Capitolo 1 – Un Segreto tra le Rose
Marta si accoccolò tra le alte erbacce del vecchio cimitero, dove i fiori di campo crescevano senza paura. Amava quel posto perché nessuno la disturbava mai. Aveva dieci anni, capelli castani sempre spettinati e un sorriso che sapeva di avventura. Quella mattina, il sole illuminava le tombe in marmo e le violette tremavano per un vento gentile.
Mentre raccoglieva petali per la sua collezione, sentì un fruscio, qualcosa che non sembrava il solito scatto di una lucertola. Si voltò rapidamente e vide una luce azzurra dietro una lapide antica.
“Ehi! Chi c'è?” sussurrò Marta, stringendo i pugni per il coraggio.
Un oggetto piccolo, dalla forma di una goccia, galleggiava a pochi centimetri dal terreno. Sembrava un giocattolo rotto, eppure brillava di una luce strana. Marta allungò la mano, ma la goccia fece un salto indietro.
“Non voglio farti del male!” disse dolcemente. La goccia si avvicinò pian piano, e si aprì al centro. Ne uscì un esserino verde, alto quanto una mela e con grandi occhi dorati.
“Ciao?” balbettò Marta.
L'esserino la guardò serio, poi sussurrò: “Amica?”
Marta sorrise, decisa. “Amica, sì. Io sono Marta.”
Capitolo 2 – Il Vascello Nascosto
L'alieno saltellò fino alla mano di Marta e si presentò: “Io Pikko. Il mio vascello è… in pericolo.”
Marta vide che la goccia, in realtà, era una specie di vascello spaziale minuscolo, ma stranissimo: sembrava fatto di zucchero filato trasparente e sul fianco c'era un bottone rosso che lampeggiava.
“Allora ti aiuto!” disse Marta, guardando il cimitero. “Qui nessuno guarda mai tra i fiori. Possiamo nasconderlo.”
Con delicatezza, Marta raccolse alcune rose selvatiche e le sistemò sopra il vascello, lasciando libero solo il piccolo Pikko.
“Qualcuno ti sta cercando?” chiese Marta.
Pikko annuì. “Due grandi cercatori neri. Vogliono prendere il vascello. Devo proteggerlo.”
Marta fece spallucce, cercando di essere più coraggiosa del solito. “Qui dentro nessuno trova nulla! Il custode ha paura dei topi, e le persone vengono solo a portare fiori.”
Pikko fece una smorfia buffa che doveva essere un sorriso. “Amica fidata, sì.”
Capitolo 3 – I Cercatori nell'Ombra
Nel pomeriggio il cielo si fece grigio. Mentre Marta e Pikko parlavano di pianeti di cioccolato e nuvole che profumavano di menta (Pikko rideva come un cespuglio sbattuto dal vento), un rumore metallico arrivò dall'ingresso.
Marta si nascose dietro una statua di angelo, stringendo Pikko tra le mani. Due figure scure, con grandi stivali e occhi a triangolo, si aggiravano tra le tombe. Sembravano annusare l'aria, muovendosi come lupi.
“E ora?” sussurrò Marta, il cuore che batteva forte.
“Devo nascondere il vascello ancora di più!” bisbigliò Pikko.
Marta ebbe un'idea. Corse sulla tomba del signor Emilio, sempre coperta da lillà profumatissimi. Infilò il vascello sotto le radici dei fiori, poi coprì tutto con foglie fresche.
I due cercatori passarono vicino, annusando forte. “Qui c'è odore di galassie!” ringhiò uno.
Marta rimase immobile come una statua. I cercatori si allontanarono, confusi. Quando sparirono tra le tombe, Marta sospirò.
“Adesso sei salvo, almeno per ora,” disse a Pikko.
Capitolo 4 – Un Aiuto Inaspettato
Marta sapeva che Pikko non poteva restare nascosto per sempre. Passarono alcune ore insieme, seduti tra i fiori, raccontandosi storie: Pikko spiegò che sul suo pianeta le stelle cadevano ogni notte e i bambini le raccoglievano per fare sogni bellissimi.
“Qui le stelle non si possono toccare,” disse Marta tristemente.
“Ma si possono inventare,” rispose Pikko.
Con il tramonto, il custode del cimitero si avvicinò. Era un uomo alto con baffi spettinati, e si fermò proprio vicino a dove era nascosto il vascello.
Marta trattenne il fiato.
“Che fate qui, ragazzina?” chiese il custode.
“Raccolgo fiori, signore!” disse Marta con voce squillante.
Il custode sorrise. “Prendine quanti ne vuoi. Ma attenta alle fate di notte, sono gelose dei loro petali!”
Marta rise e il custode se ne andò, continuando a canticchiare. Pikko era salvo: “Hai un cuore affidabile, Marta. Senza te, io… niente.”
Marta arrossì, felice.
Capitolo 5 – Una Stella per Ricordarsi
Quella sera, Pikko decise che era tempo di tornare a casa. “Devo andare, ma non dimenticherò la tua gentilezza,” disse.
Il suo vascello, liberato dai fiori, pulsava come un cuore luminoso. Pikko salì a bordo e tirò fuori una piccola stella di gelatina, morbida e appiccicosa.
“Per te,” disse, mettendola sul palmo di Marta.
La stella brillava di una luce calda e rassicurante. “Quando ti sentirai sola, guarda questa stella. Brillerà sempre per te.”
Marta salutò Pikko con la mano mentre il vascello spariva tra le nuvole rosa del crepuscolo.
Tornando a casa, Marta infilò la stella tra i suoi tesori. Ogni notte, la stella collosa brillava sopra il suo letto, ricordandole che essere affidabili e gentili può cambiare il mondo, anche solo un po'.