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Storia di città futuristica 7/8 anni Lettura 8 min.

La città che sussurra calma

Quattro amici nella città fluttuante di NuvolaViva usano un registratore per diffondere messaggi di calma negli ascensori. Durante un’improvvisa fermata scoprono insieme il valore della pazienza.

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Ci sono quattro bambini: un ragazzo di 8 anni, Riccardo, capelli castani ricci, giacca giallo vivo, sguardo curioso, tiene una piccola scatola grigia al centro del gruppo; una bambina di 8 anni, Luca, capelli castani in treccia, maglione celeste, sorride e guarda dal finestrino, seduta a sinistra di Riccardo; un ragazzo di 8 anni, Samuele, capelli biondi corti, maglietta verde, mani in tasca, in piedi dietro Riccardo a destra, sognante; un ragazzo di 8 anni, Mattia, capelli neri lisci, felpa rossa, ride mostrando qualcosa sul telefono, seduto a destra di Riccardo. Ambientazione: interno di un grande ascensore trasparente in una torre futuristica con pareti di vetro curve, sedili grigio chiaro, schermi che mostrano paesaggi e luci LED pastello sul soffitto; fuori si vede una città sospesa con grattacieli lisci, navette argentate e giardini pensili. Situazione: i bambini sono tranquilli e registrano messaggi calmanti nella scatola grigia mentre l'ascensore è momentaneamente fermo fra due piani, atmosfera dolce e rassicurante, espressioni serene, luce calda che mette al centro la scatola grigia e i loro volti. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Le Navicelle Sospese

Era un pomeriggio chiaro nella città di NuvolaViva, una metropoli che sembrava galleggiare fra le nuvole con i suoi grattacieli lucidi e le navette che correvano leggere su binari sospesi. Quattro amici camminavano insieme lungo il viale principale, circondati da luci soffuse e alberi che cambiavano colore a seconda dell'umore delle persone. Si chiamavano Riccardo, Luca, Samuele e Mattia, e avevano tutti otto anni, anche se Samuele era nato in gennaio e si sentiva sempre un po' più grande degli altri.

Riccardo era il più curioso del gruppo. Gli piaceva osservare tutto, soprattutto le piccole cose: le porte che si aprivano da sole, i droni che portavano la posta e le navette che scivolavano silenziose sopra le teste della gente. Quella sera, Riccardo aveva una missione speciale. Aveva ricevuto dalla sua sorella maggiore una scatolina grigia, con scritto sopra: “Registratore di messaggi. Usalo per portare calma e sorrisi negli ascensori della città.”

“Chissà se serve davvero,” disse Luca, mentre passavano davanti a uno degli ascensori trasparenti che salivano e scendevano come bolle d'aria tra i piani altissimi delle torri.

“Secondo me sì,” rispose Riccardo con voce tranquilla. “A volte, quando salgo da solo, mi sento agitato. Un messaggio gentile può aiutare tutti, anche i grandi.”

Samuele fece una smorfia e Mattia rise. Poi si fermarono davanti a una navetta che li avrebbe portati al Quartiere delle Stelle, dove i tetti erano fatti di vetro e si potevano vedere i giardini pensili.

La navetta si fermò leggera, le porte si aprirono con un suono dolce. Salirono tutti, sedendosi sui sedili che vibravano leggermente, come per dire “Ciao, benvenuti!”.

Capitolo 2: La Città che Impara

Dal finestrino, la città sembrava muoversi piano come in un sogno. Tutto era ordinato ma vivo, e i palazzi cambiavano colore la sera, riflettendo il cielo. Riccardo osservava come le luci dei semafori diventavano più intense quando c'era molta gente che attraversava, e come i marciapiedi si allargavano se passavano gruppi numerosi. NuvolaViva imparava ogni giorno dai suoi abitanti, adattandosi ai loro bisogni con pazienza e gentilezza.

Samuele notò una torre che sembrava ruotare su se stessa. “Guarda! Si muove davvero?”

“Sì,” spiegò Mattia. “Quella è la Torre delle Voci. Ruota per prendere il sole e per sentire meglio i suoni della città. Così può aiutare chi ha bisogno di silenzio o di musica.”

Luca si avvicinò a Riccardo. “Ma come facciamo a registrare i messaggi per gli ascensori? Non possiamo entrare in tutti!”

Riccardo sorrise. “Non serve. Basta andare in uno degli ascensori centrali. Da lì, i messaggi si diffondono a tutti gli altri, come un'onda tranquilla.”

Arrivati al Quartiere delle Stelle, scesero dalla navetta e si diressero verso la Torre Ascensore Centrale. Era una struttura trasparente, luminosa, e sembrava fatta di acqua ferma. Lì, ogni ascensore aveva un piccolo altoparlante e un cuore pulsante di luci.

Capitolo 3: I Messaggi di Calma

Entrarono nell'ascensore più grande, quello che portava fino all'ultimo piano del quartiere. All'interno, l'aria era fresca, profumava di fiori e c'erano piccoli schermi che mostravano paesaggi rilassanti: una spiaggia, una montagna, un prato pieno di margherite.

Riccardo tirò fuori la scatolina grigia e la aprì. All'interno c'era un microfono con un piccolo tasto rosso. I suoi amici si misero in cerchio attorno a lui.

“Proviamo insieme,” propose Riccardo. “Pensiamo a qualcosa che ci fa sentire tranquilli.”

Samuele disse: “A me piace ascoltare la pioggia contro i vetri quando sono a letto.”

Mattia aggiunse: “Io mi sento calmo quando la mamma mi abbraccia e mi dice che tutto andrà bene.”

Luca pensò un attimo. “Io respiro piano e conto fino a dieci quando sono nervoso. Poi mi sento meglio.”

Riccardo annuì. “Perfetto. Registriamo questi pensieri per chi salirà qui dopo di noi.”

Premette il tasto rosso e, con voce serena, iniziò: “Ciao! Se ti senti un po' agitato, prova a respirare piano e guarda fuori dal finestrino. La città è qui con te, e ogni viaggio è un piccolo passo. Tutto andrà bene.”

Poi fu la volta degli altri. Ognuno registrò una breve frase, semplice e gentile. Quando finirono, Riccardo chiuse la scatolina e la collegò al sistema dell'ascensore. Una piccola luce verde si accese, segno che i messaggi erano stati ricevuti.

Capitolo 4: Una Piccola Panne e una Grande Idea

Stavano per uscire quando, improvvisamente, l'ascensore si fermò tra due piani. Non c'era paura, solo un leggero sussulto. Una voce gentile dal sistema disse: “Attendere, per favore. Stiamo risolvendo il problema.”

Samuele guardò Riccardo. “E adesso?”

Riccardo sorrise e, con calma, suggerì: “Ascoltiamo uno dei nostri messaggi.”

Premette il pulsante sul pannello e la voce di Mattia risuonò nell'aria: “Respira piano. Siamo tutti insieme. Ogni attesa è come una nuvola che passa.”

I ragazzi si guardarono e scoppiarono a ridere. L'attesa sembrò subito più breve, come se il tempo si fosse addolcito. Dopo pochi minuti, l'ascensore ripartì e li portò al piano desiderato.

Quando uscirono, Riccardo si voltò verso la Torre. “Vedi, a volte basta poco per stare meglio. La pazienza è come un ponte: ci accompagna sempre, anche quando sembra che tutto sia fermo.”

Luca lo abbracciò e anche Samuele e Mattia fecero lo stesso. Il cielo si stava tingendo di rosa e la città brillava di mille luci, calma e viva.

Capitolo 5: La Radio in Attesa

Quella sera, tornando a casa, Riccardo portò con sé la scatolina grigia. La collegò alla piccola radio sul comodino, quella che usava per ascoltare le storie della città prima di dormire. Mentre si sdraiava, la radio iniziò a trasmettere una voce dolce, la loro voce: “Ogni viaggio ha le sue attese. Respira, ascolta il silenzio, guarda fuori: la città veglia su di te.”

Fuori dalla finestra, le navette scorrevano silenziose sui binari sospesi, come pesci di luce in un acquario di stelle. Riccardo chiuse gli occhi, felice di sapere che i suoi messaggi avrebbero accompagnato tante persone nei loro piccoli viaggi. La radio rimase in attesa, pronta a trasmettere calma e sorrisi, mentre la città, paziente e attenta, imparava ogni giorno qualcosa di nuovo dai suoi abitanti.

E così, in una città che ascoltava i suoi sogni, Riccardo e i suoi amici impararono che la pazienza non è solo saper aspettare, ma anche trovare la bellezza e la serenità in ogni attimo che passa.

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