Ascolta, ascolta, piccolo cuore. Sotto il grande cielo d'Africa, dove il sole è una moneta d'oro e il vento canta piano, viveva un uomo di nome Kofi. Kofi abitava vicino alla savana, tra un baobab grosso come una casa e un ruscello che rideva “glu glu”.
Kofi era gentile. Quando camminava, salutava la terra. “Buongiorno, polvere rossa.” Quando beveva, ringraziava l'acqua. “Grazie, acqua fresca.” Diceva sempre: “La natura è una mamma: se la rispetti, ti abbraccia.”
Un mattino arrivò una notizia come un uccellino veloce. Il griot del villaggio, con la voce morbida come miele, disse: “Kofi, domani arriva un visitatore importante. Un anziano saggio viene da lontano. Vuole sedersi all'ombra e ascoltare la storia del nostro vento.”
Kofi si grattò la testa. “Oh! Allora devo preparare un posto bello e pulito. Un posto che dica: benvenuto.”
E così iniziò l'avventura, piccola ma luminosa.
Kofi andò sotto il baobab. Le sue radici erano come dita forti che tenevano la terra. “Baobab,” disse Kofi, “posso usare la tua ombra per accogliere il visitatore?”
Il baobab non parlava con la bocca. Parlava con le foglie. Le foglie fecero “fru fru”, come un sì gentile.
Kofi sorrise. Poi vide in giro foglie secche, ramoscelli, e anche qualche buccia di frutta lasciata da qualcuno. “Oh-oh,” disse Kofi. “Questo non è un bel tappeto.”
Allora chiamò i suoi amici.
Arrivò la piccola scimmia Zuri, saltando come una palla. “Che facciamo, Kofi?”
Arrivò la tartaruga Binta, lenta e tranquilla. “Che facciamo, Kofi?”
Arrivò l'uccellino Piku, con le ali come due foglie. “Che facciamo, Kofi?”
Kofi disse: “Puliamo senza ferire. Puliamo con rispetto. La savana ci guarda.”
E lavorarono insieme. Zuri raccolse i ramoscelli. “Uno, due, tre… uno, due, tre,” ripeteva, e ridacchiava. Binta spinse le foglie secche in un mucchietto. “Piano piano, piano piano,” ripeteva. Piku beccò le bucce e le portò lontano, vicino al posto dove si fanno i compost, perché “niente si butta, tutto ritorna,” come diceva il griot.
Kofi trovò anche una bottiglia di plastica, lucida come una trappola. La prese e disse serio: “Questo non è cibo per la terra. Questo fa male.” La portò al villaggio, dove c'era il cesto del riciclo.
Poi Kofi guardò il ruscello. L'acqua era un nastro d'argento, ma oggi sembrava un po' stanca. C'erano foglioline che bloccavano il passaggio. Kofi si inginocchiò e disse: “Scusa, ruscello. Ti aiuto.”
Con le mani, piano piano, tolse le foglie, senza rompere niente. L'acqua riprese a correre e a cantare: “glu glu, grazie, glu glu.”
Zuri batté le mani. “Bravo!”
Binta annuì. “La natura sorride.”
Piku cinguettò: “Il visitatore sentirà il canto!”
Quando il posto fu pulito, Kofi fece una stuoia con erba secca intrecciata. Era morbida come un nido. Poi mise accanto una zucca piena d'acqua fresca e una ciotola di manghi dolci. “Benvenuto,” sussurrò, come se lo dicesse già.
La notte arrivò, e la luna sembrò una ciotola di latte nel cielo. Kofi dormì tranquillo.
Al mattino, ecco il visitatore: un anziano con un bastone liscio e un sorriso lento. I bambini del villaggio lo seguivano come pulcini. Il griot camminava accanto e cantava piano.
L'anziano si sedette sotto il baobab. Guardò il posto pulito, l'acqua, la stuoia. Respirò e disse: “Qui la terra è rispettata. Qui l'ombra è felice.”
Kofi abbassò un po' la testa. “Ho solo ascoltato.”
L'anziano rise, come un tamburo lontano: “Chi ascolta la natura, ascolta la saggezza.”
Allora il griot iniziò il racconto. Parlò del vento che porta semi, dell'acqua che porta vita, del baobab che tiene i segreti. E tutti ascoltarono. Anche Zuri, anche Binta, anche Piku.
Prima di andare via, l'anziano prese un piccolo seme, piccolo come una briciola. Lo mise nella mano di Kofi. “Pianta questo. E ogni giorno ricorda: la terra non è una cosa. È una compagna.”
Kofi piantò il seme vicino al ruscello. I bambini portarono un po' d'acqua. “Piano piano,” disse Binta. “Uno, due, tre,” disse Zuri. “Cingu cingu,” disse Piku.
E il sole, moneta d'oro, brillò sopra di loro. Il villaggio rimase calmo e gioioso. E Kofi capì una cosa semplice: quando prepari un posto per qualcuno, prepari anche un abbraccio per la natura. E la natura, mamma grande, ti abbraccia sempre.