa era piena di giocattoli colorati: macchinine, pupazzi, costruzioni. Tommaso, il suo bimbo, saltellava tra i cuscini. Sul tappeto, le costruzioni formavano piccoli castelli. "Mamma, dove metto i miei dinosauri?" chiese Tommaso con gli occhi grandi. Lidia pensò un attimo e propose: "E se inventassimo una macchina che raccoglie i giocattoli?" Tommaso batté le mani. Lidia chiamò l'amica Sara, che arrivò con una scatola di bottoni e una tazza di tè. Anche Sara amava costruire cose buffe.
Sedettero tutti insieme intorno al tavolo. Lidia aprì il quaderno degli appunti. "Un inventore prende un'idea e la prova," spiegò con calma. "A volte sbaglia, e poi ricomincia." Tommaso guardò il quaderno. C'erano disegni di ruote, tubi e una grande bocca sorridente. "La macchina farà 'ciaff!'" disse Sara ridendo. "Ciaff?" ripeté Tommaso. "Sì, un suono allegro che dice 'grazie' ai giocattoli," spiegò Lidia.
Fecero un piano semplice. Prima servivano una base con ruote. Poi un braccio morbido per prendere i pupazzi. Infine un sacco magico per tenere tutto in ordine. Raccolsero scatole, rotelle, stoffe e un grosso imbuto di plastica. Lidia tagliò la stoffa con attenzione. Sara cucì una tasca sorridente. Tommaso mise i bottoni per gli occhi del pupazzo che avrebbe diretto la macchina.
La prima prova fu divertente. Spinsero la macchina sul tappeto e la aspettarono. Ma la macchina non si mosse. "Forse ha sonno," disse Tommaso. Lidia sorrise e provò a girare una manovella. La macchina fece un piccolo cigolio e si inclinò. Un castello di costruzioni cadde sopra la ruota. Tutti risero, ma Lidia ricordò: "Gli inventori imparano dagli errori." Presero le costruzioni e le posero in fila. "Proviamo di nuovo," disse Sara.
La seconda volta la macchina si mosse, ma il braccio avrebbe afferrato solo le cose piccole. Il grande orso rimase sul tappeto, indifferente. Tommaso cercò di insegnare alla macchina: "Prendi, abbraccia e metti via." Ma la macchina, che non capiva le parole, non riuscì a imitare il gesto. Lidia disse: "Allora la macchina ha bisogno di un braccio più gentile." Presero una calza vecchia e la riempirono di gommapiuma. La calza divenne un braccio soffice e profumato. Lo attaccarono con cura.
La terza prova fu la più bella. Il braccio soffice abbracciò l'orso come una mamma. La macchina emise un suono: "Ciaff!" e il pupazzo venne posto nel sacco. "Ha funzionato!" esultarono in coro. Ma il sacco si aprì e i pezzi scapparono fuori come popcorn. "Oh-oh," disse Lidia, ma era una voce dolce. "Non fa niente. Sistemiamo la chiusura." Sara cucì un bottone grande e il sacco rimase chiuso.
Lungo il pomeriggio inventarono miglioramenti. Crearono una piccola porta che diceva "Benvenuti" quando si apriva. Aggiungerono una luce per la notte, così la macchina trovava i giocattoli anche quando il sole dormiva. Costruirono una cassetta di suggerimenti: "Metti i blocchi nella scatola blu" o "Gli orsacchiotti vanno nella tasca grande." Tommaso amava leggere le etichette. Ogni volta che sbagliavano, ridevano e ricominciavano con calma.
Nel giardino la macchina provò a raccogliere anche il pallone. Rotolò veloce e lo prese con la rete. "Attento al fiocco!" disse Sara quando la macchinetta tirò un po' troppo forte, ma poi imparò a fare le carezze. Lidia spiegò: "Un inventore è paziente. Guarda, prova, ascolta e migliora." Tommaso abbracciò la macchina e le diede un nome: "Coccola".
La sera arrivò con il cielo rosa. La casa profumava di biscotti e carta. I giocattoli erano quasi tutti nella macchina. Solo una macchinina blu rimaneva fuori. Tommaso la guardò, poi la posò davanti alla macchina. "Coccola, prendi anche questa?" sussurrò. La macchina si chinò piano, la prese e la mise nel sacco. Emise un piccolo "ciaff" finale, dolce come una ninna nanna.
Prima di andare a letto, Lidia spennellò il quaderno con un disegno nuovo: la macchina sorridente che dorme. "Oggi abbiamo fatto qualcosa insieme," disse Lidia al figlio e a Sara. "Abbiamo provato, sbagliato e riprovato. E abbiamo creato una cosa utile e gentile." Tommaso sbadigliò e si stese sul lettino, con il suo orsacchiotto nella tasca della macchina. Sara raccolse i materiali e promise di tornare domani per nuove idee.
L'ultima luce svanì piano. La macchina Coccola respirava come un piccolo sogno meccanico. Lidia spense la luce, lasciando una lucina tenue per la notte. "Buonanotte," mormorò. Tommaso rispose con un filo di voce: "Buonanotte, Coccola." La casa era in ordine. Il mondo sembrava un po' più semplice e più dolce. E nel quaderno, tra i disegni, c'era scritto: provare è il primo passo per inventare.