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Storia di Veterinario 7/8 anni Lettura 13 min.

La clinica delle storie gentili della dottoressa Alba

La dottoressa Alba Bianchi, veterinaria gentile e attenta, accoglie in clinica animali e famiglie risolvendo piccoli problemi e insegnando cooperazione e cura. Tra visite, consigli e dolci incontri, la clinica diventa un luogo di fiducia e ascolto.

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Veterinaria trentenne con capelli castani raccolti in chignon, volto dolce e sorriso rassicurante, guanti e mani posate delicatamente su Nocciola, un gattino grigio tigrato dagli occhi verdi seduto su un asciugamano morbido; proprietaria donna di circa 60 anni, capelli corti grigi e abbigliamento chiaro con un piccolo trasportino azzurro, in piedi vicino alla porta, un po' preoccupata ma paziente; un bambino di circa 6 anni con berretto a righe rosse e bianche conta pesci su un poster nella sala d'attesa visibile attraverso una grande finestra interna; la piccola clinica è calda e luminosa, tavolo d'esame metallico con tappetino pastello antiscivolo, pareti crema decorate con poster colorati e bacheca per bambini, lampade gialle sospese e piante in vaso, atmosfera serena e rassicurante che evoca cura e sicurezza. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: La vetrata e i passi leggeri

La dottoressa Alba Bianchi amava la sua clinica veterinaria anche quando era silenziosa. Le piaceva soprattutto la grande vetrata vicino alla reception: da lì vedeva il marciapiede, gli alberi del viale e, nelle giornate di pioggia, le gocce che correvano come formiche lucide.

Quella sera l'aria profumava di sapone e camomilla. Alba aveva sistemato i libri con le figure degli animali e aveva messo in ordine i guanti, le garze e il termometro digitale. Sul suo camice c'era una spilla a forma di zampa.

Nella sala d'attesa arrivarono le prime famiglie. Alba le guardò attraverso la vetrata interna che separava la sala visite dalla zona di attesa. Le piaceva osservare i loro volti: alcuni erano sorridenti, altri un po' tesi, ma tutti tenevano in braccio o al guinzaglio qualcuno da amare.

“Buonasera, dottoressa!” disse la signora Lidia, con un trasportino azzurro.

“Buonasera! Chi abbiamo qui?” chiese Alba, avvicinandosi con voce dolce.

“È Nocciola, la mia gattina. Ha starnutito tutto il giorno. E poi… si è offesa con me,” aggiunse Lidia, come se fosse un segreto.

Dal trasportino arrivò un “Miao” che sembrava dire: Non è vero.

Alba sorrise. “Vediamo di farla tornare di buon umore.”

Mentre accompagnava Lidia nella sala visite, Alba lanciò un'occhiata alla vetrata della sala d'attesa. Un bambino con un cappellino a righe stava contando i pesci disegnati su un poster, e suo papà cercava di leggere un volantino con un cane che si lavava i denti.

Alba pensò: Ogni famiglia porta una storia, e ogni animale porta un messaggio. Basta ascoltare con il cuore.

Dentro la sala visite, Alba aprì il trasportino lentamente. “Ciao Nocciola. Posso salutarti?”

Nocciola uscì piano, con la coda alta. Alba le passò una mano sul dorso. “Brava. Sei una vera esploratrice.”

Poi spiegò: “Prima guardo gli occhi e il naso. Se il naso è troppo bagnato o troppo secco, può dirmi qualcosa. E ascolto il respiro.”

“Come fai a capire se è un raffreddore?” chiese Lidia.

“Metto insieme indizi,” disse Alba. “Come un detective gentile. Controllo la temperatura, ascolto i polmoni con lo stetoscopio e chiedo a te cosa hai notato a casa: se mangia, se beve, se gioca.”

Nocciola starnutì proprio mentre Alba avvicinava lo stetoscopio. “Etciù!”

“Benissimo,” disse Alba con tono allegro. “Anche tu mi dai le risposte.”

Lidia rise, e la tensione si sciolse come burro al sole.

Capitolo 2: Una visita è una squadra

Dopo Nocciola, toccò a un coniglio bianco, soffice come una nuvola. Si chiamava Piumino e lo portava una bambina, Marta, con gli occhi grandi e seri.

“Dottoressa Alba,” disse Marta, “Piumino non vuole mangiare le carote.”

Alba si sedette alla loro altezza. “Capito. E cosa mangia invece?”

“Solo fieno… e una foglia di insalata. Ma piano piano.”

Alba annuì. “Grazie, Marta. Sei un'osservatrice bravissima. Quando curiamo un animale, lavoriamo in squadra: io, la famiglia e l'animale stesso.”

Marta strinse il trasportino. “Ma lui non parla.”

“È vero,” disse Alba. “Però parla con altri segnali: come tiene le orecchie, come fa la cacca, quanto beve. E tu li hai notati.”

Aprì il trasportino con calma. Piumino saltò fuori e si fermò a guardare Alba, come se stesse scegliendo se fidarsi.

Alba prese un asciugamano morbido e lo appoggiò sul tavolo. “Questo è il tappetino antiscivolo. Così non ti senti scivolare, Piumino. Niente paura.”

Piumino si sistemò, più tranquillo.

Alba mostrò a Marta lo stetoscopio. “Vuoi sentire come batte il suo cuore? Solo un secondo. Appoggia qui.”

Marta ascoltò e gli occhi le si illuminarono. “Sembra un tamburo piccolissimo!”

“Esatto,” disse Alba. “E se il tamburo va veloce o lento, ci racconta come sta.”

Poi Alba controllò i denti del coniglio. “Sai, i conigli hanno denti che crescono sempre. Se non masticano bene, possono dare fastidio. Guardiamo se tutto è in ordine.”

Piumino fece una faccia buffa, come se stesse facendo una smorfia da foto.

“Sta facendo il pesce,” sussurrò Marta.

“Il pesce con le orecchie!” rispose Alba, e tutte e due risero.

Dopo aver controllato pancia, temperatura e denti, Alba concluse: “Sembra che abbia un po' di mal di pancia leggero. Niente di grave. Ti darò un alimento più adatto e un consiglio: tanta acqua fresca e fieno buono. E niente carote per qualche giorno.”

Marta sospirò, sollevata. “Grazie… Piumino, hai sentito? Niente carote.”

Piumino mosse il naso come per dire: Meno male.

Alba scrisse sul foglio delle indicazioni, con lettere grandi e chiare. “E se domani non mangia meglio, mi chiami. Va bene?”

“Va bene!” disse Marta, più sorridente.

Quando uscirono, Alba guardò di nuovo la sala d'attesa attraverso la vetrata. C'era un cane anziano con un cappottino rosso che sbadigliava, e una ragazza gli accarezzava la testa contando i suoi respiri.

Alba pensò: Anche aspettare insieme è cooperazione. È come dire: “Non sei solo.”

Capitolo 3: Il cane che aveva paura del termometro

Entrò il cane con il cappottino rosso. Si chiamava Brontolo, ma aveva occhi gentili. La sua umana, Sara, sussurrò: “Dottoressa, lui… non ama gli strumenti.”

Brontolo guardò il termometro digitale come si guarda un cetriolo che parla.

Alba si mise in ginocchio. “Ciao Brontolo. Sai una cosa? Anche a me, da piccola, non piaceva il termometro. Sembrava sempre freddo.”

Brontolo inclinò la testa. “Woof?” che voleva dire: Davvero?

“Davvero,” confermò Alba. “Facciamo un patto. Io ti faccio annusare ogni cosa prima, e tu mi dici se sei pronto. D'accordo?”

Sara sorrise: “Un patto con un cane… mi piace.”

Alba mostrò lo stetoscopio. Brontolo lo annusò, poi lo leccò. Alba rise piano. “Ok, approvato dal controllo qualità.”

Poi toccò al termometro. Alba lo tenne in mano, non vicino al cane. “Questo è il termometro. Fa solo bip. Come un pulcino.”

Alba fece un suono: “Bip bip!” e Sara scoppiò a ridere.

Brontolo fece un piccolo “uff”, come se fosse divertito contro la sua volontà.

“Prima controlliamo cose facili,” disse Alba. “Gli occhi, le orecchie, la pelle. Se vedi che mi fermo, è perché ascolto e guardo bene. Il veterinario non ha solo le mani, ha anche gli occhi e le orecchie.”

Controllò le orecchie con l'otoscopio, una lucina piccola. “Vedi Sara? Questa luce mi aiuta a guardare dentro senza fare male. Come una torcia in una grotta.”

“Brontolo, sei un esploratore,” disse Sara.

Brontolo scodinzolò, un po' più sicuro.

Poi Alba si lavò le mani. “Mi lavo sempre prima e dopo. Così tengo lontani i germi. I germi sono piccolissimi, ma noi siamo più furbi: sapone e acqua!”

Sara annuì. “Lo facciamo anche a casa.”

“Bravissimi. E ora, il termometro. Facciamo in modo gentile e veloce. Sara, tu puoi accarezzarlo e parlargli. Io faccio il mio pezzetto. È un lavoro di squadra.”

Sara si avvicinò al cane. “Brontolo, guarda me. Sei forte come un leone… anzi, come un cane leone!”

Brontolo fece una faccia confusa: io non sono un leone, però ok.

Alba mise il termometro in modo delicato. “Ecco… e adesso aspettiamo il bip del pulcino.”

“Bip!” fece il termometro.

Alba alzò il pollice. “Fatto! Brontolo, sei stato bravissimo.”

Brontolo scodinzolò come se avesse vinto una gara.

“Visto?” disse Alba. “Quando ognuno fa la sua parte, le cose diventano più facili. Tu, Sara, hai aiutato con le carezze. Brontolo ha collaborato. Io ho fatto la visita. Cooperazione perfetta.”

Sara sospirò. “Mi sento più tranquilla.”

“È un sentimento importante,” disse Alba. “Nella clinica curiamo anche la calma.”

Prima di salutarli, Alba spiegò perché Brontolo era lì: un controllo di routine e un vaccino. “Il vaccino è come un allenamento per il corpo. Gli insegna a riconoscere i cattivi microbi.”

“È come un supereroe che si prepara,” disse Sara.

“Esatto,” disse Alba. “E noi lo facciamo con una punturina rapida. Poi tante coccole.”

Brontolo ricevette un biscotto premio. Lo mangiò con grande serietà, come se fosse una medaglia.

Quando la porta si chiuse, la clinica si fece di nuovo quieta. Alba tornò alla vetrata e osservò la sala d'attesa quasi vuota. Sul tavolino c'era un foglio con disegnati dei fiori che un bambino aveva lasciato. Alba lo guardò e si sentì sognatrice: immaginò la clinica piena di piante vere, foglie grandi e colori caldi, come un giardino che aiuta a respirare meglio.

Capitolo 4: Il sogno dei colori e delle foglie nuove

Rimase una sola famiglia in attesa: un papà con una bambina e una tartaruga dentro una scatola trasparente. La tartaruga si chiamava Turbo, ma andava piano piano, come tutte le tartarughe che si rispettano.

Alba li invitò nella sala visite. “Ciao Turbo! Che nome veloce per una signora così calma.”

La bambina ridacchiò. “È mio fratello che l'ha chiamata così. Dice che corre… nei suoi pensieri.”

Alba si illuminò. “Bellissimo. Anche io corro nei miei pensieri, a volte.”

Controllò Turbo con attenzione: osservò il guscio, le zampe, gli occhi. “Le tartarughe hanno bisogno di luce e calore giusti,” spiegò. “E di un cibo adatto. Se fa troppo freddo, diventano lente e non mangiano bene.”

Il papà chiese: “Come facciamo a sapere se la lampada va bene?”

Alba prese un foglio e disegnò una piccola casa per tartaruga. “Qui mettiamo la lampada, qui una zona d'ombra, qui l'acqua. Così Turbo può scegliere. Gli animali sono bravi a dirci cosa preferiscono, se noi diamo loro le opzioni.”

La bambina indicò il disegno. “Allora Turbo può decidere come un re!”

“Una regina,” corresse Alba con un sorriso. “E sì: una regina con il guscio.”

Dopo aver rassicurato la famiglia e dato indicazioni semplici, Alba li accompagnò alla porta. “Se avete dubbi, chiamatemi. Nessuna domanda è stupida quando si tratta di prendersi cura.”

Quando furono usciti, Alba rimase un momento da sola. Si appoggiò alla vetrata della sala d'attesa. Fuori, le luci della strada sembravano stelline. Dentro, la clinica era pulita e ordinata, ma Alba vedeva già un futuro diverso: un angolo con piante facili da curare, come il pothos e la sansevieria, e vasi colorati: giallo sole, verde prato, blu cielo.

Immaginò anche un cartellone nuovo, con disegni fatti dai bambini: “Come lavarsi le mani”, “Come spazzolare un cane”, “Cosa mangia un coniglio”. Immaginò una mensola con piccoli libri e una scatola di matite.

Alba parlò a voce bassa, come se la clinica fosse un'amica. “Domani compriamo nuove piante. E magari dipingiamo una parete di un colore caldo. Così chi aspetta qui si sentirà ancora più tranquillo.”

Poi ricordò Brontolo e il suo termometro-pulcino, Marta e il cuore-tamburo di Piumino, Nocciola e i suoi starnuti finti offesi, Turbo che correva nei pensieri.

Alba sorrise. “Essere veterinaria significa questo: curare con dolcezza, capire con attenzione e lavorare insieme. È un lavoro di mani pulite, parole gentili e occhi che sanno ascoltare.”

Spense le luci una a una, lasciando accesa solo una lampada piccola vicino alla vetrata, come una luce notturna. Prima di chiudere la porta, guardò ancora la sala d'attesa: vuota, pronta per nuove storie.

E già vedeva le nuove foglie e i nuovi colori che avrebbero salutato ogni famiglia, come un abbraccio verde e allegro, la sera, prima di dormire.

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Il quiz: hai capito bene la storia?

Vetrata
Grande finestra di vetro che separa due stanze.
Marciapiede
Parte della strada dove camminano le persone.
Camice
Vestito lungo che indossano i medici per lavoro.
Trasportino azzurro
Piccola scatola per portare un animale, di colore azzurro.
Starnutito
Hai soffiato aria dal naso e dalla bocca con un suono.
Sala d’attesa
Stanza dove si aspetta il proprio turno per entrare.
Stetoscopio
Strumento per ascoltare il cuore e i polmoni.
Otoscopio
Luce piccola che serve a guardare dentro l’orecchio.
Termometro digitale
Strumento che misura se qualcuno ha febbre, con numeri.
Germi
Microscopici esseri che possono farci ammalare.
Vaccino
Iniezione che aiuta il corpo a difendersi dai virus.
Cooperazione
Lavorare insieme per fare una cosa meglio.
Controllo di routine
Visita normale e abituale per vedere se tutto va bene.
Temperatura
Quanto è caldo o freddo il corpo.

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