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Storia di città futuristica 5/6 anni Lettura 11 min.

L’orso Gigi e la città sospesa tra le nuvole

In una città sospesa tra le nuvole, Orso Gigi scopre una fuga d'acqua e, dimostrando pazienza e saggezza, collabora con la Rete-Saggia e un robot-idraulico per risolvere il problema, mentre riflette sulla bellezza dell'attesa.

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Un orsetto di peluche di nome Gigi, con una pelliccia morbida e marrone chiaro, è in piedi con un'aria curiosa e attenta, tenendo un piccolo taccuino e una pinza per disegni. Accanto a lui, un robot-idraulico rotondo e amichevole, di nome IDRO-7, con braccia metalliche estensibili e uno schermo luminoso che mostra un sorriso, sta riparando un tubo con una piccola perdita d'acqua. Si trovano in una piazza futuristica, circondata da torri di vetro scintillanti e giardini pensili colorati. Al centro, una fontana trasparente illumina la scena con getti d'acqua luminosi. Il cielo è punteggiato di nuvole soffici e bianche, e droni volano dolcemente sopra, aggiungendo un tocco di modernità. La scena emana un'atmosfera di calma e cooperazione, con colori vivaci e gioiosi. segnalare un problema con questa immagine

Parte 1: La città sospesa

Nell'anno 2189, molto in alto, sopra colline e strade antiche, c'era una grande città del futuro. Non stava sulla terra: stava tra le nuvole, appoggiata a enormi piattaforme lucide come conchiglie. Sotto, il mondo sembrava un tappeto lontano. Sopra, il cielo era vicino, azzurro e gentile.

Le case erano torri rotonde di vetro color latte. I balconi avevano giardini piccoli, con fiori che brillavano di sera. Le strade non avevano auto rumorose: c'erano tappeti-trasporto che scivolavano piano, come barche su un lago. E in ogni angolo, lampioni intelligenti cambiavano colore per salutare chi passava.

L'Orso Gigi viveva in una torre con una finestra grande. Era un orso morbido e curioso, con un marsupio pieno di oggetti utili: una lente, una cordicella, un biscotto, e un taccuino con una matita corta. Gigi amava la città sospesa. Amava soprattutto ascoltare i suoni: il “fiuu” dei droni-postini, il “din” degli ascensori d'aria, e il “plin-plin” delle fontane che riciclavano l'acqua.

Quella mattina, Gigi camminava verso la piazza delle Nuvole Felici. Lì c'era una grande vasca trasparente, piena di acqua pulita che scorreva in tubi luminosi. L'acqua era preziosa: arrivava dalle nuvole, raccolta da reti speciali e purificata da filtri gentili.

Gigi si fermò. Fece un passo. Poi un altro. E sentì un suono strano: “tic… tic… tic…”

Non era il suono allegro della fontana. Era più triste, come una goccia che si sente sola.

Gigi si abbassò. Guardò sotto un tubo che correva vicino al pavimento. E vide una piccola goccia che scappava, saltando fuori come una lacrima.

“Oh-oh,” sussurrò Gigi. “Qui c'è una fuga d'acqua.”

La goccia scese e fece una pozzanghera piccola, brillante come uno specchio. Nel riflesso, Gigi vide il cielo e un pezzetto di nuvola che passava piano.

Gigi non si spaventò. Tirò fuori il taccuino e disegnò il tubo. Poi fece una crocetta dove usciva l'acqua. Aveva imparato una cosa importante: prima si guarda bene, poi si fa.

Vicino alla piazza c'era un pannello con un pulsante verde, grande e comodo. Sopra c'era scritto: “RETE-SAGGIA: Chiedi aiuto con calma.”

Gigi appoggiò la zampa sul pulsante. “Pum.”

Una voce dolce uscì dal pannello, come una musica bassa. “Ciao, Gigi. Sono la Rete-Saggia. Ho visto la tua chiamata. Dimmi.”

“C'è una goccia che scappa,” disse Gigi. “È piccola, ma continua.”

“Capito,” rispose la Rete-Saggia. “Una piccola fuga può diventare grande. Hai fatto bene a chiamare. Mando subito un robot-idraulico. Nel frattempo, puoi mettere un segno vicino al tubo, così lo trova più in fretta.”

Gigi annuì. Dal marsupio prese un nastro arancione. Lo legò a un palo vicino al tubo. Il nastro sventolò piano, felice di essere utile.

E mentre aspettava, Gigi si sedette su una panchina morbida che si scaldava da sola. Guardò le nuvole sotto la città: sembravano cuscini giganti. Sentì ancora: “tic… tic… tic…”

Ogni “tic” era una goccia salvata, pensò. E ogni attesa poteva essere un gesto gentile, se la si faceva con pazienza.

Parte 2: Il robot-idraulico e il piccolo mistero

Dopo poco, arrivò un ronzio leggero: “vrrr… vrrr…” Un robot-idraulico scese dal cielo con un piccolo paracadute a forma di fiore. Atterrò in punta di piedi, senza fare rumore.

Era un robot basso e tondo, con due braccia telescopiche e una valigetta piena di attrezzi colorati. Sul petto aveva un nome scritto con luci azzurre: IDRO-7.

“Salve!” disse IDRO-7 con voce allegra. “Ho ricevuto il tuo segnale, Orso Gigi. Mostrami la goccia birichina.”

Gigi indicò il tubo con il nastro arancione. “È lì.”

IDRO-7 avvicinò un occhio-lente al punto della fuga. Fece un “bip bip” e poi un “mmm”.

“La crepa è minuscola,” disse. “Ma la città sospesa ha tubi molto sensibili. C'è una pressione speciale che spinge l'acqua in alto, tra le nuvole. Se la pressione cambia… l'acqua cerca una via d'uscita.”

Gigi si grattò la testa. “Perché cambia?”

IDRO-7 aprì la valigetta. Tirò fuori una pinza che sembrava una farfalla e un sensore che pareva una caramella. “Potrebbe essere un filtro stanco. O un tappo che non chiude bene. Facciamo una cosa semplice: ascoltiamo.”

IDRO-7 appoggiò il sensore al tubo. Il sensore fece una faccia buffa sul display: due occhi e una bocca. La bocca si mosse, come se il tubo parlasse.

“Glug… glug… oh!” disse il sensore.

Gigi spalancò gli occhi. “Parla davvero?”

“È un modo per farci capire,” spiegò IDRO-7. “Traduce i suoni dell'acqua.”

La Rete-Saggia intervenne dal pannello vicino, con voce calma. “Sto leggendo i dati. La pressione è un po' alta nella zona della piazza. Forse un rubinetto automatico è rimasto chiuso troppo a lungo in una serra vicina.”

Gigi guardò verso le serre verticali, alte e verdi, dove crescevano pomodori dolci e fragole grandi. “Andiamo a vedere?”

“Buona idea,” disse IDRO-7. “Ma con calma. La fretta fa inciampare.”

Camminarono insieme sul tappeto-trasporto. Il tappeto scivolava lento, come una nuvola che decide di passeggiare. Arrivarono alla serra numero 12. La porta si aprì con un “sssh”, e dentro c'era aria tiepida e profumo di foglie.

Tra le piante, un rubinetto intelligente lampeggiava rosso. Faceva “pi… pi… pi…” come un uccellino nervoso.

“Ecco il colpevole,” disse IDRO-7.

Gigi si avvicinò. Vide una piccola foglia secca incastrata nella fessura del rubinetto. Non era cattiva. Era solo finita nel posto sbagliato.

Gigi prese la foglia con delicatezza. “Ehi, piccola foglia, ora ti sposto.”

La foglia uscì. Il rubinetto smise di lampeggiare. Tornò verde e fece “ding”.

La Rete-Saggia parlò di nuovo. “Pressione tornata normale. Ben fatto.”

Gigi sorrise. “Allora la goccia smetterà di scappare?”

“Quasi,” disse IDRO-7. “Ora ripariamo la crepa con una toppa di gel-sigillante. È come un cerotto per tubi.”

Tornarono alla piazza. Il “tic… tic… tic…” era già più lento, come un tamburo che si addormenta.

Parte 3: La pazienza che salva le gocce

IDRO-7 pulì il tubo con un panno morbido. Poi tirò fuori il gel-sigillante: era trasparente e scintillava con puntini blu, come un cielo stellato in miniatura.

“Adesso,” disse il robot, “serve una cosa importante.”

Gigi si raddrizzò. “Un attrezzo speciale?”

IDRO-7 fece no con la testa. “Serve attendere.”

Gigi sgranò gli occhi. “Solo… aspettare?”

“Sì,” disse IDRO-7. “Il gel deve riposare per chiudere bene. Se lo tocchiamo subito, scappa via. Come una crema sul pane: se la spalmi e poi la soffi, vola.”

Gigi rise piano. “Capito.”

Si sedettero di nuovo sulla panchina calda. La Rete-Saggia abbassò le luci della piazza, rendendole morbide. Un drone-postino passò e lasciò una busta a forma di stella in una cassetta. Un gruppo di bambini, con caschi leggeri, scivolò su un tappeto-trasporto e salutò Gigi.

“Ciao, Orso Gigi!”

“Ciao!” rispose lui, fiero.

Mentre il gel lavorava, Gigi ascoltò il silenzio che cresceva. Prima era “tic… tic…”. Poi “tic…”. Poi niente.

In quel momento Gigi sentì una cosa dentro, come una coperta calda. Non era solo contento perché l'acqua non si perdeva più. Era contento perché aveva fatto la cosa giusta, senza correre, senza urlare, con calma.

IDRO-7 controllò il tubo con l'occhio-lente. “Riparazione riuscita. La città sospesa è al sicuro.”

La Rete-Saggia aggiunse: “Ho registrato la tua azione, Gigi. Hai protetto una risorsa preziosa. E hai mostrato pazienza: una forza silenziosa.”

Gigi guardò la sua pozzanghera di prima. Non c'era più. Solo il pavimento pulito, lucido, e nel riflesso una nuvola che sembrava sorridere.

“Posso fare una domanda?” disse Gigi.

“Certo,” rispose IDRO-7.

“Perché l'attesa è così importante?”

IDRO-7 piegò la testa, come se pensasse. “Perché l'attesa dà tempo alle cose buone di diventare forti. Come i semi nelle serre. Come il gel sul tubo. E come il coraggio nel cuore.”

Gigi strinse il marsupio. “Allora oggi ho allenato il mio coraggio.”

“Esatto,” disse la Rete-Saggia. “E la tua saggezza.”

Prima di andare via, IDRO-7 mise sul tubo un piccolo adesivo a forma di goccia felice. “Così ricorderai dove hai salvato l'acqua.”

Gigi lo toccò con un dito. “Grazie.”

La città sospesa tra le nuvole continuò a brillare. Le piattaforme ronzavano piano, stabili e sicure. L'acqua tornò a scorrere nei tubi luminosi, senza sprechi, come una canzone che non perde note.

Gigi tornò a casa sul tappeto-trasporto. Guardò il cielo vicino vicino. Una nuvola grande passò lenta, come se camminasse con lui.

E Gigi pensò: “Aspettare non è perdere tempo. È prendersi cura.”

Quella sera, dalla finestra della sua torre, vide le luci della città accendersi una a una, come lucciole ordinate. Si sentì importante, ma in modo dolce. Non come un re. Come un amico.

E mentre chiudeva gli occhi, immaginò tante piccole gocce felici che dormivano tranquille, al sicuro, nella città del futuro sospesa tra le nuvole.

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Piattaforme
Grandi superfici piatte che sostengono case o costruzioni sospese in aria
Conchiglie
Gusci duri di alcuni animali del mare, spesso lisci e curvi
Droni-postini
Piccoli veicoli volanti che portano lettere o pacchi senza pilota
Ascensori d’aria
Macchine che salgono e scendono usando l’aria anziché scale o cavi
Tappeti-trasporto
Superfici mobili su cui le persone scivolano per spostarsi comodamente
Marsupio
Piccola borsa attaccata davanti, dove mettere oggetti utili
Taccuino
Libretto con pagine per disegnare o scrivere appunti e idee
Pannello
Superficie con bottoni o schermi che mostra informazioni o comandi
Valigetta
Piccola scatola con manico che contiene attrezzi o oggetti
Telescopiche
Braccia o parti che si allungano e si accorciano come un tubo
Gel-sigillante
Sostanza morbida che si mette su crepe per chiuderle come un cerotto
Sensore
Piccolo apparecchio che sente cose come suono, luce o pressione

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