Caricamento in corso...
Storia di creatura fantastica 9/10 anni Lettura 11 min.

La brace sacra e la tavoletta dell’ascolto nel Deserto di Lume

Nadir, un ragazzo discreto, attraversa il Deserto di Lume con un pendente sacro e, aiutato da un elfo e un pesce di vetro, cerca di risolvere conflitti e trovare la via per il Santuario delle Sette Pietre. Lungo il cammino impara l'importanza dell'ascolto, della pazienza e della diplomazia per unire chi è in disaccordo.

Scarica questa storia in PDF

Ideale per condividere o stampare questa storia!

Scarica l'e-book (.epub)

Legga questa storia sul suo e-reader.

Elian, un ragazzo elfo al centro, calmo e benevolo, volto sereno, capelli ramati e orecchie sottili, porge delicatamente una piccola ampolla d'acqua luminosa; Nadir, ragazzo umano di circa 12 anni, timido e concentrato, con un ciondolo di vetro opalino contenente una scintilla, posa il ciondolo su un piccolo braciere vuoto; Sibilo, un piccolo pesce di vetro blu traslucido, fluttua vicino alle mani di Elian tracciando spirali d'aria scintillanti; oasi segreta con palme slanciate dai tronchi intrecciati, acqua a specchio che riflette un cielo aranciato, fiori azzurri, sabbia beige fine e pietre nere lisce a formare un cerchio sacro; Elian versa una goccia di Acqua della Pazienza sul ciondolo per riaccendere la fiamma sacra, atmosfera dolce, luce calda e bluastra, dettagli luminosi sulla fiamma nascente, ambiente pacifico e magico. segnalare un problema con questa immagine

Il granello che ascoltava

Nel Deserto di Lume, la sabbia non stava mai zitta: frusciava come carta dorata, rideva quando il vento faceva il solletico alle dune, e brillava di notte come se qualcuno avesse rovesciato una manciata di stelle. In mezzo a quel mare caldo camminava Nadir, un ragazzo discreto come un'ombra gentile. Non era il tipo che entrava in una stanza facendo rumore: preferiva entrare in punta di piedi, salutare con un cenno e notare i dettagli che agli altri scappavano, come il modo in cui una duna “respira” prima di cambiare forma.

Nadir portava al collo un piccolo pendente di vetro opalino. Dentro, una scintilla pallida dormiva. La chiamavano la Brace Sacra, e aveva un compito: doveva tornare a bruciare nel Santuario delle Sette Pietre, al centro del deserto. Dicevano che quel fuoco non scaldasse soltanto: teneva unite le strade, faceva cantare le oasi nascoste e impediva ai litigi di diventare tempeste.

Quella mattina, il sole era un'arancia enorme. Nadir seguiva un'ombra insolita: una striscia fresca che non poteva appartenere a una nuvola, perché in quel cielo le nuvole erano timide. L'ombra lo guidò fino a un punto dove la sabbia pareva più liscia, come un tappeto appena spazzato. Nadir si accucciò e, con due dita, disegnò un cerchio. La sabbia scivolò via con un sospiro… e apparve un'apertura stretta.

Dal buio uscì una voce sottile: "Sei venuto senza fare rumore. Mi piace."

L'oasi che non voleva farsi trovare

L'apertura conduceva a un corridoio di pietra tiepida. Nadir avanzò contando i passi, perché contare rendeva coraggiosi anche i pensieri. All'improvviso, il corridoio si aprì su un'oasi segreta: palme alte e piegate come pennelli, acqua chiara che sembrava vetro liquido, e fiori azzurri che profumavano di menta e limone.

Sulla riva sedeva un elfo. Non era l'elfo dei disegni con cappelli buffi: aveva capelli color rame, occhi verdi come foglie bagnate e orecchie sottili che parevano ascoltare anche il silenzio. Indossava un mantello leggero, fatto di fili che brillavano come ragnatele al sole.

"Mi chiamo Elian," disse, senza alzare la voce. "Questa oasi si nasconde perché la gente litiga su chi debba bere per primo. E quando litigano, l'acqua si intristisce."

Nadir annuì. "Non voglio rubare niente. Cerco alleati… e un modo per ravvivare la Brace Sacra."

Elian si alzò e, con un gesto elegante, fece apparire sul palmo una goccia d'acqua che non cadeva. Dentro la goccia danzava una luce. "Questa è l'Acqua di Pazienza. Non spegne il fuoco: lo rende gentile e duraturo. Ma non la do a chi urla."

Nadir sorrise appena, come si sorride a un gattino che finge di essere un leone. "Allora sono fortunato: io sussurro, anche quando penso."

Elian rise piano. "Bene. Però dovrai usare la diplomazia. Nel deserto, le creature si offendono facilmente: perfino i cactus si pungono da soli, quando sono di cattivo umore."

L'elfo riempì una piccola ampolla e la legò al cinturino di Nadir. Poi fischiò due note. Dall'acqua uscì un pesce di vetro, grande quanto una mano, che nuotava nell'aria come se fosse normale. "È Sibilo. Non parla, ma sa trovare i passaggi segreti. È un alleato discreto, come te."

La caverna delle parole impigliate

Seguendo Sibilo, Nadir ed Elian attraversarono dune che sembravano onde congelate. Ogni tanto, la sabbia si apriva in piccoli vortici profumati: erano le “porte del vento”, che comparivano solo a chi non aveva fretta.

Arrivarono davanti a una parete rocciosa con una crepa sottile. Sibilo vi entrò come un pensiero. Dentro, la caverna era piena di fili luminosi appesi al soffitto, come ragnatele di luna. Su quei fili erano impigliate parole: alcune brillavano, altre tremavano, altre ancora erano annodate come lacci.

Al centro stava un vecchio genio della roccia, con barba di sabbia e sopracciglia folte come cespugli. Aveva una voce che pareva una porta che si apre: "Chi porta parole qui, deve portarne anche fuori."

Elian fece un inchino. Nadir non si buttò avanti: rimase un passo indietro, lasciando spazio, come fa chi non vuole schiacciare l'aria degli altri. "Cerchiamo la strada per il Santuario delle Sette Pietre," disse. "E dobbiamo ravvivare un fuoco sacro. Ma non vogliamo disturbare nessuno."

Il genio strinse gli occhi. "Nel deserto, tutti dicono così. Poi discutono sul sentiero. E quando discutono, le parole si aggrovigliano. Vedi questi nodi? Sono promesse spezzate."

Nadir guardò i fili. Una parola, "SCUSA", era quasi spenta. La prese con delicatezza, come si prende una piuma. "Posso rimetterla al suo posto?" chiese.

Il genio parve sorpreso. "Di solito chiedono 'Dov'è l'uscita?' senza chiedere il permesso."

"Se voglio che il fuoco unisca, devo cominciare da qui," rispose Nadir. "Con rispetto."

Elian aggiunse, con umorismo lieve: "E poi, un genio arrabbiato è più pesante di una duna intera. Non vorremmo portarci dietro quel peso."

Il genio lasciò uscire un brontolio che assomigliava a una risata. "Diplomatici, eh? Bene. Prendete anche questa." Dalla roccia staccò una pietra piatta, liscia come un sasso di fiume. "È la Tavoletta dell'Ascolto. Quando due persone parlano, chi la tiene deve ascoltare fino alla fine. Altrimenti diventa… appiccicosa."

Nadir fece una smorfia. "Appiccicosa come datteri?"

"Peggio," disse il genio. "Come miele su sabbia."

La caverna aprì un passaggio che portava fuori, verso una valle di pietre scure. Prima di andare, Nadir rimise la parola "SCUSA" sul filo. La parola si accese come una lucciola.

Il consiglio delle dune litigiose

La valle conduceva al Santuario delle Sette Pietre: sette monoliti alti, disposti in cerchio, con incisioni che cambiavano come nuvole. Ma davanti al santuario c'era un problema: due carovane si erano fermate faccia a faccia, come due capre testarde su un ponte. Da una parte, i Mercanti di Spezie, con sacchi profumati e turbanti color zafferano. Dall'altra, i Custodi delle Oasi, con brocche d'acqua e mantelli blu.

Le voci si alzavano, e il vento cominciava a girare su se stesso, nervoso. La Brace Sacra, nel pendente di Nadir, tremolò come se avesse il singhiozzo.

Nadir non corse in mezzo urlando. Si avvicinò piano e sollevò la Tavoletta dell'Ascolto. "Posso proporre una cosa?" disse. La sua voce era piccola, ma chiara, come una campanella lontana.

I due capi si voltarono, pronti a protestare. Nadir porse la tavoletta al capo dei Mercanti. "Tu parli per primo. E io prometto che nessuno ti interromperà."

La tavoletta, appena toccata, brillò. Il mercante spiegò: "Abbiamo camminato per giorni. Se non passiamo ora, le spezie perderanno aroma. E senza spezie, il nostro villaggio diventa triste come una minestra senza sale."

Nadir annuì e passò la tavoletta alla custode dell'acqua. "Ora tu."

La custode parlò, con la fronte sudata: "Se loro passano, calpestano la nostra linea di sorgenti sottili. Sotto la sabbia ci sono vene d'acqua delicate. Se si spezzano, l'oasi nascosta morirà."

Elian, dietro Nadir, fece un gesto e Sibilo disegnò nell'aria una mappa di bolle luminose: sotto il passaggio c'erano davvero filamenti d'acqua.

Nadir respirò e cercò una terza strada, quella che non fa perdere nessuno. "E se passaste a turno su un sentiero laterale? I Mercanti possono usare le assi dei carri per creare un ponte leggero sopra i punti fragili. I Custodi possono guidarli indicando dove l'acqua scorre. In cambio, una parte delle spezie andrà all'oasi, così l'acqua avrà profumo di festa."

I mercanti mormorarono. I custodi si guardarono. Il vento sembrò trattenere il fiato.

Elian aggiunse, con un sorriso: "E prometto che nessuno metterà il pepe nel tè senza chiedere. Lo so, è una tentazione."

Qualcuno rise. Una risata sciolse un nodo invisibile. I capi annuirono, e la valle smise di vibrare. Le carovane si mossero con cura, lente ma unite, e la sabbia parve più chiara.

La Brace che canta di nuovo

Quando il passaggio fu libero, Nadir entrò nel cerchio delle sette pietre. Al centro c'era un braciere vuoto, nero come un seme. Le incisioni sulle pietre erano spente, come pagine chiuse.

Nadir appoggiò il pendente sul braciere. Elian versò una goccia dell'Acqua di Pazienza, che sibilò senza rabbia, come una pioggia gentile su un camino caldo. Il genio della roccia non era lì, ma la sua Tavoletta riposava vicino, come un consiglio silenzioso. Sibilo nuotava in tondo, disegnando spirali d'aria.

Nadir non disse formule complicate. Mise una mano sul petto e parlò come a un amico: "Fuoco, non ti chiedo di essere enorme. Ti chiedo di essere giusto. Scalda senza bruciare, illumina senza accecare. E quando qualcuno discute, ricordagli che ascoltare è una magia."

La scintilla nel vetro tremò, poi saltò nel braciere. Per un attimo ci fu solo buio… e poi una fiamma azzurra si accese, chiara e leggera, come un nastro nel vento. Le sette pietre si illuminarono e le incisioni si mossero, formando immagini: oasi che sorridevano, sentieri che si intrecciavano come trecce, mani diverse che si passavano una brocca.

Da lontano, le carovane videro la luce e si fermarono in silenzio. Non per paura: per rispetto. Il deserto, che prima frusciava nervoso, cominciò a cantare piano, un canto di granelli che si mettono d'accordo.

Elian guardò Nadir con occhi lucidi. "Hai ravvivato un fuoco con la diplomazia. Non è comune."

Nadir arrossì appena. "Ho solo fatto spazio alle parole degli altri. E ho usato un trucco potente: chiedere permesso."

Sibilo fece una piccola capriola nell'aria, come per applaudire senza fare rumore.

Quella sera, vicino al santuario, mercanti e custodi condivisero tè e datteri. Le spezie profumarono l'acqua, e l'acqua rese più dolci le spezie. Nadir rimase un po' in disparte, felice di vedere gli altri insieme. La fiamma sacra continuava a brillare, e nel suo azzurro si vedeva una promessa semplice: nel Deserto di Lume, anche i passi più discreti possono cambiare il mondo.

Senza pubblicità 3€ al mese

Desidera una lettura senza interruzioni? Sostenga Oh My Tales, rimuova tutte le pubblicità e usufruisca di altri vantaggi inclusi a partire da 3€ al mese.

Vedi i piani e le tariffe
Condividere

segnalare un problema con questa storia

Cosa ne pensi di questa storia?

Esprimi la tua opinione assegnando un voto a questa storia in base a ciò che tu e/o tuo figlio hanno pensato. Grazie in anticipo!

Grazie! Il tuo voto è stato preso in considerazione!

Il quiz: hai capito bene la storia?

Duna
Una collina di sabbia che il vento forma nel deserto o sulla spiaggia.
Pendente
Un piccolo oggetto che si porta appeso al collo come ornamento.
Opalino
Che ha un colore madreperlaceo, chiaro e un po' luccicante.
Santuario
Un luogo speciale e protetto, spesso sacro o molto rispettato.
Oasi
Un luogo con acqua e piante nel deserto, dove la vita è possibile.
Mantello
Un grande indumento che si porta sulle spalle per proteggersi.
Ragnatele
Sottili reti fatte da ragni, sembrano fili incrociati e lucenti.
Genio
Una creatura magica spesso legata a una pietra o una lampada.
Si aggrovigliano
Si intrecciano e si confondono tra loro, come delle corde nodose.
Ampolla
Una piccola bottiglia di vetro usata per contenere liquidi preziosi.
Sorgenti
Punti dove l'acqua spunta dal terreno e forma rivoli o pozze.
Monoliti
Grandi pietre solitarie, spesso verticali e molto antiche.
Incisioni
Disegni o scritte fatte sulla pietra con tagli o graffi profondi.
Braciere
Un contenitore dove si accende il fuoco per riscaldare o illuminare.
Capriola
Un salto fatto voltandosi in aria, come una piccola giravolta.

Crea una storia magica e unica per suo figlio!

Create un'avventura personalizzata in pochi minuti dove vostro figlio diventa l'eroe. Con il nostro strumento esclusivo, è facile, gratuito e divertente!

Creare una storia

Scaricate questa storia:

Scarica questa storia in PDF Scarica l'e-book (.epub)

Da leggere dopo su Storie di creature fantastiche per 9/10 anni

Ricevi nuove storie ogni domenica sera!

Ricevete 7 storie emozionanti e coinvolgenti, adatte all'età e ai gusti di vostro figlio, ogni domenica alle 17:00*. È gratuito e garantito senza spam!
*Email inviato alle 17:00, ora dell'Europa Centrale (CET).
Non amiamo neanche lo spam. Pertanto, ti invieremo solo storie. Potrai disiscriverti quando lo desideri.